Senza Dio non si può credere nemmeno nei diritti umani

Argomento morale“La Chiesa si è comportata male, “abortire è un diritto della donna”, “la laicità è un bene per la società”, “i cittadini hanno il diritto di scegliere come morire” ecc. Queste sono alcune delle affermazioni che spesso si sentono spesso dire da anticlericali e non credenti in Dio. Ma l’ateismo non riesce a giustificare l’esistenza di diritti umani oggettivi e assoluti.

Le dichiarazioni appena lette sono infatti una contraddizione, il motivo lo ha spiegato recentemente Frank Furedi, professore emerito di Sociologia presso l’Università di Kent, nonché membro della “British Humanist Association”. «Esistono veramente il bene e il male?», si è chiesto. Si parla di “nuovi diritti”, «ma chi dice che quelli sono i diritti? In base a quale criterio oggettivo l’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’adozione dello stesso sesso sono diritti morali? Non esiste una norma morale nell’universo materialista dell’ateismo. Così gli atei sono costretti a rubare i diritti morali oggettivi da Dio, mentre sostengono che Dio non esiste».

E’ il cosiddetto “argomento morale” che abbiamo già trattato in passato. Ovviamente non si vuole sostenere che chi non crede in Dio è costretto all’immoralità, tanti non credenti sono chiaramente persone di buona volontà, al contrario di tanti altri credenti. Il problema non é questo, la questione è semplicemente che «gli atei non possono giustificare la moralità». Infatti, solitamente, confondono «il sapere ciò che è giusto con il giustificare ciò che è giusto. Si dice ad esempio che “è giusto” amare. Sono d’accordo, ma perché “è giusto da amare”? Il problema non è sapere o no ciò che è giusto, ma in primo luogo sapere perché esiste uno standard autorevole del giusto».

Violentare i bambini è ritenuto un male assoluto e oggettivo, nessuno direbbe che è un male relativo al periodo storico, alla società o al volere della maggioranza. Ma come può esistere un male assoluto oggettivo? Come giustificarne l’esistenza? Chi ha deciso cosa è bene e cosa è male oggettivamente ed eternamente? I credenti rispondono che è Dio ad avere infuso dentro l’uomo una legge morale a cui far riferimento, ma i non credenti cosa possono rispondere? La loro posizione, ha proseguito Furedi, è come chi «ha in mano un libro e ne conosce il contenuto, ma contemporaneamente nega l’esistenza del suo autore. Naturalmente è lecito farlo, ma non ci sarebbe nessun libro se non ci fosse l’autore. In altre parole, gli atei possono conoscere la morale oggettiva e contemporaneamente negare l’esistenza di Dio, ma se Dio non esiste non hanno alcuna capacità di giustificare la loro posizione», ovvero di adottare una posizione razionale (o ragionevole).

Senza Dio «è tutta una questione di opinione, non esistono diritti umani e morale oggettiva». Chi sostiene il contrario è chiamato a giustificare l’esistenza di un bene e un male assoluti che prescindono l’uomo stesso, lo precedono. Una risposta però potrebbe essere: «”Nel nostro paese abbiamo una Costituzione che la maggioranza ha approvato. Non abbiamo bisogno di fare appello a Dio”. E’ vero», ha replicato l’umanista inglese, «non c’è bisogno di fare appello a Dio per scrivere le leggi, ma si deve fare appello a Dio se le si vuole giustificarle come qualcosa di diverso dall’opinione». Altrimenti la Costituzione andrebbe cambiata ad ogni sondaggio oppure ad ogni intervento di un giudice interventista. Se la morale è relativa chi è l’arbitro esterno che decide che la morale relativa di un giudice anti-gay, ad esempio, è oggettivamente sbagliata? La maggioranza? Ma la maggioranza ha davvero l’autorità di far diventare qualunque abominio un comportamento etico? E se la morale è l’opinione maggioritaria di un dato contesto culturale, chi può dire che i Paesi africani che hanno votato a maggioranza le leggi anti-gay hanno una morale sbagliata? Sbagliata rispetto a cosa? A quale assoluto? E con quale pretesa imporre la nostra morale relativa ad un popolo che decide in maggioranza qual è la morale che vuole seguire?

