I sette difetti fatali del relativismo

RelativismoIl relativismo morale è un tipo di soggettivismo che sostiene che non esistano valori morali oggettivi, non esiste nulla di eticamente giusto o sbagliato e le persone possono e devono fare quel che ritengono giusto per loro. La morale, dicono, è un’illusione evolutiva e può definirsi come il costume del proprio paese e l’attuale sensazione dei propri coetanei.

La verità etica è soggettiva dunque non si trova all’interno dell’uomo, non esiste alcuna legge morale interiore e tanto meno hanno ragione le religioni quando la richiamano. Tuttavia chi si riconosce in tale posizione assume una responsabilità e non può far finta che non ci siano conseguenze. In particolare un blog evangelico australiano, “Faith Interface”, ne ha rilevate sette.

 

1° DIFETTO: i relativisti morali non possono accusare gli altri di sbagliare.
Il relativismo rende impossibile criticare il comportamento degli altri perché nega qualcosa di “giusto” o “sbagliato” a livello etico. Se uno crede che la morale sia personale allora non è possibile dare giudizi morali oggettivi circa le azioni degli altri, non importa quanto offensive siano alla propria sensazione di giusto o sbagliato. Criticare un comportamento altrui significa voler imporre il proprio soggettivo punto di vista. Di conseguenza, un relativista coerente non dovrebbe/potrebbe opporsi all’omicidio, allo stupro, alla pedofilia, al razzismo, al sessismo, alla distruzione ambientale o alle leggi anti-gay. Quando giusto e sbagliato sono una questione di scelta personale bisognerebbe arrendersi al privilegio di dare giudizi morali sulle azioni degli altri. Lo ha ben spiegato Joel Marks, professore emerito di filosofia presso l’University of New Haven: «senza Dio, non c’è moralità. Anche se parole come “peccato” e “male” vengono usate abitualmente nel descrivere per esempio le molestie su bambini, esse però non dicono nulla in realtà. Non ci sono “peccati” letterali nel mondo perché non c’è Dio letteralmente e, quindi, tutta la sovrastruttura religiosa che dovrebbe includere categorie come peccato e il male. Niente è letteralmente giusto o sbagliato perché non c’è nessuna moralità». Se invece siamo certi che alcune cose devono essere sbagliate oggettivamente e che alcuni giudizi contro o a favore della condotta altrui sono giustificate, allora il relativismo è falso ed è necessario credere ad una legge morale oggettiva e pre-esistente all’uomo.

 

2° DIFETTO: i relativisti non possono lamentarsi del problema del male.
La realtà dell’esistenza del male nel mondo è una delle prime obiezioni sollevate contro l’esistenza di Dio. L’intera obiezione fa perno sulla constatazione che esiste il male, ma il male è un giudizio etico oggettivo e non può esistere se i valori morali sono relativi all’osservatore. Il relativismo è incompatibile con il concetto che esista un male morale e l’esistenza di un male morale oggettivo è incompatibile con l’ateismo. I relativisti devono arrendersi al concetto di un male oggettivo e dunque all’esistenza di Dio, oppure devono evitare di usare il problema del male nel mondo (teodicea) come argomento contro l’esistenza di Dio.

 

3° DIFETTO: i relativisti non possono accettare elogi o incolpare nessuno.
Il relativismo rende i concetti di lode e di biasimo privi di senso, perché nessuno standard esterno di misura può definire ciò che dovrebbe essere applaudito o condannato. Chi lo decide? Senza assoluti non c’è nulla di male in definitiva, deplorevole, tragico o degno di biasimo. Né c’è qualcosa in definitiva di buono, onesto, nobile o degno di lode. Dal momento che la morale è una finzione e va rimossa dal vocabolario, così i relativisti devono necessariamente rimuovere anche la parola elogio e colpa. Se le nozioni di lode e di biasimo sono valide, allora il relativismo è falso.

