Resiste il revisionismo sulla storicità del cristianesimo

ZealotLa storia del successo di vendita negli Stati Uniti del libro “Zealot: The Life and Times of Jesus of Nazareth” di Raza Aslan non è certo per i contenuti, ma per merito dell’intervistatrice di “Fox News” che ha intervistato l’autore, mettendo in dubbio la sua autorità scientifica.

Aslan è uno studioso islamico delle religioni e ha scritto un libro sulla storicità di Gesù. Il video dell’intervista al network conservatore è diventato virale sul web e il volume è balzato al primo posto di vendita su Amazon. L’autore ha spiegato chiaramente che «questo libro non è un attacco al cristianesimo. Mia madre è una cristiana, mia moglie è un cristiana, mio fratello è un pastore evangelico. Chi pensa che questo libro sia un attacco alla cristianità non lo ha ancora letto».

Per quanto riguarda il contenuto non c’è molto da dire. E’ la classica tesi revisionista e complottista del Gesù che non ha mai detto di essere Dio, con l’aggiunta di alcune chicche originali: Gesù era analfabeta, uno zelota ebreo e un “terrorista-insurrezionalista” politico, per questo è stato crocifisso. Anche secondo il controverso Dale B. Martin, a sua volta sostenitore di tesi improponibili, che lo ha recensito sul “New York Times”, il libro «soffre dei problemi comuni nella divulgazione, come proporre teorie obsolete e semplicistiche per i fenomeni oggi visti come più complessi». E ancora: «altre affermazioni sono solo speculazioni senza prove a sostegno. Di professione Aslan non è uno studioso di ebraismo o di cristianesimo antico. Insegna scrittura creativa». Effettivamente, nonostante Aslan dica di essere uno storico è stato notato che nessuna delle sue lauree è in storia.

Tutte le tesi alternative alla tradizionale sulla storicità di Gesù e del cristianesimo, come quella recente di Aslan, poggiano sulla datazione tarda dei Vangeli. In Luca 4:16, ad esempio, Gesù legge la Bibbia in una sinagoga ma Aslan vuole un Gesù analfabeta e allora afferma: «il Vangelo di Luca è stato scritto 60-70 anni dopo che Gesù era morto, quando il cristianesimo era una religione tipicamente romana e non più una religione ebraica e gli scrittori del vangelo erano molto interessati a fare di Gesù qualcuno che si rivolgeva a un pubblico non ebraico». Screditati quindi come fonti storiche, i revisionisti possono così inventarsi quello che vogliono dipingendo un Gesù a loro piacimento. Anche se, per farlo, usano continuamente come traccia i Vangeli stessi, che però prima avevano screditato.  Come dicevamo, Aslan dice che Luca e Matteo hanno scritto i loro vangeli tra il 90 e il 100 d. C., mentre Marco lo avrebbe terminato nel 70 d.C. Giovanni invece dopo la fine del primo secolo (100-120 d.C.). Ora che ha deciso una datazione tanto tarda, è gioco facile per lui paragonare i Vangeli canonici a quelli apocrifi e fantasiosi, come il Vangelo di Filippo (che è del II secolo e per questo scartato dalla formazione dei canone dei Vangeli), sostenendo che ci sarebbe stata una «drammatica divergenza di opinione che esisteva più di chi era Gesù».

Le date di Aslan sono le stesse, più o meno, sostenute dall’italiano Mauro Pesce (in coppia con l’ateologo di Repubblica Corrado Augias ha prodotto anni fa un libro colmo di contraddizioni e inesattezze, che affronteremo a breve). Ma si rifanno a teorie obsolete, oggi gran parte degli studiosi -cristiani, agnostici, ebrei ecc.- ritiene tutti e quattro i vangeli redatti prima della distruzione di Gerusalemme (70 d.C.). Altri invece anticipano, con motivazioni sempre più accettabili, ancora i vangeli agli anni immediatamente successivi alla morte di Gesù (35-50 d.C.) I motivi sono tanti e molti si appoggiano anche alle “recenti” scoperte archeologiche come quelle di Qumran (il 7Q5 delle grotte di Qumran, sigillate nel 68 d.C., è certamente un passo di Marco come riconosciuto oggi da quasi tutti, compreso studiosi non credenti come Hunger ed ebrei come Shemaryahu Talmon, che Colin H. Roberts e altri studiosi lo hanno datato scientificamente attorno al 50 d.c.).

