La crisi del laicismo: ora son tutti “spirituali”

Waking upQualcuno si ricorderà il fantomatico new atheism, il movimento di aggressivi ateisti nato in seguito l’11 settembre 2001 con l’intento di violentare ogni espressione religiosa presente nella società. Il biologo Richard Dawkins è stato l’esponente maggior conosciuto, assieme al compianto Christopher Hitchens, a Daniel Dennett, a PZ Myers, a Sam Harris e al pensionato italiano Piergiorgio Odifreddi.

I loro libri hanno invaso le librerie nel decennio scorso, gli insulti e le offese verso le persone religiose hanno contagiato centinaia di blogger. Ognuno di loro ha fatto a gara a chi dimostrava scientificamente meglio l’inesistenza di Dio, dei miracoli, della coscienza, della morale, dell’anima ecc. L’ateismo è stato proclamato e teorizzato come sinonimo di progresso, di giustizia, di pace, di civiltà, di tolleranza, di razionalità.

Eppure l’utopia è durata poco. Dopo un periodo di entusiasmo, il tasso di violenza e volgarità era talmente alto che molti esponenti del movimento ne hanno preso le distanze. Più volte ne abbiamo parlato, rimandiamo i lettori ad articoli come questo, questo e questo. Oggi gli intellettuali laici invitano a rinnegare Dawkins e i vari nomi a lui collegato. Sembra essere diventato lui, a torto o a ragione, il capro espiatorio per le brutture commesse dai fanatici militanti che lo seguono. Parliamo, oltre dell’odio verso chi vive un’esperienza di fede, ad esempio del diffuso sessismo e misoginia presente nel movimento ateista. Un esempio su tutti: le donne molestate ai raduni sono state talmente numerose che David Silverman, presidente dell’associazione “American Atheists”, ha dovuto imporre un codice etico ai partecipanti.

Dopo scismi, guerre intestinali, abbandoni e -spesso è accaduto, conversioni- alcuni hanno pensato di interrompere l’insulsa guerra verso i credenti, cercando invece di imitare il loro “stile di vita”. Nascono così le mega-chiese per atei, dove centinaia di esponenti si ritrovano ogni domenica per festeggiare (non si sa bene cosa), cantare, dialogare e ballare assieme abbracciati. Richard Dawkins, da ateo più famoso del mondo, si è auto-definito “agnostico” e recentemente perfino “cristiano culturale”. Lo stesso ha fatto qualche mese fa anche Sam Harris, autore di “La fine della fede” (2004), il quale ha deciso di diventare una persona spirituale, dopo anni di insulti e derisioni verso le persone spirituali. Nel suo libro “Waking Up” Harris invoca infatti una “spiritualità laica” (ma senza religione, sia mai!!), costruita intorno alle pratiche meditative che crede rendano le persone più felici e più etiche. «Non penso a me stesso come una figura di ateo», ha sorprendentemente rivelato.

E’ apprezzabile il cambio di prospettiva, sopratutto l’acquisita maturità. Il tentativo di imitare la vita delle persone di fede nasconde un’invidia verso di esse e, quindi, una mancanza di soddisfazione nella propria scelta di vita. Ma, vorremmo ricordare, non è il ritrovarsi in chiesa o il perseguire una vaga spiritualità a rendere felici e lieti noi cristiani. La risposta l’ha data Vladimir Soloviev ne “Il dialogo dell’Anticristo”: «L’imperatore si rivolse ai cristiani dicendo: “Strani uomini, ditemi voi stessi o cristiani, abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e capi: che cosa avete di più caro nel cristianesimo?”. Allora si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: “Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità”». Il rischio dello spiritualismo è presente anche in noi cristiani, tanto che Papa Francesco ci ha domandato: « ci farà bene domandarci: come voglio io essere salvato? A modo mio? Al modo di una spiritualità, che è buona, che mi fa bene, ma che è fissa, ha tutto chiaro e non c’è rischio? O al modo divino, cioè sulla strada di Gesù che sempre ci sorprende, che sempre ci apre le porte a quel mistero dell’Onnipotenza di Dio, che è la misericordia e il perdono?».