 

4° DIFETTO: i relativisti non possono accusare di giustizia o ingiustizia.
Sotto il relativismo le nozioni di equità e giustizia sono incoerenti dato che i due concetti implicano che le persone dovrebbero ricevere un trattamento equo basato su alcuni standard esterni concordati. Tuttavia il relativismo elimina qualsiasi nozione di norme esterne vincolanti. La giustizia comporta la punizione dei colpevoli, ma chi decide cosa è giusto o sbagliato? La maggioranza di opinioni simili in una data società, così in un paese a maggioranza cannibalista, anti-gay o pedofilo diventerebbe giusto essere cannibali, anti-gay e pedofili. Se il relativismo è vero non esiste qualcosa come la giustizia o l’equità e ciò che è giusto viene deciso arbitrariamente dalla maggioranza delle opinioni della società. Se le nozioni di giustizia e di equità hanno senso al di là delle opinioni personali, allora il relativismo è falso.

 

5° DIFETTO: relativisti non possono migliorare la loro moralità.
I relativisti possono cambiare la loro etica personale o della società in cui vivono, consapevoli che essa è ultimamente illusoria poiché non appoggia su alcun fondamento. Ma non potranno mai cercare di diventare persone migliori o cercare di migliorare eticamente la società dato che non è concepibile qualcosa di “più” morale o etico. L’etica e la morale possono mutare ma non potranno mai migliorare in quanto non esiste uno standard obiettivo di miglioramento. Se il progresso morale sembra essere un concetto che ha senso, allora il relativismo è falso.

 

6° DIFETTO : i relativisti non possono partecipare a significative discussioni morali.
Se la morale è relativa e tutte le opinioni sono uguali, allora nessun modo di pensare è migliore di un altro. Sostenere che il gelato è buono e che i bambini vanno uccisi ha lo stesso valore morale, nessuna posizione morale può essere giudicata adeguata o carente, irragionevole, accettabile o barbara. Le controversie etiche hanno senso solo se la morale è concepita come oggettiva e dunque va discusso qual è il modo migliore per aderire ad essa. Se la nozione di confronto etico ha un senso intuitivo, allora il relativismo morale è falso.

 

7° DIFETTO: I relativisti non possono promuovere il principio di tolleranza.
Il principio morale della tolleranza verso l’opinione altrui in quanto non esiste una verità superiore si auto-confuta. Ironia della sorte, il principio di tolleranza è considerato una delle virtù principali del relativismo: occorre tollerare tutti i punti di vista diversi dal nostro, tuttavia se esistono regole morali oggettive non ci può essere alcuna regola che imponga la tolleranza come principio morale superiore a cui tutti devono sottostare. La tolleranza non ha alcun fondamento in una prospettiva relativista e i relativisti violano il loro stesso principio di tolleranza quando non riescono a tollerare le opinioni di coloro che credono nelle norme morali oggettive. Il principio di tolleranza è estraneo al relativismo, tuttavia se la tolleranza sembra essere una virtù, allora il relativismo è falso.

 

Abbiamo visto sinteticamente 7 motivi per cui il relativismo non è filosoficamente sostenibile: si auto-confuta, è ipocrita e logicamente incoerente. Il relativismo morale, in conclusione, è completamente invivibile a livello pratico e chiunque, credenti o non credenti, necessariamente si appoggiano alla legge morale al loro interno (spesso sbagliando ad interpretarla) la quale si può giustificare -come spiegava Kant- soltanto ammettendo l’esistenza di Dio. Chi nega Dio non ha possibilità di fondare i suoi giudizi morali oggettivi, la morale laica è insostenibile. Se invece si abbraccia il relativismo, allora si sostiene un sistema etico contraddittorio.

La redazione

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30 commenti a I sette difetti fatali del relativismo

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  1. Giuseppe ha detto

    La validità del contenuto di questo articolo non è affatto scontata, visto che Bene e Male possono essere considerati concetti primitivi, nel senso matematico del termine, ed essere posti alla base di un sistema etico, così come i concetti di punto e retta sono alla base del sistema assiomatico della geometria euclidea. L’aggiunta di Dio al massimo può servire a legittimare il castigo o il premio. Io mi considero una persona capace di discernere tra Bene e Male, eppure non sono credente.

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    • Positrone ha detto in risposta a Giuseppe

      Rispetto all’ipotesi Dio non esiste la non credenza

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    • LawFirstpope ha detto in risposta a Giuseppe

      Cosa sono Bene e Male?

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      • Giuseppe ha detto in risposta a LawFirstpope

        Cos’è un punto?

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        • JdM ha detto in risposta a Giuseppe

          Perchè, anzitutto, considerare bene e male (etici) concetti primitivi?