La datazione dei Vangeli merita comunque un dossier scientifico che prepareremo probabilmente entro l’estate, tornando al libro di Aslan i ricercatori e studiosi che lo hanno recensito sono stati chiari. Per Alan Jacobs della Baylor University «Aslan non fa nuove scoperte e recita argomenti che non sono già stati fatti molto tempo fa, questo perché Reza Aslan non è uno studioso del Nuovo Testamento. Egli sta scrivendo ben al di fuori la propria formazione accademica. Ciò non significa che il suo libro sia cattivo o che non avrebbe dovuto scriverlo, solo che è in primo luogo una ri-presentazione del lavoro di alcuni studiosi».

Dr. Darrell Bock, docente di New Testament Studies al Dallas Theological Seminary ha spiegato che quella sul libro di Aslan è una «campagna pubblicitaria su roba vecchia. Questo Gesù rivoluzionario è un’idea che è girata tra i lettori più scettici per diversi decenni. Gesù non era certo un zelota». Dott. Denny Burk , professore associato di studi biblici al Boyce College e al Southern Baptist Theological Seminary di Louisville ha spiegato che le opinioni di Aslan «sono palesemente false. Aslan sta vendendo una ricostruzione storica di Gesù». Secondo Greg Carey, docente di New Testament al Lancaster Theological Seminary, il libro «contiene riferimenti a una grande quantità di letteratura, eppure tradisce il fatto che non è per nulla immerso nella letteratura di quel campo».

La redazione

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24 commenti a Resiste il revisionismo sulla storicità del cristianesimo

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  1. Andrea. ha detto

    La cosa più grottesca e, per quanto possibile, “esilarante” è che ad attaccare Gesù un Islamico ci rimette molto più che un ateo: forse è perché tanto nella lettura del Corano di una larghissima parte dell’Islam “mainstream” le Sure Medinesi abrogherebbero quelle Meccane (ossia quanto detto da Maometto in tempo di guerra invaliderebbe tutto il resto del Corano… E quindi dove sarebbe l'”origine divina” di tutto il resto dello stesso?), ma non se ne rende conto che pure per l’Islam, pur con tutte le differenze del caso, Gesù Sarebbe Profeta?

    Allora, o È Profeta anche per te e allora ti astieni dal parlarNe in questa maniera, o se lo insulti non lo è. Ma allora a questo punto non sei manco più Musulmano!

    Mi aspetterei almeno una fatwa per coerenza contro questo libercolo, se non ne arriverà manco una allora sappiano che sono tutti eretici pure dal loro punto di vista…

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  2. IlCensore ha detto

    Solo un appunto: quella che il Vangelo secondo Luca sia stato composto ben oltre gli anni 60 del I secolo non è una tesi “revisionista e complottista”, ma la posizione condivisa dalla stragrande maggioranza degli studiosi. Il Vangelo secondo Luca è certamente successivo all’anno 70, e considerazioni di dipendenza dal Vangelo secondo Matteo (a sua volta basato su quello secondo Marco) lo fanno datare intorno agli anni 75-85.

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a IlCensore

      Come può essere posteriore al 70 d.C. se nel 58 d.c. è citato da San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi?

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a IlCensore

      Oltretutto è unanimemente riconosciuto che Luca scrive il vangelo prima gli Atti (lo dice lui stesso all’inizio degli Atti), i quali terminano certamente prima del 63 d.C., altrimenti avrebbero parlato del martirio di Pietro e Paolo, ed invece terminano bruscamente i racconti delle loro missioni quando Paolo è in prigione in attesa del verdetto. Dunque Atti terminano nel 63 d.C. e il Vangelo di Luca necessariamente prima del 60 d.C.

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  3. danieleb ha detto

    Articolo interessante. Chiederei però un chiarimento. Non mi risulta che il 7Q5 sia riconosciuto come un passo di Marco dagli studiosi, anche perchè presenta molti errori che in un frammento così piccolo di codice non sono affatto marginali. Da quanto mi risulta le cose sono all’opposto: ad oggi la maggior parte degli studiosi ha dei seri dubbi nell’identificare questo frammento con il vangelo canonico. Da quanto ne so poi, la grotta 7 di Qumran (dove fu ritrovato questo frammento) ha continuato a rimanere aperta anche dopo il 70 d.C. se non sbaglio. Da quello che so, la scuola di pensiero dominante colloca la datazione di Marco tra il 64 e il 70 d.c…Matteo intorno al 70-80, Luca invece tra l’80 e il 90…Giovanni tra il 90 e il 95 anche se molte parti del testo giovanneo sembrano essere state scritte prima del 70. Un minor numero di studiosi collocano la datazione di tutti i testi neotestamentari a prima del 70 rifacendosi agli studi del pastore anglicano John Arthur Thomas Robinson che di certo non basò le sue conclusioni sul controverso 7Q5. Sebbene l’esegesi dominante continui a sostenere la validità delle prime datazioni, accolsero con interesse le conclusioni di Robinson riconoscendo la validità delle sue argomentazioni. Quindi, morale della favola, se ci sono delle novità sullo studio del 7Q5 che portano a riconoscerlo come un frammento di Marco, io non ne sono a conoscenza. Quindi sarei contento se la redazione o chi per lei,mi fornisse maggiori informazioni al riguardo.

