Retorica illuminista, ma ormai Odifreddi è da museo

Odifreddi vince l'asino d'oroOdifreddi non si arrende, in pieno 2013 ancora recita a memoria la retorica illuminista: «spero che il Vaticano diventi un grande museo all’aria aperta, uno degli effetti secondari della cultura scientifica sia non credere nei dogmi e nella religione ma nelle cose che vengono dimostrate e sperimentate, quindi una cultura dimostrativa e razionale», come ha detto recentemente al festival Passepartout di Asti.

Il Pierpippo nazionale è ancora a questi livelli? Ancora a “credo solo a quel che si può dimostrare scientificamente”? In poche parole un troglodita da museo all’aria aperta dei personaggi più bizzarri che hanno contraddistinto gli ultimi dieci anni, come lo ha definito un nostro lettore che si è divertito qualche mese fa a trollarlo sul suo blog ospitato da “Repubblica” (ormai unica sua fonte di sussistenza pubblica). Micidiale la stoccata inflitta al noto matematico incontinente: «Odifreddi non ha ancora spiegato la tesi secondo cui solo i cretini non rifiutano la Bibbia. Tuttavia i più grandi pensatori della storia della scienza hanno detto proprio il contrario, sono dunque cretini loro oppure è cretino l’autore della tesi? Perché l’autore di tale tesi si fa chiamare “scienziato” e poi non ha mai realizzato una pubblicazione in peer-review, al contrario dei tanto odiati (da lui) Paolo Diodati, Giorgio Israel e Antonio Ambrosetti?». Ricordiamo che il primo di questi, assieme ad altri docenti universitari, lo ha nominato per ben due anni il peggior divulgatore scientifico d’Italia, premiandolo con due Asini d’Oro (2007 e 2009).

Ringraziamo comunque il simpatico pensionato torinese per permetterci di tornare sul tema della religione tra gli scienziati, questione che -non si sa perché- appassiona parecchio anticlericali e laicisti di ogni risma. Se si vuole affrontare con serietà tale argomento non si può però prescindere dagli studi più recenti, ovvero quelli realizzati da Elaine Howard Ecklund, professore associato di Sociologia e Director del Graduate Studies presso la Rice University Department of Sociology e vincitrice di alcuni premi dalla National Science Foundation.

In un libro pubblicato nel 2010 dalla prestigiosa Oxford University Press, la sociologa ha mostrato i risultati di una ricerca condotta su 1.700 scienziati d’elite, trovando che coloro che affermano di avere una religione rappresentano il 50%, mentre gli atei o gli agnostici dichiarati arrivano al 30% e solo la metà di essi ritiene che religione e scienza siano «inevitabilmente in conflitto». Il restante 20% si qualifica come aventi un «rapporto individualizzato e non convenzionale» con l’Assoluto (deisti, potremmo definirli). Ma c’è di più: la studiosa ha evidenziato che gli scienziati più giovani sono più religiosi di quelli con i capelli bianchi e considerano meno antagoniste ricerca scientifica e indagine spirituale. «Non so precisamente il motivo per il quale i più giovani si dichiarano maggiormente religiosi», ha annotato Ecklund in un’intervista per “Avvenire”, «forse questo può derivare dal fatto che oggi vi è più possibilità di conversare sulla religione nelle migliori università di quanto avveniva nel passato».

Proprio in questi giorni Susan Hanssen, docente di storia presso l’Università di Dallas ha osservato che «la religione è l’intuizione razionale primaria nella nostra condizione umana e deve essere anche al centro del nostro discorso pubblico». Non è un caso che a dirlo sia un professore di storia, dato che è evidente come i più grandi scienziati esistiti siano stati tutti (o quasi) ferventi religiosi e in massima parte cristiani come abbiamo mostrato in questo dossier. In aggiunta, in questo secondo dossier abbiamo raccolto (e stiamo raccogliendo) centinaia di citazioni di questi celebri scienziati, ognuno vi può trovare quella più adeguata a rispondere agli ultimi sussulti dei “nipoti ritardati del positivismo” (copyright Lanfranco Pace).

La redazione

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