Inesistenti le accuse a Benedetto XVI, solite gaffe per Marco Politi

Benedetto XVI  L’abdicazione del Papa è stata un’occasione in più per Marco Politi, vaticanista de Il Fatto Quotidiano, per raccontare ancora una volta menzogne e luoghi comuni contro Benedetto XVI. Mentre il mondo ha mostrato rispetto per questa scelta -arrivato perfino da Vito Mancuso-, da parte di Politi nulla è cambiato, è rimasto il solito disumano disprezzo verso Ratzinger e la volontà di mistificare la realtà per accontentare i suoi quattro esaltati lettori famelicamente anticlericali.

Il vaticanista de Il Fatto non ha trovato nulla di meglio che imbastire un articolo pieno di inesattezze per fare un bilancio sui presunti errori e occasioni sprecate da parte di Benedetto XVI.  Addirittura ha ipotizzato che siano stati «otto anni persi». Ma persi per chi? Per Politi ovviamente, laicista dalle molte primavere, che da anni pretende dal Papa –ricattandolo con articoli pieni di insulti- le donne prete, eutanasia e suicidio assistito, matrimonio omosessuale, protestantizzazione della fede cattolica e sincretismo religioso. Se per Marco Politi il papato di Ratzinger è stato un fallimento, allora certamente possiamo dire che è stato un successo agli occhi di Dio.

Come in ogni suo articolo Politi si è fatto arbitrariamente portavoce di una “massa cattolica”, di sua totale invenzione, che sarebbe contenta delle dimissioni del Papa, giudicato incapace. Ha poi pescato nel prontuario laicista delle accuse a Benedetto XVI creando un elenco di menzogne che avrebbe imbarazzato perfino Piergiorgio Odifreddi. Oltretutto un articolo graficamente sbagliato in cui i piccoli titoli non corrispondono al contenuto, e questo la dice lunga sulla confusione di Politi.

 

Obbligo di denuncia per i Vescovi.  Lo statalista Politi vorrebbe che Benedetto XVI avesse imposto l’obbligo giuridico di denunciare un reato sessuale per i vescovi, creando così una nuova figura di pubblico ufficiale al di fuori del codice penale e dunque facendo ingerenza nell’ordinamento dello Stato. L’obbligo, lo sa chiunque, vige infatti soltanto per i pubblici ufficiali o gli incaricati di pubblico servizio, qui una approfondita spiegazione. Politi vorrebbe dunque che la Chiesa faccia ingerenza nello Stato, così potrà poi urlare al complotto teocratico. In realtà, la decisione su questa tematica non è in carico al Pontefice come vorrebbe far credere Politi, ma spetta alla Conferenza Episcopale: quella australiana ha previsto l’obbligo di denuncia, quella italiana no, ricevendo comunque una bocciatura generale dal Sant’Uffizio anche per norme troppo «leggere», poco «incisive». In ogni caso, il lavoro di Benedetto XVI è stato enorme e positivo, come è stato osservato da tutti, perfino dal laicissimo Gian Enrico Rusconi, il quale ha proprio riconosciuto il merito di Ratzinger di aver «ridato il primato alla legge, alla società, allo Stato» su questa tematica, evitando che il «peccato/crimine possa essere assolto ed espiato tra confessionale, sagrestia e arcivescovado».

 

Il report Moneyval e finanze vaticane. Da mesi Marco Politi continua a sostenere in solitudine la menzogna che le finanze vaticane non siano migliorate in trasparenza, usando a suo supporto l’esito del rapporto Moneyval sull’anticorruzione, che secondo lui avrebbe “bocciato il Vaticano”. In realtà, come sanno tutti, il responso è stato positivo e l’esame è stato superato. Il Sole24ore ha infatti commentato: «in meno di 20 mesi il Vaticano ha messo in piedi una struttura normativa che prima d’ora era inesistente, e quindi quello di oggi può comunque essere considerato un passo molto importante, anche se non definitivo». Dunque anche in questo caso non c’è nessun occasione sprecata, ma anche su questo grande merito va dato a Benedetto XVI.

