Trasparenza e antiriciclaggio: migliora il rating del Vaticano

Piazza San Pietro 2In seguito alle più recenti iniziative intraprese per adeguarsi agli standard internazionali antiriciclaggio, è stato elevato lo «Standard Ethics Rating» (SER) attribuito allo Stato della Città del Vaticano a «EE» dal precedente «EE-».

Il passaggio da «EE-» a «EE» porta la Città del Vaticano a uscire dal gruppo di Stati rappresentato da Brasile, Bulgaria, Estonia, Messico, Polonia, Romania e Sudafrica, per entrare nello gruppo di Stati dove si trovano Giappone, Grecia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Un comunicato ufficiale rileva un «ridimensionamento» della distanza tra lo Stato della Città del Vaticano e «le richieste internazionali in fatto di trasparenza e di rendicontazione delle proprie finanze e delle proprie istituzioni finanziarie, ed una fattiva collaborazione per la crescita della Comunità internazionale». In sostanza, Standard Ethics riconosce che lo Stato vaticano è sulla strada giusta e sta collaborando con gli organismi internazionali per adeguarsi alle normative antiriciclaggio, «azioni che rafforzano – conclude il comunicato – il tentativo di creare un sistema di controlli efficace e sostenibile nel lungo periodo».

Nel frattempo sappiamo che Papa Francesco ha sospeso dal suo incarico il vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst fino a che non verrà portata a termine un’inchiesta sulle sue spese, circa 43 milioni di dollari per rinnovare la sua residenza ufficiale! Perché malgrado l’indicazione del diritto canonico a perseguire la vita semplice, ancora alcuni sacerdoti e vescovi vivono sfarzosamente? Se lo è domandato padre Dwight Longenecker su Aleteia, rispondendo: perché «sono caduti nella trappola della vanità, dell’avidità e del materialismo come tanti altri nella nostra società».

Per quanto riguarda i laici (intesi come i cattolici non sacerdoti), invece, «non sono chiamati alla povertà, ma sono chiamati ad essere buoni amministratori della loro ricchezza, e tutti i cristiani sono chiamati ad evitare materialismo, avidità e la trappola delle grandi ricchezze. Contrariamente all’opinione comune, ad ogni modo, ciò non vuol dire che i laici debbano essere poveri o dare tutto il proprio denaro ai poveri. Sono dell’opinione che i laici dovrebbero accumulare denaro per quanto possono. Se un uomo ha il dono di fare soldi, dovrebbe lavorare sodo, essere scaltro, condurre gli affari onestamente e fare quanto denaro può. Dovrebbe poi chiedersi cosa farci con tutto quel denaro. Un laico che guadagna molto denaro dovrebbe usare queste risorse per servire il Signore».

Infatti, conclude padre Dwight, «pensate a ciò che potrebbe fare la Chiesa se i ricchi considerassero la propria ricchezza il mezzo per fare del bene nel mondo! Costruiremmo nuove chiese e scuole. Costruiremmo cliniche per le donne che hanno una gravidanza critica. Serviremmo i poveri con scuole professionali e programmi di assistenza. Costruiremmo case per gli anziani e le doteremmo di personale. Finanzieremmo film, canali televisivi e stazioni radio per proclamare il Vangelo, e la lista potrebbe continuare a lungo!»

La redazione

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46 commenti a Trasparenza e antiriciclaggio: migliora il rating del Vaticano

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  1. Li ha detto

    Padre Dwight, i ricchi si dedicheranno a queste cose se gli tornerà comodo. Se avranno un rientro da questi progetti.
    Non è certo un caso che qui in Italia ci siano film di propaganda politica anche se sono comici.

    I politici massoni fanno della beneficenza, ma solo se riempie le loro tasche.

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  2. Giambe ha detto

    Carissimo Padre Dwight, mi scuso ma leggendo il Vangelo, ed ascoltando le spiegazioni che mi sono state date fino ad oggi dai lontani anni 50, non trovo i suoi concetti. Siamo chiamati alla povertà, anche noi laici, perchè abbiamo, col battesimo, lo stesso sacerdozio regale che avete voi.
    Poi sarei felice che chi non è imprenditore, prima di esprimere pareri secchi (“dovrebbero accumulare danaro”)avesse sperimentato in concreto cosa ciò vuole dire. Allora racconterebbe fatti e non teorie. E per non essere anch’io teorico, racconto alcuni piccoli fatti della mia vita. Sono tutti verificabili. Non sono assolutamente ricco, nè lo vorrò mai essere, semplicemente perchè non serve, ma ho messo la mia piccola esperienza (e vita) nelle mani dei poveri, per realizzare, a loro nome ed assieme a loro, alcune imprese sociali nel sud del Mondo. Ad esempio a Capo Verde, la vigna Maria de Chaves. C’è un altro progetto per dotare di sistemi fotovoltaici le scuole rurali cattoliche africane. ROI (Return of investment)oltre il 65% annuo. Payback: 7/8 anni. Ho ideato il progetto,elaborato il business plan, stiamo iniziando a divulgarlo in Tanzania. Il mio guadagno: la gioia e l’orgoglio che i poveri comincino a non più dipendere dall’egoismo, dal capriccio e, nel migliore dei casi, dall’assistenza dei ricchi.
    Scusate le referenze personali. Ad maiorem Dei gloriam.

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    • Piero ha detto in risposta a Giambe

      Scusa, ma come lo calcoli ‘sto ROI? Qual e’ secondo te il risultato operativo di una scuola?
      E chi li paga ‘sti pannelli solari? Il governo italiano o il governo africano?

