Violenza contro le donne: la famiglia non c’entra

Famiglia a tavolaSe si ritiene che la serietà, almeno quando si affrontano alcuni temi, sia un dovere, allora è bene agire di conseguenza evitando di tenere in vita stereotipi duri a morire ancorché totalmente infondati.

Secondo uno di questi la famiglia sarebbe l’ambiente più pericoloso per le donne e le mogli sarebbero dunque le donne col maggior pericolo di subire violenza. Tale credenza è rilanciata con insistenza da alcune fonti, come per esempio l’Osservatorio del Telefono Rosa. Ebbene, si tratta di affermazioni totalmente prive di fondamento giacché esiste una consolidata letteratura scientifica che certifica come le donne conviventi corrano lo stesso rischio, se non addirittura un rischio maggiore, di subire violenze rispetto alle donne sposate (cfr. “American Journal of Public Health 2013; “BMC Public Health”, 2011; “Bureau of Justice Statistics”, 2011), le quali però evidenziano, rispetto alle altre, tutta una serie di vantaggi per esempio nelle condizioni della gravidanza, esperienza che vivono con maggiore serenità nel matrimonio.

Il punto interessante e poco considerato è che questi riscontri emergono anche da rilevazioni effettuate in Italia e che dimostrano come la violenza domestica che taluni uomini esercitano sulle donne non abbia nulla a che vedere col fatto di essere mariti. «Sono più colpite da violenza domestica – osserva l’Istat – le donne il cui partner è violento anche all’esterno della famiglia». E’ dunque la violenza di alcuni uomini in quanto violenti, non già in quanto mariti, il problema su cui si dovrebbe ragionare, senza ricorrere a banalizzazioni volte solamente a gettare fango sulla famiglia e, nello specifico, sul matrimonio. Anche analizzando le molestie fisiche in senso lato subite dalle donne in Italia si riscontra come il fenomeno, nella maggior parte dei casi, non riguardi la famiglia. Osservano i ricercatori dell’Istat che «prendendo in considerazione le sole molestie fisiche, ovvero le situazioni in cui la donna è stata avvicinata, toccata o baciata contro la sua volontà, è possibile osservare che la maggior parte di esse sono perpetrate da estranei (59,4 per cento)». Quello del “marito mostro” – anche se ciò non toglie che molti mariti si siano resi e si rendano purtroppo autori di violenza nei confronti delle proprie mogli – è dunque uno stereotipo giacché le violenze fisiche per lo più risultano «perpetrate da estranei».

Non regge all’evidenza empirica neppure la tesi – anch’essa rilanciata con frequenza per diffamare la famiglia – secondo cui, tra le donne che subiscono violenza, quelle sposate o che comunque conoscono il proprio partner sarebbero meno inclini, rispetto le altre, a sporgere denuncia dal momento che, sempre l’Istat, ci informa che se il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all’Autorità detta, la percentuale sale al 96% se l’autore della violenza non è il partner (cfr. Istat 2008, “La violenza contro le donne. Indagine multiscopo sulle famiglie. “Sicurezza delle donne” Anno 2006). Né va sottaciuto un altro aspetto: le violenze che si verificano fra coniugi sono per lo più legate al tramonto della vita coniugale, non già al fatto di viverla: altrimenti non si spiegherebbe come mai dal gennaio 1994 all’aprile 2003, per esempio, si siano verificati 854 omicidi maturati in seguito a divorzi, separazioni o cessazioni di convivenze e, su un campione di 46.096 casi di divorzi, separazioni e cessazioni di convivenza analizzati, 39.919 (l’86,6%) abbiano avuto implicazioni penali come calunnia, minacce, sottrazione di minore, percosse, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona, violenza privata, violenza sessuale (cfr. Dati Associazione Ex cit. in. Ludovici G.S. «IL TIMONE» n. 55 Anno VIII – Luglio/Agosto 2006, pp. 32 – 33).