 

Citazione contro i musulmani a Regensburg. Politi è costretto a tornare al 2006 per riprendere alcune polemiche in seguito ad una citazione di Benedetto XVI su Maometto, sostenendo che il Papa avrebbe offeso milioni di musulmani. In realtà è ovvio che la profondità della lezione del Papa non può essere alla portata di Politi e dei vari mistificatori del web, tant’è che -a parte qualche fazione violenta- quelle parole, come ha spiegato l’islamologo Samir Khalil Samir, hanno rappresentato una base per instaurare un dialogo più vero con l’islam. Parole corrette e contestualizzate, come è stato fatto notare da molti. Lo dimostra il fatto che dopo tale evento, 138 personalità musulmane hanno scritto a Benedetto XVI valorizzando la comunione con il cattolicesimo.  Il prolifico dialogo con l’Islam, rinato con Benedetto XVI, è stato dimostrato nella viaggio pastorale del Pontefice in Turchia, specialmente nei momenti di visita alla Moschea Azzurra assieme ai leader religiosi islamici.

 

Africa e affermazioni sul preservativo. Più volte Politi è tornato, eccitato, su questa vicenda sessuale. Ha sostenuto che il Papa avrebbe detto in Africa che «il preservativo peggiora la diffusione dell’Aids».  La verità è sempre un’altra: il Papa ha infatti saggiamente sostenuto un’altra cosa, ovvero che «non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema». Affermazioni scientificamente verificate, come ha spiegato Edward C. Green, direttore dell’AIDS Prevention Research Project al centro Harvard per gli Studi su Popolazione Sviluppo: «il Papa ha ragione, o per metterlo in un modo migliore, la migliore evidenza che abbiamo è di supporto alle dichiarazioni del Papa. C’è un’associazione costante, dimostrata dai nostri migliori studi, inclusi i “Demographic Health Surveys”, finanziati dagli Stati Uniti, fra una maggior disponibilità e uso dei condoms e tassi di infezioni HIV più alti, non più bassi». Questo è dovuto al fenomeno della “compensazione del rischio”, annullabile se invece si offre maggior spazio all’educazione verso la fedeltà coniugale e all’astinenza, come è stato fatto da suor Miriam Duggan, premiata dall’Università di Harvard per aver sconfitto l’AIDS in Uganda (senza distribuzioni del preservativo).

 

Incontro con Rebecca Kadaga e pena di morte per i gay.  La bufala è recente, e i gay sono da tempo al centro delle attenzioni segrete di Marco Politi, autore di libri monotematici come “La confessione. Un prete gay racconta la sua storia” (2000) e “Io, prete gay” (2006). Il Papa, secondo il suo detrattore, avrebbe incontrato Rebecca Kadaga, sostenitrice della pena di morte dei gay, avvalorando così la sua posizione. In realtà, come abbiamo già detto, la presidentessa dell’Uganda è stata ricevuta in Vaticano insieme a un’intera delegazione di parlamentari del Paese africano. Prima di arrivare a Roma ha partecipato, senza scandalizzare Politi, all’Assemblea Consultiva dei parlamentari per la Corte penale internazionale ed alla Conferenza parlamentare mondiale sui diritti umani. La Kadaga non è nemmeno la presentatrice della proposta “Kill the gays bill”  e tale legge non prevede in alcun caso la pena di morte. In ogni modo, sia la Chiesa Cattolica ugandese che la Santa Sede si sono espresse chiaramente contro di essa da molto tempo.

 

Annullamento della scomunica ai lefebvriani. Non poteva mancare anche questo episodio: al vescovo lefebvriano Williamson, negatore dell’Olocausto, assieme ad altri tre religiosi, è stata revocata la scomunica come gesto per favorire l’unità della Chiesa. In ogni caso Benedetto XVI non era al corrente delle tesi negazioniste dell’Olocausto del Vescovo tradizionalista Richard Williamson prima di rimettergli la scomunica e il Vaticano, oltre a prendere ovviamente le distanze, ha più volte intimato ai lefebvriani di ritrattare la loro posizione sulla Shoah, invitandoli ad aderire completamente al magistero della Chiesa. In ogni caso, e questo Marco Politi non lo dirà mai, lo scioglimento dalla scomunica non ha cambiato la situazione giuridica della Fraternità che non gode di alcun riconoscimento canonico nella Chiesa Cattolica. Sempre secondo Politi, inoltre, tale gesto di Benedetto XVI avrebbe incrinato il rapporto tra la Chiesa e la comunità ebraica, a smentirlo questa volta è stato l’intervento in questi giorni del rabbino David Rosen, consigliere del Gran Rabbinato di Israele, secondo il quale «nella comunità ebraica sarà sempre ricordato come l’uomo che ha consolidato le innovazioni di Giovanni Paolo II […] e forse per alcuni aspetti addirittura andando oltre, certamente in fatto di quantità e forse anche di qualità del suo impegno personale […]. Guarderemo indietro al Pontificato di Papa Benedetto XVI come molto significativo per aver consolidato le conquiste straordinarie nell’ambito dei rapporti tra ebrei e cattolici».