«Ecco spiegato perché», ha proseguito Furedi, «la nostra Dichiarazione di Indipendenza motiva i diritti citando il Creatore. Riconosce il fatto che anche al cambiamento della legge o dell’ordine politico, alcuni diritti non possono cambiare perché vengono da Dio, non dall’uomo. La questione è che senza Dio non ci sono diritti umani oggettivi, non vi è alcun diritto di aborto o matrimonio omosessuale». In altre parole, ha scritto provocatoriamente, «non importa in quale lato della navata politica si è o quanto appassionatamente si crede in certe cause o diritti, senza Dio sarebbe tutto privo di fondamento. I diritti umani sarebbero semplicemente preferenze soggettive, così gli atei possono credere e lottare per i diritti di aborto, del matrimonio omosessuale e dei contribuenti, a patto che non giustifichino questi come diritti oggettivi». Se ci spingiamo ancora oltre, «non si può nemmeno credere che qualcuno abbia mai effettivamente cambiato il mondo in meglio. Una buona e oggettiva riforma politica o morale sarebbe impossibile se l’ateismo fosse vero. Il che significa che abolire la schiavitù o il razzismo non è stato qualcosa di buono, è stato solo diverso. Si può solo credere che il salvataggio degli ebrei dai forni crematori non era oggettivamente meglio del loro dell’omicidio, ed il matrimonio gay non è meglio che colpire un gay. Così come questo significa che amare gli altri non è meglio che stuprarli», senza un bene o male assoluti questo è semplicemente “diverso”. In un paradigma relativista l’etica è soltanto un fatto privato, un’opinione personale.

Molti sicuramente penseranno che invece razzismo, omicidio, aggressione e stupro sono oggettivamente sbagliati e le persone hanno il diritto a non essere danneggiate. «Sono d’accordo», ha replicato il sociologo, «ma questo è vero solo se Dio esiste. In un universo ateo non c’è nulla di oggettivamente sbagliato, non ci sono limiti. Se sei arrabbiato con me per queste riflessioni, allora stai ammettendo che i comportamenti e le idee non sono tutte uguali ma che alcune sono più vicine alla verità morale oggettiva rispetto ad altre. Ma qual è la fonte di quella verità oggettiva? Non può essere variabile, decisa di volta in volta da fallibili esseri umani come voi o me. Essa può essere solo Dio, la cui natura immutabile è la base di ogni valore morale. È per questo che gli atei stanno inconsapevolmente rubando da Dio ogni volta che rivendicano un diritto».

Siamo d’accordo con Frank Furedi, d’altra parte questa posizione è dimostrata dai grandi intellettuali non credenti. Peter Singer, il noto bioeticista ateo dell’Università di Princeton ha detto questo a proposito della pedofilia: «Se a te piacciono le conseguenze allora è etico, se a te non piacciono le conseguenze allora è immorale. Così, se ti piace la pornografia infantile e fare sesso con i bambini, allora questo è etico, se non ti piace la pornografia infantile e fare sesso con i bambini, allora è immorale». Joel Marks, professore emerito di filosofia presso l’University of New Haven, nel suo “An Amoral Manifesto” ha scritto: «ho rinunciato del tutto alla moralità. Da tempo lavoro su un presupposto non verificato, e cioè che esiste una cosa come giusto e sbagliato. Io non credo che esistano, mi sono convinto che l’ateismo implica l’amoralità, e poiché io sono un ateo, devo quindi abbracciare l’amoralità. Ho fatto la sconvolgente scoperta che i fondamentalisti religiosi hanno ragione: senza Dio, non c’è moralità. Ma essi non sono corretti, credo ancora infatti che non vi sia un Dio. Quindi, credo, non c’è moralità. Anche se parole come “peccato” e “male” vengono usate abitualmente nel descrivere per esempio le molestie su bambini, esse però non dicono nulla in realtà. Non ci sono “peccati” letterali nel mondo perché non c’è Dio letteralmente e, quindi, tutta la sovrastruttura religiosa che dovrebbe includere categorie come peccato e il male. Niente è letteralmente giusto o sbagliato perché non c’è nessuna moralità».

Il cosiddetto “argomento morale” mostra che escludere Dio dalla realtà comporta anche delle conseguenze nei propri convincimenti e, se si ama la coerenza, questo obbliga ad assumere una posizione necessariamente amorale di fronte al mondo: nessuna morale laica, nessun bene e nessun male, soltanto opinioni e sensazioni personali. In caso contrario, la propria posizione non potrà essere ritenuta ragionevole/razionale. Tanto meno razionalista.

La redazione

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