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      • Giambe ha detto in risposta a Piero

        Il ROI (semplificando molto per brevità) è il guadagno netto, dato dai ricavi meno tutti i costi, ammortamenti e tasse comprese.
        Il risultato operativo di una scuola Africana residenziale fino ad oggi è dato anche dai costi per il cucinare i cibi, acquistando legna e carbone ed avendo, nei casi di alunni superiori ai 600, uno spaccalegna che è retribuito.
        I pannelli solari si pagano da soli con il risparmio sull’acquisto della legna e del carbone e con i benefici dei Carbon Credit dovuti alle riduzioni di emissione in atmosfera dei gas serra, nella fattispecie l’anidride carbonica.

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        • Piero ha detto in risposta a Giambe

          So cos’e’ il ROI. Mi chiedevo se lo sapessi tu. Ma mi sa che non lo sai.
          Posto che la tua attivita’ e’ comunque meritoria, perche’ hai aiutato altri esseri umani a vivere meglio, ci sono comunque molte cose che non vanno in quello che hai detto.

          Il risultato operativo di una scuola Africana residenziale fino ad oggi è dato anche dai costi per il cucinare i cibi, acquistando legna e carbone ed avendo, nei casi di alunni superiori ai 600, uno spaccalegna che è retribuito.
          Quindi adesso il ROI sarebbe dato dai COSTI? O_O
          Senza offesa, ma quegli indici di cui hai parlato non sarebbero attribuibili neppure a Google nella Silicon Valley ai tempi della bolla delle dot-com .
          Sono cifre sparate completamente a caso.
          E comunque non hai risposto alle mie domande.
          Vedi, non e’ possibile quantificare il “reddito operativo” di una scuola, tra l’altro perche’ poi gli effetti si vedranno molto al di la’ del tempo (gli alunni devono terminare gli studi per “produrre”). Ma e’ un investimento meritorio per il futuro del paese. Ma non e’ quantificabile. Quanto “renderebbe” infatti un singolo alunno? Come riottieni il denaro per il successivo “esercizio”? E da chi?
          Chi paga i pannelli solari? Con quello che costano, specialmente in un paese africano, probabilmente sarebbe stato molto piu’ conveniente un’altra soluzione. E poi, quando ta meno di 15 anni andranno distrutti, come si smaltiranno? Non credo ci siano aziende dove hai meritoriamente aiutato tu, che sappiano come smaltire e la tecnologia adatta per smaltire il CADMIO (cancerogeno).
          Infine le riduzioni di emissioni di cosiddetto “gas serra” (di cui il VAPOR ACQUEO e’ la maggior parte) sono una balla colossale.
          Taccio per carita’ di patria sui “carbon Credit” che sono uno strumento inventato dagli squali finanziari occidentali per affamare ancora di piu’ il Terzo Mondo (e anche noi in Italia).

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          • Giambe ha detto in risposta a Piero

            Forse non riesco a spiegarmi. Non credo di non aver risposto alle tue domande,un tantinello pre-giudicanti ma adesso ne faccio una anch’io: perchè usi toni piuttosto aggressivi? Ti offende se si cerca di migliorare la vita di persone che non hanno nulla senza chiedere sostegno a nessuno?
            Mi puoi mostrare – meglio dimostrare – che le cifre che cito sono “sparate completamente a caso”? Le tue, certamente più meditate, quali sono? Se posso entrare in diretto contatto con te, ti mostrerò i business plan.
            Non entro nel merito, per brevità, sullo smaltimento e sui Carbon Credit: sono ansioso di capire come i Carbon Credit derivanti dal fotovoltaico possano affamare il Terzo Mondo. A me non risulta. Grazie per la cortese attenzione: Che il Signore ci accompagni e ci benedica sempre.

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            • Piero ha detto in risposta a Giambe

              Non vedo dove le mie affermazioni siano state ‘aggressive’, nel caso mi scuso.
              Non mi offende certo se si cerca di migliorar la vita di altre persone, infatti ti ho detto che e’ un’opera meritoria, semmai mi offende lo SPRECO di risorse che potrebbero essere meglio impegnate e l’inganno proprio di quelli che si vorrebbero combattere.
              Non capisco poi come si possa pretendere che “i poveri comincino a non più dipendere dall’egoismo, dal capriccio e, nel migliore dei casi, dall’assistenza dei ricchi.” se li si obbliga ad usare pannelli solari, che naturalmente si costruiscono in quattro e quattr’otto con il fango e qualche arbusto in qualche sperduto villaggio africano.

              Mi puoi mostrare – meglio dimostrare – che le cifre che cito sono “sparate completamente a caso”?

              Oh! ma l’hai detto tu stesso. ROI maggiore del 65%, payback 7-8 anni.
              Quindi tu, ammesso sempre che si possa parlare di quantificare l’istruzione e il benessere di bambini, investi $1000, e secondo il tuo ROI, ottieni, dopo aver pagato le tasse, $650. E allora come fa ad esserci il payback di 7-8 anni quando basterebbe meno di un anno e mezzo?
              Questo basterebbe da solo ad invalidare tutto il discorso.
              Ripeto: quelle cifre neppure Google o qualsiasi altra azienda informatica ai tempi della bolla speculativa delle dot-com potrebbe garantirla.
              Per riprendere il discorso della scuola, prendi per esempio quelle aziende che producono whisky invecchiato almeno 12 anni nelle botti di rovere. Secondo te, dal primo all’undicesimo anno, che ROI potranno mai avere?
              Quanto alla truffa dei “Carbon Credit” ti rimando a questo articolo:
              http://www.climatemonitor.it/?p=20744
              che per comodita’ riporto:
              Esiste in Europa, dall’entrata in vigore del “Protocollo di Kyoto”, un mercato dei “carbon credit”. Per dirla molto grossolanamente in borsa si scambiano le quote di emissione come se fossero un nuovo prodotto, una nuova “commodity”, una nuova “materia prima” di cui tutti molto probabilmente un giorno avranno bisogno. La speranza degli ecologisti (esempio: “Protocollo di Kyoto, il Wwf si schiera con il commercio di emissioni”) e della finanza “verde” sembra sia che tale borsa divenga mondiale: visto che ogni azione umana comporterà un consumo di energia e quindi un’emissione, questa dovrà essere bilanciata da “un’azione” acquistata/scambiata in borsa (da dei crediti). Un nuovo mercato enorme. A molti è stato fatto credere che la finanza era in grado di poter contribuire in modo essenziale al problema dei cambiamenti climatici, ci hanno persuaso che le banche/fondi, prima dello sviluppo tecnologico, erano in grado di aiutare la salute del pianeta.

