Un’etica atea? Le inevitabili contraddizioni del filosofo Sam Harris

Un’etica atea che fondamenta può avere? Il libro Il paesaggio morale di Sam Harris (uno degli ultimi nuovi atei), seppur cerchi di dimostrare il contrario, mostra l’impossibilità per chi rifiuta un Assoluto di allontanarsi dal mero relativismo e dal soggettivismo etico.

 

The Moral Landscape è uno dei libri più famosi del filosofo Sam Harris, nonché uno dei tentativi più audaci di definire i confini di una morale laica (o atea). Fallimentare, tuttavia, come vedremo. Lo dimostrano anche le numerose critiche ricevute anche in ambito ateista, come quelle del filosofo Massimo Pigliucci.

Certamente Harris ha cambiato le carte in tavola in quanto, fin dal principio del suo volume (tradotto in italiano con il titolo Il paesaggio morale. Come la scienza determina i valori umani), ha voluto combattere l’idea che un ateo possa soltanto essere un puro relativista e debba abbracciare l’amoralità, in quanto privo di un fondamento razionale su cui definire il Bene e il Male. Nient’affatto, il filosofo statunitense rivendica l’oggettività dei valori e dei doveri morali, ovvero validi e vincolanti indipendentemente dall’opinione umana. L’Olocausto è stato un Male oggettivo, anche se alcuni (i nazisti) lo ritennero un bene e sarebbe rimasto un Male anche se i tedeschi avessero vinto e convinto il mondo intero della bontà delle loro azioni.

E’ quindi inevitabile lo stupore. Cosa rende certe azioni oggettivamente buone o cattive, giuste o sbagliate? Un credente ritiene che l’uomo abbia un insito codice morale, dono del Creatore, a cui fare affidamento, tanto che anche chi sbaglia -se la ragione non è completamente obnubilata- è consapevole di sbagliare. Ma come conciliare la non esistenza di Dio con l’esistenza oggettiva del Bene ed il Male, cioè preesistenti l’uomo stesso? Questo non significa affatto che l’ateo è un essere immorale, ma solamente che le tante azioni buone che compie non sembrano avere un coerente fondamento razionale nel pensiero ateo.

Harris ha quindi imboccato una strada davvero ardua. Dal punto di vista ateo, gli esseri umani sono solo prodotti accidentali dell’evoluzione biologica ed il loro benessere non dovrebbe valere di più di quello degli insetti, dei ratti o dei serpenti, a meno di abbracciare un ingiustificato antropocentrismo. I valori morali altro non sono che sottoprodotti comportamentali della selezione naturale e del condizionamento sociale. L’homo-sapiens, pressato socio-biologicamente- avrebbe casualmente evoluto una sorta di “moralità” che lo aiuta nella perpetuazione della specie, ma nulla rende tale carattere genetico una morale oggettivamente vera. Infatti, il divulgatore scientifico (ateo) Michael Ruse afferma: «La moralità è un adattamento biologico non meno di mani, piedi e denti. L’etica è illusoria: mi rendo conto che quando qualcuno dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, pensa di riferirsi ad un codice al di sopra di sé, tuttavia tale riferimento è veramente senza fondamento, la moralità è solo un aiuto alla sopravvivenza e alla riproduzione e ogni significato più profondo è illusorio» (M. Ruse, in The Darwinian Paradigm, Routledge 1989, pp. 262, 268, 289).

Sempre in un paradigma ateo, pensare che gli esseri umani siano speciali e confidare nella verità del nostro codice morale è un pregiudizio ingiustificato verso la propria specie. Specismo, direbbero i vegani. Senza Dio, non c’è una base al di fuori dell’uomo per definire oggettivamente vera la moralità umana, dato che l’uomo altro non è che una accidentale creatura scimmiesca casualmente apparsa su un minuscolo frammento di polvere del cosmo. Dal suo punto di vista, Richard Dawkins dice il vero: «Non c’è in fondo alcun progetto, nessuno scopo, niente di male, niente di buono, nulla, solo indifferenza insensata. Siamo macchine per propagare il DNA, è l’unica ragione d’essere di ogni oggetto vivente» (R. Dawkins, Unweaving the Rainbow, Allen Lane 1998).

Come pensa, quindi, di uscirne Sam Harris? Il suo trucco è quello di ridefinire il significato di “bene” e “male” in termini non morali, equiparando il Bene a tutto ciò che conduce verso il «benessere delle creature coscienti». «Il bene e il male devono consistere solo in questo: miseria contro benessere […]. Parlando di “verità morale”, sto dicendo che ci devono essere fatti riguardanti il ​​benessere umano e animale» (p. 198). È evidente che si tratta di un mero gioco di parole: Harris ha sostituito i valori morali con ciò che è favorevole alla prosperità della vita senziente su questo pianeta.

Ma qui nascono i problemi: secondo il ragionamento di Harris (che non è un neuroscienziato, avendo solo un dottorato in neuroscienze!), l’uccisione degli esseri umani è ovviamente contro al benessere umano e quindi immorale. Tuttavia, in una società di cannibali, il cannibalismo equivarrebbe alla prosperità umana e, dunque, l’omicidio diverrebbe il Bene. L’approccio naturalistico di Harris, quindi, ritorna ad essere figlio del relativismo che intende combattere. Il benessere umano non sempre coincide con la bontà morale e se lo si vuol far coincidere a tutti i costi allora crolla l’impianto anti-relativistico di Harris. Il filosofo ateo non fornisce infatti alcuna giustificazione o spiegazione del perché l’ateismo dovrebbe appoggiarsi su valori morali oggettivi, se non escogitando un trucco semantico per fornire una ridefinizione arbitraria e idiosincratica delle parole “buono” e “cattivo” in termini non morali.

Il ricorso di Harris al naturalismo scientifico sopravvaluta le potenzialità della scienza. Essa, come ha ben spiegato il filosofo William Lane Craig, ci dice solo ciò che è, non ciò che dovrebbe essere. Sopratutto non ci dice affatto che abbiamo l’obbligo morale di intraprendere azioni che favoriscano il benessere umano. Dal punto di vista naturalistico gli uomini sono animali e gli animali non hanno obblighi morali gli uni verso gli altri: quando lo squalo bianco copula a forza con una femmina, non la sta violentando poiché non c’è una dimensione morale in tali azioni. Né divieti, né obblighi.

Da dove arrivano gli obblighi morali, senza Dio? Chi li impone all’uomo? Tuttalpiù sono un’impressione soggettiva ed arbitraria: i nazisti ritengono un bene l’Olocausto, gli ebrei sono del parere opposto. Niente di più. Se non esiste un Legislatore morale, allora non esiste una legge morale oggettiva; e se non esiste una legge morale oggettiva, allora non abbiamo obblighi morali oggettivi.