Per non parlare dei danni che la fine del matrimonio arreca ai figli. Lo certifica in particolare un recente studio condotto sulla popolazione canadese ed effettuato confrontando dati raccolti nel 2005 con quelli rilevati dieci anni prima, nel 1995, che ha rilevato come – rispetto ad un tasso di abuso infantile medio pari al 3,4% –  il divorzio comporta, per i figli di genitori decisi a lasciarsi, una percentuale di abusi pari al 10,7%; questo significa che il divorzio, a suo tempo introdotto e salutato quale istituto moderno e filantropico triplica per questi la possibilità di rimanere vittime di violenze. Dicendo questo, lo ribadiamo, non s’intende in alcun modo negare che la famiglia possa purtroppo divenire luogo di violenza contro le donne, ma solo chiarire che il problema rimane la violenza e non il matrimonio, che in quanto tale non risulta affatto generatore di violenza. Tutt’altro. E questo vale – con buona pace del Corriere della Sera on line, che lo scorso agosto scrisse che «la famiglia uccide più dei criminali» – anche sul versante non solo intimo della coppia, ma pure sociale, come attestano per esempio studi che hanno riscontrato come il matrimonio risulti correlato ad una riduzione del crimine del 35% [10].

A quanti non fossero ancora persuasi dai dati sin qui ricordati e pensano che l’Italia non sia “un Paese per donne” ricordiamo che da noi, dove pure casi di violenza purtroppo non mancano, questi sono percentualmente inferiori rispetto a quelli accaduti in altri Paesi europei, solitamente dipinti come all’avanguardia rispetto alla “cattolica” e “patriarcale” Italia. A dirlo sono i numeri di donne vittime di omicidio: per gli anni 2008 e 2010 l’Italia, col suo 23,9% di vittime femminili di omicidi, si colloca in una posizione molto più favorevole rispetto a tanti Paesi quali la Svizzera (49,1%), il Belgio (41,5%), la Croazia (49%), ed in linea con gli Stati Uniti (22,5%). Sia chiaro: questo non ci autorizza ad abbassare minimamente la guardia e a giustificare i casi di violenza – neppure uno! – che si verificano nel nostro Paese. Tuttavia sapere che l’Italia non è, per le donne, quell’inferno che spesso i mass media denunciano, aiuta a comprendere la differenza fra la realtà di un fenomeno e la sua distorta rappresentazione.

Tornando a noi, ossia al legame – del tutto pretestuoso e smentito da riscontri che qui abbiamo citato solo in parte – fra violenza sulle donne e famiglia fondata sul matrimonio, ci permettiamo un ultimo pensiero, che poi è anche un invito: perché i mass media, anziché insistere con resoconti dettagliati e spesso macabri circa gli episodi che purtroppo vedono vittime delle donne, non riservano spazio anche alle storie di donne sposate e che, senza ipocrisie, si spendono assieme ai loro mariti per mandare avanti la famiglia e pagare gli studi ai figli? Perché l’eroismo silenzioso di tante mogli e madri deve passare sempre in secondo piano rispetto alle orrende violenze di cui si rendono autori alcuni uomini? Forse perché pubblicizzare il Male rende economicamente di più rispetto al racconto del Bene? E ancora: la censura sistematica nei confronti delle storie di queste mogli e madri – e delle loro famiglie – non è forse, per certi versi, l’ennesima forma di violenza e di attacco alla dignità della donna e del matrimonio?

Giuliano Guzzo

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47 commenti a Violenza contro le donne: la famiglia non c’entra

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  1. edoardo ha detto

    Bellissimo articolo. Bravi !
    L’ultimo affondo ai giornalisti e i guru dei mass media, poi, è un capolavoro di verità e onestà intellettuale.

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  2. Kosmo ha detto

    OT: andate a vedere sul blog di Giuliano Guzzo i commenti al post su Luxuria, e rabbrividite a quello che potrebbe succedere se venisse approvata una legge sull’ “omofobia”.
    Siamo alla psicopolizia.
    http://giulianoguzzo.wordpress.com/2013/06/15/quelli-chese-il-papa-apre-tornano-cattolici/

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    • edoardo ha detto in risposta a Kosmo

      Ho letto.
      Pol Pot gli fa ‘na sega a quelle lì: loro sarebbero anche peggio.