              All’epoca della entrata in vigore del “Protocollo di Kyoto”, dopo l’adesione della Russia, Roberto Della Seta, Presidente Nazionale di Legambiente:

              “Quanto costeranno ai Paesi Ue i diritti di emissione per adeguarsi ai piani nazionali di assegnazione è però ancora da vedere. Quest’anno il prezzo di mercato ha oscillato sui 10 euro a tonnellata di gas serra, ma questo valore è ora destinato a crescere rapidamente, poiché il Governo russo ha più volte dichiarato di voler vendere i propri diritti di emissione tra i 70 e i 100 dollari a tonnellata[…]“Assumendo allora un valore della tonnellata di anidride carbonica compreso tra 20 e 50 euro – ha concluso Della Seta – il mancato rispetto di Kyoto potrebbe costare all’Italia tra i 2 e i 5 miliardi di euro l’anno tra il 2008 e il 2012. Più si allungheranno i tempi di adeguamento, più caro sarà il prezzo da pagare”.

              Più tardi si scriveva:

              “I prezzi delle quote di emissione di CO2 potrebbero scendere a 17 Euro la tonnellata nel 2009, rispetto ai 25 del 2008, secondo una proiezione della Deutsche Bank[…]Gli esperti dicono che una tonnellata di CO2 dovrebbe costare almeno 30 Euro per stimolare il passaggio a tecnologie più pulite. La soglia che renderebbe conveniente applicare tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 e’ di 40-50 Euro alla tonnellata. Sotto tale prezzo resta conveniente pagare la quota e continuare ad emettere gas serra. In pratica, le nostre emissioni aumenteranno ancora.” .
              “Attualmente, una tonnellata di anidride carbonica vale 26 euro, dopo il picco raggiunto nell’estate 2005 di 30 euro, ma secondo un’analisi della banca Fortis in futuro il prezzo dell’anidride carbonica potrebbe arrivare a 50 euro a tonnellata” (fonte).

              Come stanno andando queste nuove azioni per chi ha investito nella finanza “verde”?

              “Si stima che per finanziare i nuovi progetti green e far pagare a chi sfora i tetti alle emissioni imposti servirebbe un prezzo della CO2 intorno ai 34-40 euro a tonnellata. […]la CO2 è stata segnalata dai listini come la ‘peggior commodity’, un fatto poco incoraggiante per gli investitori.”

              Così scriveva il quotidiano dei verdi “Terra” il 10 agosto 2011 nell’indifferenza di tutti mass-media nazionali, mentre già a giugno i “carbon credit” avevano toccato un minimo. Intanto varie nazioni cercavano di far cassa mettendo sul mercato molti crediti, oltre alla Grecia anche l’Italia ci provava, ad esempio nella prima bozza di finanziaria il 29 giugno 2011 il “Corriere della Sera” pubblicava “Aste CO2, i ricavi per ridurre il debito” e ad ottobre “Il caso della «tassa occulta» con l’ anidride carbonica”.

              Si possono prendere i dati delle quotazioni delle EUA e CER da qui, graficandole dal 2.1.2008 al 2.11.2011 si ottiene:

              La quotazione EUA da un massimo di 28.3 € il 1.7.2008 è scesa il 2.11.2011 a 9.45 € perdendo il 67%, per un “fenomeno” matematico nel calcolo delle percentuali per recuperare quanto perso si dovrà guadagnare quasi il 300%. Analogo discorso per la quotazione CER.

              Dai grafici è facile notare la caduta dovuta alla crisi economica del 2008 ed il fallimento del COP15, un periodo di stabilità verso Cancun (COP16) ed una piccola ripresa con la crisi nucleare giapponese, nella parte finale una nuova fase discendente prima del COP17 di Durban ed in concomitanza con il riacutizzarsi della crisi economica europea.
              Si può concludere osservando che chi affermava di prevedere scenari climatici al centesimo di grado tra un secolo, che contengono al loro interno anche la previsione dell’andamento delle emissioni, neanche è riuscito ad avere il minimo sentore di cosa gli sarebbe successo a breve. Non importa qui sapere se il motivo è stato incapacità, malafede o altro: importante è porre attenzione a cosa è accaduto.

              Credo che se la finanza “verde” finisce per “vendere fumo” questo non sarà l’effetto peggiore dell’attuale tragica crisi economica che stiamo vivendo. Proprio a chi crede che la CO2 è un inquinante non dovrebbe piacere l’idea che chi è più ricco può comprare più crediti per emettere. L’assurdo principio del “chi inquina paga” abitua a vedere come legittimo che i ricchi possono inquinare pagando, mentre i poveri con i soldi sperano solo di poter comprare da mangiare.
              La speranza è che, pur avendo lasciato che fosse messa nelle mani della finanza le sorti della politica ambientale globale, questa non si trasformi nella sola opportunità di guadagno per i soliti noti a danno del “parco buoni”ambientalista. Non diamo alla speculazione un nuovo titolo su cui poter operare: un titolo che potenzialmente tutti gli abitanti del pianeta avranno necessità di acquistare o vendere direttamente o indirettamente.

