I media contro Benedetto XVI, intanto normalizzano la pedofilia

Il settimanale tedesco di sinistra Die Zeit attacca Benedetto XVI, ma fino agli anni ’80 promuoveva la pedofilia. La normalizzazione del sesso con i minori è costante ancora oggi, i grandi media o ignorano o ne sono i promotori.




I grandi media occidentali si sfidano a chi colpisce di più Benedetto XVI, accusato di negligenza durante il suo breve episcopato bavarese 40 anni fa.

Poco importa che il suo team di legali ha smontato ogni accusa, dimostrando tramite gli atti che in quella famosa riunione del 15 gennaio 1980 non si parlò degli abusi di Peter H. ma esclusivamente della sua sistemazione a Monaco di Baviera per sottoporsi ad una terapia, senza menzionarne il motivo.

Il maggiore accusatore del Papa emerito è Die Zeit, settimanale tedesco di sinistra.


Quando “Die Zeit” promuoveva la pedofilia.

Nessuno ha ricordato l’ipocrisia della rivista che negli stessi anni in cui il prete tedesco abusava i bambini, sulle loro pagine apparivano articoli pro-pedofilia (ancora disponibili sul sito web del giornale) dell’allora direttore artistico, Rudolf Walter Leonhardt.

Nel 1979 sempre Die Zeit concedeva spazio all’educatore di Amburgo, Karlheinz Lutzmann, un altro normalizzatore del sesso con i bambini.

Soltanto nel 2013 sono arrivate delle timide scuse da parte del settimanale di sinistra per aver promosso «controverse tesi».

A smuovere la (sporca) coscienza del settimanale tedesco è stato Franz Walter, fondatore del Göttingen Institute for Democracy Research ed autore di una monumentale ricostruzione della propaganda pro-pedofilia da parte della sinistra tedesca, a partire dal partito dei Verdi fino ai principali quotidiani.

Walter ha ricordato l’apologia della pedofilia da parte di Die Zeit tra gli anni ’60 ed ’80, quando pubblicò innumerevoli articoli con l’obbiettivo di normalizzare culturalmente lo stupro dei minori, intervistando pedofili e psicologi di parte.

Il settimanale tedesco sostenne che gran parte dei bambini non sarebbero “vittime indifese” ma i veri provocatori sessuali degli adulti. L’autore scientifico dello Zeit, Erwin Lausch, respinse infatti l’idea che la pedofilia sia un abuso particolarmente famigerato che richiede una punizione, definendo tale avversione «un tocco di Medioevo».

Lo stesso Die Zeit che oggi accusa Ratzinger di “negligenza” allora si divertiva a scandalizzare la “paura borghese” celebrando la pedofilia, eppure «Die Zeit non voleva assolutamente considerare il fatto che i bambini potessero subire danni psicologici dai rapporti sessuali con gli adulti», scrive Franz Walter.

Così, si scagliava contro «“la famiglia autoritaria” in cui “la repressione della sessualità del bambino piccolo” pone le basi di tutte le deformazioni personali e sociali».

Un pediatra e blogger tedesco ha ricordato a sua volta che «all’epoca era in corso una rivoluzione sessuale, tutti erano altamente illuminati e ogni vincolo doveva essere eliminato, anche quando si trattava di “altra” sessualità. Ogni divieto agli omosessuali fu eliminato, lo stesso per i feticisti, il sesso di gruppo e le comunità di nudo. Tra essi trovarono spazio anche i molestatori di bambini. Sesso gratis per tutti, adulti e bambini. Sfortunatamente, tali rivoluzioni intellettuali richiedono l’appoggio della stampa e Die Zeit fece la sua parte in quel momento. Die Zeit, allo stesso modo di Bild e dello Spiegel, influenzò l’atteggiamento di molti accademici, inclusi insegnanti e professori. Non vi fu quasi nessuna critica».


Oggi sui media la normalizzazione della pedofilia.

La stampa tedesca e quella occidentale, in generale, sono troppo occupati a colpire Benedetto XVI per accorgersi anche della costante ed attuale spinta di normalizzazione della pedofilia.

