La morale è innata, ora lo dice anche la scienza

Legge morale«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me». A scriverlo fu il celebre razionalista Immanuel Kant, che mostrò quanto il suo pensiero fosse in questo caso vicino alla teologia cristiana.

La morale è innata non è una costruzione dell’uomo, non è il costume della società ma è uguale in ognuno di noi. E’ una legge (la Chiesa parla di legge morale naturale), per l’appunto, che ogni uomo trova dentro di sé, un dono del Creatore che può usare chi ne è cosciente e chi guarda se stesso con onestà, libero da pregiudizi riduzionisti. Essa, dice il Catechismo cattolico, «è iscritta e scolpita nell’anima di tutti i singoli uomini, esprime il senso morale originale che permette all’uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna. Questa prescrizione dell’umana ragione, però, non è in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l’interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi».

L’obiezione più antica a questa visione è che la morale sia un frutto dell’evoluzione e dunque, ultimamente, un’illusione. Posizione che oggi è stata prevalentemente abbandonata dal mondo scientifico, sostenuta soltanto dai reduci del naturalismo positivista (vedi Telmo Pievani): «secondo la pretesa naturalistica», ha spiegato Mario De Caro, celebre filosofo morale italiano, «la spiegazione biologica sarebbe in grado di dare conto delle origini evolutive della moralità e spiegare il contenuto stesso: confutazione. Le spiegazioni sono di tipo culturale non biologico. La morale non va rintracciata nel mondo animale, come ha detto infatti Darwin» (Siamo davvero liberi? Codice 2010). Per l’appunto, la tesi naturalista è stata sostituita con quella citata da De Caro: la morale è frutto di condizionamenti ambientali, culturali, sociali o religiosi.

Eppure nemmeno questa tesi/obiezione è convincente. Lo ha spiegato e mostrato recentemente Paul Bloom, celebre psicologo dell’Università di Yale che, assieme ad altri due psicologi del laboratorio di cognizione infantile (Karen Wynn e Kiley Hamlin) hanno studiato la capacità di valutazione morale nei bimbi dai sei ai 10 mesi di età, concludendo che, già in quell’età i bambini manifestano un senso morale, una conoscenza del male e del bene, ben prima che la società/cultura abbia il tempo di “forgiarli”.

Secondo l’equipe di Bloom, dai tre mesi di vita i bambini restano ad esempio più colpiti di fronte a scene di un comportamento ingiusto che da quelle dove tutti si comportano bene. Non sono moralmente indifferenti, ma tendono a sorridere e a battere le manine davanti a cose buone e belle, mentre tendono a fare grinze e girare la testa davanti a cose cattive o brutte. Bloom dice di poter provare che i neonati avvertono anche un forte stress quando vedono un individuo provare dolore. Secondo i tre docenti, quindi, i bambini nascono con un senso che gli permette di distinguere istintivamente il bene dal male, è qualcosa che deriva dalla stessa natura umana.

«Non si può ridurre l’essere umano a una macchina che funziona solo secondo le leggi dell’ereditarietà biologica», ha spiegato Bloom, attaccando «l’attuale trend in psicologia e neuroscienza che sminuisce la scelta razionale a favore di motivazioni inconsce». In un articolo sull’Atlantic, Bloom ha anche attaccato i riduzionisti e i relativisti delle neuroscienze che considerano gli esseri umani come “marionette biochimiche“. «La natura deterministica dell’universo è pienamente compatibile con l’esistenza di deliberazione cosciente e del pensiero razionale con sistemi neurali che analizzano diverse opzioni, costruiscono catene logiche del ragionamento, ragionano attraverso esempi e analogie, e rispondono alle conseguenze previste delle azioni, comprese le conseguenze morali. Questi processi sono alla base di ciò che significa dire che le persone fanno delle scelte, e in questo senso, l’idea che noi siamo responsabili dei nostri destini rimane intatta».

La redazione

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7 commenti a La morale è innata, ora lo dice anche la scienza

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  1. Aristarco ha detto

    Nel contesto dell’ articolo una cosa non è molto chiara, è innata la morale o il cristianesimo ?