La redazione

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14 commenti a La crisi del laicismo: ora son tutti “spirituali”

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  1. Alessandro Giuliani ha detto

    Bellissimo e illuminante articolo. Tutti cerchiamo l’autotrascendenza, nessuno può vivere nella realtà senza immaginare un senso (poi magari a parole dice che nulla ha senso ecc. ecc.) per la propria vita. Il tentativo di ‘cercarsei na spiritualità autocostruita’ è un ‘tirarsi in piedi sui propri lacci’, insomma provare a far tutto da soli, ma anche questo alla lunga non reggerà, quello che io spero e prego per i miei fratelli atei e che il fare silenzio, la meditazione, aprano uno spiraglio per la luce di Dio…

  2. Fransi ha detto

    Gli autori maturano, ma i giovani che hanno plagiato con le loro menzogne difficilmente torneranno su di una Via e conosceranno la verità delle bugie.

  3. borg ha detto

    e cosi’ piano piano diventeremo tutti credenti e ci imbarcheremo anche noi sull’arca! alla faccia di darwin , galileo, napoleone e tutti gli altri!

    • Q.B. ha detto in risposta a borg

      Alla faccia di napoleone con sommo piacere. A quella del devoto darwin e del baciapile galileo perché? Erano più devoti loro di quanto lo siano molti cattolici adulterati oggi.

      Qualche osservazione storicamente un po’ più fondata ce l’hai?

    • Mandi ha detto in risposta a borg

      borg è un classico epigone dei poveri Dawkins e Harris, queste sono le persone che hanno racimolato in questi anni.

    • gladio ha detto in risposta a borg

      Galileo era credente e Napoleone lo è diventato. Quanto a “tutti gli altri”… chi sono? Robespierre? Pol Pot ? Stalin? Mao? Plutarco Calles?

  4. Li ha detto

    Sti ipocriti! Cominciassero a fare a gara a chi è meno buonista, sarebbero già a metà strada.

  5. SamG ha detto

    Questo articolo contiene parecchie inesattezze. Mi interessa correggerne solo due.

    qualche mese fa anche Sam Harris, autore di “La fine della fede” (2004), il quale ha deciso di diventare una persona spirituale

    Non l’ha deciso. Lo è sempre stato ed è noto da decenni. Da quando aveva poco più di 20 anni ha studiato per anni con i migliori maestri Buddhisti tibetani e Theravada (ora ne ha 47) e il capitolo finale de “La fine della fede” (il suo primo libro) conteneva già queste informazioni che sono poi state approfondite sul suo blog e nei suoi dibattiti/conferenze. Waking Up è la naturale prosecuzione del capitolo finale del suo primo libro, quindi parlare di “decisione” recente non ha senso.

    , dopo anni di insulti e derisioni verso le persone spirituali.

    Il rispetto per Sam verso le persone spirituali è sempre stato altissimo e inoltre in fondo insulterebbe se stesso. Semmai verso le dottrine che pretendono di descrivere la realtà, secondo lui assurde, della religione. E comunque c’è differenza tra criticare le idee e le persone. Sam Harris ha criticato le idee, non le persone. Può non convincervi la sua critica e possono non piacervi nemmeno i suoi toni ovviamente, ma parlare di anni di insulti verso le persone spirituali è riscrivere la realtà.

    Ovviamente sapere queste cose non serve, a meno che non si scriva un articolo. Nel qual caso sarebbe meglio informarsi.

    Devo dire anche che definire le pratiche buddhiste una “vaga spiritualità” è sorprendente, ma a testimonianza di esse ci sono milioni di persone che ne traggono beneficio e trovano una pienezza di senso e una motivazione per essere più etici e felici grazie ad esse. Ognuno comunque, la pensi come vuole su questo.

    • Mandi ha detto in risposta a SamG

      Il tuo commento contiene una grossa inesattezza: che Harris sia diventato una persona spirituale non lo dice questo articolo, ma i principali quotidiani americani come il Washington Post: http://www.washingtonpost.com/news/local/wp/2014/09/12/can-atheist-sam-harris-become-a-spiritual-figure/
      Dovresti quanto meno informarti prima di suggerire agli altri di informarsi.

      Parlando di Harris certamente hai ragione, è sempre stato il più moderato tra i “quattro cavalieri dell’ateismo” (Dawkins, Dennet, Hitchens e Harris), tuttavia non ha mai preso le distanze quando Dawkins ha invitato a ridicolizzare i credenti o ha parlato delle persone religiose come malati di mente. Anzi, lo ha sempre sostenuto come chiunque può leggere nei suoi libri.

