Il Cristo inerme colpito da laicisti, ebrei ed islamici
- Ultimissime
- 20 Apr 2026

Estremisti ebrei, musulmani, laicisti e femministe e il Cristo come bersaglio. Il paradosso storico: il simbolo della sofferenza innocente come oggetto da distruggere.
Ora pure i soldati dell’esercito israeliano.
Sta facendo il giro del web l’immagine di un soldato delle forze armate israeliane che, nel sud del Libano, colpisce con una mazza una statua di Gesù già divelta dalla croce.
L’episodio, avvenuto nel villaggio cristiano di Debl, è stato confermato dallo stesso esercito israeliano, che ha definito il gesto “grave” e “incompatibile con i valori” delle proprie truppe, promettendo provvedimenti disciplinari.
Estremisti ebrei ed islamici
Non è purtroppo il primo episodio di violenza verso i simboli cristiani proveniente dal mondo ebraico.
Pochi mesi fa, infatti, il Patriarcato latino di Gerusalemme aveva sollecitato il governo di Israele a indagare sulla profanazione di decine di tombe nel monastero di Beit Jamal, a ovest di Gerusalemme.
Episodi che il Patriarcato ha legato a una serie di crimini d’odio definiti come attacchi “price tag“, che gli estremisti ebrei compiono ripetutamente contro chiese, cimiteri e simboli cristiani. Accanendosi in particolare con la croce di Cristo.
Oltre ai continui attentati terroristici in Nigeria e in varie parti del mondo, dove perdono la vita migliaia di cristiani ogni anno, sono innumerevoli gli episodio di vandalismo, incendi e profanazione compiuti anche da estremisti islamici.
La cronaca internazionale ne è piena, anche perché le azioni vengono puntualmente riprese dai cellulari e diffuse sui social dagli attivisti musulmani come motivo di vanto.
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Il Cristo abbattuto da laicisti e femministe
L’odio verso il cristianesimo non proviene solo dalle frange estreme delle grandi religioni ma anche da parte del laicismo europeo.
E’ il caso recente, segnalato anche su UCCR, dei due conduttori di un’emittente radiofonica in Belgio che hanno distrutto una statua di Gesù durante una trasmissione.
In un’intervista successiva hanno riconosciuto che non si sarebbero mai permessi un simile gesto contro i simboli dell’Islam o dell’Ebraismo, citando la natura “pericolosa” o “inappropriata” di un’iniziativa del genere.

Forse ancora più nota fu l’iniziativa delle “Femen“, quando armate di motosega abbatterono la grande croce nel centro di Kiev dedicata alla memoria delle vittime dello stalinismo,

Perché non accade il contrario?
Colpisce, in questo quadro, l’assenza del fenomeno inverso.
Non si registrano mai gruppi di cattolici o cristiani, neanche fantomatiche frange estremiste, che irrompono in moschee, sinagoghe o in congressi sul materialismo riduzionista per impedire, vandalizzare o distruggerne i simboli cari ai rispettivi gruppi.
Né tantomeno campagne sistematiche di violenza o attentati in nome del cristianesimo.
È una asimmetria che interroga, soprattutto alla luce della frequenza con cui il cristianesimo diventa invece bersaglio.
Il Cristo inerme e l’odio del mondo
Così, il simbolo del Cristo – inerme per definizione – continua ad essere anche oggi il bersaglio privilegiato.
Che si tratti di contesti bellici, di provocazioni mediatiche o di atti vandalici, emerge una dinamica ricorrente: la percezione di un simbolo facilmente attaccabile, spesso senza conseguenze legali.
Il paradosso è evidente: il simbolo universale della sofferenza innocente e del martirio – il Cristo crocifisso – continua a essere oggetto di scherno, vandalismo e aggressione. Un’immagine che, per sua natura, non incute timore né rivendica potere, ma rappresenta semmai la resa volontaria alla violenza.
Cambiano i contesti storici, passano i secoli, ma la dinamica conserva tratti ricorrenti.
Oggi come ieri, il Cristo inerme raccoglie l’amore e l’odio del mondo pur restando in silenzio, non per ciò che impone, ma per ciò che rappresenta.



















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