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    • geminitolk ha detto in risposta a Kosmo

      Hanno proprio linciato Giuliano Guzzo per un accenno ai gay. E’ davvero delirante come cosa… Il bello è che sono cattolici questi. Piena solidarietà comunque va a Giuliano! Continua a lottare e a esprimere le tue idee

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      • edoardo ha detto in risposta a geminitolk

        Cattolici? Non ti viene …non so…un vago sospetto che possa trattarsi di un gruppetto di ateotroll che si fingono cattolici per gettare scompiglio e divertirsi insultando?
        Io sparerei a zero su quelli lì senza farmi tante paranoie.
        Una dice che c’ha il marito finanziere….eheheheh!

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        • Kosmo ha detto in risposta a edoardo

          no no … non sai quanti “cattolici” (naturalmente adulti) fanno questi discorsi.
          Ho “litigato” con loro diverse volte, e anzi… queste sono gentilissime al confronto.

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          • edoardo ha detto in risposta a Kosmo

            Tornando a noi e levando la maschera, quelli si sono traditi scrivendo Dio con la minuscola, e in una risposta gliel’hanno fatto notare.
            E non è assolutamente detto che siano donne.
            Può darsi siano uomini e dicano di essere donne contando sul fatto che le persone su cui fanno mobbing abbiano qualche remora a rispondere per le rime a delle donne.

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        • edoardo ha detto in risposta a edoardo

          …ed io il marito cellò alpino, che co na fiatata de vino t’accoppa a te e al finanziere, pijjatevela-n-quel-posto a tutt-a-ddue !

          (Scusate, eh, avete presente il marchese del Grillo? Lui era nobile ma posseduto dall’anima di un povero carbonaro, come diceva suo zio che voleva fare santa la beata Quartina. Quand’era stronzo era il marchese, quand’era ignorante era il carbonaro. Io ogni tanto c’ho il momento del carbonaro, specialmente quando sento puzza di troll).

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    • LawFirstpope ha detto in risposta a Kosmo

      Ma di quale Gesù parlano quelli?

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    • EquesFidus ha detto in risposta a Kosmo

      Coloro che più sono dannosi non sono costoro, i quali si limitano a ripetere frasi fatte e slogan elaborati da altri, bensì quegli eresiarchi che pontificano in ogni dove e che vengono fatti passare come cattolici, come Mancuso, preti mediatici don galleschi e via discorrendo. Perlomeno, Bonino, Pannella e compagni (in tutti i sensi) è risaputo siano anticlericali, costoro invece sono delle utili quinte colonne di pseudo-cattolici.
      Comunque sia confermo, se coloro che hanno scritto quei vergognosi commenti (dimostrando di non saper neppure comprendere un testo) è ben difficile che siano cattolici, modernisti o meno; più facile siano protestanti o atei infiltrati con l’unico scopo (per nulla riuscito) di creare scompiglio sul blog.

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    • Sophie ha detto in risposta a Kosmo

      Propongo un articolo ad UCCR.

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    • J.B. ha detto in risposta a Kosmo

      Poverino…

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    • Daniele ha detto in risposta a Kosmo

      Oggi la Boldrini e la Idem al Gay Pride di Palermo hanno sostanzialmente detto che, se uno è contrario ai diritti degli omosessuali (cioè alla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso), costui è da considerarsi alla stregua di un razzista.

      Io, però, continuerò ad oppormi, con i mezzi a mia disposizione, alla legalizzazione delle unioni omosessuali, fregandome altamente se vengo perseguitato e definito razzista, omofobo, intollerante, oscurantista, ecc…

      “Hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi. Ma non temete: Io con voi Sono tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

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  3. Daniele ha detto

    Comunque la famiglia, intesa come quella naturale fondata sul matrimonio uomo-donna, oggi è sotto attacco anche in Italia.
    Il potere massonico, che controlla la politica, la stampa, ecc…, cerca sempre di più di distruggere la famiglia (ad esempio volendo equiparare alla famiglia le unioni tra omosessuali, che, obiettivamente, non sono famiglia): e lo fa perché, evidentemente, una società i cui nuclei di base sono le famiglie naturali fondate sul matrimonio uomo-donna dà fastidio alle varie logge massoniche che controllano il mondo.
    Io vedo che a capo della massoneria c’è il diavolo, che cerca di sovvertire l’ordine naturale delle cose (ordine creato da Dio).
    Ma non scoraggiamoci: anche se il male pare trionfare, l’ultima parola ce l’ha sempre il Bene, che alla fine vincerà.
    Noi cristiani davanti a tutto questo che possiamo fare? Pregare, innanzitutto (“la preghiera è la forza più potente del mondo”, diceva Madre Teresa) e, poi, non starcene in silenzio ma comunicare al mondo quella che è la visione cristiana della vita.