«La visione naturalistica di Sam Harris», ha concluso Lain Craig, «non fornisce una solida base per i valori e i doveri morali oggettivi. Se Dio non esiste, siamo intrappolati in un mondo moralmente privo di valore in cui nulla è proibito. L’ateismo di Harris si trova quindi malato di soggettivismo etico. Ciò che il teista offre a Sam Harris non è una nuova serie di valori morali -in linea di massima condividiamo un’ampia gamma di posizioni di etica applicata- piuttosto ciò che possiamo offrire è una solida base per i valori e i doveri morali che entrambi riteniamo cari».

La redazione

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67 commenti a Un’etica atea? Le inevitabili contraddizioni del filosofo Sam Harris

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  1. Gianluca C. ha detto

    Prendere questo wannabe di filosofo come epigono dell’etica atea è come prendere Paolo Brosio come epigono dell’etica cattolica. Con tutto il rispetto per Brosio.

    • Franco ha detto in risposta a Gianluca C.

      E chi sarebbe un valido epigono dell’etica atea? Sam Harris è il meglio del meglio tra gli intellettuali atei-militanti. E la pensa come Dawkins, Dennett, Hitchens ecc.

      Mi piacerebbe anche avere una tua opinione sul fondamento di una morale laica.

      • Gianluca C. ha detto in risposta a Franco

        E chi sarebbe un valido epigono dell’etica atea?

        Senza andare troppo indietro nel tempo, che altrimenti prenderei Max Weber come punto di riferimento, direi sicuramente Habermas e Derrida. Già Peter Singer mi sembra più un polemista che un filosofo. Apprezzo molto di più Tom Regan (ma anche nel suo caso è arduo definirlo un filosofo).

      • Gianluca C. ha detto in risposta a Franco

        Mi piacerebbe anche avere una tua opinione sul fondamento di una morale laica.

        Questo mi è più complicato 🙂
        Ammetto, da subito, di avere un certo bias nei confronti di quello che ho studiato per la tesi di laurea (Eco diceva che chi fa una tesi sulla sifilide si innamora della spirocheta pallida).
        Ritengo, in poche parole, che in una società multiculturale e non in quella monolitica dei tempi di S. Tommaso d’Aquino, l’unica strada che ha l’etica per essere fondata su principi universalmente validi sia quella di determinare detti principi in una chiave procedurale e non sostanziale. La “procedura” universalmente valida è quella della logica discorsiva. Cioè, non si esclude che determinate comunità in determinati periodi storici si diano regole etiche *sostanziali* differenti; l’importante è che quelle regole siano ricavate attraverso i principi *procedurali*, universalmente validi, del discorso. Il che tanto ovvio non è, visto che il medium-discorso è messo in pericolo dagli altri media (denaro e potere) che possono invadere il campo proprio del discorso, quello della normazione etica.

        • Boomers ha detto in risposta a Gianluca C.

          L’etica discorsiva è poi quella di Habermas e di Karl-Otto Apel. Ti dico subito che non mi convince e non mi ha mai convinto, in particolare perché non è in grado di rispondere a ciò: perché compiere il bene se il male mi avvantaggia e mi rende un uomo migliore?

  2. Klaud ha detto

    Penso che il fine dell’etica sia il vivere civile nel senso più alto e totale del significato.
    Se per una sorta di strabismo acquisito si vuole spostare il suo fine a immaginarie lande metafisiche, che dire?, ve la suonate e ve la cantate.

    (Questo è uno dei classici argomenti a ‘matassa aggrovigliata’: si comincia dove fa comodo e si arriva dove conviene)

  3. Aristarco De' Strigidi ha detto

    Ed invece, parlando di etica religiosa ?
    Ovviamente libera la scelta della religione di riferimento.
    In tutte comunque vale il principio di premi meravigliosi o al contrario punizioni terrificanti se si seguono oppure no i principi codificati nei libri sacri, ognuna ha il proprio.
    Sinceramente il sapere che una certa persona si comporta secondo i sacri dettami per non finire all’ inferno e che questi dettami determinano la validità o meno dell’ etica, tipo bruciare un eretico, secondo me, non depone molto bene.
    Perdonatemi una breve digressione : ma la storiella delle settantadue vergini mi fa morir dal ridere, magari sono bambole gonfiabili come quelle di Torino.
    Quelle cristiane non sono da meno, parto virginale, passeggiata sull’ acqua, ritorno dalla morte, gamba di Mighel Juan, veggenti vari (anche in Italia) e chi più ne ha ne metta.
    In quanto poi a Sam Harris, Dawkins, Dennett, Hitchens ecc, tanto di cappello, neanche sapete chi disprezzate, magari neanche vi siete presa la briga di leggerli, per non parlare del vostro anticristo più odiato, Darwin, quello che secondo voi non ne ha indovinata una.
    Conosco le obiezioni, una per una.
    Adesso arriva l’ ineffabile messaggio mistico : “parlate di meno e pregate di più”, con una mia piccola personale aggiunta, “non dimenticate i quattrini”.

    • Emanuele ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      In realtà l’etica cristiana è più complessa dell’infantile premio-punizione.

      Potrebbe essere riassunta così, in modo ultra semplificato:

      Dio è buono e decide di dividere il suo benessere con altre creature senzienti. Propone praticamente un programma:

      “amatevi gli uni gli altri (leggasi, anteponete il bene altrui al vostro) e sarete felici come me. Poiché però non siete esseri divini, vi do dei semplici consigli pratici (non scannatevi, non derubatevi, non dite maldicenze, etc., in sostanza i 10 comandamenti).

      Se dunque partecipate al programma che vi propongo, vi troverete bene, se lo rifiutate (liberi voi) vi troverete male… Non perché sono cattivo, ma perché essendo Dio-amore non esiste bene fuori di me.

      Se pensate di decidere voi cosa è bene e cosa e male… beh, ci hanno provato in molti e solitamente vi siete massacrati per decenni, sovente pure citando il mio nome invano (…che peraltro era appunto sconsigliato da una regola pratica)”

      Quindi ancor più in estrema sintesi, l’etica cristiana impone il raggiungimento della felicità come comunità seguendo strettamente le regole di Dio… Prevengo facili obiezioni, no, le conversioni forzate non sono nel Decalogo.