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    • Excelsior ha detto in risposta a Aristarco

      È proprio questo il punto caro Aristarco. Qui si cerca costantemente di sovrapporre la morale al cristianesimo, come se fossero due cose inscindibili. Qui sta la fregatura.

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a Aristarco

      Il cristianesimo, caro Aristarco e caro Excelsior, non c’entra nulla! Gesù Cristo e la Chiesa hanno semplicemente fatto appello alla legge naturale già presente in ogni uomo, ne hanno dato una spiegazione, una origine e anche un senso compiuto, hanno indicato la strada per utilizzarla al meglio, ovvero concependola come un dono di Dio padre.

      Leggete la citazione del Catechismo scritta sopra e capite che cosa intendo. Siete voi a fare confusione, a mio avviso!

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    • Danilo ha detto in risposta a Aristarco

      http://www.argomentare.it/strumenti/fallacie/falso_dilemma.htm

      In che senso si esclude che il cristianesimo non abbia fatto questa affermazione:

      tutti i singoli uomini”

      L’esistenza di una morale innata, se ammette tutti non esclude un etica cristiana,visto che il cristianesimo afferma che appartiene a tutti gli uomini (premessa maggiore) non può escludere (aut) il cristianesimo.

      Dov’è che sta la fregatura?Nei ragionamenti pseudo deduttivi o nel far finta di non aver compreso l’articolo?

      2 è un numero o è pari?
      Un triangolo è una figura geometrica o ha tre angoli?

      Si cerca di scindere un triangolo dall’avere tre angoli questa è la fregatura.

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    • Alèudin ha detto in risposta a Aristarco

      “Veniva nel mondo
      la luce vera,
      quella che illumina ogni uomo.”

      a cosa credete che si riferisse questo passo del prologo del Vangelo di Giovanni?

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  2. LawFirstpope ha detto

    «Non si può ridurre l’essere umano a una macchina che funziona solo secondo le leggi dell’ereditarietà biologica», ha spiegato Bloom, attaccando «l’attuale trend in psicologia e neuroscienza che sminuisce la scelta razionale a favore di motivazioni inconsce».

    Credo questa frase inquadri perfettamente la maggior parte dei problemi odierni, una sorta di ritorno al determinismo in cui si vede l’uomo come poco più che una macchina, perfettamente spiegabile in termini di causa ed effetto: cosciente o no, hai dei bisogni, delle voglie inconsce a cui non puoi sottrarti neanche se vuoi; l’unica via è comprenderle e accettarle, lasciandosi andare ad esse.
    A nulla serve la volontà, il sacrificio, l’interesse (inteso come la rinuncia all’istinto per un bene superiore): segui l’istinto o l’inconscio ti causerà squilibrio e sarai solo un represso infelice.
    E con questa operazione:
    1) Da una parte si nega la differenza qualitativa tra uomo e animale, descrivendola piuttosto in termini quantitativi: l’uomo è solo un animale con una maggior quantità di intelligenza, nessun “salto” di qualità (che invece io vedo nella ragione, la creatività, la capacità di astrazione). Visione sempre comoda per chi voglia allontare una possibile idea di Dio.
    2) Dall’altra si vuole giustificare l’uomo in tutto quello che gli è istintivamente comodo, che spesso purtroppo coincide con il male.
    Così invece si allontana la possibilità per l’uomo di convertirsi (con la volontà, con il sacrificio) e uscire dal proprio egoismo.

    È doloroso per me constatare che anche alcuni miei amici dotati della grazia della Fede si arrendono (ironia della sorte, forse proprio incoscientemente) a credere a questa idea di ineluttabilità, specie quando si tratta di argomenti “scottanti” come matrimoni omosessuali o eutanasia.

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    • LawFirstpope ha detto in risposta a LawFirstpope

      Aggiungo inoltre che trovo il titolo scelto per questo articolo un po’ fuorviante: sembra quasi che la scienza possa dimostrare l’esistenza di una legge morale naturale assoluta.

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