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    • edoardo ha detto in risposta a Daniele

      Pregare E LOTTARE.
      Non dargliela vinta.
      Loro si sentono i padroni e predoni del mondo, ma sono svantaggiati, perché l’equilibrio economico dell’Occidente negli ultimi vent’anni si regge sugli stuzzicadenti.
      Faranno la fine della torre di Babele, gli si sbriciolerà tutto davanti agli occhi increduli.

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      • Daniele ha detto in risposta a edoardo

        Ma lottare, per un cristiano, non vuol dire prendere le armi (intese come bombe, coltelli, pistole, ecc…).
        Le uniche “armi” a disposizione del cristiano sono la preghiera, la Parola di Dio, i Sacramenti, la testimonianza, la carità, l’amore, l’evangelizzazione…

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        • edoardo ha detto in risposta a Daniele

          ..ma nemmeno io mi riferivo a CORTELLI e BOMBE TONICHE.
          Lottare significa rispondere alle obiezioni, e agire.
          Ti faccio un esempio: poche settimane fa ho partecipato ad un pellegrinaggio in notturna, ed il prossimo anno, se il Signore mi dà la grazia, ci vado ancora.
          Ecco, io quell’esperienza l’ho vissuta come un gesto di lotta.
          Anche la processione della Confraternita è un gesto di lotta.
          Lotta è affermare un gesto di volontà che parte dalla materia e mira allo Spirito.
          E’….non so…un qualcosa che afferma il mio essere cristiano, anche se ho molte magagne e non posso dire di essere stato un cristiano modello nel passato.

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    • geminitolk ha detto in risposta a Daniele

      Dovete spiegarmi meglio: dite che pregare sia un modo per scongiurare il male…
      Però io su questa questione ho molti dubbi e molta confusione.
      Chiedo chiarimenti per piacere…
      La preghiera serve per invocare l’aiuto di Dio,giusto? ma Dio non potrebbe intervenire sovvertendo la nostra libertà (tranne in casi particolari i miracoli) o no?
      Una volta mi è stato risposto che serve a noi, ma a questo punto confidare lo stesso in Dio non equivale a pregare ,oppure leggendo solamente una pagina dei Vangeli?

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      • Daniele ha detto in risposta a geminitolk

        Non si prega Dio perché “faccia scendere un fulmine dal cielo che stermini i nemici” (nel Vangelo Gesù ammonisce severamente due dei suoi discepoli che gli avevano detto che avrebbero voluto che Dio avesse mandato un fulmine a sterminare i peccatori), ma, piuttosto, perché la Sua Misericordia converta il cuore degli uomini: sono preghiere di intercessione.
        E poi è importante il pregare insieme ed in pubblico ed il praticare un’autentica carità (alimentata dalla preghiera) al fine di offrire al mondo, e soprattutto a coloro che non hanno ancora conosciuto l’Amore di Dio, dare una testimonianza cristiana.
        Questa, cioè la testimonianza cristiana, è la vera forza che cambia il mondo.

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  4. eli ha detto

    Il diavolo. Diabolos appunto: che divide.

    Dici bene Daniele, la preghiera è la migliore di tutte. finchè non verranno a togliermi il rosario di mano farò la mia parte ogni giorno, e ci metto tutti quelli che conosco per non dimenticarmi (compresi i pochi gay).

    Tornando al discoeso…una donna, ex prostituta viene uccisa da chi? Uno che l’aveva salvata? Meglio se la salvava la comunità di don Benzi.

    Avete omesso la violenza familiare se è di natura islamica: è più facile che accada se una figlia vuole mettersi con un occidentale (ricordate la ragazza che minacciò il suicidio finchè le forze dell’ordine l’hanno portata via dalla famiglia?). E’ triste, ma è così.

    La repressione (sia religiosa che intimidatoria) può nuocere parecchio, specie se entra in campo la gelosia anche se magari non ha fondamento.

