Sindone e le “macchie false”: il dott. Di Lazzaro smentisce lo studio su Rai 1 (video)

Torniamo, seppur brevemente, al recente studio sulla Sindone di Torino, riguardante il percorso effettuato dal sangue. Gli autori, Luigi Garlaschelli e Matteo Borrini, hanno spruzzato del liquido ematico su un manichino e sul corpo dello stesso Garlaschelli, confrontando le traiettorie del sangue osservabili sul famoso sudario e concludendo la non compatibilità. Ma l’errore è macroscopico, come abbiamo scritto.

Il tipo di superficie su cui un liquido scorre è fondamentale nell’imprimere ad esso un certo tipo di traiettoria rispetto ad un altro. Per questo, è metodologicamente scorretto aver messo a confronto la plastica liscia di un manichino e la pelle pulita ed intatta di Garlaschelli, in un asettico laboratorio, con il corpo dell’Uomo della Sindone, vittima di torture, flagellazioni, ferite, tumefazioni della pelle e disidratazione. Senza considerare, oltretutto, la differente densità del sangue di un uomo morto a causa di stress traumatici da quello utilizzato nell’esperimento.

Tutte variabili che chiaramente hanno influito in modo determinante nella direzione del sangue: tenendo conto le due situazioni profondamente diverse che sono state messe a confronto, sarebbe stata irrealistica e impossibile una sovrapponibilità di risultati. La critica è decisiva, tanto che i due ricercatori non hanno mai risposto pur avendone avuta la possibilità.

Il fisico Paolo Di Lazzaro, dirigente di ricerca presso l’Enea di Frascati e vicedirettore del Centro Internazionale Sindonologia, ha espresso le stesse critiche durante la puntata de La vita in diretta del 17 luglio scorso, seppur nel pochissimo spazio di replica che gli è stato concesso. Matteo Borrini, presente in studio, ha voluto replicare solamente al fatto che il sangue utilizzato non era solo quello contenente anticoagulante, affermando erroneamente che, in ogni caso, «non importa se il sangue sia più o meno liquido, più o meno viscoso, perché si comporta sempre in base alla forza di gravità, va sempre nella stessa direzione». Non è così: la viscosità di un liquido può determinare traiettorie irregolari, ancor di più la velocità di scorrimento. Altro dato -non conosciuto- trascurato da Borrini e Garlaschelli.

Presente in studio anche lo storico scettico Andrea Nicolotti, che ha messo perfino in dubbio che quelle sulla Sindone siano macchie di sangue, invitando a «ricominciare tutto da capo». Siamo alla fantascienza: due scienziati statunitensi, membri dello STURP, il biofisico John H. Heller ed il biochimico Alan D. Adler (oltre al medico legale Pierluigi Baima Bollone), giunsero – indipendentemente tra loro – ad accertare la presenza di sangue sulla Sindone, pubblicando i risultati sul Canadian Society of Forensic Sciences Journal. Le fotografie di fluorescenza a luce violetta hanno infatti stabilito che le macchie e la cintura di sangue hanno le proprietà ottiche del siero, osservando commistione tra sangue vitale e cadaverico e la presenza di sangue arterioso e venoso. La conferma della conferma arrivò da Leoncio Garza Valdés, microbiologo dell’University of Texas Health Science Center di San Antonio, che individuò anche il gruppo sanguigno AB. L’approccio scientifico di Nicolotti alla Sindone è quindi quantomeno lacunoso, ma lo è ancor più –come già abbiamo rilevato– quando affronta la tematica dal punto di vista storico.

Nel filmato qui sotto, Matteo Borrini espone l’esperimento effettuato, seguito dalla confutazione da parte di Paolo Di Lazzaro. A conclusione le sagge parole di don Gaetano Saraceno, il quale si compiace del dibattito scientifico ricordando però la posizione della Chiesa: «la fede non si fonda sulla Sindone, ma nella Sindone trova mistero ed eloquente testimonianza».

 

Qui sotto il video de La vita in diretta (pubblicato anche sul nostro canale Youtube)

 
La redazione

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