    Comunque i testi neotestamentari più antichi, sono universamente riconosciuti ( qui da tutti direi, tranne rare eccezioni) gli scritti Paolini i cui vengono datati tra il 49d.C. (la prima lettera dei Tessalonicesi) al 62 circa (quella di Filemone). Mi sono fermato solo agli scritti riconosciuti dagli esegeti come realmente scritti da San Paolo.

    Mi chiedo comunque perchè questi islamologi siano così interessati all’esegesi neotestamentaria( sono i ben venuti comunque) e non si preoccupano di protestare minimamente sul fatto che lo stesso tipo di studio esegetico non sia possibile farlo sul Corano. Credo che sia urgente invece cominciare a demolire tutte quei muri che impediscono un approccio più scientifico a questo testo sacro per i muslim. Penso che aiuterebbe gli stessi mussulmani ad avere una visione più spirituale e meno letterale. Pochi forse sanno che il Corano pervenuto a noi è stato redatto per ordine del terzo califfo Uthman dopo aver fatto distruggere tutte le precedenti copie che differivano tra loro. La stessa Aisha aveva una sua personale copia che non venne distrutta se non dopo la morte della stessa.E’ noto che il Corano non venne messo per iscritto che solo dopo parecchi anni la morte di Muhammad raccgliendo le memorie sia scritte che semplicemente ricordate dai vari testimoni. Ecco perchè ci furono così tante versioni di Corano e fu necessario quindi negl’anni successivi distinugere le così dette opere apocrife da quella considerata originale. Peccato che Uthman nel fare questo non fece altro che redigere un suo testo senza però rispettare l’ordine cronologico delle sure ma semplicemente ordinandole in base alla loro lunghezza. Ecco perchè oggi gli studiosi si trovano nella problematica di dove identificare quali di queste sure siano state “rivelate” nel periodo medinese e quali invece nel periodo meccano. Infatti Uthman venne poi ucciso accusato di eresia dagli stessi musulmani. Oggi gli sciiti accusano i sunniti di aver alterato il testo coranico eliminando parti che secondo loro dimostravano che Muhammad aveva designato il cugino Alì come suo successore. I primissimi scritti coranici non avevano poi la punteggiatura fondamentale nella lingua araba ma venne inserita molti anni dopo.
    Infine si può dire che nello Yemen è conservato il testo più antico ad oggi del Corano, datato intorno al 680 d.C. Questo testo non presenta la punteggiatura di cui scrivevo prima. Un’altra cosa curiosa che ad un’ analisi agli inflarossi, abbia rivelato un testo coranico sottostante differente da quello da noi conosciuto e questa è una ulteriore prova che questo libro non fu immune traformazioni.

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    • Andrea. ha detto in risposta a danieleb

      Questo è quanto, e notasi che persino quasi tutti i sedicenti “antiislamisti” danno per scontata la presunta “natura divina” del Corano ed i metodi di esegesi.

      Forse perché senza l’Islam com’è oggi non avrebbero appigli polemici, o forse per paura di beccarsi una fatwa o non so cosa, eppure la prima, basilare critica che potrebbero muovere all’Islam non la muovono.

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a danieleb

      Non mi pare che le cose stiano così per la datazione evangelica.

      La chiara identificazione del 7Q5 con Marco è stata evidente fin da subito, anche grazie agli studi della polizia israeliana che ha confrontato il testo con tutta la Bibbia, non c’è nessun altro testo che collima perfettamente come Marco. Gli errori presenti sono gli stessi che ci sono in ogni frammento, i papirologi (come O’Callaghan) lo sanno benissimo. Tutte le grotte furono chiuse nel 68 d.C., chi ha detto che è rimasta aperta quella del 7Q5 è perché evidentemente sapeva che doveva trovare altre motivazioni per allontanare Marco dal 7Q5 non potendolo fare per via scientifica.

