Perché l’aborto è un dramma se lo zigote è un grumo di cellule?

feto 12 settimaneRecentemente su “La Stampa” la giorna-femminista Mariella Gramaglia ha affermato che la «maggioranza delle laiche femministe detesta l’aborto con tutto il cuore». Ma perché mai dovrebbero provare questi sentimenti? L’embrione e il feto non sono forse un grumo di cellule? E perché tanto dispiacere nel rimuoverlo?

Se ieri l’aborto era l’asso nella manica, un contraccettivo finale, per permettersi una vita sessualmente promiscua, oggi si è magicamente trasformato in un dramma. Ma perché è un dramma abortire se l’embrione è una non-persona, un non-essere umano? Perché questo dolore? Lo ha spiegato il card. Carlo Maria Martini: «A partire dal concepimento nasce infatti un essere nuovo, diverso dai due elementi che, unendosi, lo hanno formato. Tale essere inizia un processo di sviluppo che lo porterà a diventare quel “bambino”, cosa meravigliosa, miracolo naturale al quale si deve acconsentire. È questo l’essere di cui si tratta, fin dall’inizio. In quanto chiamato e amato, questo qualcuno ha già un volto, è oggetto di affetto e di cura. Ogni violazione di questa esigenza di affetto e di cura non può essere vissuta che in un conflitto, in una profonda sofferenza, in una dolorosa lacerazione» (C.M. Martini e U. Eco, In cosa crede chi non crede?, Liberal Libri 1996, p. 12).

Evidentemente dunque oggi anche la “maggioranza delle laiche femministe” sono riuscite -seppur senza ammetterlo- ad entrare in possesso di un testo scientifico di embriologia, scoprendo che «lo zigote è formato dall’unione di un ovocita e di uno spermatozoo, è l’inizio di un nuovo essere umano» (K.L. Moore, “Before We Are Born: Essentials of Embryology”, 7th edition, Saunders 2008, p. 2).

I giochi dovrebbero allora essere già chiusi perché la personalità del feto è chiaramente la questione cruciale per l’aborto: se il feto non è una persona, l’aborto non è l’uccisione deliberata di un innocente. Ma se invece il feto è una persona, allora si tratta di omicidio, pratica illegale. Tutti gli altri aspetti della controversia sull’aborto sono relativi a questo. Ad esempio, le donne hanno dei diritti sul proprio corpo, ma non sopra i corpi di altre persone. Ed infatti l’interruzione di gravidanza non è un diritto, come ha confermato Vladimiro Zagrebelsky, magistrato ed ex giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo. Le persone hanno un “diritto alla vita”, ma le non-persone (ad esempio cellule, tessuti, organi, piante, animali ecc,), non lo hanno.

Essendo ormai chiaro che lo zigote è biologicamente e geneticamente umano ed un membro distinto della specie homo sapiens, chi intende giustificare la sua soppressione è costretto ad inventarsi la categoria degli “esseri umani non persone”, dicendo che zigote-embrione-feto sono sì umani, ma non sarebbero persone e dunque privi di diritti sacri e inviolabili. Esattamente come la Corte Suprema americana, che nel 1857 affermava che “a norma di legge, i negri non sono persone” così da giustificare il razzismo. Ma, come spiegato dal filosofo Massimo Reichlin, docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele, la «differenza tra persona e essere umano è ben lungi dall’essere teoricamente difendibile» (M. Reichlin, “Etica e neuroscienze”, Mondadori 2012, p. 32.33). L’onere della prova e della dimostrazione spetta ovviamente a chi ha inventato questa nuova categoria di esseri umani, usando la stessa tattica retorica dei dittatori che nella storia hanno voluto giustificare teoricamente i loro crimini illudendosi di sentire così meno peso sulla coscienza.

Il dolore, fisico e morale, della donna dopo un aborto distrugge ogni subdolo tentativo dei teorici abortisti. Lo sa bene la tuttologa Chiara Lalli, che ha scritto un intero libro provando inutilmente a convincere che in realtà le donne non provano alcun dolore ad abortire (“La verità, vi prego, sull’aborto”), sperando così di emergere dalla contraddizione che abbiamo posto all’inizio di questo articolo. Proprio questi tentativi, in realtà, dimostrano l’inesistenza di un solo argomento convincente a sostegno dell’interruzione di gravidanza allorquando si ha la dignità e la maturità intellettuale di riconoscere che zigote-embrione-feto non sono quel grumo di cellule come hanno voluto farci credere per anni radicali e femministe.

La redazione

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