Trasparenza e antiriciclaggio: migliora il rating del Vaticano

Piazza San Pietro 2In seguito alle più recenti iniziative intraprese per adeguarsi agli standard internazionali antiriciclaggio, è stato elevato lo «Standard Ethics Rating» (SER) attribuito allo Stato della Città del Vaticano a «EE» dal precedente «EE-».

Il passaggio da «EE-» a «EE» porta la Città del Vaticano a uscire dal gruppo di Stati rappresentato da Brasile, Bulgaria, Estonia, Messico, Polonia, Romania e Sudafrica, per entrare nello gruppo di Stati dove si trovano Giappone, Grecia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Un comunicato ufficiale rileva un «ridimensionamento» della distanza tra lo Stato della Città del Vaticano e «le richieste internazionali in fatto di trasparenza e di rendicontazione delle proprie finanze e delle proprie istituzioni finanziarie, ed una fattiva collaborazione per la crescita della Comunità internazionale». In sostanza, Standard Ethics riconosce che lo Stato vaticano è sulla strada giusta e sta collaborando con gli organismi internazionali per adeguarsi alle normative antiriciclaggio, «azioni che rafforzano – conclude il comunicato – il tentativo di creare un sistema di controlli efficace e sostenibile nel lungo periodo».

Nel frattempo sappiamo che Papa Francesco ha sospeso dal suo incarico il vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst fino a che non verrà portata a termine un’inchiesta sulle sue spese, circa 43 milioni di dollari per rinnovare la sua residenza ufficiale! Perché malgrado l’indicazione del diritto canonico a perseguire la vita semplice, ancora alcuni sacerdoti e vescovi vivono sfarzosamente? Se lo è domandato padre Dwight Longenecker su Aleteia, rispondendo: perché «sono caduti nella trappola della vanità, dell’avidità e del materialismo come tanti altri nella nostra società».

Per quanto riguarda i laici (intesi come i cattolici non sacerdoti), invece, «non sono chiamati alla povertà, ma sono chiamati ad essere buoni amministratori della loro ricchezza, e tutti i cristiani sono chiamati ad evitare materialismo, avidità e la trappola delle grandi ricchezze. Contrariamente all’opinione comune, ad ogni modo, ciò non vuol dire che i laici debbano essere poveri o dare tutto il proprio denaro ai poveri. Sono dell’opinione che i laici dovrebbero accumulare denaro per quanto possono. Se un uomo ha il dono di fare soldi, dovrebbe lavorare sodo, essere scaltro, condurre gli affari onestamente e fare quanto denaro può. Dovrebbe poi chiedersi cosa farci con tutto quel denaro. Un laico che guadagna molto denaro dovrebbe usare queste risorse per servire il Signore».

Infatti, conclude padre Dwight, «pensate a ciò che potrebbe fare la Chiesa se i ricchi considerassero la propria ricchezza il mezzo per fare del bene nel mondo! Costruiremmo nuove chiese e scuole. Costruiremmo cliniche per le donne che hanno una gravidanza critica. Serviremmo i poveri con scuole professionali e programmi di assistenza. Costruiremmo case per gli anziani e le doteremmo di personale. Finanzieremmo film, canali televisivi e stazioni radio per proclamare il Vangelo, e la lista potrebbe continuare a lungo!»

La redazione

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