Come liberarci del fallimentare umanesimo ateo? Lo spiega il filosofo Rémi Brague

Contro il cristianismo e l'umanesimo«In quanto filosofo, ciò che mi interessa non sono le cause, sono le ragioni. Le cause spiegano il passato, le ragioni permettono di agire in vista del futuro». Queste parole di Rémi Brague, potrebbero ben sintetizzare il contenuto del libro Contro il cristianismo e l’umanismo (Cantagalli 2015). Un libro di ragioni, appunto, sul senso dell’essere, dell’esserci, della società e dell’Europa, della storia e della modernità, la ragione del credere nel Dio cristiano e del fallimento etico dell’umanesimo ateo.

Si tratta di una serie di profondi saggi del celebre filosofo francese, professore emerito di Filosofia medievale e araba presso la Sorobona di Parigi e la Ludwig-Maximilian di Monaco, certamente tra i più importanti intellettuali cattolici viventi, formatosi, come spiega lui stesso nel libro, sugli «scritti di Joseph Ratzinger, per me fonte di approfondimento della mia fede, ma anche un modello per l’accademico che sono» (p. 63). Proprio come il teologo Ratzinger, anche Brague si dimostra capace di dare continuamente linfa nuova alle riflessioni sui grandi temi, rivoluzionando il modo di pensarli e di pensare.

La scelta della selezione dei testi di Brague è merito della co-autrice del libro, la giovane filosofa Elisa Grimi, che non conoscevamo e si è rivelata una interessante scoperta. Ricercatrice presso l’Università de Neuchâtel, si occupa di filosofia morale e dirige la rivista Philosophical News, nel suo saggio iniziale ha ben riflettuto sul problema dell’identità dell’Europa, gravata dalla «cultura della facilitazione», cioè il «potere dell’ideologia, che apparentemente facilita i criteri dell’agire liberandolo dal giogo della responsabilità ma che alla lunga stermina dal di dentro […]. Domina lo spirito vagabondo, non quello medioevale capace di dar origine a un ordine, vale a dire mendicante» (p.34). Manca il cuore dell’uomo e questo comporta la perdita del cuore dell’Europa, la sua frammentazione e incapacità di unità, quella che «sfociò come fonte viva dal cristianesimo» (p.35). La soluzione, per la Grimi, è la riaffermazione di un pensiero umile, che comprende di essere «per natura mancante» e per questo «bisognoso di altro» da sé, occorre un uomo che «non è posto al centro della storia, ma che attende nella storia di scoprire di questa il suo centro» (p. 37). La speranza di una giustizia e di un perdono trascendenti, non immanenti.

L’estrema esaltazione dell’uomo, colui “che non deve chiedere mai”, è il cuore del problema anche per Rémi Brague, lo definisce umanismocioè un umanesimo ideologizzato. Se quest’ultimo è stato concepito nella Bibbia e nell’antica Grecia per nobilitare l’irriducibile valore dell’essere umano, la sua sacralità, questa concezione è stata tuttavia laicizzata ed esasperata negli ultimi due secoli, portando «l’uomo a concepirsi come essere supremo» (p.312), secondo Auguste Comte, fautore del suo destino. Un umanesimo ateo, indipendente da Dio, che «contiene un germe mortifero, anche nella sua forma più moderata, cioè l’agnosticismo», poiché incapace di rispondere al perché «è bene che un tale essere esista. Su questo l’ateismo non ha nulla da dire», impossibilitato «a pronunciarsi sul valore dell’uomo». L’umanismo fallisce in un cortocircuito: se l’uomo «non ammette alcuna istanza superiore» a sé, allora nemmeno «può parlare a proprio favore, non è un giudice disinteressato, ma una parte in causa. Non si giudica qualcuno sull’immagine che egli ha di sé stesso». Perciò «non sappiamo se è bene che esistano gli uomini» (p.316). Decade dunque anche ogni capacità di giudizio valoriale, di bene e male, sulle azioni umane, situazione assai pericolosa sopratutto oggi, «che l’uomo è in possesso dei mezzi che gli permetterebbero di sopprimersi». E’ la filosofia, la ricerca delle ragioni, dunque, a spingerci a capire che «abbiamo bisogno di un punto di riferimento, di un punto di Archimede esterno all’uomo, che possa spiegarci perché è legittimo che ci siano degli uomini. Un Dio capace di mettersi sul piano di ciò che rende l’uomo uomo, cioè un Dio razionale, un dio lògos. Come cristiano aggiungerei: un Dio il cui lògos si è fatto carne» (p.319). Colui che rende uomo, l’uomo. L’alternativa è lo «spirito vagabondo» del confuso uomo occidentale.

Un passaggio che, con tutta la loro buona volontà, non sono in grado di sostenere i “cristianisti”, cioè gli “atei devoti”, coloro che «difendono il valore del cristianesimo e il suo ruolo positivo nella storia. Non intendo scoraggiarli, mi piacerebbe persino che in Francia fossero più numerosi perché quello che dicono è vero. Soltanto vorrei dire a loro che il cristianesimo non si interessa a se stesso. S’interessa a Cristo» (p.196). La difesa astratta dei valori e della civiltà cristiana, «non funziona se non vi si crede veramente» (p.69). L’umanità non ha bisogno di disquisire sui valori cristiani, di fronte al fallimentare nichilismo imposto dall’umanismo ateo necessita di un «kit di sopravvivenza». Esso, spiega il filosofo francese, «lo troviamo nei dieci comandamenti. Ma anche nei pensatori pagani dell’antichità, in Cina, nelle Indie, a dire il vero un po’ dappertutto. Non esistono regole morali prettamente cristiane. Come vivere lo sanno tutti, o possono saperlo. Ma perché vivere, perché scegliere la vita e, tanto per cominciare, perché dare la vita, sono interrogativi più complessi. E’ a essi che il cristianesimo fornisce una risposta» (p.248).

E questo può meglio capirlo e sperimentarlo solo chi di questa Risposta ha fatto e fa esperienza personale, cioè il cristiano e non il cristianista. Nè, tanto meno, il laico umanista.

La redazione
(recensione inserita nella nostra biblioteca)

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6 commenti a Come liberarci del fallimentare umanesimo ateo? Lo spiega il filosofo Rémi Brague

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  1. Fabio ha detto

    Ho sempre letto di sfuggita Brague, forse perché in Italia non è molto noto non so, comunque mi avete convito…stasera passo in libreria ad acquistarlo!

  2. Cris90 ha detto

    Salve, scusate se disturbo e vado fuori tema con l’articolo, ma vorrei chiedere a chi ne ha voglia se può pregare per l’anima di mio fratello scomparso di recente. Io e la mia famiglia ne saremo grati.

  3. Gennaro ha detto

    Che bellezza questo libro!

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