Il vescovo pilota che porta aiuti con il suo ultraleggero

carità chiesa isola salomoneIl vescovo pilota delle Isole Salomone. Mons. Capelli porta cibo e farmaci ai bisognosi attraverso il piccolo aereo regalatogli dai suoi amici, un esempio della carità silenziosa che la Chiesa fa ogni giorno, in silenzio.

 

«La Chiesa cresce in silenzio, in preghiera, di nascosto, con le buone opere». Così ha parlato Papa Francesco, recentemente, in una meditazione. È bene tenerlo in mente, perché le buone opere«non fanno notizia», ma «la crescita propria della Chiesa, quella che dà frutto, è in silenzio, di nascosto con le buone opere».

Già in passato avevamo parlato della carità silenziosa della Chiesa Cattolica in Italia e nel mondo. Oggi la nostra attenzione va ad un esempio particolare di tale carità, quello di mons. Luciano Capelli, vescovo di Gizo, capitale delle Isole Salomone, il quale porta cibo e farmaci alle popolazioni locali bisognose, volando con l’aereo ricevuto in dono dai suoi amici. Una piccola storia ma esemplare.

«Da piccolo volevo pilotare gli aerei», racconta, «poi ho fatto il prete e adesso sono un vescovo pilota. Cosa potrei chiedere di più dalla vita?». Sicuramente, Dio ha posto questa forma di originalità al servizio di molte persone. «Alla guida del mio ultraleggero anfibio», prosegue Mons. Capelli, «raggiungo gli ospedali, le scuole, le comunità a cui consegno viveri, farmaci, generi di prima necessità. Gli spostamenti sono più rapidi volando». Il tutto nonostante tsunami, terremoti sopra i sette gradi Mercalli e piogge monsoniche.

Salesiano ed oriundo valtellinese, dopo 35 anni di missione nelle Filippine, mons. Capelli è andato ancora più lontano dalla sua terra d’origine e nel 2007 è stato nominato Vescovo di Gizo da Papa Benedetto XVI. Non sempre, però, è stato un “vescovo volante”, come è soprannominato: per poter aiutare il mezzo milione di persone che vivono nelle Isole Salomone, «si è sottoposto con successo a un corso intensivo durato un mese per diventare operativo il prima possibile», come riporta il pilota ed istruttore dell’Aero Club di Caiolo, Enrico Magni. Infatti, ha spiegato mons. Capelli: «i costi della miscela per le barche sono molto elevati. L’ultraleggero e il brevetto erano un’urgenza della missione, per permettermi di essere presente a incoraggiare, animare, sollevare i cuori».

Dietro a questa lodevole forma di carità, tuttavia, non c’è solo Don Capelli, ma un’intera comunità, che in Valtellina ha organizzato una raccolta fondi per sostenere la missione nelle Isole Salomone. Come ha spiegato Piera Pellizzatti, responsabile della onlus Progetto Salute Isole Solomons, «la raccolta fondi, che è sempre aperta, è servita non solo per contribuire all’acquisto dell’aereo, con l’aiuto della CEI, ma anche per sostenere una serie di progetti importanti». Tra questi si contano la costruzione di un ospedale, otto centri materni, quattro scuole (tra cui un istituto agricolo) ed un punto nascite dove ogni anno avvengono circa mille parti. Inoltre, è stato realizzato uno spazio per accogliere le donne malate terminali, altrimenti abbandonate perché ritenute infette dalle popolazioni locali.

Questa è un’illustrazione della differenza che, nel silenzio, la Chiesa fa ogni giorno nel mondo, dove qualcuno addirittura vola per aiutare il prossimo. Tutto ciò, ovviamente, non finisce sulle prime pagine delle testate giornalistiche, a differenza degli scandali. Come ricorda ancora Papa Francesco, «sui giornali vengono le notizie di quello che fanno tanti sacerdoti, tanti preti in tante parrocchie di città e di campagna? La tanta carità che fanno? Il tanto lavoro che fanno per portare avanti il loro popolo? No, questa non è notizia! Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce». Per ora, guardiamo alla foresta che cresce. Grazie, Monsignor Capelli!

Marco Visalli

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6 commenti a Il vescovo pilota che porta aiuti con il suo ultraleggero

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  1. Piero ha detto

    Grazie Marco! Che bella storia!

  2. Federico74 ha detto

    “Questa è un’illustrazione della differenza che, nel silenzio, la Chiesa fa ogni giorno nel mondo”.

    E’ proprio così, soltanto che il bene viene solitamente sottaciuto, soprattutto quando, come in questa caso
    (ma direi quasi sempre) proviene dalla Chiesa Cattolica.
    Niente di strano, riconoscere gli enormi meriti della Chiesa non rientra nel politically correct.
    Per fortuna, in un mondo come quello della Rete, dove gli odiatori seriali da tastiera si sfogano da mane a sera,
    ci sono siti come il vostro, che ci ricordano come il bene esista davvero, e proceda da Dio.
    Grazie.

  3. lorenzo ha detto

    Dalla posizione dell’ala sopra la cabina di pilotaggio, l’ULM è certamente uno Savannah.

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