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              • Giambe ha detto in risposta a Piero

                Scuse accettate volentieri. Vedo che non hai pietà dei lettori e scrivi come un….razzo.
                Allora, ecco il mio contributo con semplicità:
                Scuola rurale residenziale africana (Tanzania)di 100 alunni:
                Consumo annuo di legna e carbone per un valore di 2.100 €. Emissioni di CO2 risparmiate per circa 900 € Totale: 3.000 €. Costo dell’impianto da 3 kW: 14.700 €. Quota ammortamento (20 anni)735 €/anno. Costi gestione annui: circa 1.000 € Totale costi: 1.735 €. Utile lordo: 1.265 €/anno pari al 72,91%. Scrivendo oltre il 65% non mi ero sbagliato. Il pay-back lo puoi calcolare anche tu. Abbi una serena serata. Grazie mille per la condivisione. I dati che ti ho espresso sono reali, ricavati non a tavolino, ma sul campo.
                Che il Signore ci accompagni e ci guidi sempre.

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                • Piero ha detto in risposta a Giambe

                  appena ho 5 minuti ti rispondo, scusami.

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                • Piero ha detto in risposta a Giambe

                  Allora, ci sono molte cose che non vanno nel tuo plan…
                  Ma per cominciare ribadisco per l’ennesima volta che la tua e’ un’opera altamente meritoria…compiuta pero’ con i mezzi sbagliati!!!
                  Per prima cosa pero’, se e’ un commercialista che ti ha fatto questi conti (anche se gratis), ti prego, licenzialo immediatamente!!!
                  Da quel poco che ho studiato di economia, mi si accappona la pelle!
                  Cominciamo con il togliere di mezzo quei 900 euro per la CO2, che sono l’equivalente del tributo da pagare alla dea Kali’ che non spazzi via la tua scuola.
                  Il problema della CO2 e’, ripeto, un falso problema, se non peggio. Soldi letteralmente bruciati nel caminetto.
                  Quindi tu, da quanto mi hai detto, a fronte di una spesa di 2100 euro per legna/carbone, proponi di spendere annualmente 1735 euro.
                  Quindi otterresti un risparmio apparente (poi ti spiego perche’) annuo di 365 euro, un euro al giorno. Un po’ poco, ma si sa, in Africa anche un euro conta.
                  Proseguiamo. Dici di spendere 14700 euro per i pannelli solari. Impossibile un prezzo cosi’ in piena Africa. Quindi li prendi qui. Quindi li paga lo stato italiano.
                  O meglio i contribuenti italiani, e tutti quelli che hanno un contatore dell’energia elettrica. Gia’perche’ quegli inutili pannelli solari, costerebbero almeno il doppio, se non ci fossero le agevolazioni, pagate da tutti gli altri contribuenti. E gia’ cosi’ i tuoi VERI conti hanno il segno negativo.
                  Veniamo poi agli aspetti tecnologici: dici che hai preso pannelli da 3kW. E qui strabuzzo gli occhi! Per una scuola di 100 bambini? (pero’ prima erano 600!).
                  Vabbe’ si sa noi non siamo piu’ abituati alle ristrettezze di tutti i tipi. Ora quei 3kW dei tuoi pannelli sono di PICCO, il che vuol dire che la maggior parte del (poco) tempo erogheranno mediamente 1.5kW. Gia’ qui in Europa, con case costruite utilizzando OTTIMI (o quantomeno MEDI) materiali isolanti termicamente, questa potenza e’ assolutamente irrisoria, ma gia’ per una casa di 70-80 mq!!! Ma non e’ finita qui: quando lo danno il massimo i tuoi pannelli? tra le 11 e le 14, proprio quando servono di meno!!! E invece, quando il calore serve di piu’, la mattina preso, e la sera, vanno a zero!
                  Mi dirai “Ma in Africa c’e’ un altro clima, fa meno freddo!” e io ti rispondo APPUNTO!!! Che bisogno c’e’ di fare tutto questo ambaradan per 1.5kW???
                  Impegnare quasi 20.000 euro INUTILMENTE in 20 anni (stima fin troppo ottimistica, tra l’altro gia’ dopo 15 anni i pannelli sono da buttare, anche solo in europa, figuriamoci in un ambiente ostile come in terra d’Africa).
                  E ritorniamo all’aspetto prettamente economico: ripeto licenzia il tuo commercialista!!!
                  Il ROI non lo puoi calcolare in questa tua applicazione, o meglio, e’ assolutamente negativo!!!
                  Faccio in esempio, per cercare di farmi capire meglio: tu investi 1000euro in una qualunque attivita’. Per avere diciamo un ROI del 10%, devi poter guadagnare (bada bene, GUADAGNARE), dopo le tasse e gli altri oneri finanziari, almeno 100 euro! Cioe’ ti devono RITORNARE INDIETRO! E se hai un ROI del 10% ogni anno, in 10 anni devi riavere il tuo capitale iniziale! Nel tuo caso QUESTO NON AVVIENE MAI!!!
                  Vuoi sapere quanto e’ il tuo REALE ROI?? Spendi ogni anno 1735 euro, dico bene? A fronte di un “investimento” annuale (l’ammortamento dei pannelli) di 735 euro, giusto? allora (a spanne) ROI= -1735/735= -236%! -236% !!!COL SEGNO MENO!!! mai visto un affare piu’ sballato di questo!
                  Vuoi che continui??? 😀

                  Apri gli occhi fratello!!! I piu’ grandi criminali della storia ti hanno intortato con quella balla della CO2 e dell’Anthropogenic Global Warming, convincendoti a regalargli i tuoi soldi, in cambio di aria fritta! Impiega meglio le tue risorse invece di darle in pasto ai pescecani della finanza!