      Giovanni è datato attorno al 90 dal grazie al Papiro Ryland, una data compatibile comunque con la vita dell’apostolo Giovanni, molti però lo anticipano prima del 70, i motivi sono tanti uno di questi le citazioni di Seneca (morto nel 65 d.c.) del suo vangelo (frasi identiche!!).

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      • danieleb ha detto in risposta a Paolo Viti

        Caro Paolo, per quanto riguarda la datazione dei testi evangelici si può dire prima di tutto che sono solo ipotesi da considerazioni sia papirologiche che esegetiche. In nessun testo biblico infatti troviamo la data della prima pubblicazione. lol
        Detto questo, le datazioni che io ho scritto sopra, sono quelle sostenute dalla grande maggioranza degli studiosi ad oggi. Personalmente io propendo per una datazione più antica perchè concordo con alcune osservazioni sollevate da Robinson ( per esempio la mancanza di un accenno del martirio di Paolo che di Pietro negli atti degli apostoli avvenute tra il 64 e il 67). Ma rimane dominante l’opinione che la redazione definitiva dei vangeli sia avvenuta tra il 70 e il 100. Dico redazione definitiva perchè prima di quella data sicuramente ci furono testi evangelici più antichi ma che comunque erano ancora acerbi diciamo così, perchè ancora non nella forma definitiva che conosciamo oggi. Si parla per esempio di un testo di Matteo più scritto in aramaico come fonte per gli altri. Non bisogna comunuque commettere l’errore di credere che un testo più antico sia più affidabile di uno più recente. Si sa per esempio che i vari copisti che si sono alternati nella trasmissione, abbiano commesso alterazioni (sia volontarie che anche invlontarie) di alcuni passi dei vangeli. Molti padri della chiesa hanno evidenziato questo problema. La mania di voler “correggere” un testo copiato, era prassi comune all’epoca fatta da tutti…non solo dai copisti cristiani…quindi la cosa non deve scandalizzare. L’unica speranza per l’autore originario, era quella di riedigere l’opera eliminando le manipolazioni.

        Per quanto riguarda il 7Q5, è vero che il testo fu confrontato con con altri testi e che non abbia evidenziato la comunanza con essi, ma oltre ai libri che conosciamo, il frammento( perchè di questo si tratta) è stato da molti accostato ad esempio al libro di Enoch. Parliamo in sostanza di un frammento di poche lettere. La polizia isdraeliana non confrontò tutto il testo(che poi è costituito da poche lettere) ma una lettera che si credeva essere una “i”..invece corrispondeva ad una “n”. Per il resto, altre lettere sono dubbie, quindi l’identificazione del 7Q5 con Marco rimane ancora tutta da dimostrare. Che la grotta 7 rimase aperta anche dopo il 70, non è una invenzione di alcuni ma è evidenziato dal fatto che ci sono indizzi su un suo utilizzo in età posteriore. Quella grotta poi è risultata particolare perchè raccglieva nel suo interno testi greci e non ebraici.
        Se ti può interessare, anche un altra opera greca è stata messa al confronto con Marco: parlo del Satyricom di Petronio scritta tra il 64 e il 65 d.C. Questo è un romanzo latino che molti vi vedono analogie tra questo e il passo del vangelo sull’unzione di Betania.

        Per quanto riguarda Seneca non ne ero a conoscenza. Se hai maggiori informazioni al riguardo sarei felice di conoscere per approfondire la questione. un saluto

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        • danieleb ha detto in risposta a danieleb

          israeliana…sorry

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        • danieleb ha detto in risposta a danieleb

          Gradirei comunque un intervento anche della redazione sul caso 7Q5 perchè possa fornire maggiori informazioni al riguardo.

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        • Paolo Viti ha detto in risposta a danieleb

          Tieni in considerazione che fino a ieri la stragrande maggioranza degli studiosi considerava i Vangeli dei falsi completi, condizionati da Renan e amici vari. Dunque bisogna ancora stare attenti a chiamare a sé la “maggioranza” come fosse sintomo di verità.