    • Brunello ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      La tua concezione della religione e’ un po’ da barzelletta. Il peccato danneggia gli altri ma soprattutto se’ stessi, il premio e’ gia’ qui. Diciamo che la mia visione dell’etica cristiana e’ molto vicina al film di Frank Capra “la vita e’ meravigliosa”. Il problema dell’etica laica e’ che in natura il forte prevale sul debole. Ed anche il benessere personale spesso va a detrimento degli altri.

      • Gianluca C. ha detto in risposta a Brunello

        Il problema dell’etica laica e’ che in natura il forte prevale sul debole. Ed anche il benessere personale spesso va a detrimento degli altri.

        No, ti prego, Brunello, non ridicolizzare tre secoli di etica laica, da Kant in poi, con queste affermazioni che sono molto di più di “un po’” da barzelletta

        • Boomers ha detto in risposta a Gianluca C.

          Brunello l’ha detta in modo molto spicciolo ma non ha torto, in fondo. Se l’unico paradigma è quello naturalistico occorre ragionare secondo la legge evolutiva, riducendo l’uomo ad un animale con qualche capacità intellettiva superiore. Il forte prevale sul debole per pura sopravvivenza, che poi è l’unico comandamento dell’evoluzione: non c’è nulla che dica che il contrario è “meglio”, che sia “più etico” e anche se lo fosse non si capisce perché il forte dovrebbe non prevalere sul debole se ciò lo avvantaggia. Forse in nome di un “codice morale” inventato da altri uomini?

          • Gianluca C. ha detto in risposta a Boomers

            L’etica laica è tutt’altra cosa della legge evolutiva. Tu e Brunello state facendo passare Kant e Max Weber come due imbecilli.

            • Brunello ha detto in risposta a Gianluca C.

              Tutti gli atei credono nella teoria dell’evoluzione, quindi l’uomo deriva dallo stesso antenato degli scimmioni, la conseguenza che a me pare evidente e’ che un etica atea dovrebbe rifarsi alle leggi della natura. L’obiezione che l’uomo ha dei valori diversi da quelli naturali mi trova concorde ma dimostra che la teoria dell’evoluzione non spiega l’esistenza dell’uomo, inoltre il fatto che tutte le culture abbiano alcuni valori comuni risulta difficilmente spiegabile senza ricorrere al trascendente. P.S. Non sono un filosofo e magari ho detto solo stupidaggini, comunque sono sicuro che Kant non conoscesse l’evoluzione

              • Gianluca C. ha detto in risposta a Brunello

                In qualche modo ti sei risposto da solo. Kant non conosceva l’evoluzione, e quindi il suo sistema etico non poteva basarsi sulla legge evolutiva. E sfido chiunque a non definire Kant un pensatore laico.
                Poi vabbè, ovviamente la questione è ben più complessa. L’esistenza o meno di “leggi della natura”, del “diritto naturale” è questione che vede contrapposti giusnaturalisti e contrattualisti più che cristiani ed atei

            • Emanuele ha detto in risposta a Gianluca C.

              Ok, tutta un’altra cosa, ma cosa?

              Perché, ripeto, quando ho chiesto conto ad amici atei sul fondamento dell’etica laica ho avuto risposte tutt’altro che univoche.

              Almeno, la legge del più forte ha il pregio di essere appunto legge naturale. Così, a ben guardare tutto quello che anima la società civile laica a quello si ispira. Non è forse la stessa democrazia l’imposizione delle idee del gruppo più numeroso sugli altri?

              • Gianluca C. ha detto in risposta a Emanuele

                Se tu parti dal presupposto che la società civile laica si ispiri alla legge del più forte, è inutile proprio stare a parlare.
                D’altronde l’etica cristiana è un’etica giusnaturalista. Presuppone l’esistenza di uno ius naturae cui tutti gli uomini devono uniformarsi.
                Il paradosso è che la legge della selezione naturale – la legge del più forte – è indubbiamente una “legge di natura”.
                Sicché il cristianesimo – ma in generale, tutto il giusnaturalismo – è costretto ad operare una cernita all’interno del diritto naturale, prendendo da esso ciò che più li aggrada (ed è superfluo ricordare come tutta la complessa, sofisticata morale cristiana sulla sessualità sia ispirata allo ius naturae, alla condanna della sessualità “contro natura”) e respingendo gli aspetti eticamente inaccettabili dal proprio punto di vista (la selezione naturale).
                Una specie di “cherry-picking” del diritto naturale, insomma.
                L’espediente con cui il giusnaturalismo giustifica questa cernita è noto: che l’uomo, a differenza degli altri animali, è dotato di ragione, e non per questo non fa parte della natura, sicché l’uso della ragione, che ci fa apparire aberrante sopprimere i neonati malati, lasciar morire di fame e di stenti i più deboli ecc. non contraddice il diritto naturale, ma ne è una sua applicazione.
                Solo che a quel punto interviene il rasoio di Occam: se è possibile costruire una morale basata sulla ragione, e la ragione fa parte della natura dell’uomo, a che serve ancora il riferimento al diritto naturale se esso diventa indistinguibile dalla morale fondata sulla ragione?
                Come diceva Bobbio, nessun termine quale quello di “natura” ha avuto tante interpretazioni diverse nella storia della filosofia. Esso è solo il grimaldello attraverso il quale si cerca di far passare come universale una concezione particolare dell’etica, visto che può essere piegato a proprio piacimento.
                Basti pensare che il nazismo basava la propria ideologia del “Lebensraum” e della superiorità della razza ariana quale diretta conseguenza del diritto naturale.

                • Brunello ha detto in risposta a Gianluca C.

                  Guarda Gianluca che un etica laica al di fuori del Vangelo e’ quasi impossibile, sono piuttosto stupito che non lo riconosci. La ragione e’ stata costretta ad ammettere che Gesu’ era nel giusto, non il contrario, ricordo che prima di Gesu’ era normale la schiavitu’, i sacrifici degli animali e sopprimere i bambini malformati. Ricordo anche i sacrifici umani degli inca e la divisione in caste degli Indu’.Quindi dopo Gesu’ tutti hanno detto le stesse cose chiamando in causa la ragione. So gia’ che adesso direi che un etica laica e’ favorevole ad eutanasia, aborto, omosessualita’, liberta’ sessuale, ma i fondamenti, mi spiace, li ha dettati un certo nazareno 2000 anni fa. Cercherai anche di citare le crociate, l’inquisizione, ma eviterai accuratanente il Vangelo. Di etica atea completamente alternativa al cristianesimo ricordo solo Nietsche, Hitler, Stalin, il darwinismo sociale, non vedo altro. Ripeto che posso sbagliare ma citatemi un esempio di etica laica completamente alternativa al Vangelo

                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Brunello

                    Brunello
                    La morale esisteva prima dell’invenzione degli dei, o monoteismo, poiché troviamo una protomorale in molti primati. Ed esiste anche dopo gli dei poiché è indiscutibilmente accertato che gli atei non sono esenti di morale o, come certi ritengono, immorali !
                    Gli atei non hanno bisogno di leggere la Bibbia o Vangeli (che tra l’altro pochissimi rispettano) per sapere che rubare, stuprare bambini, inculcare storie puerili o miti arcaici, principalmente a dei bambini, strumentalizzare gente di buona fede a dei fini interessati ecc..è male o amorale !