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    • Kosmo ha detto in risposta a eli

      “Avete omesso la violenza familiare se è di natura islamica”

      Anche in campo cattolico è TABU’ parlarne.
      Il politicamente corretto dilaga.
      In più sperano (poveri illusi) che siano loro “alleati” nella campagna contro l’ateismo e il materialismo dilagante. ILLUSI!
      Non appena preso il potere, grazie ai favori delle forze che vogliono cancellare il cristianesimo dall’europa, si rivolteranno contro di noi.
      Mi verrebbe da pronunciare la battuta di Gandalf: FUGGITE, SCIOCCHI!

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      • Daniele ha detto in risposta a Kosmo

        Le donne islamiche che vivono nel nostro Paese sono di fatto delle recluse:
        i loro mariti e padri le hanno praticamente “sequestrate in casa”, nel senso che non permettono loro di allontanarsi da casa (se non per motivi urgenti).
        In questi casi, basterebbe applicare la legge italiana, secondo la quale il sequestro di persona è reato.
        Ma mi immagino che, se le forze dell’ordine si decidessero a far rispettare la legge, i militanti dei Centri Sociali scenderebbero in piazza a manifestare contro tali forze dell’ordine, accusandole di razzismo e di intolleranza verso le altre culture (mentre gli stessi militanti dei Centri Sociali chiederebbero per me, che sono cattolico, il massimo della pena qualora mi rendessi colpevole del medesimo reato).
        Siamo sempre al solito discorso: due pesi e due misure pur di attaccare i cattolici…

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        • Kosmo ha detto in risposta a Daniele

          non solo.
          Le loro figlie vengono OBBLIGATE a sposare uno del paese di origine. Altrimenti vengono sgozzate. Ma certi parlano delle siciliane violentate alle quali i cattolici obbligherebbero al matrimonio riparatore.

          Altra cosa: non sarebbe neppure necessaria una legge apposita contro il burqa, visto che c’è già una legge contro il mascheramento in pubblico, e che fa la sinistra? propone eccezioni per “motivi religiosi” (ma non era una costrizione? E “se non ora quando?”).

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          • edoardo ha detto in risposta a Kosmo

            Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare ci sia già una legge che vieta nascondersi il volto.
            Io ho avuto delle studentesse islamiche, alcune portavano il velo, ma sul capo, non sul volto.
            Il loro velo, però, è un capo d’abbigliamento che oserei dire elegante.
            Di tessuto raffinato e ornato.
            Erano, infatti, ragazze di un corso di moda, dunque il ben vestirsi, per loro, sarebbe quasi d’obbligo, ognuna nel suo modello culturale.
            Per il resto, davano l’impressione di essere ragazze molto spigliate, sveglie per la loro età.
            Il mondo islamico, per gli extracomunitari residenti in Italia, è molto variegato, e va dall’estremismo razzista (nei nostri confronti) e discriminatorio della nostra religione, ad una fede religiosa “normale”, con atteggiamenti culturali, sebbene marcati, ma in nessun modo discriminatorio nei nostri confronti.
            Lo scorso inverno ho avuto un ragazzetto marocchino che menzionava le età storiche in termini di “avanti Cristo” e “dopo Cristo” senza mostrare alcun problema. Poi una volta disse che non ha alcun problema ad usare categorie storiche computate in termini cristiani, perché lui vive la sua fede, ma quelle datazioni sono storia.
            Oltretutto Cristo per loro è una realtà storica come per noi, solo che per loro era solo un profeta, non ha divinità.
            E’ che purtroppo, i casi di estremismo fanno molto più rumore dei tanti casi di convivenza tranquilla con noi.
            Pensate che nel 1982 abitavo in Inghilterra e per sei mesi mia moglie (all’epoca non eravamo sposati) tornò in Italia.
            Lavoravo vicino a dei Bengalesi, di Dacca, ed ero in confidenza con loro.
            Vedendomi solo, un anziano membro della comunità, mi propose di andare a Manchester dove mi avrebbero fatto vedere delle foto di ragazze in età da marito che aspettavano in Bangladesh di sposarsi per venire in Inghilterra.
            Lo so a cosa potete pensare: la classica truffa del finto matrimonio per la nazionalità.
            Vi assicuro che non è così: quelle erano veramente ragazze che aspettavano un marito che le avrebbe portate in Inghilterra e vivere come mogli tutta la vita.
            Unica condizione: il matrimonio inter-religioso per loro non è consentito.
            Mi propose di diventare islamico e frequentare la moschea di Manchester solo per il tempo di sposare la ragazza, poi fate quello che volete, per quello che mi concerne – disse – puoi tornare ad essere cristiano, nulla in contrario (davvero, disse così, non sto inventando niente. Il matrimonio con rito islamico serviva più che altro per i parenti di lei).
            Questo signore bengalese si dimostrò estremamente aperto e per nulla offensivo nei confronti dei cristiani, degli Inglesi e degli Italiani (dell’Italia loro sanno solo che esiste, non faceva parte della loro esperienza, io ero il primo Italiano con cui aveva a che fare, per loro gli Occidentali erano gli Inglesi per il 90%, e per l’altro 10 gli Australiani e gli Americani).
            Chiaramente ho (molto gentilmente perché quel signore lo meritava davvero) declinato l’offerta.
            Questa esperienza contrasta nettamente con quanto si legge degli Islamici oggi.
            Devo dire che questo Bangladeshi erano gente davvero per bene: alcune volte mi hanno anche portato da mangiare il curry che loro cucinavano per casa, ne cucinavano un po’ di più e me lo portavano.
            Davvero gente splendida, che merita rispetto e per la quale ancora nutro simpatia.
            Il cuore degli uomini può essere grande come il mondo.
            Ecco…non ho più parole.