          Quella di Robinson (e altri) è un’argomentazione ottima, gli Atti sono posteriori a Luca e Luca è posteriori a Matteo e Marco. Dunque Atti nel 63 d.c., Luca nel 60 d.c., Marco e Matteo ancora prima. E come questa ci sono argomentazioni molto simili ma che è davvero lungo da citare. Ad esempio la Didaché (50 dc) cita il Vangelo di Marco, senza contare le opere pagane ed ebree prima degli anni 60 d.c. che evocano e rivelano la conoscenza dei vangeli e di alcuni dettagli contenuti in essi. Senza parlare della lingua usata: l’originale semitico li colloca obbligatoriamente prima degli anni 70, collocando Matteo in lingua semitica nel 45 d.c. e Marco a Roma nel 42 d.C. (vedi Marta Sordi). Lo spazio è poco per continuare e approfondire purtroppo…

          Se leggi gli studi su Qumran di O’Callaghan noti chiaramente che le venti lettere (su cinque righe) del 7Q5 sono state messe a confronto con il computer su tutto l’Antico Testamento, la letteratura ebraica e quella pagana (compreso Svetonio) scoprendo la corrispondenza unica con il vangelo di Marco (usarono il programma informatico “Ibykus” che abbraccia tutta l’antica letteratura greca). L’articolo di O’Callaghan venne pubblicato nel 1972 su “Biblica” (C.M. Martini) dopo l’approvazione di una serie di professionisti come lo specialista laico Sergio Daris che confermò la scoperta (oggi avvalorata da numerosi studiosi ebrei e agnostici). Nel 1992 la polizia israeliana, alla presenza del prof. Thiede, esaminò (tutte le lettere del 7Q5, l’onere della prova a chi sostiene il contrario), confermando la perfetta adesione a Mc 6, 52-53 (appurando inoltre la mancanza di interventi successivi sul 7Q5). Come spiegato da H. Hunger nessuno ha mai proposto un altro testo a cui 7Q5 corrisponde pienamente come il vangelo di Marco, tant’è che non esiste nessuno studio al riguardo ma l’unico è quello di O’Callaghan.

          Quello a cui ti riferisci (il confronto solo su una lettera) è stato realizzato nel 2000 dell’università di Strasburgo, confermando comunque l’attribuzione di O’Callaghan. Basterebbe comunque leggersi le note di Orsolina Montevecchi (presidente Associazione Internazionale Papirologi) sulla rivista “Aegyptus” per capire la mole di motivazioni per cui “è praticamente impossibile che possa trattarsi di un altro testo, magari sconosciuto” (1994, p. 206-207)

          Per finire, uno dei più critici inizialmente cioè J.M. Vernet nel Simposio a Roma nel 2002 (2-6 ottobre, “Contributo delle scienze storiche allo studio del Nuovo Testamento”) ha pubblicamente decretato assieme ad altri studiosi: “è divenuta praticamente unanime l’idea che l’identificazione del gesuita catalano sul 7Q5 è la più sicura e la più chiara, comparata alle numerose altre presentate come alternative. Lo studio e il metodo scientifico di O’Callaghan e di altri autori favorevoli all’identificazione di 7Q5 con Mc 6, 52-53 sono corretti, seri e scientifici” (firmato da P.Parker, C. Roberts, C. Hemer, P. Gamet, V. Spottorno ecc)

          Questo in termini scientifici significa che il caso è chiuso e l’attribuzione è stata riconosciuta, tant’è che nessuno ha più osato mettere in dubbio tale pronunciamento (nemmeno Gianfranco Ravasi, pensa te!!).

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          • danieleb ha detto in risposta a Paolo Viti

            Siamo entrati da almeno 30 anni nella terza fase della così detta ricerca del Gelù storico, quindi dai tempi di Renan o Lusy passi avanti ne sono stati fatti grazie anche alla papirologia ed all’archeologia. Gli studi riportati oggi dai vari studiosi sono figli di questo lungo percorso storico che ha portato a sviiscerare i testi neotestamentari in primis osservandoli da diversi punti di vista. Forse era necessario al tempo un Renan, perchè grazie a lui furono riaccesi i riflettori sull’esegesi biblica che da tempo ormai nuotava in acque stagnati.