                    Suggerisco inoltre di dare un’occhiata nelle prigioni in Italia o dell’UE l’incidenza –ovviamente alla proporzionale- dei credenti e atei e vedrete il risultato…..

                  • Klaud ha detto in risposta a Brunello

                    *…era normale la schiavitu’, i sacrifici degli animali e sopprimere i bambini malformati.
                    Ricordo anche i sacrifici umani degli inca e la divisione in caste degli Indu’…*

                    Secondo te queste cose fanno parte dell’etica laica? Non delle usanze arcaiche ereditate dal popolo?
                    Com’è allora che dopo duemila anni di cattolicesimo siamo ancora così lontani dalla perfezione?
                    Caro mio, la teoria è una cosa, la pratica un’altra. L’etica non è una invenzione del cristianesimo.
                    È nata quando l’umanità era ancora atea e gli dei sumerici non avevano ancora creato l’universo.

                    • Brunello ha detto in risposta a Klaud

                      Non ho parlato di etica laica ma di come era la situazione prima di Gesù, tra l’altro tutte le società antiche, non i singoli, erano religiose, l’ateismo parte dalla rivoluzione francese. Ci credo che Pendesini non ha bisogno del Vangelo però vive in una società cristiana, ripeto che in alcune società era normale sopprimere i bambini deformi, il Vangelo ha introdotto concetti come umiltà, pietà, considerazione per i deboli che prima non c’erano.

                    • Klaud ha detto in risposta a Klaud

                      L’ateismo conclamato della Rivoluzione è nato come reazione al fondamentalismo cattolico che opprimeva l’Europa.
                      Nell’antichità vi erano popoli più o meno religiosi; i greci e i latini erano moderatamente religiosi e tra loro il concetto di ateismo era comune,
                      senz’altro tra i filosofi. Il parossismo religioso si è raggiunto prima con il cristianesimo, poi con l’islamismo ancora peggio.

                • Emanuele ha detto in risposta a Gianluca C.

                  Ok Gianluca,

                  continui a muovere critiche all’etica cristiana (che peraltro non si basa sul giusnaturalismo), ma ancora non mi ha detto quale sarebbe il fondamento di quest’etica laica.

                  Gesù interrogato su quali fossero le sue regole d’oro rispose in modo molto semplice: “ama Dio con tutte le tue forze”, “ama il tuo prossimo come te stesso”. Perché non rimanessero parole vuote, dette l’esempio preannunciando “non vi è amore più grande che dare la vita per i propri amici”.

                  Ti rivolgo quindi la stessa domanda, quale è il fondamento dell’etica laica?

                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Emanuele

                    Emanuele
                    Faccio un tentativo per rispondere alla tua domanda, senza ovviamente sostituirmi a Gianluca C il quale sarà libero di risponderti come vuole.

                    Se è vero che le religioni evocano e sostengono dottrine per stabilire la loro autorità morale, è altrettanto vero che una tale asserzione non è ne indispensabile ne essenziale. I concetti di uguaglianza, libertà e fraternità, di giustizia sociale e dei diritti umani, di razionalità e pensiero critico promossi da umanesimo laico dovrebbero essere ampiamente sufficienti.

                    Ritengo, inoltre, sia necessario ricordare che dietro un presunto discorso altruistico e generoso ecc…, si nasconde la ricerca di soddisfazioni pulsionali e/o narcisistiche, cosi come il desiderio di dominio insoddisfatto. Va pero’ notato che queste caratteristiche, esclusivamente umane, possono essere amplificate da ideologie politiche e/o religiose assurde.

                    NB : La ricerca dell’interesse personale (salvo casi patologici) supera qualsiasi altra passione, ideologia o convinzione umana. E questo è altrettanto valido sia per atei, agnostici che credenti….

    • Boomers ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      Concepire l’etica cristiana basandola sulla scemenza del “premio” o “punizione” è la classica fallacia dell’uomo di paglia (come giustamente ha già scritto Emanuele).

      Il resto è un delirio che abbassa il livello della discussione ben iniziato da Gianluca, sarebbe meglio che utenti come Aristarco De’ Strigidi si astenessero dal commentare quando stanno dialogando le persone adulte.

    • lorenzo ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      Lascio perdere le tue cavolate sull’etica cattolica perché vedo che la conosci solo per sentito dire.
      Lascio anche perdere anche i “parto virginale, passeggiata sull’ acqua, ritorno dalla morte, gamba di Mighel Juan… ” perché è impossibile avere riscontri attuali: ti domando però se può ricrescere, come per incanto, l’osso del bacino distrutto da un sarcoma osseo.

  4. Emanuele ha detto

    Ho più volte affrontato il discorso del fondamento dell’etica laica con alcuni amici e conoscenti… L’argomento è ostico.

    Tolte le banalità tipo “la mia libertà finisce dove inizia la tua”, qualcuno ha proposto la Teoria dei Giochi per sciogliere qualche dilemma etico. Altri hanno visto nell’accordo democratico la via (in sostanza il bene coincide con quel che decreta la maggioranza, quindi un relativismo blando). Qualcuno ha proprio negato la possibilità di tornare giudizi etici assoluti (ad esempio la condanna del Nazismo vale adesso come assoluto, ma poteva non valere a suo tempo).

    Su un punto però spesso non si è trovato l’accordo. Poiché l’etica riguarda la relazione tra esseri umani* o al più dell’essere umano verso le altre forme viventi, è necessario definire in modo preciso cosa è un essere umano.

    Sembra una definizione semplice da dare. Quindi vi invito, soprattutto gli amici atei, a fornire una definizione di “essere umano” che sia fondata su basi prettamente scientifiche.

    *In realtà ci si potrebbe domandare se un essere umano solitario (es. isola deserta) abbia bisogno di un etica, ma possiamo dire che comunque riguarderebbe almeno la relazione con se stesso (prendersi cura del proprio corpo, nutrirsi, non infliggersi sofferenze, etc.). Quindi l’essere umano è quantomeno ente attivo di un etica oltre che quasi sempre ente passivo.

