Il filosofo Hadjadj contro Julian Huxley, l’eugenetista primo direttore dell’Unesco

Ha destato una certa sorpresa l’intervento del filosofo cattolico Fabrice Hadjadj, scrittore e docente di filosofia all’Università di Tolone, alla prima sessione francese de Il Cortile dei Gentili, iniziativa di dialogo tra cattolici e non credenti ideata da Papa Benedetto XVI ed organizzata dal Pontificio Consiglio della Cultura presieduto dal cardinal Gianfranco Ravasi.

Si è tenuta tra il 24 ed il 26 marzo nella sede principale dell’Unesco a Parigi, di fronte a diversi rappresentanti della stessa. Hadjadj, ebreo di nascita, una giovinezza trascorsa da ateo nichilista per poi approdare al cattolicesimo (cfr. Ultimissima 3/3/11) , ha portato un duro attacco alla figura di Julian Huxley (1887-1975), uno dei punti di riferimento della moderna cultura secolarista e che proprio dell’Unesco fu il primo direttore. Nipote di Thomas Huxley, il celebre naturalista amico ed apologeta di Darwin, e fratello di Aldous Huxley, scrittore autore del famoso romanzo “Il mondo nuovo”, nel quale si narra di un futuro dell’umanità in cui una società “perfetta”, seguendo criteri rigorosamente “scientifici”, viene plasmata tramite l’eugenetica ed il controllo mentale. Julian fu prima di tutto un importante scienziato, tra i teorici della moderna sintesi neo-darwiniana, ma fu anche promotore di una visione riduzionista dell’uomo, che vedendolo solo come un casuale prodotto dell’evoluzione, un essere solo quantitativamente, perché più intelligente, ma non qualitativamente diverso da qualsiasi altra scimmia, prevedeva di poterlo riprogettare e ricostruire secondo criteri “scientifici” di massima efficienza utilizzando la selezione genetica, il controllo delle nascite e la sterilizzazione degli individui “inferiori”.

Il Foglio riporta: «Hadjadj ha ricordato che colui che fu dal 1946 al 1948 il primo direttore generale dell’Unesco, Julian Huxley, nello stesso 1941 in cui Hitler eliminava con il gas malati mentali e “difformi”, scriveva che “l’eugenismo diventerà senza dubbio una parte della religione del futuro”. Un parere pubblicato in Francia, senza modifiche, nel 1947». E ancora: «Sviluppando il darwinismo ha sostenuto la possibilità di “migliorare la qualità degli esseri umani, come fossero prodotti”, a detrimento della loro quantità. La “religione” sostenuta dal primo direttore generale dell’Unesco (tra i fondatori della Eugenics Society) si è cercata un nuovo nome dopo la Seconda guerra mondiale, perché su “eugenetica” pesava ormai l’ipoteca nazista». Julian Huxley promotore di un mondo senza Dio, ricorse a “transumanismo” – ha ricordato Hadjadj-, «assonante ma opposto, nel significato, al “trasumanar” dantesco, il quale indica l’apertura verso il divino che nasce dallo “stupore dell’esistenza” provato, tra tutti gli esseri viventi, solo dall’uomo. Quanto di più lontano, quindi, dall’idea di redenzione attraverso la tecnica che sfocia (nelle intenzioni di Huxley, mai smentite dall’Unesco) nelle politiche antinataliste».

E’ arrivato il momento di scegliere tra Dante e Julian Huxley, ha affermato Hadjadj: «La nostra modernità è arrivata a un punto estremo, perché non si tratta tanto di dialogare tra credenti e non credenti, quanto di porre la questione di chi è l’uomo, di riconoscere che la sua specificità non è quella di un super animale più potente degli altri. Non “scimmia evoluta”, dotata di massime “capacità di adattamento”, ma colui che “decifra il mondo come una foresta di simboli”, che “cerca un al di là. Non significa necessariamente un altro mondo, ma un modo di penetrare il mistero del mondo e di bere a quella sorgente”».

Julian Huxley fu tra i fondatori della “International Humanist and Ethical Union”, uno dei principali punti di riferimento internazionali dell’umanesimo secolare nonché di associazioni come l’UAAR italiana. La definizione minima che i membri della IHEU accettano è: «L’Umanesimo è un atteggiamento democratico ed etico, che afferma che gli essere umani abbiano il diritto e la responsabilità di dare senso e forma alle loro proprie vite. Esso si impegna alla costruzione di una società più umana attraverso un etica basata su valori umani e naturali nello spirito della ragione e della libera ricerca attraverso le capacità umane. Non è teistico, e non accetta visioni soprannaturali della realtà». Uno degli scopi dichiarati del movimento è ovviamente quello di liberare il mondo dalla religione. Secondo Hadjadj invece  «il nuovo umanesimo dei Lumi non può essere altro che un accecamento se l’uomo non si sostiene su altro che sé stesso».

Conclusione. Troviamo assai opportuno e salutare per la cultura cattolica un intervento come quello di Fabrice Hadjadj, che ha finalmente avuto il coraggio di prender di petto una figura come quella di Julian Huxley, controversa, ma al tempo stesso stimata ed influente per la moderna cultura laicista, che sempre di più, soprattutto in Europa, sta promuovendo un’ideologia abortista, eugenetica ed eutanasica, ed un radicale relativismo antropologico ed etico che pretenderebbe di ridurre la natura, ovvero l’essenza, dell’uomo ad un semplice prodotto casuale dell’evoluzione da poter ridefinire e riplasmare a seconda del desiderio di ognuno (poi condannando però, e non si capisce su quali basi a questo punto, i nazisti di un tempo). L’Umanesimo Secolare ha proprio la pretesa di poter fondare un’etica su basi puramente umane, negando il senso assoluto dei concetti di bene e male, ed il tentativo di riprogettare e rimodellare l’uomo, perfetta espressione del peccato originale. La verità di questo dogma fondamentale della religione cristiana si manifesta così in tutta chiarezza proprio attraverso il relativismo più radicale. E’ ora che certi miti della moderna cultura laica, nonché le grandi istituzioni umanitarie laiche, come l’Unesco o la stessa Onu, vadano ormai desacralizzati, perché per troppo tempo, troppi cattolici hanno fatto molta più attenzione a mostrarsi il più possibile dialoganti, aperti e “laici” invece che a rimeditare e ribadire i fondamenti della loro etica. Per un approfondimento in questo senso rimandiamo ad un impegnativo testo di Cornelio Fabro su i diritti dell’uomo nella tradizione ebraico-cristiana, nel quale si «dimostra come soltanto la fondazione in Dio della libertà conferisce ai diritti dell’uomo un valore proprio e inalienabile, preservando dalle aberrazioni che la riflessione culturale teologicamente sradicata ha drammaticamente prodotto nella storia».

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