 

Preghiera con citazione degli ebrei. Non sapendo cos’altro dire, Politi è andato a ripescare la preghiera del Venerdì Santo dove si parlerebbe -secondo lui- della cecità degli ebrei “rispetto alla venuta di Cristo”. Politi non sa nulla nemmeno di questo, ovviamente, infatti Benedetto XVI ha proprio modificato la preghiera eliminando il passaggio che urtava la sensibilità del popolo ebraico. E’ rimasta la frase “preghiamo per gli ebrei”, è un’invocazione generale all’interno di una lunga serie di preghiere in cui si raccomandano a Dio tutte le categorie dei credenti (e anche i non credenti) che compongono l’umanità. Se vi fosse in ogni caso stato qualcosa di offensivo verso gli ebrei, il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, non avrebbe parlato di «vicinanza e rispetto a papa Benedetto XVI per la sofferta e coraggiosa decisione presa in queste ore. Estremamente significativi, nel corso del suo magistero, i passi compiuti per l’avvicinamento tra ebrei e cristiani nel solco dei valori comuni». Il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha invece sottolineato che la vicinanza di Ratzinger agli ebrei, «testimonia non solo un impegno formale con la comunità ebraica più vicina al pontefice, quella romana, ma rappresenta anche un percorso sincero non solo nel dialogo ma anche la testimonianza di una voglia di accogliere e interloquire in un sistema di pari dignità e rispetto con il mondo ebraico nel suo complesso»

 

Comunione negata ai divorziati risposati.  Il vati-laicista de Il Fatto incolpa Benedetto XVI anche di non aver dato una risposta ai divorziati risposati sulla loro partecipazione al sacramento della Comunione. In realtà il Pontefice ha studiato il problema e ha risposto in modo chiaro, ovviamente non come avrebbe voluto Politi. Ha affermato: «il peccato, soprattutto quello grave, si oppone all’azione della grazia eucaristica in noi. D’altro canto, coloro che non possono comunicarsi per la loro situazione troveranno comunque in una comunione di desiderio e nella partecipazione all’Eucaristia una forza e un’efficacia salvatrice». L’argomento è stato dettagliato molto bene in questa circostanza. In un’altra occasione il Pontefice si è rivolto proprio ai divorziati, spiegando che «il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza». Benedetto XVI ha preso una decisione una decisione chiara e completamente condivisibile, ognuno dovrà tenerne conto quando deciderà di tradire appositamente il sacramento del matrimonio.

 

Alla fine del suo delirio il vaticanista del Fatto se la prende pure con gli scomodi, per lui, “principi non negoziabili” ed esulta perché «una folla non sia precipitata in piazza San Pietro al grido di “non farlo… rimani !”» quando il Papa ha annunciato la sua abdicazione, che per molti sarebbe «arrivata come un sollievo». Ancora una volta Politi gioca a farsi portavoce di fantomatici cattolici anonimi per esplicitare le sue opinioni. Al contrario di quanto la pensa Politi, è una bella cosa che nessun cattolico sia andato in San Pietro a pretendere presuntuosamente di volergli far cambiare idea, come se non si fidasse della sua autorità e capacità di scelta. Invece, come informano i vaticanisti seri, migliaia di fedeli si sono radunati spontaneamente in piazza San Pietro per manifestare al Papa la propria solidarietà. Come abbiamo già detto, in ogni caso, la dimostrazione che il pontificato di Benedetto XVI è stata una grazia da parte di Dio è proprio la rabbia dei laicisti come Politi, costretti a questi elenchi di piccole menzogne per tentare di tamponare la bellezza della verità e il grande merito di Benedetto XVI.   

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