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                  • Giambe ha detto in risposta a Piero

                    Con quale diritto contabile o gestionale tiri via i 900 € di Carbon Credit? Tu ignori che un sistema fotovoltaico acquistato in Italia per essere installato in Africa non ha nessun incentivo di nessuna natura. Per favore, informatim prima di dichiarare cose pittoresche. I pannelli (e le altre attrezzature) hanno un prezzo da commodity e li puoi comperare dove vuoi, non solo in Italia. Quindi il tuo ragionamento è un sofisma neanche troppo accurato. Se compro un pannello in Svizzera per mandarlo in Africa paga il contribuente italiano? Dai tuoi ragionamenti si denota in maniera evidente che non hai esperienza di tropici ed i dati che esprimi sono di un etnocentrismo veramente poco felice.Io ho visto in Kenya funzionare benissimo pannelli vecchi di oltre 24 anni. Le tue sono illazioni. Quella dell’intervallo di utilizzo del sistema mostra che non sono riuscito a spiegare un concetto elementare: il sistema fotovoltaico di cui parlo serve solo per cucinare nelle scuole di campagna. Anche la storia del ROI è pittoresca,e sono gentile a dire così. Mi spiace, ma fare le somme togliendo gli addendi è uno sport che non riesco ancora a praticare. Fai un giro in Africa, poi ne riparleremo, se vorrai. Che il Signore ci aiuti ad essere cercatori di verità. Abbi un’eccellente serata.

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                    • Piero ha detto in risposta a Giambe

                      Pittoresco e’ calcolare un ROI sulla base di un (presunto) risparmio.
                      Allora se paragono la tua attivita’ al programma Apollo, visto che avrsti “risparmiato” miliardi di dollari, avresti un ROI spaventosamente alto?
                      Non hai nessun ritorno, non riavrai mai il capitale impiegato, quindi il ROI e’ assolutamente negativo e il payback e’ INFINITO (non rivedi i tuoi soldi neppure col cannocchiale)

                      pannelli (e le altre attrezzature) hanno un prezzo da commodity e li puoi comperare dove vuoi, non solo in Italia.

                      Mai detto il contrario. Solo che il resto dei soldi che non hai pagato tu direttamente, li pagano gli ALTRI contribuenti italiani e tutti quelli che hanno un contratto energetico. Hai presente il 100 miliardi di euro che i cittadini pagheranno per finanziare gli inutili pannelli solari?
                      Ti vedo confuso, prima dici che la legna e il carbone servivano per il riscaldamento, adesso solo per cucinare. Ma allora il gas che ci sta a fare? Tra l’altro i paesi africani sono i maggiori esportatori di gas, altra conferma della rapina ai danni degli africani.
                      Ma chi ha i paraocchi ideologici ed e’ innamorato dei pannelli solari per pura ideologia questa rapina non la vedra’ mai.
                      Ti lascio ai tuoi conti sballati.

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                    • Piero ha detto in risposta a Giambe

                      my fault: ho letto legna e cabone e ho associato al riscaldamento.
                      (non si capisce pero’ come una cucina che prima funzionava a legna e cabone possa funzionare con i pannelli fotovoltaici… misteri dell’Africa Nera…e’ compreso anche l’ammortamento della cucina elettrica nei tuoi conti?)
                      I termini comunque non cambiano affatto, tanto piu’ che usare energia elettrica per riscaldare e’ come bruciare biglietti da 100 euro per accedere il fuoco per farsi il caffe’.
                      I tuoi conti sono assolutamente sballati.
                      I 900 euro li ho eliminati perche’ sono assolutamente INUTILI, non producono niente, sono solo il pizzo da pagare agli squali finianziari. Se vuoi possiamo anche includerli, ma i tuoi conti peggioreranno ulteriormente.

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                    • Giambenedetto ha detto in risposta a Giambe

                      Grazie per le tue informazioni di cui terrò certamente conto. Spero solo tu non sia troppo impegnato a gestire aziende. Mi sentirei un poco a disagio avendo occupato parte del tuo tempo.
                      Vorrei sommessamente, ma molto sommessamente, dire che ho sottoposto il business plan ad un concorso internazionale gestito dalle maggiori università del pianeta e che vi sono buone probabilità di arrivare in finale. Trovo i tuoi ragionamenti astratti, non argomentati, decontestualizzati e molto, molto confusi. Come fai a non cogliere che risparmiare i soldi sull’acquisto della legna è, per Giove, non spendere denaro cash, e, quindi, averlo in tasca? Hai mai gestito un budget familiare? Sul fotovoltaico, che proprio non ti piace, e che dici essere pagato da tutti i consumatori del mondo, (ma non spieghi come), puoi dimostrare le tue asserzioni? Ho voglia di sorridere, ma sono anche triste nel pensare a quante energie si impegnano in cose con scarso costrutto. Poi ignori che esiste un modo di cucinare usando le piastre elettriche. Aiuto, ho bisogno di auto perché non mi raccapezzo più. Quanta debolezza c’è nei cuori deg i uomini (nel mio per primo).Last but not least, non ho mai detto (e non lo dirò mai) che c’è bisogno di energia elettrica per riscaldare in Africa. Ripeto: c’è un positivo impatto sociale e ritorno economico nell’utilizzo dell’energia fotovoltaica per cucinare nei luoghi comunitari come le scuole ove attualmente si usano la legna ed il carbone.
                      Grazie per l’attenzione. Sono in partenza per la Tanzania e non sarò più in grado di ricevere e spedire mail per un certo tempo. Grazie in ogni caso per la condivisione.

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                    • Piero ha detto in risposta a Giambe