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          • Daniele ha detto in risposta a Kosmo

            Infatti in Italia nel 1975, per motivi d’ordine pubblico, è stata introdotta una legge che vieta di stare nei luoghi pubblici (strade, piazze, ecc…) o privati ma aperti al pubblico (negozi, bar, ristoranti, ecc…) a volto totalmente o parzialmente coperto.
            In altre parole, bisogna andare in giro a volto scoperto.
            Quindi basta già questa legge a vietare di andare in giro in burqa (ma anche con quei tipi di velo che coprono anche solo una parte del volto).
            Ve ne dico una: mio fratello ed un suo amico si erano messi la barba finta ed erano andati in giro a fare i Babbi Natale: un poliziotto li ha fermati e gli ha ordinato, proprio in base alla legge del ’75, di togliersi la barba finta, in modo che il volto diventasse riconoscibile.
            Se un poliziotto, invece, facesse lo stesso discorso ad una donna musulmana col volto coperto, si scatenerebbe un putiferio…

            Già: la sinistra evoca la “protezione per motivi religiosi” sulle tradizioni delle persone appartenenti ad altre fedi (musulmana, buddista, induista, ecc…) anche quando queste tradizioni sono palesemente in contrasto con le leggi italiane: invece, quando si tratta di religione cattolica, fanno di tutto per contrastarla, anche se tali tradizioni cattoliche sono in linea con le leggi italiane. E’ il solito discorso dei due pesi e delle due misure.
            A Jesolo i musulmani avrebbero voluto vietare le bagnine in spiaggia, ma le femministe nostrane (quelle di “Se non ora, quando?”) son state zitte: se lo stesso provvedimento lo avessero chiesto i cattolici, avremmo avuto l’Italia invasa dalle Femen e la notizia sarebbe stata sulle prime pagine dei giornali per giorni…

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  5. Uomo qualunque ha detto

    Dall’articolo ricavo due dati, e scusate se è poco:

    1-Il 40.6% di violenze in ambito familiare (riportato al numero di coppie che vivono vita coniugale, che riguardano indubbiamente la maggioranza delle donne) rende l’idea di quante siano le situazioni di violenza tra le mura domestiche.

    2-Lo stesso ragionamento riguardo al 93% di donne che non denunciano il partner (fate due conti e capirete dove sta in realtà il vero problema).

