Di Lazzaro, fisico dell’Enea: «la Sindone non è spiegabile scientificamente»

Lunedì 16 maggio 2011 si è svolto un incontro all’Istituto di Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma nell’ambito del Diploma di specializzazione in Studi Sindonici. Vi hanno partecipato, tra gli altri, anche Bruno Barberis, docente di Fisica Matematica all’Università di Torino, Direttore del Centro Internazionale di Sindonologia e autore di circa 50 pubblicazioni su Riviste nazionali ed internazionali e Paolo Di Lazzaro, fisico e ricercatore Senior presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati, dove si occupa dello sviluppo di sorgenti di luce LASER innovative e di studi di interazione della luce con la materia a livello atomico. Con oltre 150 pubblicazioni sulle migliori riviste scientifiche è considerato uno dei massimi esperti europei nel campo dei sistemi LASER di potenza elevata e delle loro applicazioni nei campi biologico, di micro-elettronica, di generazione di plasmi, di pulizia selettiva e superficiale di materiali. Da 5 anni si dedica allo studio della Sindone.

Bruno Barberis, si legge su Zenit, ha introdotto dicendo che «lo studio dell’immagine presenta un altissimo interesse dal punto di vista scientifico». Soprattutto in questi ultimi 40 anni la Sindone è stata «al centro di un ampio, articolato e acceso dibattito scientifico a livello interdisciplinare”, e gli scienziati “hanno cercato di comprenderne a fondo le caratteristiche e l’origine, avviando studi nei più disparati settori della scienza: fisica, chimica, biologia, informatica, medicina legale, statistica, ecc». L’approccio tradizionale, che veda la Sindone come lenzuolo funebre di Gesù, e quello scientifico «possono benissimo coesistere, a patto che ne vengano rispettati i diversi piani di competenza e non si voglia a tutti i costi mescolarli forzando le conclusioni senza rispettarne le peculiarità». E’ quello che chiedeva Giovanni Paolo II agli scienziati: «la Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano per scontati risultati che tali non sono. Li invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica sia della sensibilità dei credenti».

Il fisico Paolo Di Lazzaro ha invece dichiarato che l’immagine della Sindone «ancora non è stata spiegata in termini scientifici», poiché il “metodo scientifico afferma che «solo dopo aver replicato un fenomeno si può conoscere la natura e l’origine del fenomeno stesso», e finora «nessuno è stato in grado di replicare l’immagine sindonica in tutte le sue caratteristiche chimiche e fisiche, nonostante molti sforzi in questo senso e diversi tentativi di copie periodicamente annunciate». Uno di quelli più grossolani è stato realizzato dal CICAP sotto finanziamento da parte dell’UAAR, rivelatosi un vero flop, come abbiamo accennato in “La Sindone dell’UAAR e del CICAP è una perfetta bufala”.

RISULTATI OTTENUTI DALL’ENEA DI FRASCATI. Tentativi assolutamente più seri, sono invece realizzati da anni presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati, ed effettivamente nel 2010 sono arrivati i primi risultati: «un gruppo di scienziati con esperienza riconosciuta a livello internazionale su sistemi Laser e meccanismi di interazione luce-materia ha effettuato esperimenti di colorazione di tessuti di lino tramite impulsi brevissimi di luce ultravioletta. Dopo anni di indagini, si è scoperto che una colorazione simil-sindonica può essere ottenuta solo in un ristretto intervallo di valori di durata dell’impulso (miliardesimi di secondo), di intensità (miliardi di Watt su centimetro quadrato) e di spettro (profondo ultravioletto) della luce. Inoltre sono state ottenute immagini cosiddette ‘latenti’, che appaiono dopo circa un anno dall’irraggiamento che al momento non ha colorato il lino».

In un articolo del 2010, apparso su 30giorni, il fisico era stato più esaustivo: dopo aver spiegato le caratteristiche uniche della Sindone, disse che «questa immagine presenta circa quaranta caratteristiche fisiche e chimiche molto particolari, praticamente impossibili da replicare oggi, e a maggior ragione nel Medioevo o in tempi più remoti, tali da escludere che si tratti di un dipinto, o di colorazione ottenuta tramite bassorilievo scaldato o trattato con pigmenti o polvere ferrosa». Il fisico ha poi dettagliato il metodo di analisi effettuato dall’Enea sul Lino. Tuttavia, «per quanto significativi, i nostri risultati ancora non permettono di formulare un’ipotesi certa e praticabile sulla modalità di formazione dell’immagine sindonica: basti pensare che, se consideriamo la densità di potenza di radiazione che noi abbiamo utilizzato per ottenere la colorazione di un solo centimetro quadrato di lino, per riprodurre l’intera immagine della Sindone con un singolo flash di luce sarebbero necessari quattordicimila Laser che sparano contemporaneamente ciascuno in una zona diversa del lino per riprodurre l’immagine stessa; per intenderci meglio, una fonte di luce Laser avente le dimensioni di un intero palazzo».

RADIODATAZIONE AL CARBONIO. Nell’articolo Di Lazzaro affronta anche la questione della datazione mediante isotopo C-14 del 1988, la quale stabilì che un piccolo lembo prelevato in un angolo del telo, e diviso in tre parti, risultò essere di età compresa tra il 1260 e il 1390 d.C. Oltre a risultare improbabile che le migliori macchine tecnologiche contemporanee non riescano a riprodurre ciò che sarebbe stato possibile nel Medioevo (quando non esisteva nemmeno la fotografia, per non parlare del Laser), lo scienziato commenta che «è però opportuno sottolineare come la radiodatazione (un metodo che, per la sua natura statistica e dipendente dalla variabilità di molti fattori, gli archeologi utilizzano sempre in comparazione con tutto il complesso degli elementi, compresi quelli storici, datanti un oggetto) ha fornito una età del telo incompatibile con la cronologia suggerita da dati e indizi di carattere storico, iconografico e tessile, concordi nel ritenere il telo sindonico molto più antico. Alcune analisi recenti suggeriscono che il lembo analizzato tramite C-14 possa non essere rappresentativo della Sindone, e che la misura stessa possa aver sofferto di errori materiali di calcolo». Poco dopo queste dichiarazioni, comunque, la Società di Statistica Italiana dimostrava che i risultati della datazione al radiocarbonio utilizzata sulla Sindone sono totalmente inattendibili e che invece la sua origine è da collocarsi al I° secolo: Ultimissima 12/4/10.. Informiamo anche che gli interessantissimi atti del convegno scientifico del 2010 organizzato all’ENEA sulla Sindone sono stati messi online: http://www.acheiropoietos.info

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