                      Ah adesso fare due conti della serva vuol dire saper gestire un’azienda? Trovo la tua ironia assolutamente fuori luogo.
                      Mi dispiace che tu te la prenda con me solo perche’ ti ho aperto gli occhi sulla bufala del fotovoltaico.
                      Mi piacerebbe conoscere questi sapientoni delle piu’ prestigiose universita’ del pianeta che hanno avallato i tuoi conti (sballati), se non altro per strappargli la loro laurea in faccia.
                      A questo punto non mi meraviglio piu’ di nulla, ha pienamente ragione il prof Pennetta, anche il mondo accademico e’ marcio, e si e’ piegato alle ragioni economiche degli squali finanziari.
                      Sfido io che avallano queste fandonie, ci guadagnano in finanziamenti, prebende, gloria e carriere professionali (a spese dei cittadini).
                      Fatto sta che pretendere di calcolare un ROI, peraltro ASSURDAMENTE cosi’ alto, in una serie soltanto di SPESE, e’ una cosa FOLLE, come ti puo’ confermare qualunque ragazzo che ha fatto il primo anno di ragioneria.
                      Fammi un po’ capire: mettiamo che tu hai 2 euro in tasca e devi comprare delle mele. il fruttivendolo Mario te le fa pagare 4 euro al Kg, mentre Giovanni te le fa pagare 2 euro al Kg. Quindi tu se vai da Giovanni avresti GUADAGNATO 2 euro? E come li spenderai questi due euro GUADAGNATI?Cosa ti ci comprerai? E se andare da Giovanni e’ cosi’ conveniente perche’ non comprare 100Kg di mele, visto il tuo ragionamento avresti un guadagno netto di 200 euro!
                      Sempre a partire dai due euro che hai in tasca! il fruttivendolo Giovanni e’ una miniera d’oro! Pagandolo, si ottengono piu’ soldi di quanti gliene si da’!
                      Dove lo avresti tu il ritorno economico? Dopo che hai speso 735 euro l’anno per l’ammortamento dei pannelli, e 1735 euro l’anno per costi di gestione, quando rientri? chi ti paga? quanti soldi ti ritrovi in tasca dopo aver speso tanto? ZERO, nada!
                      E’ PALESE che il ROI sia incredibilmente NEGATIVO, spendi nella gestione piu’ del doppio di quanto hai “investito”. E’ esattamente cosi’.
                      So gia’ che non ti convincero’ mai dell’assurdita’ dei tuoi conti, perche’ tu hai gia’ deciso che i pannelli “si ripagano da soli” e addirittura sei convinto che avresti un ritorno economico, anche se costassero un miliardo di euro l’uno.
                      Te l’ho dimostrato piu’ volte, sulla base dei crudi numeri, che le cose non stanno affatto come dici tu. Ma ti tappi gli occhi perche’ hai deciso che i pannelli solari salveranno il mondo (e invece lo affossano, specialmente i paesi piu’ deboli).
                      Ti ho messo il link sulla truffa dei Carbon Credit, ma non l’hai manco letto. Perche’ andrebbe contro i tuoi convincimenti personali.
                      I pannelli vengono fatti pagare da tutti gli altri contribuenti, basta vedere da dove prendono i 100 miliardi di euro per i prossimi 10 anni per finanziarli. Dalle bollette. Puoi vederlo pure tu nelle voci della tua bolletta ENEL.
                      Spendere soldi per evitare emissione di CO2 , e’ comprare ARIA FRITTA. ecco cos’e’. Hai comprato aria fritta dagli imbonitori finanziari.
                      E poi, ammesso, e non assolutamente concesso, che serva a qualcosa evitare di emettere CO2, non sai assolutamente quanta ne e’ stata emessa per costruirli, i tuoi pannelli solari. Molta piu’ di quanta ne avrebbero evitata. Ma anche qui, se ti metto il link, non lo leggi neppure.
                      La stragrande maggioranza dei cosiddetti “gas serra” e’ costituita da VAPOR ACQUEO, la CO2 e’ solo una minima parte. Quindi eliminiamo anche tutti gli esseri viventi, visto che la producono.
                      So di cristiani che si offrono vittime dei loro persecutori, ma andare addirittura in bocca agli squali di proposito, illudendosi persino di aver fatto bene…
                      Quei valori assurdi non puo’ garantirteli nessuna attivita’ nel mondo occidentale, forse solo nel periodo di una bolla speculativa (e infatti nel caso di bolle speculative poi tutti si ritrovano a terra). Forse neppure le aziende cinesi che usano i prigionieri dei laogai come schiavi, facendoli lavorare 16 ore al giorno.
                      E continuo a ripetere che sono peraltro incongruenti tra loro.
                      Anche se non conosco SPECIFICATAMENTE la situazione locale, ho studiato abbastanza da sapere che le leggi fisiche non cambiano, neppure in Africa.
                      So benissimo che si puo’ cucinare con piastre elettriche, ma continuo a ripetere che e’ uno spreco assurdo. Certo, uno puo’ farsi il caffe’ alimentando il fuoco sotto la caffettiera con banconote da 100 euro, ma non e’ il massimo dell’efficienza, economica e tecnica.
                      Quando poi basterebbe il gas naturale, di cui l’Africa ABBONDA, per risparmiare tanto e contribuire all’economia locale.
                      Basta sapere il potere calorifico del gas naturale per confrontare la spesa assurda di pannelli solari con la spesa per il rifornimento di gas. Con pochi metri cubi di gas si puo’ cucinare meglio, in ogni momento e con meno spesa.
                      Quanto ai pannelli che avresti visto, che avrebbero 24 anni, beh… dovresti conoscere il significato della sigla MTBF.
                      E in ogni caso dubito dell’efficienza di pannelli costruiti nel 1988! Ma chi li ha costruiti… Edison? Gia’ oggi l’efficienza e’ molto bassa, figuriamoci con tecnologia degli anni ’80!
                      Per tacere che si rendono dipendenti dalle aziende occidentali le popolazioni locali, infatti non potrebbero ne’ costuire ne’ riparare i pannelli in loco.

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                    • Piero ha detto in risposta a Giambe

                      Giusto per fare qualche altro calcolo, che naturalmente non ti trovera’ d’accordo.
                      Il potere calorifico del metano e’ tra 50.000 e 55.000 kJ/kg.
                      Per portare ad ebollizione 100 kg di acqua ci vogliono circa 0,67 kg di metano, che, a spanne, considerando la sua densita’ costante al variare della temperatura, sono poco meno di 1 m^3 (metro cubo) (circa 0,94 m^3).
                      Qui in Italia, paese consumatore, il costo al metro cubo e’ inferiore all’euro. In paesi produttori, come quelli africani, puo’ essere 0,5 euro/m^3. Per 365 giorni, se non ho fatti errori, fa circa 172 euro l’anno.