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    • manuzzo ha detto in risposta a Uomo qualunque

      Vero, le percentuali sono alte! tuttavia si fa notare come ci sia scostamento tra “sposate” e “non sposate”. Qui non si sta cercando di dire che le mogli non siano mai esposte alla violenza (se rilegge l’articolo uomo qualunque, legge che c’è scritto che gli episodi avvengono eccome!, e comunque bel nick, mi piace! 🙂 ), ma il fatto che la percentuale (fatte le dovute proporzioni) sia leggermente magiore tra le non sposate dimostra che il matrimonio non è da mettere sul banco degli imputati, tutto qui. Anzi, tendenzialmente va a migliorare quella che è la situazione della donna, ma in maniera effettivamente lieve (o poco significativa). In pratica: male non fa (e ancora complimenti per il nick 🙂 )

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      • Uomo qualunque ha detto in risposta a manuzzo

        Le pare che qualcuno abbia messo il matrimonio sul banco egli imputati in questo campo? Semmai l’idea era dimostrare logicamente che il sostenere che le donne sposate sono più tutelate, purtroppo in percentuale pare proprio non corrispondere al vero.

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        • Uomo qualunque ha detto in risposta a Uomo qualunque

          Aggiungo: le più tutelate alla fine sono le donne suora e le donne zitelle.

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          • manuzzo ha detto in risposta a Uomo qualunque

            Io sono partito dal punto di vista che, secondo me, la redazione con quest’articolo intendeva semplicemente difendere il matrimonio dall’infamante accusa di “istigazione alla violenza sulle donne”, questo è il movente della mia risposta di sopra. Poi è chiaro che una donna che non ha un compagno non può apppunto essere vessata dal compagno, ma è una tautologia!

            Il matrimonio viene troppo spesso in realtà messo sul banco degli imputati, non si è presentato il caso concreto qui, ma spesso è sotto accusa per vari motivi, in cui ora però penso sia leggermente OT addentrarsi….

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        • Laura ha detto in risposta a Uomo qualunque

          Ma a quale studio ti riferisci? Ti sei accorto che vengono citati una serie di studi e non uno solo?

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    • Laura ha detto in risposta a Uomo qualunque

      Ma a quale studio fai riferimento? Nell’articolo vengono citati numerosi studi?

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  6. eli ha detto

    Già, i problemi possono esserci in entrambi i casi, ma ho meno rischi se mi sposo qualcuno che poi si rivela una brava persona e viviamo felici (tra alti e bassi per 50-60 anni), rispetto ad un ricambio di partner che allarga la possibilità di incappare nello squilibrato o nel violento di turno.

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  7. Daniele ha detto

    Io non ho mai avuto troppa simpatia, politicamente parlando, per Ignazio Marino (vi ricordate le sue posizioni sul test. biologico?).
    Ma in questi giorni non posso fare a meno di essere contento del fatto che il neo-Sindaco di Roma abbia deciso di trascorrere la giornata con la propria famiglia invece di andare al Gay Pride, smarcandosi così dalla lobby LGBT (la quale si è detta molto infuriata per l’atteggiamento “snob” di Marino nei propri confronti).
    Che dire: spero che Marino continui su questa strada…

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  8. Gab ha detto

    Scusate ma perché anche voi dovete cadere nella trappola del linguaggio subdolo e ideologico parlando di “femminicidi”?

    Da quando in qua esiste un omicidio dedicato esclusivamente alla donna? L’omicidio avviene di per sé verso tutti. La donna non è una vittima “speciale” o addirittura primaria.

    Gli uomini ammazzano altri uomini, gli uomini ammazzano le donne, le donne ammazzano altre donne e le donne ammazzano gli uomini.

    Smettiamola di farne l’ennesima ideologia del gender….

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    • LawFirstpope ha detto in risposta a Gab

      Questo è un aspetto molto interessante che rivela tutte le contraddizioni di un certo tipo di ideologia:
      da un lato si vorrebbe propagandare l’ideologia di genere, dicendo che il sesso è un attributo ‘accidentale’ e tentando di negare qualsiasi differenza tra maschio e femmina (l’importante è come ci si sente dentro); dall’altro invece si vorrebbe invece far passare l’uccisione di una donna come più ‘grave’ rispetto ad altri delitti (facendo leva sul fatto che le donne, giustamente, sono in media più deboli fisicamente degli uomini, ma rifiutandosi d’altra parte di riconoscere la più accentuata debolezza carnale dell’uomo), accentuando così la differenza tra uomo e donna, in controtendenza rispetto al punto precedente.
      Ideologia double-face da usare secondo convenienza…

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  9. Daniele ha detto

    La massoneria secondo me ha cambiato strategia.

