W.D. Phillips, premio Nobel e quel Dio presente: «nella mia vita e nell’Universo»

Dopo la breve intervista che ci ha concesso nel 2012, in occasione del Darwin Day, siamo rimasti in contatto con William D. Phillips, fisico statunitense e premio Nobel. E’ piacevolmente sorpreso della recente nascita della versione inglese del nostro sito web e oggi segnaliamo alcune sue recenti riflessioni.

Phillips viene chiamato “l’uomo che ha congelato gli atomi”, in quanto ha sviluppato alcuni importanti metodi per raffreddare egli atomi, tramite laser, con lo scopo di rallentarne il movimento e poterli studiare. E’ docente di Fisica alla Maryland University e membro del National Institute of Standards and Technology (NIST). Non ha mai fatto mistero della sua fede, è un cristiano metodista con grande stima per la Chiesa cattolica, membro oltretutto della Pontificia Accademia delle Scienze. «Non penso ci sia niente di strano», ha spiegato pochi giorni fa. «Molti degli scienziati che conosco credono in Dio. Non credo vi sia quel che viene chiamato “conflitto tra scienza e religione”, forse piuttosto alcune persone si dedicano a creare conflitti».

Il riferimento è ai suoi colleghi “new-atheists”, già presi di mira dal suo collega matematico Amir Aczel, dell’Università del Massachusetts, i quali hanno «compromesso l’integrità della scienza» per tentare di dimostrare che «l’idea della necessità di Dio debba essere necessariamente errata» (A. Aczel, Perché la scienza non nega Dio, Raffaele Cortina Editore 2015, p. 14). Aczel scelse di entrare nel dibattito proprio in reazione all'”ateismo scientifico” di Dawkins, Harris e Hitchens, in voga fino a pochi anni fa. Il premio Nobel Phillips, al contrario, si è sempre manifestato come credente.

Tornando al presunto conflitto tra scienza e fede, il fisico americano ha osservato che «per la Bibbia, la Terra ha un’età di alcune migliaia di anni, che è molto piccola. Questo, che sembra un conflitto, è in realtà molto facile da risolvere. La Bibbia non è un libro sulle origini scientifiche dell’universo, ma sul nostro rapporto con Dio e sulla relazione che vogliamo tra di noi. Secondo me, la Bibbia non si preoccupa di dettagli come quando fu creata la Terra, ma perché è stata creata e cosa Dio si aspetta dalla sua creazione. Questo è il messaggio della Bibbia, e non vedo alcun conflitto con il messaggio trasmesso dalla scienza». Una cosiddetta “risposta da premio Nobel”, per l’appunto! L’interpretazione letterale dell’Antico Testamento tradisce il loro scopo originario.

Phillips ha l’impegnativo compito di convincere il mondo cristiano protestante ad abbandonare il letteralismo biblico e l’opposizione all’evoluzione biologica. Per farlo chiama in causa, come esempio, i cattolici: «Sono un membro della Pontificia Accademia delle Scienze, e sia l’attuale che il precedente Papa ne hanno parlato molto chiaramente: la Chiesa cattolica non ha nulla contro la teoria dell’evoluzione», e tale posizione non è affatto «contraddittoria con la Bibbia». Entrando più nel profondo, ha detto di sé: «Credo che Dio sia il creatore di tutto ciò che vediamo. Questo è facile da credere perché ci sono una logica e un ordine così incredibili per poter credere che l’Universo sia emerso dal nulla. Certo, non ci sono prove, ovviamente. Questa è una questione di fede. E io ce l’ho». Ma non si tratta di distaccato deismo, il suo: «In realtà, Dio è molto più di questo. Penso che Dio si preoccupi per me, tu e tutti noi in un modo personale. Questo è molto più che dire che è un Creatore. Anche Einstein credeva in un Dio di questo tipo: ha sempre detto esplicitamente che non credeva in un Dio personale, ma quando ha parlato lo ha fatto in un modo molto personale, come se fosse una specie di amico».

A questo proposito ricordiamo il nostro recente dossier sul percorso religioso compiuto da Albert Einstein.

La redazione

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