Il Gesù storico e i criteri per valutare l’autenticità del Nuovo Testamento

studio 

di Michael R. Licona*
*docente di Teologia presso la Houston Baptist University e studioso di Nuovo Testamento.

 

tratto da S. McDowell, A New Kind of Apologist, Harvest House Publishers 2016.

 

La prima questione è quella di definire cosa si intende per “Gesù storico”. Sebbene gli studiosi non siano d’accordo su una definizione, la maggior parte sembra soddisfatta della seguente: dopo che i dati sono stati setacciati, ordinati e valutati, il “Gesù storico” è il Gesù storico che si può dimostrare con ragionevole certezza, non partendo dalla fede in Lui.

E ‘importante osservare che il “Gesù storico” non è il vero Gesù, quello che camminava e insegnava in Giudea e Galilea, ma è il Gesù che si può conoscere tramite i risultati dell’indagine storica. Il vero Gesù era molto di più del “Gesù storico”, c’è inoltre il Gesù nei Vangeli. Questo terzo Gesù è anch’esso una rappresentazione parziale del vero Gesù, che aveva molti più elementi della sua personalità, disse e fece molte altre cose rispetto a quanto possa essere stato riportato in un Vangelo con una lunghezza inferiore a venticinquemila parole. Capire queste distinzioni è molto importante. Come fanno gli storici ad arrivare a conclusioni per quanto riguarda Gesù? Ci sono diversi approcci e vari strumenti utilizzati all’interno di ogni approccio, quello più comune al momento è riconoscere che Gesù era un predicatore itinerante ebreo che è vissuto nella Palestina del primo secolo, all’interno di una una cultura ebrea e greco-romana. In questo modo si assume un contesto di fondo che aiuta ad una comprensione più precisa di ciò che Gesù ha insegnato e l’impatto che può avere avuto su coloro che lo ascoltavano.

Vengono poi applicati dei criteri di autenticità alle parole e alle azioni di Gesù conservate nei Vangeli, essi riflettono principi del senso comune. Se due o più fonti indipendenti una dall’altra forniscono resoconti simili dello stesso evento, possiamo avere più fiducia che l’evento si è realmente verificato rispetto a quando ci riferiamo ad una fonte soltanto. Questo è chiamato il criterio dell’attestazione multipla. Un esempio concreto è la sepoltura di Gesù, riferita sia dal Vangelo di Marco che dalle lettere di Paolo, fonti indipendenti tra loro, evento che quindi soddisfa il criterio della attestazione multipla. Se una fonte ostile od estranea alla fede cristiana offre un resoconto che conferma le fonti cristiane, possiamo avere più fiducia che tale evento si è verificato, dal momento che la fonte ostile non dovrebbe essere influenzata dagli autori delle fonti cristiane. Questo è chiamato il criterio delle fonti indifferenti. Ad esempio, Tacito -per il quale il cristianesimo era il male e una malevole superstizione (Annali 15,44), riporta l’esecuzione di Gesù da parte di Ponzio Pilato, un resoconto del tutto compatibile con quello che troviamo nei Vangeli. Gli storici possono così avere più fiducia nel fatto che l’evento si è realmente verificato.

Se i Vangeli forniscono un episodio o un detto di Gesù che sarebbe stato imbarazzante per il movimento paleocristiano, possiamo avere più fiducia che tale elemento sia storico, dal momento che è improbabile che l’autore cristiano inventi contenuti che avrebbero potuto sminuire la causa per il quale scriveva. Questo è chiamato il criterio dell’imbarazzo. Ad esempio, Marco riporta che Pietro ha rimproverato da Gesù, il quale, a sua volta, ha rimproverato Pietro, chiamandolo “Satana” (Marco 8, 31-33). Dal momento che Pietro era il leader della chiesa di Gerusalemme, sembra davvero improbabile che i primi cristiani abbiano inventato e conservato una tradizione che lo discreditava in modo così pesante. Gli storici preferiscono avere resoconto da testimoni oculari o da una fonte scritta vicino all’evento che si propone di descrivere. Questo è chiamato il criterio dell’attestazione precoce. Ad esempio, quasi tutti gli studiosi concordano sul fatto che Paolo ha conservato una tradizione orale in 1 Corinzi 15, 3-7, che risale ai primi giorni della chiesa cristiana e il cui contenuto, anche se non necessariamente nella forma in cui è stato scritto, molto probabilmente risale agli apostoli di Gerusalemme.

Sarebbe bello se gli storici potessero salire su una macchina del tempo, tornare al passato e verificare le loro conclusioni. Dal momento che non è possibile, si può soltanto stabilire le questioni solo con diversi gradi di certezza. Ed è del tutto normale che la mancanza di dati possa portare gli storici ad una falsa conclusione, questo è vero sia per gli eventi biblici che per ogni altro evento dell’antichità. Di conseguenza, la soddisfazione di uno o più criteri di autenticità in relazione a specifici detti o azioni di Gesù, può stabilire la loro autenticità con “ragionevole”, ma non “assoluta”, certezza.  Molti scettici, dentro e fuori del mondo accademico, hanno un approccio del genere: “Fino a quando non vi è una spiegazione alternativa al racconto biblico che non possa essere assolutamente smentita, il racconto biblico non deve essere preso sul serio”. Un tale approccio suggerisce una comprensione superficiale di come funziona l’indagine storica. Uno storico competente abbraccia quello che ritiene essere la spiegazione più probabile dei dati disponibili, dal momento che c’è poco che può essere stabilito con una tale certezza del lontano passato non c’è spazio per stabilire un’alternativa estremamente improbabile.

Nel corso degli ultimi venti anni sono comparsi una serie di libri e articoli dove si sostiene che Gesù è un mito mai esistito, ma soltanto una manciata degli autori hanno qualche credenziale accademica. Purtroppo, la maggior parte dei lettori dei “miticisti” (come vengono comunemente chiamati questi autori) non sono abituati al pensiero critico e a confrontare le fonti. Per loro, Earl Doherty e Dee Murdock (aka Acharya S) sono credibili quanto John Meier e NT Wright. Eppure, né Doherty né Murdock sono mai andati oltre ad una laurea, mentre Meier e Wright vantano diversi dottorati in settori pertinenti ed insegnano studi neotestamentari presso le prestigiose università. Non sto affermando che la mancanza di credenziali accademiche vieta di avere buoni argomenti, ma che l’assenza di un’adeguata formazione ed esperienza nei campi appropriati è la causa dei loro eclatanti errori e delle inverosimili tesi “negazioniste”.  I lettori dovrebbero capire che la pubblicazione sul World Wide Web non basta a rendere studiosi di fama mondiale, dal momento che l’unica credenziale che si deve avere per pubblicare su Internet è quella di saper respirare.

E’ comunque importante riconoscere che presentare buoni argomenti ad uno scettico non ci assicura che ne uscirà convinto. Le loro obiezioni a seguire Gesù possono essere intellettuali, emotive o volitive. E’ loro responsabilità prendere una decisione corretta, è nostra responsabilità condividere il messaggio di speranza di Cristo “con dolcezza e rispetto” e “con grazia”, ​​come Pietro e Paolo ci hanno insegnato. Il messaggio del Vangelo è già offensivo per qualcuno, non abbiamo bisogno di renderlo ancora più ostile presentandolo in un modo che manca di dolcezza, rispetto e tolleranza. Quando combiniamo la conoscenza intellettuale con un cuore profondamente attento ai nostri amici non credenti, saremo piacevolmente sorpresi di trovarci impegnati in dialoghi molto più divertenti ed efficaci di quanto potremmo mai immaginare.

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