            Non mi risulta che nel 1992 vennero esaminate dalla polizia israeliana tutte e venti le lettere del frammento…ma solamente una. Da quell’analisi risultò che tale lettera era appunto una “n” e non una “i” e questo veniva a conferma della tesi di O’Callagan. Tale analisi però, venne successivamente messa in discussione da studiosi come l’americano Ernest Muro che non mise in discussione la scientificirà della ricerca ma piuttosto le interpretazioni che sono state date alla medesima, sostenendo che i tratti evidenziati non definiscono univocamente ed in maniera inoppugnabile una N e potrebbero persino non essere tracce di inchiostro ma una semplice macchiolina rimasta sul papiro. Altri studiosi come Malnati, propose di edintificare la lettera con una “m” e tale ipotesi non venne scarata dallo stesso Thiede. Quindi la questione è tutt’ altro che risolta. SEnza entrare troppo su considerazioni papirologiche, bisogna poi accennare di altre problematiche riportate nel 7Q5: tutti i manoscritti di Marco non contengono il cambio delta tau nella parola diaperasantej così cercando una tau dopo il kai non potrà mai apparire tra i risultati Marco 6:52-53; il 7Q5 presenta invece questa variazione. Si dovrà quindi ammettere che il copista abbia messo un tau invece che un delta commettendo un errore di scrittura, contrariamente a quanto affermava O’Callagan nei suoi studi. Tutti i testi antichi a noi giunti di Marco non presenta però questo errore di scrittura che a dire di O’ Callagan era comune negli scritti greci dell’epoca. Lo studioso quindi si adoperò a riportare esempi dove effettivamente era presente questo errore di scrittura come per esempio una lapide dei tempi di Erode il grande. Nessuno di questi però era un testo evangelico, almeno di quelli che conosciamo fino ad oggi. Ad onor del vero però bisogna dire che il cambio delta tau era abbasatanza familiare all’epoca a causa del suono abbastanza simile tra le due lettere e quindi non mancano manoscritti che presentano questo errore di ortografia. Vi è poi l’omissione delle delle parole epi ten gen dopo il verbo diapersantej che invece sono presenti i tutti nei testi marciani giunti a noi. Anche in questo caso, non è da escludere che esistano testi che presentano questo tipo di omissioni anche per una quetione di brevità che spesso operavano gli antichi. Quello che però fa storcere la bocca ai vari studiosi è appunto la presenza di così tante variazioni in un frammento di appena 20 lettere.

            Nonostante il decreto firmato da studiosi del calibro di Vernet, Montevecchi,M. Sordi, A. Malnati, C.M. Martini, H. Hunger che definivano come sacrosanta l’edentificazione del 7Q5 con Marco 6,52-53..altri studiosi non meno qualificati rimangono contrari:M. Baillet e R.P. Boismard..o anche K. Aland studioso di critica testuale; E. Puech della Ecole Biblique di Gerusalemme, P. Grelot, J.K. Elliot, E. Muro citato prima e J.A. Fitzmeyer. Eisenman fece poi notare, che anche se fosse accertata una identificazione del 7Q5 con Marco, l’indagine papirologica effettuata che attribui una datazione antica del frammento, non può essere considerata conclusiva a causa del numero troppo limitato di lettere, unito al fatto che la grotta 7 rimase aperta fino alla prima metà del secondo secolo. Questo solo per sottolineare che la parola fine sul 7Q5 non è stata ancora prononciata.

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a danieleb

              Non credo che fosse necessario un Renan, tant’è che oggi più o meno siamo tornati a sostenere le stesse cose che sostenevano i Padri della Chiesa. I Renan sono serviti a poco, a tantissimo ad allontanare e confondere le menti e ancora oggi resiste un fortissimo scetticismo in merito (di cui probabilmente anche tu sei condizionato).

              Se leggi i volumi di Thiede egli certifica che la polizia israeliana analizzò tutto il frammento, tu ti confondi -lo ripeto- con l’analisi del 2000 dell’Università di Strasburgo la quale analizzò soltanto una lettera, confermando comunque l’attribuzione con Marco. Non ho seguito le obiezioni di Muro, ma poco importano in quanto l’attribuzione è a Marco è stata confermata con certezza -lo ripeto- nel Simposio di Roma del 2002.

              Tu tiri in ballo le obiezioni di Aland a cui hanno risposto Hunger e Shemaryahu Talmon: le due varianti sono errori normali in un testo antico. Nessuno più tira in ballo questo argomento da 30 anni!!

              Non esiste nessuno studio scientifico contro il consenso moderno a cui sono giunti gli studiosi nel 2002. Gli autori che hai citato come contrari hanno prodotto tutti lavori degli anni ’90. La Montevecchi ha anche risposto a Eisenman spiegando che oggi accettiamo l’autenticità di frammenti con molte meno lettere, figuriamoci se ci sono problemi ad accettare il 7Q5.

              Chi ti ha detto che la grotta 7 rimase aperta fino alla prima metà del secondo secolo? Hai qualche documento che lo dimostra?