  5. Marmo ha detto

    Solo laicismo ha potuto definire i principi condivisi e quindi universali di morale, ponendo la razionalità e l’oggetività come loro fondamento, contro il relativismo e l’autoritarismo delle religioni islamica e cristiana.

    I fondamenti della nostra cultura e della civilità occcidentale moderna e democratiche sono frutto del laicismo in assoluto contrasto con la minaccia relativista della religione che vuole piegare sotto il proprio dominio la liberta delle genti giustificandosi con le proprie personali divinità.

    Il relativismo della dittatura teocratica è una minaccia da debellare alla radice.

  6. giuliano ha detto

    Questi (presunti) “ragionamenti” atei possono valere qualcosa solo perchè chi vive (o meglio… “pensa” di vivere) senza trascendenza ha trovato la pappa pronta.

  7. Gianluca C. ha detto

    non ricordo che Weber, Habermas o Derrida abbiano mai fondato razionalmente una morale laica

    Weber e’, più di Kant, il VERO fondatore dell’etica laica. L’ultimo grande genio eclettico della storia dell’umanità. Filologo, latinista, giurista, giusromanista, storico, economista, filosofo… che abbia scritto un libriccino come L’etica protestante e lo spirito del capitalismo o che sia il padre della sociologia passa quasi in secondo piano.
    Habermas con Apel è il padre dell’etica procedurale.
    Quanto a Derrida, posso darti ragione che non abbia inteso fondare un vero e proprio sistema etico, essendo un pensatore “rapsodico” e sui generis, ma il decostruttivismo non è solo “distruzione” dell’etica tradizionale, è anche individuazione del campo d’azione su cui l’etica può fondarsi e trovare applicazione.

    Di Habermas so che ha fatto derivare l’attuale concezione della morale dall’etica cristiana, famoso fu il suo dialogo con Ratzinger e il convenire con lui su questo

    ??? Ma da dove salta fuori ‘sta cosa??? Habermas ha semplicemente detto, parlando con Ratzinger, che dall’etica cristiana possono trarsi alcuni elementi utili a contrastare l’avanzata dei media denaro e potere, ma l’impianto teorico del suo sistema etico rimane procedurale, ciò che è quanto di più lontano dal giusnaturalismo e, in particolare, dalla concezione cattolica dell’etica.

  8. Emanuele ha detto

    Potrebbe tornare utile questa citazione di Morris:

    «i pii luoghi comuni di preti e uomini politici suggeriscono che dovremmo amare tutti gli uomini allo stesso modo, che dovremmo trattare gli estranei come fratelli. Dal punto di vista biologico, non siamo assolutamente programmati per agire in questo modo. Se ci comportiamo come se questa inclinazione tribale non esistesse, essa tornerà a tormentarci nelle forme più deleterie. Se la accettiamo, possiamo tentare di attenuarla» (D. Morris, Lo zoo umano)

  9. giuliano ha detto

    L’etica cattolica nasce dal governo dell’egoismo umano messo nero su bianco da Cristo. Se adesso i (presunti) atei possono parlare di etica con ragion di causa è perchè c’è stata la fase fondamentale in cui le religioni (quasi esclusivamente quella cristiana secondo me, ma anche il pappone di dei dell’antica grecia e amenità varie, ecc..) hanno posto dei punti di riferimento. Mancando questi punti di riferimento non si parlerebbe di etica ma sarebbe altra cosa (sempre ammesso esista una etica laica ovviamente). Ad es. l’eventuale “etica laica” non saprebbe come affrontare il problema della consapevolezza dell’uomo, non ci sarebbe la generosità, …
    In ogni caso anche volendo estrapolare la sussistenza autonoma dell’etica laica ci si scontrerebbe col fatto che la presunta “etica laica” presupporrebbe necessariamente, e a priori, un confronto con l’etica religiosa (soprattutto cristiana) comunque precedente. Al limite potremmo parlare di approfondimento laico dell’etica, già condizionato anche implicitamente dal fatto che alcune categorie o posizioni sono “appendici” già in partenza di una “pappa” già pronta.

    • Gianluca C. ha detto in risposta a giuliano

      Domandarsi se l’etica derivi dalla religione o viceversa è come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina

      • giuliano ha detto in risposta a Gianluca C.

        L’etica non deriva solo dalla religione (in particolare il cristianesimo), ma tante basi sono li o da li han trovato spunto. L’aleatorietà dell’origine non mi pare applicabile in questo caso ovvero è tirata fuori dal cilindro solo per non affrontare il discorso…

  10. diacono ha detto

    Se anche un sito come questo mette in moderazione chi difendere il cattolicesimo, non mi meraviglio che l’etica laica ritenga di essere superiore…

  11. alessandro pendesini ha detto

    Eppure, nonostante la considerevole influenza della religione, alcuni dimostrano di avere una coscienza morale e altri no, senza che a prima vista abbiano il minimo rapporto con la fede.

    L’uomo che dice: “Se Dio è morto, niente non ha più senso” è un bambino viziato che non ha mai gettato uno sguardo di compassione sui suoi simili.

    Domanda « impertinente » :
    Possiamo sperare di raggiungere un’etica universale in un mondo dominato da conflitti culturali e in particolare da conflitti religiosi? Potremmo costruire un progetto etico che vada oltre le differenze culturali/religiose e sia accettato democraticamente?

    • diacono ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Lei parla di conflitti religiosi per ribadire il fatto che esistono molte religioni che dicono cose simili ma che, al fine di ottenere la supremazia una sull’altra, entrano in contrasto tra loro: lo sa lei che, per smontare una verità assoluta la cosa migliore è introdurre tante verità parziali, e pertanto non contestabili, e farle entrare in conflitto tra loro?

      • alessandro pendesini ha detto in risposta a diacono

        per smontare una verità assoluta……
        Diacono
        Quale sarebbe, secondo lei, LA VERITA assoluta ?

        P.S.-Esiste nel cervello del bambino, quindi nel nostro, un campo concettuale distinto, un corpus di sentimenti morali, di predisposizioni morali spontanee (o “proto-morale”), che potrebbe situarsi alle fonti di un etica comune tipica della specie umana. Ma nessuna area corticale, geneticamente determinata, che implicherebbe il concetto di dio, esiste nel nostro encefalo : nessun studio accademico ha potuto dimostrare questa –pretesa ma anche osannata- disposizione innata, del concetto di dio. Al contrario, le convenzioni sociali che singolarizzano, per esempio, un sistema simbolico (religioso o filosofico) da un altro potrebbe variare, in maniera contingente e neutra, da una cultura (o tradizione) all’altra.

