Grazie all’8×1000 una Chiesa povera per i poveri

Missionaria in AfricaGrazie alla quota di 8xmille che ogni anno la Conferenza episcopale italiana destina agli aiuti al terzo mondo, nel 2013 sono stati stanziati 85 milioni di euro per interventi umanitari. La stessa cifra del 2014. Alcuni esempi: progetti per scuole di formazione professionale in Madagascar, reinserimento sociale dei giovani a rischio in Angola, sostegno alle famiglie dei malati di aids in India, sostegno ai bimbi autistici in Libano.

Ne dà notizia l’Ufficio Comunicazioni sociali della Cei, in particolare «sono stati così suddivisi: 4 milioni e 333.202 euro per 44 progetti in Africa; un milione e 671.769 euro per 17 progetti in Asia; un milione e 575.962 euro per 14 progetti in America Latina; e in fine un milione e 102.694 per 3 progetti in Medio Oriente; infine 67.370 euro per un progetto in Europa».

Ma sono migliaia le attività di carità che la Chiesa svolge anche in Italia, citiamo i casi apparsi sui media: aiuto nell’amministrare tasse e pensioni; oltre un milione ricavato dalle pergamene con la firma del Papa destinato a tutti coloro che chiedono aiuto alla Santa Sede (di qualunque religione o credo) a cui vengono inviate dalle 100€ alle 500€; un milione di euro (sempre prelevati dall’8×1000) come prima risposta all’alluvione che ha recentemente colpito le Marche; tre docce installate sotto il colonnato di San Pietro destinate ai senza tetto che bazzicano nei dintorni della basilica, gesto subito imitato da una decina di parrocchie romane; proprio nei giorni scorsi l’Elemosiniere del Papa ha attivato anche la “barberia” per i poveri.

A Milano il finanziamento dell’attività del Fondo famiglia lavoro, strumento con cui vengono aiutate le famiglie in difficoltà grazie alla messa all’asta dei regali ricevuti dal card. Angelo Scola; sempre a Milano la ristrutturazione a spese della Curia di cento alloggi popolari; il finanziamento da parte della diocesi di Carpi di quotidiani online, bar, ristoranti, piccole imprese tessili e 30 progetti imprenditoriali per far “ripartire” l’Emilia dopo il terremoto che l’ha colpita; a Venezia il pranzo di Natale offerto dalla diocesi a 200 poveri ecc.

Inutile fare l’infinito elenco di quello che ogni giorno fa la Chiesa cattolica ed è inutile a ricordare a tutti l’importanza di destinare l’8×1000 alla Chiesa cattolica, l’unica istituzione sufficientemente radicata sul territorio che garantisce l’utilizzo di questi fondi nel migliore dei modi. Le risposte alle solite critiche sulla scelta di ripartizione dei fondi non solo pretestuose (ad esse abbiamo già risposto), ma sono nemiche di tutte le persone che la Chiesa ogni giorno aiuta.

“Come vorrei una Chiesa povera per i poveri”, ha affermato Papa Francesco pochi giorni dopo essere state eletto. I media non hanno capito, la Chiesa povera -in senso cristiano- non è quella materialmente povera ma spiritualmente povera, ovvero capace di aiutare gli altri vivendo la povertà spirituale, cioè non restando attaccata al denaro trasformato in idolo ma investendolo nella carità. Come ha spiegato il card. Piero Parolin, segretario di Stato Vaticano: «a che servirebbe una Chiesa magari più austera, ma che non impegnasse i suoi membri a lavorare giorno per giorno, nella concretezza delle situazioni, per restituire ai poveri, e ancor di più ai miseri e ai dannati della terra, la loro dignità -anche economica- di cittadini del mondo che vivono del loro lavoro?». Tanto che Papa Francesco ha ricordato«Il Vangelo si rivolge indistintamente ai poveri e ai ricchi. E parla sia di povertà che di ricchezza. Non condanna affatto i ricchi, semmai le ricchezze quando diventano oggetti idolatrati. Il dio denaro, il vitello d’oro».

La redazione

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16 commenti a Grazie all’8×1000 una Chiesa povera per i poveri

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  1. Giovanni ha detto

    Scusate, ma se fate i conti tra gli 85 milioni dichiarati per l’otto per mille terzo mondo e quelli spesi (ad occhio meno di 10 milioni) qualcosa non funziona. Per favore, verificate i dati prima di divulgarli.

  2. Giancarlo ha detto

    Quello che non si capisce è perchè la Chiesa debba avere un trattamento di favore rispetto ad esempio quelle onlus che lavorano sul sociale, la disparità che esiste tra otto per mille e cinque per mille è ad esempio una vergona che va sanata il prima possibile.

    https://www.youtube.com/watch?v=8BpxO01j31c

  3. Giustiniano ha detto

    E intanto ci sono vescovi che prendono 190 mila euro di pensione, pagata ovviamente dai contribuenti italiani…

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