Papa Leone consegna alla Sapienza un discorso ratzingeriano

leone sapienza

Visitando la Sapienza, Leone non cita Benedetto XVI ma lascia agli studenti parole ratzingeriane sul rapporto tra fede, ragione e ricerca della verità.


 

Si è svolta stamattina la storica visita all’Università La Sapienza di Roma.

19 anni dopo il rifiuto a Benedetto XVI, il nuovo Pontefice ha potuto varcare i cancelli dell’ateneo, pronunciando un intervento che, pur senza citare esplicitamente il suo predecessore, ne ha richiamato il lessico e l’impostazione culturale.

 

La censura nel 2007

Ieri avevamo espresso curiosità nel sapere se avesse fatto riferimento all’incresciosa vicenda del 2007, quando un gruppo di docenti e studenti costrinse Papa Ratzinger a declinare l’invito de La Sapienza.

A distanza di quasi vent’anni, UCCR ha contattato alcuni di quei professori per capire cosa pensassero della visita di Leone riscontrando felicità, entusiasmo e poca voglia di riaprire una pagina buia.

 


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Il discorso ratzingeriano di Leone

Papa Leone ha scelto legittimamente di non fare riferimento a quella polemica, optando però per un discorso che abbiamo trovato profondamente “ratzingeriano” nei contenuti.

Particolarmente significative le prime parole pronunciate all’arrivo quando, rivolgendosi “a braccio” davanti agli studenti ha detto:

«Questa mia visita è pastorale: conoscere l’Università, conoscere voi, poter salutare e condividere un breve momento nella fede. Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a sua immagine, ma anche nella sua creazione».

Parole che richiamano il pensiero di Ratzinger sul rapporto tra fede, ragione e ricerca della verità.

Nel testo mai pronunciato ma che Benedetto XVI avrebbe voluto leggere nella sua visita all’ateneo romano si trova, tra l’altro, un passaggio simile relativo alla ricerca della verità che equivale alla ricerca «del bene e di Dio».

 

“Siamo un desiderio, non un algoritmo”

Da sottolineare anche le parole di Leone XIV dedicate al disagio giovanile e alla società della prestazione.

Ha infatti denunciato «la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività», aggiungendo una frase iconica: «Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!».

Un riferimento evidente alle inquietudini contemporanee legate all’intelligenza artificiale, alla produttività e alla perdita del senso umano dell’esistenza.

Nel resto dell’intervento il Pontefice ha toccato anche altri temi, soprattutto quello della pace e della necessità dell’impegno di tutti.

Ha infine ricordato il ruolo dell’università come luogo di formazione tecnica e spazio in cui coltivare domande sul significato della vita, sulla giustizia e sul bene comune.

Autore

La Redazione

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4 commenti a Papa Leone consegna alla Sapienza un discorso ratzingeriano

  • lorenzo ha detto:

    L’unico neo, ovviamente a mio parere, nel magistrale discorso del Santo Padre Leone XIV è il richiamo alla “Laudato si'”, dove si attribuisce alle azioni umane la possibilità di influenzare il riscaldamento climatici.
    Io segue gli insegnamenti di Zichichi e Rubbia: https://ilgiornaledellambiente.it/zichichi-la-causa-del-cambiamento-climatico-e-il-sole/

  • Anando ha detto:

    Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio

    un dio qualunque o solo quello cattolico? e chi non trova dio ed è ateo?
    Quindi Einstein non cercava la verità dato che diceva:

    Per me, la parola Dio non è niente di più che un’espressione e un prodotto dell’umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili.

    Quindi più dell’80% degli Scienziati che sono atei in realtà non stanno cercando la verità, cosa stanno cercando ?

    • Paolo ha risposto a Anando:

      Gentile Anando, credo che il Papa non intendesse affatto dire che chi è ateo “non cerca la verità”. Sarebbe assurdo, oltre che offensivo verso moltissimi scienziati e pensatori onesti.Il punto è un altro, ed è filosofico prima che confessionale: ogni ricerca scientifica presuppone che il reale sia intelligibile, ordinato e razionalmente conoscibile. Nessuno passerebbe la vita a studiare il cosmo se pensasse che tutto è puro caos o arbitrio.Quando Leone XIV dice che chi cerca la verità “alla fine cerca Dio”, sta parlando del Logos, cioè dell’idea che la realtà possieda un senso oggettivo che precede noi stessi. Non sta dicendo che Einstein fosse “segretamente cattolico”.Anzi, Einstein rifiutava il Dio antropomorfico della religione popolare, ma parlava spesso dello stupore davanti all’armonia razionale dell’universo. È celebre la sua frase: “La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile”.La domanda del Papa nasce precisamente da qui: perché il reale è intelligibile? Perché esistono ordine, leggi matematiche, verità oggettive che la mente può scoprire?La scienza descrive magnificamente come funziona il mondo; l’intento dello Spirito Santo, diceva Galileo, è d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vada il cielo. La filosofia e la metafisica si chiedono invece perché esista un mondo intelligibile da conoscere. Sono piani diversi, non necessariamente nemici. Già Sant’Alberto Magno spiegava che se si deve chiedere chi debba curare il corpo, si deve andare da Galeno; se si deve chiedere dell’anima, ci si rivolge ad Agostino

    • Ettore ha risposto a Anando:

      1) Eistein non era ateo ma deista e si avvicinò ai Vangeli –> https://www.uccronline.it/2018/07/26/albert-einstein-e-dio-analisi-della-sua-fede-religiosa/

      2) L’80% degli scienziati non è ateo –> https://www.uccronline.it/2015/12/20/nuovo-studio-la-maggioranza-degli-scienziati-crede-in-dio/

      Altre sciocchezze ne abbiamo?