              Dopo il simposio del 2002 la parola fine sembra essere stata pronunciata, ci sarà qualche scaramuccia ma d’altra parte l’onere della prova spetta agli autori polemici. “E’ divenuta praticamente unanime l’idea che l’identificazione del gesuita catalano sul 7Q5 è la più sicura e la più chiara, comparata alle numerose altre presentate come alternative” (“Contributo delle scienze storiche allo studio del Nuovo Testamento”, Simposio a Roma, 2-6 ottobre 2002)

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              • Danieleb ha detto in risposta a Paolo Viti

                Ci tengo a precisare una cosa…che non sono contrario personalmente alla identificazione del 7q5 con Marco 6,52-53. Quello che contesto è venga affermato che ci sia l’unanimità da parte degli studiosi su una idea comune sull’argomento. Questo purtroppo non è vero . Anche se nel simposio del 2002 Si stabilì che il 7q5 si possa riferire a Marco, non tutti gli studiosi hanno accettato questa conclusione in forza delle obiezioni che ho scritto precedentemente. Per una questione semplicemente dogmatica? Per ragioni valide? Quello che sappiamo che ancora la maggioranza degli studiosi non accetta questa identificazione anche se, come hai
                detto tu non esista altro testo identificabile con il 7q5 all’ infuori di Marco. Comunque le obiezioni sono valide: e se si contesta che effettivamente tutte queste modifiche sono normali nella papirologia , è anche vero chevil un frammento così piccolo tutte queste eccezioni sono perlomeno sospette. Ho provato a cercare su internet se effettivamente mi stavo confondono sulle analisi del frammento ad opera della polizia israeliana ed ho trovato questa intervista a O’Callagan del 95 dove parla dell’esame della famosa lettera N. Ti linko la pagina: http://www.nostreradici.it/un_papiro_rivoluzionario.htm.La papirologia non è una scienza esatta e spesso identificazione di frammenti data per certa, può essere tranquillamente confutata da altre scoperte …vedi il caso dei papiri di megdallen. Per quanto riguarda la grotta 7 non ho in Questo momento la possibilità di cercare documenti che trattino della questione. Appena avrò tempo farò una ricerca e ti linkerò il tutto. Comunque su internet puoi trovare dei siti che confermano quanto ti dicevo. 

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  4. Lugh ha detto

    Qualcuno ha mai sentito parlare de “La favola di Cristo” di Luigi Cascioli? Metteva in dubbio persino il fatto che la crocifissione si facesse con le croci! Poi c’era pure David Donnini che diceva che di Gesù ce n’erano addirittura due e uno di questi era Barabba, e come Cascioli anche questo parla del Gesù terrorista. Che poi la storia dell’altra guancia la interpretano come un gesto di scherno verso il nemico (come a dire: non mi hai fatto niente a questa guancia, riprova con quest’altra). Poi un tizio dell’American atheist che diceva che le località in qui erano ambientati i fatti evangelici non esistevano nel I secolo dopo Cristo (ma esistevano nel I a.C. e nel II d.C., provvidenzialmente). E via di questo passo verso le divinità pagane (il cristianesimo avrebbe attinto anche dalla religione maya, cultura che a quel tempo era già conosciuta in occidente, vero?) e le boiate astronomiche (una volta uno diceva che la storia della crocifissione era dovuta al movimento di una stella che sembrava “crocifissa” in cielo! Ma che cacchio di telescopio scassato c’ha ‘sto qua!) fino ad arrivare a Dario Fo. Comunque vi segnalo quest’articolo qua: http://alberodimaggio.blogspot.it/search/label/Napoleone%20Bonaparte

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    • Lugh ha detto in risposta a Lugh

      “in qui”

      “in cui”, animale! 🙂

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    • danieleb ha detto in risposta a Lugh

      Con tutto il rispetto per Cascioli(che riposi in pace), credo che ormai la teoria mitica sia stata da tempo abbandonata dagli studiosi. Ormai ( a parte qualche studioso nostalgico ) nessun serio esegeta prenda sul serio le tesi che sposò il Cascioli che tra le altre cose sono figlie di una esegesi risalente alla fine del 19° secolo. Ti consiglio di cercare su internet il file ” la favola di Cascioli” che veniva a rispondere alle affermazioni dello scomparso studioso.