      Si è sempre fatto riconoscere tra gli “atei più famosi al mondo” e oggi scopriamo che non pensa a se stesso in questo modo. Poco prima di lui la stessa cosa l’aveva detta Dawkins.

      • SamG ha detto in risposta a Mandi

        Un conto è intendere “diventato una guida/personalità(figure) spirituale” nel senso appunto di personalità pubblica spirituale (cosa che in ogni caso non ha assolutamente fatto e non vuole fare come dice, il WP lo pone solo come domanda provocatoria e risponde di no), un conto è dire diventato una persona spirituale nel senso che si è aperto alla spiritualità mentre prima era uno scettico chiuso a determinate esperienze (stile Dawkins se vogliamo). Ma questo è colpa di chi non conosce i suoi lavori o li semplifica per i suoi scopi (non solo i credenti, ma anche gli atei militanti stessi lo fanno). Mi sembra che da come è scritto il vostro post sia inteso chiaramente il secondo significato, come fosse un cambio di rotta dettato dai tempi. Questo è errato e mi preme sottolinearlo.

        Sul fatto che non pensi a stesso come un ateo è una cosa che dice da prima del 2007 e ha ripetuto davvero alla nausea. Questo è il 2007:


        So, let me make my somewhat seditious proposal explicit: We should not call ourselves “atheists.” We should not call ourselves “secularists.” We should not call ourselves “humanists,” or “secular humanists,” or “naturalists,” or “skeptics,” or “anti-theists,” or “rationalists,” or “freethinkers,” or “brights.” We should not call ourselves anything. We should go under the radar—for the rest of our lives. And while there, we should be decent, responsible people who destroy bad ideas wherever we find them.

        (…) So we will, inevitably, continue to criticize religious thinking. But we should not define ourselves and name ourselves in opposition to such thinking.

        So what does this all mean in practical terms, apart from Margaret Downey having to change her letterhead? Well, rather than declare ourselves “atheists” in opposition to all religion, I think we should do nothing more than advocate reason and intellectual honesty—and where this advocacy causes us to collide with religion, as it inevitably will, we should observe that the points of impact are always with specific religious beliefs—not with religion in general. There is no religion in general.

        Le frasi di Dawkins erano a mio avviso sbagliate, ma appunto le ha dette Dawkins. Harris ha sempre insistito sull’usare la ragione e le argomentazioni (per quanto anche l’ironia sia lecita secondo me) contro le idee e mai insulti contro le persone. Quindi la sua posizione è chiara e diversa. Non ha quindi l’obbligo morale, secondo me, di conoscere ed andare a inseguire ogni dichiarazione sbagliata di altri atei militanti che sono responsabili di loro stessi. Farlo sarebbe stato un di più lodevole, ma mi sembra una critica un po’ debole. Ma queste sono opinioni.

        Saluti,

  6. Simone ha detto

    Come diceva Fritjof Capra, fisica e spiritualità sono le due facce della stessa medaglia,

  7. gianni ha detto

    Qs “mimetismo” lo vedo come un pericolo. Vogliono “annacquare” la fede in Cristo in un vuoto spiritualismo “Volemose bene che Dio non serve”. Ma Cristo ci ricorda: io sono la Via…”

    • Magister Caeremoniarum ha detto in risposta a gianni

      Io vedo questa mania (perchè di mania si tratta, coinvolge tante persone e giovani e adulte) dello spiritualismo come un cambio di rotta da parte del “serpente antico”.
      Dal dire che Dio non esiste si è arrivati al plasmare un dio personale, e da qui al dire che “l’uomo è il dio di sè stesso” (in questa frase può essere riassunto il satanismo, anche se è qualcosa di molto più complesso) il passo potrebbe essere breve.
      Spero che la Chiesa riesca a fornire una risposta efficace a questo fenomeno, ad esempio ridando alle Parrocchie il loro vero fine, visto che ormai sono diventate dei semplici luoghi di ritrovo (uguali a tanti altri che si possono trovare in ambienti laici) in cui di tutto si parla, meno che di Nostro Signore.
      Non è mio intento far polemica, sia chiaro. 🙂

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