    Infatti, fino a qualche tempo fa, si affidava ad esponenti dichiaratamente laicisti ed anticlericali (Augias, Odifreddi, Hack, Rodotà, Pannella, Bonino, Englaro, Veronesi, De Gregorio, Saviano, Flamigni, UAAR, ecc…) per portare avanti il discorso sulla legalizzazione delle unioni omosessuali, sul test. biologico, sull’aborto, e su tanti altri temi: ma questi personaggi hanno sostanzialmente fallito, poiché ormai di gente che li sta a sentire ce n’è ben poca.

    Perciò oggi la massoneria preferisce “usare” un’arma più subdola: quella dei cosiddetti “cattolici adulti”, che con le loro idee tentano di minare dall’interno la Chiesa: infatti non passa giorno senza che almeno uno di questi “cattolici adulti” vada sui giornali a dire frasi del tipo “Sono cattolico e sono favorevole alle unioni omosessuali: non ci trovo nulla di male, anzi, è la Chiesa che si deve aggiornare…” o “Sono cattolico ma sono convinto che la contraccezione non sia peccato: la Chiesa deve adeguarsi ai tempi…” o, ancora, “Anche Papa Francesco è dalla nostra parte” (questa se la sono proprio sognata).
    Questi “cattolici adulti” fanno più male alla Chiesa rispetto al male che le possono fare gli atei dichiarati: dico “più male” perché questi signori, dichiarandosi cattolici, arrivano laddove i laicisti conclamati non riuscirebbero mai ad arrivare, cioè a fare proseliti tra i “fratelli nella fede” per poi portarli su posizioni antitetiche rispetto al Magistero della Chiesa, senza che la gente se ne renda nemmeno conto.

    Occorre vigilare molto su queste cose e tenere alta la guardia: le eresie infatti non attaccano la Chiesa dall’esterno, ma dall’interno (per questo sono così pericolose e difficili da combattere).
    Secondo me sarebbe opportuna un’azione pastorale specifica in cui la Chiesa ribadisca chiaramente che un cattolico non può servire due padroni, cioè che “uno non può dirsi cattolico ma poi essere favorevole ad aborto/eutanasia/unioni omosessuali”.
    I temi bio-etici non sono un “optional” dell’essere cattolico, ma, anzi, sono temi basilari che contengono in sè una ben precisa visione del mondo e della vita.

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    • Gab ha detto in risposta a Daniele

      Daniele l’azione pastorale è fortemente limitata se non restituisci il linguaggio primario al dogma. Solo in questo modo la Chiesa potrà uscire da questa “impasse”.

      Se l’azione pastorale abbandona il dogma facciamo la fine della “ONG” esistenziale chiamata in causa dal Papa. Solo che, nonostante tutto, si sta perserverando nell’errore.

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    • edoardo ha detto in risposta a Daniele

      Secondo me corri il rischio di confondere i cattolici alla sessantottesca, la brutta copia del surrogato della versione italiana della Teologia della Liberazione (cioè i sedicenti cattolici di facciata, ma dentro sono falce e martello, specie ormai in corso di estinzione), con gli atei che imperversano sui social network o qualunque altro strumento mediatico, e che si dichiarano cattolici allo scopo di aprire falle e fratture nel mondo cattolico reale.
      Si è ben visto questo esempio di millantatori e falsari ideologici nel link del blog di Giuliano Guzzo.
      In realtà la massoneria non ha cambiato strategia, almeno secondo me.
      E’ da decenni che insedia la Chiesa cercando di creare infiltrati e teste di ponte, ed ha trovato terreno fertile in un certo numero di prelati, purtroppo per noi.
      Certo che i massoni non cercano affiliati nelle parrocchie di paese o tra i frati di Monte Berico, o quelli di Assisi.
      I massoni vogliono ridurre il cattolicesimo alla ripetizione di una serie di feticci che tenga soggiogato il popolo e lasci campo libero ai potenti di turno.
      Non vanno dai vari don di paese, lo ripeto, quelli li lasciano alla manovalanza, gli ateotroll sedicenti cattolici “aperti”.
      Quello che bisogna fare è non perdere di vista la religiosità popolare che, sì, ha la sua simbologia, ma dietro al simbolo c’è un sentimento condiviso.

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