Resiste il revisionismo sulla storicità del cristianesimo

ZealotLa storia del successo di vendita negli Stati Uniti del libro “Zealot: The Life and Times of Jesus of Nazareth” di Raza Aslan non è certo per i contenuti, ma per merito dell’intervistatrice di “Fox News” che ha intervistato l’autore, mettendo in dubbio la sua autorità scientifica.

Aslan è uno studioso islamico delle religioni e ha scritto un libro sulla storicità di Gesù. Il video dell’intervista al network conservatore è diventato virale sul web e il volume è balzato al primo posto di vendita su Amazon. L’autore ha spiegato chiaramente che «questo libro non è un attacco al cristianesimo. Mia madre è una cristiana, mia moglie è un cristiana, mio fratello è un pastore evangelico. Chi pensa che questo libro sia un attacco alla cristianità non lo ha ancora letto».

Per quanto riguarda il contenuto non c’è molto da dire. E’ la classica tesi revisionista e complottista del Gesù che non ha mai detto di essere Dio, con l’aggiunta di alcune chicche originali: Gesù era analfabeta, uno zelota ebreo e un “terrorista-insurrezionalista” politico, per questo è stato crocifisso. Anche secondo il controverso Dale B. Martin, a sua volta sostenitore di tesi improponibili, che lo ha recensito sul “New York Times”, il libro «soffre dei problemi comuni nella divulgazione, come proporre teorie obsolete e semplicistiche per i fenomeni oggi visti come più complessi». E ancora: «altre affermazioni sono solo speculazioni senza prove a sostegno. Di professione Aslan non è uno studioso di ebraismo o di cristianesimo antico. Insegna scrittura creativa». Effettivamente, nonostante Aslan dica di essere uno storico è stato notato che nessuna delle sue lauree è in storia.

Tutte le tesi alternative alla tradizionale sulla storicità di Gesù e del cristianesimo, come quella recente di Aslan, poggiano sulla datazione tarda dei Vangeli. In Luca 4:16, ad esempio, Gesù legge la Bibbia in una sinagoga ma Aslan vuole un Gesù analfabeta e allora afferma: «il Vangelo di Luca è stato scritto 60-70 anni dopo che Gesù era morto, quando il cristianesimo era una religione tipicamente romana e non più una religione ebraica e gli scrittori del vangelo erano molto interessati a fare di Gesù qualcuno che si rivolgeva a un pubblico non ebraico». Screditati quindi come fonti storiche, i revisionisti possono così inventarsi quello che vogliono dipingendo un Gesù a loro piacimento. Anche se, per farlo, usano continuamente come traccia i Vangeli stessi, che però prima avevano screditato.  Come dicevamo, Aslan dice che Luca e Matteo hanno scritto i loro vangeli tra il 90 e il 100 d. C., mentre Marco lo avrebbe terminato nel 70 d.C. Giovanni invece dopo la fine del primo secolo (100-120 d.C.). Ora che ha deciso una datazione tanto tarda, è gioco facile per lui paragonare i Vangeli canonici a quelli apocrifi e fantasiosi, come il Vangelo di Filippo (che è del II secolo e per questo scartato dalla formazione dei canone dei Vangeli), sostenendo che ci sarebbe stata una «drammatica divergenza di opinione che esisteva più di chi era Gesù».

Le date di Aslan sono le stesse, più o meno, sostenute dall’italiano Mauro Pesce (in coppia con l’ateologo di Repubblica Corrado Augias ha prodotto anni fa un libro colmo di contraddizioni e inesattezze, che affronteremo a breve). Ma si rifanno a teorie obsolete, oggi gran parte degli studiosi -cristiani, agnostici, ebrei ecc.- ritiene tutti e quattro i vangeli redatti prima della distruzione di Gerusalemme (70 d.C.). Altri invece anticipano, con motivazioni sempre più accettabili, ancora i vangeli agli anni immediatamente successivi alla morte di Gesù (35-50 d.C.) I motivi sono tanti e molti si appoggiano anche alle “recenti” scoperte archeologiche come quelle di Qumran (il 7Q5 delle grotte di Qumran, sigillate nel 68 d.C., è certamente un passo di Marco come riconosciuto oggi da quasi tutti, compreso studiosi non credenti come Hunger ed ebrei come Shemaryahu Talmon, che Colin H. Roberts e altri studiosi lo hanno datato scientificamente attorno al 50 d.c.).

La datazione dei Vangeli merita comunque un dossier scientifico che prepareremo probabilmente entro l’estate, tornando al libro di Aslan i ricercatori e studiosi che lo hanno recensito sono stati chiari. Per Alan Jacobs della Baylor University «Aslan non fa nuove scoperte e recita argomenti che non sono già stati fatti molto tempo fa, questo perché Reza Aslan non è uno studioso del Nuovo Testamento. Egli sta scrivendo ben al di fuori la propria formazione accademica. Ciò non significa che il suo libro sia cattivo o che non avrebbe dovuto scriverlo, solo che è in primo luogo una ri-presentazione del lavoro di alcuni studiosi».

Dr. Darrell Bock, docente di New Testament Studies al Dallas Theological Seminary ha spiegato che quella sul libro di Aslan è una «campagna pubblicitaria su roba vecchia. Questo Gesù rivoluzionario è un’idea che è girata tra i lettori più scettici per diversi decenni. Gesù non era certo un zelota». Dott. Denny Burk , professore associato di studi biblici al Boyce College e al Southern Baptist Theological Seminary di Louisville ha spiegato che le opinioni di Aslan «sono palesemente false. Aslan sta vendendo una ricostruzione storica di Gesù». Secondo Greg Carey, docente di New Testament al Lancaster Theological Seminary, il libro «contiene riferimenti a una grande quantità di letteratura, eppure tradisce il fatto che non è per nulla immerso nella letteratura di quel campo».

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

24 commenti a Resiste il revisionismo sulla storicità del cristianesimo