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        • LawFirstpope ha detto in risposta a Giuseppe

          No, tu dici “il punto non esiste” e consideri come assioma una retta, che però è un insieme infinito di punti.

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        • LawFirstpope ha detto in risposta a Giuseppe

          PS: Faccio notare che anche se è il mio “assioma”, posso dare una definizione molto precisa, volendo anche ampia, di Dio.

          E quindi, di nuovo: cosa sono allora per te Bene e Male?
          Puoi darne una definizione?

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    • Alèudin ha detto in risposta a Giuseppe

      Giuseppe sarai pure in grado di distinguere il bene dal male ma anche Hitler lo faceva, secondo lui sterminare gli ebrei era un bene, chi sei tu per dirgli che si sbaglia? Dio?

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    • beppino ha detto in risposta a Giuseppe

      Io mi considero una persona capace di discernere tra Bene e Male, eppure non sono credente.

      Ognuno di noi, nel proprio orticello mentale può “pensare” di saper discernere fra Bene e Male. I problemi nascono quando la dialettica Bene-Male passa a livello della collettività di individui e soprattutto nel momento in cui per andare a vangare nel proprio orticello é necessario “passare” (o farsi aiutare) attraverso (da) altri individui. Il relativista alla fine della fiera non può che “subire” il “baricentro etico”, in continuo movimento, formato data dopo data da tutti gli orticelli mentali degli individui che compongono la collettività di riferimento, nel migliore dei casi senza neanche poter incidere sulla corrispondente dinamica…

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      • Giuseppe ha detto in risposta a beppino

        Infatti è per questo che esiste lo stato di diritto, altrimenti non ne avremmo bisogno.

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        • Alèudin - preghierecorte ha detto in risposta a Giuseppe

          quindi ad esempio in uno stato musulmano dove è prevista la prigionia, se non peggio per gli infedeli, omo e donne che osano fare le donne, saresti d’accordo, in quanto non faresti che seguire il diritto vigente.

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        • LawFirstpope ha detto in risposta a Giuseppe

          Su cosa si è costruito lo stato di diritto?
          Perché fare le leggi a, b, c piuttosto che tizio, caio e sempronio?

          1+
  2. Alèudin ha detto

    relativista – ognuno la vede come vuole.
    non relativista – sbagli.
    relativista – no tu sbagli!

    la cosa “bella” è che non si accorgono (non vogliono) del corto circuito.

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    • Bichara ha detto in risposta a Alèudin

      La legge morale c’è eccome “per me” e la sua base è la legge aurea
      Penso che il fraintendimento nasce dal fatto che la legge morale è idealistica ma ogni persona la percepisce in maniera soggettiva e comungue grossolanamente , la cosa che dipende dal vissuto di ciascun individuo , le esperienze , l’istruzione , la cultura ecc. insomma un dato profumo esiste, puo piacere o no ma se non piace non diventa puzza.(chi decide se un dato odore è profumo o puzza è la natura umana) La pedofilia per esempio è male per un dato oggettivo che il bambino subisce un trauma indelebile, l’aborto anche perchè un crimine verso chi non puo difendersi.Non sappiamo se l’omosessualità è innata o acquisita ma sappiamo che se fossero tutti omosessuali cesserebbe homo doppio sapiens di esistere e questo è un male anche se piace a qualcuno – che l’uomo sparisca – Non esiste da nessuna parte che dire il falso è un bene…. Spero di aver suscitato la voglia di dibattere sull’argomento.Perché mi interessa sentire cosa ne pensano gli altri

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    • JdM ha detto in risposta a Alèudin

      Il cortocircuito c’è se il relativista si riferisce alla verità assoluta, se pretende di negare ogni verità. Se tuttavia fa riferimento solo al relativismo morale, nel rispondere “no tu sbagli” al non-relativista non c’è cortocircuito: il dialogo riportato come esempio non implica infatti alcun criterio morale.

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      • LawFirstpope ha detto in risposta a JdM

        Concordo: fate attenzione alla differenza tra relativismo assoluto (“non esistono verità”) e relativismo etico (“è possibile qualche forma di verità ma non in campo morale”).
        L’articolo parla del secondo, che non si “smonta” altrettanto banalmente (per questo è interessante).

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  3. Nullapercaso ha detto

    Per me procurare sofferenza gratuita o superflua è sbagliato. Indipendentemente dal mio pensiero, cerco di evitare di procurare sofferenze.