Nei giorni scorsi Stephen Kershnar, illustre professore di Filosofia della State University di New York ha chiesto la liberalizzazione della pedofilia in un video diffuso su TikTok, sostenendo che «non c’è nulla di eticamente sbagliato in un maschio adulto che fa sesso con una ragazza di 12 anni, non c’è alcun “errore”».

L’intervento di Kershnar è ospitato nel podcast di Thaddeus Russell, noto per aver sostenuto nel 2017 l’abbassamento dell’età del consenso del sesso con i minori sul Daily Beast, difendendo Roman Polanski.

Quando la State University of New York ha annunciato sanzioni è apparsa una lettera aperta di 150 firmatari (tutti accademici) in difesa dell’apologeta della pedofilia, chiedendo di rispettare «la libertà accademica» ed impedire che «le idee sulla moralità vengano soppresse e censurate solo perché impopolari o offendono la sensibilità del pubblico generale». Uno dei firmatari è Peter Singer, noto sostenitore dell’infanticidio in quanto neonati e disabili sono “non persone”.

Le posizioni pro-pedofilia di Stephen Kershnar sono note dal 2015 quando scrisse le stesse tesi nel suo Pedophilia and Adult–Child Sex: A Philosophical Analysis (Lexington Books).

Pochi mesi fa è stato il transessuale Allyn Walker, professore alla Old Dominion University a chiedere la “de-stigmatizzazione” della pedofilia , proponendo di cambiare il termine offensivo “pedofili” con “persone attratte dai minori”.

Nel suo A Long, Dark Shadow (University of California Press 2021) si è occupato delle «persone attratte dai minori e la loro ricerca della dignità» (sottotitolo del libro), mettendo in discussione «i presupposti diffusi secondo cui le persone che sono preferenzialmente attratte dai minori, spesso indicate come “pedofile”, siano necessariamente anche predatori e autori di reati sessuali, questo libro porta i lettori nella vita delle persone attratte da minori che non hanno commesso reati».

Nel giugno 2021 Joseph J. Fischel, professore associato alla Yale University (su Twitter si definisce “gay a pagamento”), ha inneggiato alla «celebrazione della sessualità pubblica» durante i Gay Pride, sostenendo che non c’è nulla di male in un adulto che mostra i propri genitali ai bambini e che compie atti sessuali in pubblico davanti a loro anzi, precisa, «ai bambini potrebbe piacere». L’attivista Lgbt è autore del libro Sex and Harm in the Age of Consent, dove sostiene la «depenalizzazione del sesso tra minori e adulti».

Mentre l’editorialista di GQ e giornalista di diversi quotidiani inglesi, Flora Gill, propone la pornografia di adulti adatta e diretta ai bambini (tweet rimosso dopo le polemiche), nel 2020 Netflix è stato condannato dal gran giurì del Texas per aver «promosso consapevolmente» pornografia infantile tramite il film Cuties.

C’è chi fa notare la graduale normalizzazione culturale della pedofilia da parte della rivista Vice: raccogliendo titoli e copertine degli ultimi anni emerge il tentativo di generare simpatia verso i pedofili ed offuscarne la stigmatizzazione pubblica. Nel 2017 si è saputo che i dirigenti ed il presidente della rivista, Andrew Creighton, hanno molestato sessualmente quattro donne (maggiorenni).

L’editorialista del Daily Wire, Matt Walsh, ha denunciato il tentativo dei media (di sinistra) di «normalizzare la pedofilia proprio davanti ai nostri occhi». In particolare, ha sottolineato l’ossessione di mostrare «bambini che si vestono con abiti femminili e ballano per il divertimento perverso degli adulti», fenomeno definito “drag-kids“. «Dieci anni fa non esistevano i “drag kids” o le drag queen che raccontano fiabe ai bambini nelle biblioteche comunali. La sinistra ti avrebbe definito un pazzo paranoico se avessi previsto che cose del genere sarebbero accadute. Ora entrambe sono assolutamente all’ordine del giorno».