        Domanda:
        Realisticamente : potremmo costruire un’etica rivolta all’uomo senza tener conto della natura umana?

        • diacono ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Lei scrive: “Esiste nel cervello del bambino, quindi nel nostro, un campo concettuale distinto, un corpus di sentimenti morali, di predisposizioni morali spontanee (o “proto-morale”), che potrebbe situarsi alle fonti di un etica comune tipica della specie umana”

          Premesso che questo “corpus di sentimenti morali” è tipico dell’uomo e non degli animali, nella Genesi, capitolo 1 versetto 26a, si legge: “E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… “.
          Lei può pensarla come vuole, ma io trovo nel suo scritto la conferma di quanto scritto nella Genesi.

          Riguardo quindi alla sua domanda se “potremmo costruire un’etica rivolta all’uomo senza tener conto della natura umana” la mia risposta è no: Dio stesso, infatti, si è incarnato assumendo la nostra natura umana.

        • Brunello ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Un etica universale può solo partire dal concetto di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Non dico chi ha sostenuto questa tesi, vediamo se indovini 😉

  12. giorgio baldrati ha detto

    mi si consenta di intervenire per chiarire alcune posizioni sulla dottrina cristiana. morale cristiana
    è la via per compiere la volontà del Creatore , cioè per porsi in rapporto con lui. Dio risponde a chi compie la Sua volontà. questo ci dice la nostra fede ; è quanto avviene ed è ciò che mantiene il credente nella sua fede sino a sorella morte : cne sia fatta la volontà Sua . il credente pone la sua vita nelle mani di Dio , amato sopra ogni cosa o creatura , donde il primo comandameto della legge : Dio che ama di uno stesso amore tutte gli uomini , da cui il nostro impegno verso il nostro prossimo ed il secondo comandamento della legge . questo è quanto è nel cuore di ogni credente . mi sono limitato all’essenziale con la speranza di essere di aiuto.

  13. Emanuele ha detto

    Pandesini & al.

    Rimanendo, come invito sempre, nel piano meramente fisico-scientifico, certamente l’uomo è un animale sociale.

    Tutti gli animali sociali hanno regole di convivenza più o meno forti: l’uomo non sfugge a questa regola.

    Non a caso ho citato Morris che evidenzia questa domenica tribale. Ossia le regole che percepisci come innate (non uccidere, non rubare, non ingannare, etc. ) valgono nello stretto circolo tribale, non all’esterno… E non per tutti.

    È infatti parimenti noto che l’uomo è uno dei pochi animali che uccide i propri simili, che uccide per rubare (non per sbaglio, prima uccide, poi ruba), che viola apertamente le regole del proprio branco.

    Quindi, se guardiamo la storia umana, non esistono imperativi assoluti, neppure per i “reati” più turpi: omicidio, violenza sessuale, tradimento.

    Il cristianesimo ha trovato la sua strada per cercare invece di formare degli assoluti etici.

    Se il laicismo vuol fare altrettanto dovrebbe fornire un fondamento all’etica. Se questo è: ognuno sente dentro di sé la giustizia, allora il fondamento è il relativismo (però ne vanno accettate le conseguenze)

    A tal fine ricordo che se ognuno di noi è il fondamento dell’etica dobbiamo accettare tutte le etiche, comprese quelle dei mafiosi, dei cannibali, dei predatori sessuali, etc.; perché essi non sono a-etici, ma hanno un’etica diversa dalla tua e dalla mia.

    Se ritieni che la tua valga di più, dovresti almeno indicarne le basi razionali.

    • Brunello ha detto in risposta a Emanuele

      Bravo Emanuele, migliore intervento della discussione. Sull’etica le argomentazioni degli atei mi sembrano piuttosto deboli.

    • Klaud ha detto in risposta a Emanuele

      Hai detto cose giuste, ma poi sbagli nelle conclusioni: l’etica è una sola, se qualcuno la interpreta relativisticamente sbaglia, e questo lo fanno anche i credenti.
      *…le regole che percepisci come innate (non uccidere, non rubare, non ingannare, etc. ) valgono nello stretto circolo tribale…* Chi lo ha stabilito?
      Se vogliamo, possiamo considerare base dell’etica laica la Costituzione: prevede tutti i comportamenti lesivi dell’altrui libertà e non parla di dio.
      Nel corso dei secoli nessuno ha messo per iscritto le regole dell’etica laica non essendo dei dogmatici… checché se ne dica.

      • Emanuele ha detto in risposta a Klaud

        Il discorso sulla validità tribale dei principi etici è stato sostenuto da Morris (es. Nel citato Zoo umano). Deriva comunque da una semplice osservazione del comportamento umano che tende a proteggere il proprio branco, come fanno scimmie e lupi, con la differenza che loro assai raramente uccidono.

        Sulla costituzione posso essere d’accordo. Ma in sommi capi cos’è la Costituzione? Non è altro che l’insieme delle regole che la maggioranza più forte è riuscita ad imporre. Ossia una forma blanda della legge del più forte.

        P.S.
        Ricordati che nella nostra costituzione c’è pure il concordato stato-chiesa…

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Emanuele

      Il cristianesimo ha trovato la sua strada per cercare invece di formare degli assoluti etici.
      Emanuele:
      Degli ASSOLUTI etici ? Veramente ? Un assuluto, per definizione NON puo’ variare, quindi ti domando l’Etica, da non confondere con la morale cattolica !, ha o non ha evoluto POSITIVAMENTE nel tempo ?

      Se ritieni che la tua valga di più, dovresti almeno indicarne le basi razionali.

      Ti ripeto che se è vero che le religioni evocano e sostengono dottrine per stabilire la loro autorità morale, è altrettanto vero che una tale asserzione non è ne indispensabile ne essenziale. I concetti di uguaglianza, libertà e fraternità, di giustizia sociale e dei diritti umani, di razionalità e pensiero critico promossi da umanesimo laico dovrebbero essere ampiamente sufficienti.

      Posso chiederti su quale ragionamento razionale ti basi per affermare che la morale Cattolica (giudeo-cristiana) è migliore (e magari assoluta come affermi) è più “vera” della morale del Buddismo (religione –o filosofia- senza dio), del Confucianesimo, dell’Islam, della Giudaica, degli Incas, dei Bororo, Fangs, Mossi, Lacandoni, Aleuti, Ingaliks, Cubéos, Caduvéos, Natchez, Tikopias, Nueri, Zapotechi, Mughals, Papagos ecc…ecc….Particolarmente quando trattasi di morali (da non confondere con l’Etica!) filtrate da ideologie inverificabili per non dire assurde???