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    • Marco Marinozzi ha detto in risposta a Giambe

      riguardo al suo post la invito a leggere il mio intervento giù da basso.

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  3. geminitolk ha detto

    Ha ragione Francesco anche qui: Pietro non aveva una banca!

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a geminitolk

      Pietro allora non governava uno Stato, evitiamo di estrapolare slogan di Francesco come fossero i baci perugina! Facciamo un torto a noi e sopratutto a lui!

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      • geminitolk ha detto in risposta a Paolo Viti

        Ecco, questo papa ha capito che bisogna tornare all’essenza, alla Missione. A chi la banca? A chi questo potere? Per i poveri e per gli ultimi… Disfandosi di anelli d’oro e abiti costosi Francesco è tornato ad essere Primo in mezzo ai poveri.

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    • Sophie ha detto in risposta a geminitolk

      Veramente da quel che so io gli apostoli avevano una specie di fondo cassa.

      1+
      • Max ha detto in risposta a Sophie

        E’ vero, Sophie. E manco a farlo apposta, la teneva Giuda…

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      • geminitolk ha detto in risposta a Sophie

        Tu vuoi con Paolo Viti che il Vaticano abbia una banca? Bene, io e papa Francesco non la vogliamo.

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        • Piero ha detto in risposta a geminitolk

          E a questo
          http://aksanti.files.wordpress.com/2011/05/bambini-africani-fame.jpg

          tu rispondigli che non vuoi una banca.

          1+
          • geminitolk ha detto in risposta a Piero

            Lo stesso dicono Celentano, o Fazio, cioè che i loro grassi stipendi servono per la beneficenza. È sbagliato il metodo. È sbagliato che un’importante potere spirituale del nostro si collochi in mezzo alla finanza speculativa e si comporti come un’ordinaria banca. Occorre che la Chiesa sia trasparente e sia in grado di raccogliere denaro per elargirlo ai poveri.

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            • Piero ha detto in risposta a geminitolk

              Lo stesso dicono Celentano, o Fazio, cioè che i loro grassi stipendi servono per la beneficenza.

              O_O ma quando mai?!??

              È sbagliato che un’importante potere spirituale del nostro si collochi in mezzo alla finanza speculativa e si comporti come un’ordinaria banca.

              Non sara’ invece che gli altri temono l’ingresso di un altro operatoree non vogliono “dividere la torta”? e per questo attaccano pretestuosamente?

              sia in grado di raccogliere denaro per elargirlo ai poveri.

              E come credi si possa fare? Ti metti tu in mezzo alla strada col cappello in mano?

              1+
              • geminitolk ha detto in risposta a Piero

                Io non voglio una Chiesa dei ricchi. Non voglio, come Francesco, che si serva di una banca. Serve solo la Parola a questa Chiesa + i gesti rivoluzionari colmi di amore dei suoi pastori. Meno conservazione, più innovazione.

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                • Piero ha detto in risposta a geminitolk

                  Io non voglio una Chiesa dei ricchi.

                  e dove sarebbe questa Chiesa dei ricchi?
                  E se non ci sono i ricchi, i poveri chi li aiuta?
                  Come al solito gemini, e’ completamente inutile parlare con te, parli solo per slogan sinistrorsi. Tienti pure i tuoi slogan e vivi in pace.

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                  • geminitolk ha detto in risposta a Piero

                    Questi vescovi che facevano la vita da nababbi non sono ricchi? I ricchi che lavorano e riconoscono la dignità umana mi vanno bene; il problema è che spesso lo sono per speculazioni finanziarie e giri loschi. Questa è soltanto sottrazione indebita.

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                    • Piero ha detto in risposta a geminitolk

                      come al solito non hai capito nulla!
                      Cosa c’entrano i vescovi (piu’ o meno ricchi) con la Banca Vaticana o robe simili?
                      Come pensi che si possano finanziare e distribuire efficacemente le risorse senza una struttura di quel tipo?
                      Uno va a piedi fino a Roma e gli danno i soldi in un sacchetto di carta?

                      Il comportamento di quel vescovo e’ esecrabile, ma per prima cosa vediamo chi ha approvato i conti, non ha fatto certamente tutto di testa sua. E poi aspettiamo di vedere almeno se e’ tutta colpa sua.
                      Poi bisogna vedere cosa uno fa, se e’ un’opera artistica di una bella chiesa, mi puo’ anche andare bene lo spendere soldi. Anche gli artisti devono mangiare, o no?
                      Poi pero’ nessuno parla mai di quello schifosissimo cubo (per non dire un’altra parola che comincia con c…) firmato dall’archistar Fuksas. qui i miliardi spesi vanno bene no?
                      A fronte di un risultato agli occhi di tutti obbrobrioso.
                      ma come al solito con te e’ inutile parlare.

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                    • geminitolk ha detto in risposta a geminitolk

                      Tu vuoi tenere lo IOR. Ho capito. Ti basta che sia ai livelli di Portogallo e fila tutto liscio. Le iniziative a sostegno dei poveri non mancano all’interno della Chiesa, te lo assicuro.Basta poco. Anche quel poco di tante persone normali. Di certo è meglio che racimolarli vendendo spazzatura finanziaria e nascondendo tanto male. Quel male luceferino che cova da tanto tempo nel cuore della Chiesa che ha spinto un papa a dimettersi. Non mi sembra poco. A te? Ritornando al discorso IOR, Francesco lo vuole riformare, ma ha anche detto che una banca non serve alla Missione della Chiesa. A te va bene com’è. Ok.

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                    • Piero ha detto in risposta a geminitolk

                      Ma che vai impapocchiando gemini?
                      Le rendite finanziarie sono quelle che permettono di pagare le pensioni, da dare una remunerazione al risparmio, di finanziare attivita’ imprenditoriale che abbiano un ritorno economico e sociale per tutti.
                      Evita per favore di parlare di cose che non conosci e sparare le tue cavolate in forma di slogan.