Diversi media non si sono fatti problema a diffondere la foto di uno di questi bambini, immortalato a fianco di un drag queen completamente nudo. Fortunatamente il Washington Examine ha scritto: «Lasciare che un bambino di 8 anni sia una drag queen non è progressista, è abuso sui minori».

E che dire dello sfruttamento mediatico del piccolo Desmond Napoles, a 10 anni il drag queen più giovane al mondo? Celebrato in tutte le riviste glamour del mondo (anche in Italia), senza troppe remore. Giusto qualche scalpore ha suscitato il video in cui il bimbo balla nudo in un bar gay truccato da donna, mentre gli adulti gli lanciano soldi e fanno apprezzamenti sessuali.

Il pedofilo Tom O’Carroll, fondatore di Pedophile Information Exchange, ha elogiato lo spettacolo scrivendo: «Desmond è davvero fantastico ed eccitante! Ammettiamolo, quando un bel bambino dice al mondo che è gay e balla sensualmente davanti ad uomini adulti, indossando abiti da vampiro e trucco; quando “lei” si toglie i vestiti o va in scena poco vestita; quando le banconote da un dollaro vengono accettate come “consigli” da un pubblico in preda all’eccitazione; quando tutto questo sta succedendo, stiamo ottenendo molto più di una semplice celebrazione della diversità di genere o un’innocente esibizione di un talento precoce. Ed è fantastico».


I grandi media ignorano tutto questo ed a volte ne sono i primi promotori. Fra 30 anni si scuseranno, forse, come è stato costretto a fare (timidamente) Die Zeit.

La redazione

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8 commenti a I media contro Benedetto XVI, intanto normalizzano la pedofilia

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  1. Positrone ha detto

    La pedofilia è certamente un grande male e la sua condanna viene prima di ogni altra considerazione ma l’uso strumentale della pedofilia contro la Chiesa piuttosto che contro la pedofilia stessa rimarrà sempre una grande onta per chi la usa…

    • Mwro ha detto in risposta a Positrone

      Ssst non far notare che nel corso degli anni UCCR non si è fatta sfuggire un solo caso di pedofilia che non riguardasse la Chiesa se no qualcuno può sospettare che l’uso strumentale consiste anche nel rinfacciare “E i laici allorah!?!?!?!?” 😀

      • Jack ha detto in risposta a Mwro

        Non ho capito l’obiezione, so che non sarà qualcosa di serio e maturo però mi piacerebbe almeno capirla. Prova a riscriverla con un senso logico in italiano 🙂

        • Mwro ha detto in risposta a Jack

          La normalizzazione della pedofilia che quei cattivoni dei laici stanno compiendo è molto inquietante, tra un po’ rifaranno vedere in TV quel film del 1978 con le scene con il cattolico Alberto Sordi e una dodicenne nuda 🙁

          • Jack ha detto in risposta a Mwro

            Wow un altro commento molto maturo! Vedo anche che sei un esperto di certi generi cinematografici…

            • Mwro ha detto in risposta a Jack

              Se Alberto Sordi avesse recitato oggi in quel film con le dodicenni nude lo avrebbero arrestato, ma è meglio che non vai a dirlo in giro se no qualcuno potrebbe chiedersi dove ç%$!& sta la normalizzazione della pedofilia 😀

              • Jack ha detto in risposta a Mwro

                I tuoi commenti pullulano sempre di “se”, di “ma”…riesci a scrivere qualcosa di intelligente? La cosa più bella è che con sta storia dei film di Sordi datati 1978 dimostri solo che in quegli anni non c’era la consapevolezza che c’è oggi sui danni della pedofilia ed il 90% degli abusi che emergono dalle inchieste sulla chiesa risalgono proprio a quegli anni (e molto prima). Lo stesso BXVI è accusato di negligenza su un caso di 40 anni fa.

                Pensa meglio a quello che scrivi che ogni volta sono capriole 🙂

                • Mwro ha detto in risposta a Jack

                  Esiste un principio di non contraddizione secondo il quale non puoi parlare di normalizzazione della pedofilia quando mai come oggi la pedofilia è stata punita così severamente, tanto che è previsto il carcere anche per chi solamente disegna(non fotografia o ritrae) una minorenne nuda 😀

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