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  4. Marco S. ha detto

    Mi pare che i relativisti si attacchino “come delle cozze” ad un’idea formale di legge, basata sulla preventiva eliminazione del “diritto naturale” e della morale classica.

    Notiamo in questi anni il trionfo del concetto di “legalita’”, che ha ormai sostituito quello di “giustizia”, che faceva riferimento ad una morale quasi innata che governava la societa’, che la legge doveva limitarsi a formalizzare, piu’ che ad instaurare.
    Ma se ci limitiamo a perseguire la “legalita’”, allora, nel 1938, sarebbe stata anche “legalita’” ottemperare fedelmente al disposto delle “leggi razziali” ????

    Per uscire da questo corto circuito, originatosi dallo sfratto del “diritto naturale” e della “giustizia” dalla riflessione giuridica, negli ultimi 200 anni si e’ cercato di supplire con una lunga teoria di “dichiarazioni dei diritti” prima a livello internazionale e poi a livello sovranazionale.
    Oggi non c’e’ organismo sovranazionale che non abbia la sua corte di giustizia dei diritti dell’uomo.

    Rendere “oggettivi” i principi di fondo su cui si informa l’attivita’ legislativa degli stati, attraverso una normazione di principio a livello sovranazionale, a mio giudizio sta comunque mostrando i suoi limiti proprio in questi anni.
    Infatti, in questo modo, non si e’ comunque sottratto alla potesta’ ed agli interessi degli uomini i grandi principi che governano l’attivita’ legislativa, ma li si e’ soltanto portati ad un livello superiore.

    Senza contare poi che, secondo me, nella formulazione di questi grandi principi, spesso accomunati nel concetto di “diritti umani”, si e’ fatta una grande confusione tra veri e propri diritti (in senso tecnico-giuridico), istituti giuridici e generici indirizzi di principio per i legislatori (pensiamo per esempio all’apodittico “diritto alla felicita’” che mi pare un po’ l’apoteosi di questo problema).

    Questo comporta il rischio che, sempre piu’, vada a “farsi benedire” anche il rigore tecnico dei concetti giuridici, che abbiamo ereditati dal diritto romano,
    Cio’ mi pare avvenga nel caso del matrimonio, oggi erroneamente qualificato come “diritto” e non come “istituto giuridico”, riportando erroneamente alla sfera degli interessi personali, uno strumento che esiste in via precipua per conseguire finalita’ sociali.

    In conlusione e tornando al tema, quando si parla di relativismo credo s’intenda che la societa’ osservi delle norme eminentemente relative e fini e se stesse, non che ciascuno faccia come gli pare (questa sarebbe tout-court l’anarchia).

    Non riesco pero’ a richiamare alla mente un esempio storico di una societa’ che sia riuscita a prosperare a lungo, avendo rinunciato ad una religione ed a una morale superiore all’uomo.

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    • Danilo ha detto in risposta a Marco S.

      Certo che pensare a un “diritto della felicità” o meglio una eudemonia imposta legislativamente o per via giudiziaria è aberrante. Perchè la felicità penso sia una forma di educazione che coinvolge la sfera della vita di un individuo,e non che si possa normare la felicità degli individui.La felicità,forse è un discorso a se,a volte può sembrare illusoria,c’è chi si illude per una sorta di felicità provvisoria di averla trovata,poi si si svegli e capisce di essere infelice.In ogni caso l’argomento felicità.

      “Non riesco pero’ a richiamare alla mente un esempio storico di una societa’ che sia riuscita a prosperare a lungo, avendo rinunciato ad una religione ed a una morale superiore all’uomo.”

      Le società storiche che hanno abrogato le religioni per l’ateismo di stato queste non penso abbiano garantito tutta questa “felicità”. Sono esperimenti recenti completamente falliti (cito da wiki):

      URSS URSS (1917 – 1992) abolito da Gorbacev.
      (1940-1992).svg Repubblica Popolare Mongola (1924-1989) abolito con la fine dell’Unione Sovietica.
      Cuba Cuba (1959 – 1992), ha decretato de facto la fine all’ateismo di stato nel 1992.
      Romania Romania (1945 – 1989)
      Bulgaria Bulgaria (1944 – 1989);
      Polonia Polonia (1946 – 1989);
      Cecoslovacchia Cecoslovacchia (1948 – 1989)
      Ungheria Ungheria (1948 – 1989)
      Germania Est Germania Est (1949 – 1989, solo in parte: malgrado lo Stato non riconoscesse le religioni, ad esse non si opponeva)
      Albania(1944 – 1989)
      Jugoslavia Jugoslavia (1945 – 1991)
      Vietnam(dal 1954 per il Vietnam del Nord, dal 1976 per tutto il Vietnam)
      Afghanistan Afghanistan (1978 – 1992)
      Cambogia Cambogia (1975 – 1979)
      Corea del Nord Corea del Nord (1948 – oggi)
      Laos (1975 – oggi).