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      • manuzzo ha detto in risposta a danieleb

        Che io sappia nel 2006 si sono inventati finanche una divinità che, secondo glia teologi, era appartenuta ai culti indù. Però anche alcuni accademici esperti in religioni indiane, interrogati riguardo a una divinità con quel nome, asserivano che non la conoscevano. Poco dopo venne fuori che questa “verità” che avrebbe dovuto far “chiudere i giochi” al cristianesimo, era stata menzionata per la prima volta in un libro new age in cui l’autrice asseriva che i cristiani avevano copiato questa divinità sostiduendone il nome (una sorta di Mitra II la vendetta). Ovviamente, il libro non menzionava fonti a riguardo. Un pò come Cascioli: “è così perché ve lo dico io, la Chiesa è criminale, io sono contro la Chiesa, io sono una brava persona”, o pensieri simili. L’importante è che ci credeva lui…( e la figlia sembra crederci ancora)

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        • danieleb ha detto in risposta a manuzzo

          se è per questo c’era anche chi affermava che il nome Gesù sia in realtà quello di un fungo. Poi c’era chi sosteneva che fosse un alieno ecc ecc. Ma qui parliamo non di studiosi seri ma di personaggi amanti del gossip e del sensazionalismo.Si fa di tutto per vendere libri e per guadagnarci sopra. Personaggi di questo tipo lasciano il tempo che trovano.

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        • Lugh ha detto in risposta a manuzzo

          Ah già, come ho fatto a scordarmi di Giovanni di Gamala, personaggio che Cascioli ritiene essere il Gesù originale, quand’esso altro non è che il personaggio di un libro, For the Temple di George Alfred Henty, e lo stesso autore ne conferma l’origine fantastica (e che nel libro diventa discepolo di Gesù). Insomma, come se io dicessi che Cristo altro non è che la sostituzione del personaggio storico di Ben Hur.

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  5. Valentino Baioni ha detto

    Salve ragazzi, e complimenti per il vostro lavoro. Ogni tanto guardo il vostro sito e… siete proprio bravi.
    Vorrei però farvi un’osservazione su quanto avete scritto nel passaggio:
    … I motivi sono tanti e molti si appoggiano anche alle “recenti” scoperte archeologiche come quelle di Qumran (il 7Q5 delle grotte di Qumran, sigillate nel 68 d.C., E’ CERTAMENTE un passo di Marco come riconosciuto oggi da quasi tutti, compreso studiosi non credenti come Hunger ed ebrei come Shemaryahu Talmon, che Colin H. Roberts e altri studiosi lo hanno datato scientificamente attorno al 50 d.c.)….

    io consiglierei di sostituire “E’ CERTAMENTE…” con “è probabilmente…” ( e casomai non evidenziato in grassetto) dal momento che questa attribuzione è ancora oggetto di discussione, per esempio:
    http://www.chiesaborgopunta.it/allegati/Frammento%20ritrovato%207Q5%20Qumran.pdf
    e che questa attribuzione se chiude, per modo di dire, dei problemi ne apre altri. Per esempio che Roberts ha datato, “come probabile” la datazione dal 50aC al 50dC, NON “datato scientificamente attorno al 50dC”, per esempio cosa ci faceva un testo Cristiano in una biblioteca essena, ecc. ecc.
    Poi mi sembra di ricordare che alla fine anche O’Callaghan avesse smesso di essere assolutamente convinto della sua tesi.
    Infine questo:
    http://digidownload.libero.it/Hard_Rain/Il%20frammento%207Q5.pdf

    Tanti cari saluti,
    Valentino

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    • Paolo Viti ha detto in risposta a Valentino Baioni

      Ciao Valentino, grazie del tuo contributo.

      Come spiegavo più sopra è corretto parlare di certezza, perché di certezza è stata fin da subito quando è apparso il lavoro di O’Callaghan nel 1972 su una rivista scientifica.

      Nel link che hai portato si legge un lavoro di tale Alessandro Nicotra, che non ha alcuna competenza in merito. C’è poi un testo di Puech che si basa sulle varianti del testo, errori normalissimi per i testi antichi come accertato da studiosi laici come il prof. Paolo Sacchi dell’università di Torino (“Qumran e le origini cristiane”).

      Perché dovrebbe essere un problema un testo cristiano tra gli esseni nel 50 d.c.? O’Callaghan è sempre stato convinto delle sue tesi, occorre dimostrare il contrario se si vuole sostenerlo.

      Infine il lavoro di Bastia è interessante ma non raggiunge nessuna conclusione, è un testo di divulgazione scientifica che spiega la storia del confronto scientifico.

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