      • Emanuele ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Non sfuggire alle domande…

        Per il cristiano l’etica è universale perché viene da Dio. Ossia, il cristiano (e l’Ebreo credente) constata l’impossibilità di definire un etica univoca e si affida a Dio. Quindi, ad esempio, il rispetto altrui non nasce da un ideale “volemose bbene”, ma da fatto che siamo tutti figli di Dio quindi fratelli e che la vita appartiene a Dio. In sostanza, l’idea giudaico-cristiana è quella di estendere l’etica della tribù a tutta l’umanità; in virtù di un unico Dio, esiste un’unica etica. Etica che per il credente è stata rivelata, addirittura scritta nelle tavole.

        Se però si rinuncia all’origine esogena dell’etica e si afferma che l’etica nasce nell’uomo ed è guasi una qualità emergente, allora si deve trovare la base di questa etica.

        Quindi o la si accetta mutevole nel tempo e nella geografia (relativismo) e quindi si nega che esistano dei principii assoluti, oppure si deve definire e dichiarare una base per questi principii.

        In sostanza, i diritti universali, sono il punto di arrivo, non di partenza. Prendi il “non uccidere”: perché un ateo non dovrebbe poter uccidere chi ha atteggiamenti antisociali? Perché non dovrebbe uccidere se ciò migliora la sua vita e quella della società? Non è forse nel nome del “best interest” che laicamente si giustifica aborto ed eutanasia?

        Questo chiedo, quale sarebbe il fondamento laico (che non scimmiotta il cristianesimo) del “diritto alla vita”.

      • Andrea2 ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Caro Alessandro perché mi tenti? Già un’altra volta hai utilizzato queste frasi ed io ero riuscito a trattenermi dal farti notare che nell’elenco di popoli, apparentemente fatto totalmente a caso e per far vedere quanto si è dotti, ce ne sono alcuni ai quali è stata aggiunta impropriamente una esse perché i nomi sono stati copiati da siti scritti in inglese ma che in italiano vanno scritti senza la esse (in pratica è come aver scritto 100 euros).
        Venendo all’argomento in questione, se la vita non ha scopo ognuno ha solo i limiti che lui stesso si dà e che sono diversi da persona a persona e che possono essere cambiati in qualunque momento.
        In molti casi però è necessario, per quieto vivere, giungere a dei compromessi con gli altri perché ciò è più comodo che una conflittualità estrema e continua.
        Ciò però non è né etica, né morale.

        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Andrea2

          In molti casi però è necessario, per quieto vivere, giungere a dei compromessi con gli altri perché ciò è più comodo che una conflittualità estrema e continua.
          Ciò però non è né etica, né morale.

          Andrea 2
          Questo commento devo interpretarlo come “Vivere, e lascia Vivere” ? Frase che mi è stata ripetuta de diversi illuminati ma anche opportunisti altolocati italiani…….
          Spiacente di dovermi ripetere :
          Non esistono dimostrazioni inconfutabili delle norme morali (e ancora meno etiche !), ne criteri definiti per stabilire che cosa è buono e che cosa è cattivo. E’ palese che non esista un unico sistema di valori morali. Né esiste un insieme di passi, un’operazione deduttiva o una regola o un algoritmo, che conduca alla migliore soluzione dei problemi di carattere morale. Le descrizioni fattuali dell’architettura funzionale del cervello non sono direttamente rilevanti per raccomandazioni, prescrizioni o asserzioni di norme morali

          PS Se per caso la mia dialettica non è abbastanza italiana -poiché pare metta delle “S” la dove non dovrei, me lo faccia sapere ! Le rispondero’ in francese (che è la mia lingua) premesso che lei la conosca… o in inglese ! Scelga lei

          • Andrea2 ha detto in risposta a alessandro pendesini

            Mi sembra che la frase in italiano sia abbastanza chiara: significa che per un ateo non esiste né morale né etica ma che si comporta come pare a lui tranne che quando, per quieto vivere, risulti più comodo arrivare a dei compromessi con gli altri.
            Sul fatto delle dimostrazioni inconfutabili esse non esistono in alcun settore. Anche in matematica le dimostrazioni devono partire da postulati indimostrabili o addirittura certe asserzioni sono tali “per definizione”.
            Sul fatto della esse era un modo non aggressivo per far notare che l’elenco di popoli è fatto senza nessuna logica e sembra essere messo lì solo per far vedere quanto si è dotti. In italiano si dice “i Fang”, in inglese “the Fangs”, in norvegese “Fangene” etc.

      • alessandro pendesini ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Per il cristiano l’etica è universale perché viene da Dio…..
        Emanuele
        Non sarebbe più pertinente chiamarla « morale cattolica » anziché etica universale ?

        E se dicessi che per me l’etica è universale perché viene da una potenza eterea chiamata « Tartaruga Volante ?
        Questa mia convinzione sarebbe più assurda della tua ?

        -Anche se alcuni rifiutano l’idea che l’etica si basa esclusivamente sulla conoscenza oggettiva, sembra ormai indispensabile di riferirsi per studiarla e cercare di definirla razionalmente, esente da qualsiasi considerazione arbitraria e/o dogmatica.
        Dobbiamo quindi prendere come punto di partenza per qualsiasi discussione di questa natura i dati dell’antropologia, la storia delle religioni, del diritto, della psicologia cognitiva, e particolarmente quellii della neuroscienza. Diventa quindi legittimo agire implicando una visione scientifica, costruire dei modelli validabili e, eventualmente rivedibili ai quali riferirsi implicando, costantemente, i risultati che emergono della scienza. Questa base di discussione è più sicura di qualsiasi postulato metafisico, o di una credenza in perenne conflitto con il senso comune o con i dati della fisica la più elementare.

        • Emanuele ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Ma infatti, per l’ennesima volta, ti chiedo da quali basi dovrebbe partire questa ricerca dell’etica su basi scientifiche.

          Se prendi l’antropologia, ad esempio, vedrai che il “non uccidere” è stato declinato in tantissimi modi diversi. Non si tratta di sfumature, perché addirittura siamo arrivati al suo opposto contro stranieri, ebrei, prigionieri, nemici, eretici, etc.

          Quindi, se la base è antropologica dovremmo formulare il principio in modo affermativo: “è doveroso uccidere nei seguenti casi… (Segue elenco più o meno ampio, mutevole nel tempo e nello spazio)”

          Idem per rubare, mentire, violentare, etc.

          P.S.
          Più su mi sembrava che avessi accettato il relativismo (ed in effetti almeno si sposa con l’antropologia”). Ho capito male o ora sostieni che si potrebbe arrivare a degli assoluti morali su base logico-scientifica.