      Non hanno sicuramente prosperato a lungo,o meglio non hanno prosperato proprio.

      Stendiamo qui un velo,per rispetto anche agli atei che comunque si sono opposti,in ogni caso,il paradosso e che in alcune di queste nazioni,e che dopo sono diventati in maggioranza credenti.Speriamo comunque non servano le stesse lezioni storiche per credere.Ovviamente l’esistenza di tale nazioni non implica che tutti gli atei sono dereietti dittatori, certamente esistevano atei contrari,ma si invita lo stesso ragionamento a certi atei di ammettere che l’esistenza di cristiani che si sono comportati male (è già sufficientemente incredibile che si possa affermarlo se si è relativisti) non implica che tutti lo erano,le bilance all’equilibrio spesso nella storia umana,sono false,e spesso si aggiungono pesi che non c’entrano niente solo per volontà di lasciarle all’equilibrio.

      Il primo passo di onestà intellettuale io lo faccio,speriamo facciano altrettanto o se ancora continuano con l’assurda predica dei secoli oscuri da infantilismo inutile.Forse nemmeno Voltaire,con tutta la sua sottigliezza discorsiva, guardando in faccia alla disperazione di queste persone vissute in queste nazioni,potrebbe oggi dire che l’ateismo è esente dal fanatismo,e che le cattive sono sempre e solo le religioni.

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  5. Engy ha detto

    Soprattutto il relativista si diverte un mondo a relativizzare quando è nella posizione di osservatore esterno; poi quando le cose toccano lui diventa molto più prudente nel relativizzare, spesso non relativizza proprio per niente ma si incazza anzi molto, guarda un po’ ..
    Relativismo quindi come modo – uno dei tanti – di essere falsi o, nella migliore delle ipotesi, ipocriti.

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  6. LawFirstpope ha detto

    Un piccolo appunto:
    Se l’ateismo implica necessariamente il relativismo etico, allora concordare con le tesi dell’articolo (“Il relativismo etico è falso”) equivale ad affermare “l’ateismo è falso”.

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    • JdM ha detto in risposta a LawFirstpope

      Il fatto è che l’ateismo, almeno in teoria, non implica necessariamente relativismo morale tout court. Personalmente, non condivido la conclusione dell’articolo, non per come è posta almeno.

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      • LawFirstpope ha detto in risposta a JdM

        Ciao JdM,
        Avresti tempo/voglia di spiegarti meglio?
        Come può l’ateismo “salvarsi” dall’assenza di valori immutabili?

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        • JdM ha detto in risposta a LawFirstpope

          Beh, in ultimissima analisi in realtà non si “salva”, ma non per i motivi comunemente supposti (ricollegare l’esistenza di valori morali oggettivi DIRETTAMENTE all’esistenza di Dio). Un ateo potrebbe ancora riconoscere una natura comune a tutti gli esseri umani, natura che “orienta” l’uomo verso determinati beni. Bene allora sarebbe agire in maniera “conforme” a quella natura, una maniera che permetta la piena realizzazione (o almeno il tentativo di realizzarla), diciamo così. Motivo per cui è possibile avere comunque una conoscenza oggettiva (anche se non totale) di ciò che è bene e ciò che è male (del resto c’è un motivo se la legge naturale si dice appunto NATURALE: è possibile conoscerla col solo uso della ragione).
          Il problema che sorge però è un altro: anche se posso riconoscere oggettivamente il bene e il male, in forza di cosa sarei tenuto a rispettare tale legge, considerato anche il fatto che questa natura comune a tutti gli uomini è (stando al naturalismo) tale per puro caso? (nel senso che avrebbe potuto essere diversa se l’evoluzione -considerata causale- fosse “andata in un altro modo”)

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