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                    • geminitolk ha detto in risposta a geminitolk

                      Non ci vuole un esperto per capire che l’attuale crisi economica reale sia determinata, in parte, dal passaggio di capitali dal lavoro al mondo finanziario. So che è bello giocare con i titoli e se capita, perché no anche guadagnarci. Ma ci rendiamo conto?

                      Una banca non c’entra con il ruolo che una chiesa, qualunque essa sia, sia chiamata a svolgere. Francesco l’ha capito per questo è contrario. Io sto con lui. Non basta trasparenza. Bisogna cambiare passo.

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                  • Piero ha detto in risposta a Piero

                    ma piantala con ‘ste sparte pauperistiche!

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  4. Giancarlo ha detto

    Il vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst è uno dei pochi vescovi ancora cattolici in Germania… e cosa si fa? Lo si sospende!

    …mah…

    1+
  5. Antony ha detto

    Ma a quanto pare la rimozione di Tebartz-van Elst non è dovuta alle eccessive spese ma…. unite.. udite, perchè molto legato alla tradizione. Stranamente l’artico che lo riguarda, a quanto pare è stato rimoss

    1+
      • Meister Eckhart ha detto in risposta a Antony

        Qualcuno sa se questi tizi di Corrispondenza Romana sono autorevoli e credibili o solo dei mattacchioni un po’ fanatici? Lo chiedo perché ho seguito l’intera vicenda del vescovo di Limburg da settembre a questa parte, direttamente dai siti dei quotidiani tedeschi online (che ho la fortuna di poter leggere senza difficoltà), che vi hanno dato notevolissimo risalto, e devo dire che le cose non stanno affatto come CR vuole farci credere.

        A questo proposito, cito solo una “imprecisione” davvero madornale di CR: proprio il cardinale Meisner e l’arcivescovo Zollitsch, da CR velatamente accusati di aver intenzionalmente affondato Tebartz-van Elst, sono stati tra i più fermi avvocati di una gestione paziente e non isterica della vicenda. E hanno pubblicamente difeso il vescovo fino a quando quest’ultimo non si è recato a Roma, venendo poi ricevuto dal Papa. Le teorie complottistiche mi paiono fuori luogo in queso caso.
        La frase “colpisce il puntiglio e la costanza con cui ci si è presi la briga di informare costantemente Papa Francesco in merito” sconfina nel surreale: che io sappia, Papa Francesco è il diretto superiore di Tebartz-van Elst. Perché mai sarebbe stato lecito tenerlo all’oscuro? Mistero.

        Quando un preventivo di 2,5 milioni di euro (indubbiamente troppo ottimistico) approvato nel 2007 dal vescovo uscente si trasforma in una spesa effettiva di 31 milioni (ma si parla di 40 milioni a cose fatte), è evidente che qualcosa è andato storto. La cattiva gestione della vicenda da parte di Tebartz-van Elst è innegabile, per quanto io non creda alla presenza di cattive intenzioni, soprattutto perché nessuno degli organismi preposti è stato tenuto al corrente della crescita continua e smisurata dei costi. E questo è quello che viene rinfacciato a Tebartz-van Elst più di ogni altra cosa. La diocesi di Limburg è una diocesi ricca e i soldi ci sono: se tutto fosse stato fatto alla luce del sole, probabilmente non esisterebbe alcun caso Limburg.

        Poi ci sono stati innegabilmente degli errori di valutazione alquanto ingenui da parte del vescovo. Farsi costruire una cappella privata in stile modernista, quando il duomo di Limburg si trova a 30 metri di distanza, forse non è stata un’idea tanto brillante.

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    • Piero ha detto in risposta a Antony

      Si’, pero’se era legato alla tradizione come diceva, non doveva spendere in quel modo…

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      • edoardo ha detto in risposta a Piero

        ….già. Si legge che 15.000 euro solo per la vasca da bagno!
        Come un predicatore da un quintale e venti che dal pulpito incita al digiuno.

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  6. Marco Marinozzi ha detto

    Un piccolo commento data l’interessante citazione di padre Dwight. C’è un errore economico-metodologico sulla concenzione del denaro. Si considera il denaro come fine, questo deriva in gran parte dalla cultura marxista ma anche da una certa errata interpretazione del mezzo economico. Il denaro è , lo resterà sempre, mezzo di scambio, tra beni. E’ una semplificazione del processo di scambio, non è il fine dell’attività economica. Il fine dell’attività economica è la produzione di un bene minimizzando i costi, creando un vantaggio per il produttore ma anche per l’intero mercato (se si riducono i costi si riducono i prezzi). Si crede erroneamente che la sostanza dello scambio con l’introduzione della moneta (quindi del denaro) sia cambiata, non è affato così, il denaro è servito per poter permettere scambi quasi impossibili in un contesto di baratto, perchè il produttore di mele se avesse avuto bisogno del cappotto dell’inverno, avrebbe dovuto trovare un produttore di cappotti che avesse bisogno proprio delle sue mele. Molto complicato. Pensate anche ad un professore di matematica, la sua produzione è data dalla conoscenza e come ce lo vedete nel mercato a “vendere matematica”? Il denaro ha semplificato lo scambio, ma non ha cambiato la sostanza del commercio. Il produttore di mele continuerà a scambiare il suo prodotto contro il cappotto, solo la forma ed il meccanismo sono un po’ diversi.Su questo invito tutti alla lettura di Cosa è il Denaro di Gary North, in inglese lo trovate sul Mises.org. E qui si riconduce al concetto di ricchezza, la ricchezza è data dal lavoro e dall’opera dell’uomo, non dal denaro. Se andate su un isola deserta carichi d’oro, non potrete costruire nulla con quello, c’è bisogno dell’uomo che lavori.

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