          • alessandro pendesini ha detto in risposta a Emanuele

            o ora sostieni che si potrebbe arrivare a degli ASSOLUTI MORALI su base logico-scientifica.
            Emanuele:
            Dov’é che avrei scritto stupidaggini del genere tipo ASSOLUTI MORALI ???

            La ricerca della bontà o moralità NON dipende di una qualsiasi religione o del fatto di aderire a credenze –o morali religiose in generale !!!
            Molti dati empirici e serie statistiche accademiche mondiali, mostrano che i vari tipi di misfatti –inclusi delitti gravi di qualsiasi genere- possono essere commessi dai credenti, come dagli atei ! Va inoltre notato che l’incidenza (alla proporzionale) dei credenti coinvolti in delitti gravi è di grand lunga SUPERIORE che negli atei ! Basti vedere le statistiche carcerarie mondiali !
            NB : -La stragrande maggioranza dei Boss sia politici che della Finanza e delle multinazionali incluse le farmaceutiche sono CREDENTI (escluse certe eccezioni) e NON atei…Ma di questo NON se ne parla sul sito UCCR, a quanto pare -molto stranamente rimane un argomento TABU’… Da meditare…..

            Da notare inoltre che nei paesi del nord dell’Europa risulta che i tassi di criminalità sono più bassi, mentre è anche in questi stessi paesi che la percentuale dei credenti è bassa ! Infatti le chiese sono, di grand lunga, molto meno frequentate che in Italia per citare solo questa…
            Lei…….come spiega questo fatto ben noto quindi indiscutibile ?

            • Emanuele ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Lo spiego molto facilmente: si chiama incoerenza.

              Comunque, ancora non hai risposto alle mie domande.

              P.S.
              I paesi del nord hanno comunque gravi problemi sociali: suicidi, alcolismo, maggiore violenza sessuale, maggiori tassi di abortività volontaria, maggiore incidenza di malattie veneree, maggior solitudine.

              Lei come se lo spiega?

    • Gianluca C. ha detto in risposta a Emanuele

      A tal fine ricordo che se ognuno di noi è il fondamento dell’etica dobbiamo accettare tutte le etiche, comprese quelle dei mafiosi, dei cannibali, dei predatori sessuali, etc.; perché essi non sono a-etici, ma hanno un’etica diversa dalla tua e dalla mia.

      L’errore che compi è quello di confondere individualismo e relativismo etico.
      Il relativismo etico non significa “ognuno si dia l’etica che vuole” ma parte dalla constatazione dell’impossibilità di rintracciare principi etici universalmente validi in ogni epoca e in ogni gruppo sociale che non siano quelli generalissimi del “neminem laedere” o formulazioni equivalenti.
      Con ciò non si esclude, anzi necessariamente si presuppone, che l’etica debba essere comunque CONDIVISA, nell’ambito della comunità in cui trova applicazione, perché altrimenti di etica non si potrebbe nemmeno parlare bensì di mere convinzioni personali.
      Se, invece, tu sostieni che esista un diritto naturale valevole in ogni tempo e in ogni luogo (ed è una pretesa NON ESCLUSIVA del cristianesimo, bensì comune a tutti i giusnaturalisti, anche laici) spetta a te indicarne le basi razionali e riempirlo di significato concreto. E soprattutto, confutare tutti coloro che hanno un’idea di diritto naturale diversa dalla tua, visto che non può esistere una “pluralità” di diritti naturali.

      • Emanuele ha detto in risposta a Gianluca C.

        Mafiosi, Isis, terroristi, separatisti, etc. sono tutti gruppi sociali che hanno loro ferree regole morali. Hanno una loro etica condivisa.

        Anche loro partono dal “neminem laedere”, esattamente come chi sostiene aborto ed eutanasia.

        Quindi esistono, anche all’interno della stessa società, più etiche, spesso in competizione. Esistono diverse scale di valori: per il terrorista, ad esempio, la propria ed altrui vita è subordinata ad un ordine sociale migliore. Per il mafioso, l’altrui vita e proprietà è subordinata al bene della propria “famiglia”, etc. Nessuno di costoro è amorale ne individualista.

        Riguardo al fondamento dell’etica cristiana ho risposto sopra: esso e fuori dall’uomo ed è in Dio.

        Permettimi, chi rifiuta Dio, deve mostrare il suo fondamento, poi si confrontano le eventuali conseguenze.

  14. Brunello ha detto

    Qualsiasi umanesimo si basa sul Cristianesimo perche’ sostiene uno dei principali dogmi cristiani: la superiorita’ dell’uomo sugli animali. Quindi il PENDESINI umanista contraddice il Pendesini evoluzionista in modo evidente ed irrimediabile. Anche la Costituzione contiene dei principi cattolici, del resto tra i politici che la scrissero erano ben rappresentati quelli cristiani. Pendesini continua a sostenere l’equivalenza tra le varie religioni e purtroppo denota una certa ignoranza sull’argomento. Evidentemente non sa che i musulmani lapidano le adultere e gli Inca facevano sacrifici umani…inoltre se le religioni orientali vengono chiamate rwligioni della rassegnazione un motivo ci sara’

  15. giorgiobaldrati ha detto

    se si ammette il prevalere del forte sul debole , non si
    può essere tutti dalla parte dei forti . chi si cura
    dei deboli ? che etica converrà ai deboli ?

    • Klaud ha detto in risposta a giorgiobaldrati

      Purtroppo il prevalere del forte sul debole, spesso, è proprio causato dai deboli che si mettono dalla parte dei forti.
      Ai deboli converrà l’etica del farsi rispettare, anche a costo di usare la forza.

      • Andrea2 ha detto in risposta a Klaud

        In queste commenti sull’etica laica si può leggere un campionario di sciocchezze non indifferente ma questa (senza offesa) le batte tutte: mi ricorda molto il Robin Hood di Fantozzi che rubava ai ricchi per dare ai poveri ma, siccome i poveri diventavano ricchi ed i ricchi diventavano poveri, poi rubava ai poveri diventati ricchi per dare ai ricchi diventati poveri e così via!
        In pratica vi si dice:
        1) se uno è debole è colpa sua;
        2) l’unica strada che ha un debole è diventare forte.
        Alla faccia dell’etica laica!
        Mi ricorda molto un discorso che sentii fare molti anni fa da dei tizi che si autodefinivano nazimaoisti, che ce l’avevano col sistema (anche se erano tutti dei gran figli di papà) e che dicevano che non ci devono essere regole ed il più forte vince. Dissi loro: “Gioite, è già così. Il sistema è più forte ed ha vinto”.

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