Meditazioni metafisiche di un tolemaico contemporaneo

Rivoluzione Copernicana 
 
di Giorgio Masiero*
*fisico

 

Da quando sollevò gli occhi al cielo e prese a studiare il moto degli astri, si trovò al centro del Cosmo, culmine e metro di tutte le cose. Unica creatura in possesso della ragione, si era progressivamente dotato di strumenti come il fuoco, l’aratro e la vela per catturare i tesori sepolti della Natura, procurarsene i frutti e controllarne gli elementi marini e aerei. Con la tecnica si era liberato della gabbia senza tempo in cui è imprigionata la vita vegetativa e istintiva di piante ed animali. Con la scoperta del linguaggio, della scrittura e dei numeri, s’inventò la storia, l’arte e la filosofia. Congetturò allora che la sua casa, la Terra, fosse circondata da 8 sfere concentriche, ruotanti con moto circolare uniforme sotto la spinta di divini motori. In queste sfere erano incastonati la Luna, i 5 pianeti (a lui visibili), il Sole e le stelle. Era l’uomo antico.

Sopra ogni suo ingegno però, la Natura regnava regolare e capricciosa, madre necessitata nei suoi cicli e matrigna imprevedibile nei suoi portenti. Democrito insegnava: “Tutto ciò che esiste nell’Universo è frutto del caso e della necessità” e Prometeo, che per domare la Natura aveva dato agli uomini la tecnica rendendoli simili agli dèi, proclamava sconsolato: “La tecnica è di gran lunga più debole della Natura” (Eschilo). Il caso e la legge in egual misura governavano quel mondo.

Poi venne il cristianesimo, che cancellò il caso ed esaltò l’uomo. Tutto ciò che esiste è stato creato da Dio, che è la Ragione; e dalla Ragione soprannaturale ogni ordine naturale dipende per la sua origine e per il suo fine. Il fortuito non esiste nell’ordine globale cristiano: “Nulla a caso accade nel mondo” (Agostino). Quanto all’uomo, esso è creato ad immagine di Dio in intelletto e libera volontà. La felicità dell’uomo può avverarsi soltanto in Dio, davanti a Cui la sua condotta morale sarà giudicata alla fine. Era il Medioevo.

Nel Medioevo la necessità è data dalla duplice concatenazione delle “cause seconde” (le leggi naturali, così come decretate dalla Causa prima all’atto della creazione) e delle azioni causate dal libero arbitrio degli uomini in vista dei loro fini. Se un uomo seppellisce un tesoro nel campo per nasconderlo, ed un altro arando il campo scopre il tesoro, questi può parlar per sé di fortuna, perché il suo fine era la semina, non il tesoro: ma è stato solo l’incrocio di due eventi deterministicamente causati da due volontà diverse per due scopi diversi. E poi, chi conosce la volontà di Dio che è in tutte le cose? Per sapere cosa il Medioevo pensasse della Natura, non leggiamo i Lapidari o i Bestiari, che sarebbe come confondere gli oroscopi nei quotidiani di oggi con l’astronomia, o l’arte surrealista con le tavole dell’anatomia; piuttosto studiamo i filosofi medievali: Tommaso d’Aquino, Alberto il Grande, Ruggero Bacone, Roberto Grossatesta, Duns Scoto… Ci sono gli enti naturali, caratterizzati dalla necessità: ove è possibile riconoscere una regolarità, lì c’è una causa che coincide con l’essenza di quella natura: “Infatti si chiama naturale ciò che si comporta similmente in tutto, perché la Natura opera sempre allo stesso modo” (Tommaso, Commento alla Fisica di Aristotele). L’insieme di tutte le nature è la Natura. Nell’uomo però c’è un plus, che è una sostanza soprannaturale: è la sua anima immortale dotata di ragione e libertà.

L’ultimo passo mancante a questi pensatori rispetto al concetto moderno di scienza non fu il determinismo, ma la rilevanza dell’operazione di misura, che sarebbe intervenuta con la quantificazione delle “affezioni” operata da Galileo. La misura diventerà nell’era moderna l’atto di separazione consensuale della scienza naturale dalla filosofia, prima unite in un sapere onnicomprensivo. La differenza del Medioevo con il mondo antico non è dunque nell’assenza di determinismo, ma all’opposto in un maggiore determinismo, che dalle sfere celesti si propaga al mondo sublunare: separando la volontà umana dal resto dei fenomeni naturali, i teologi medievali teorizzarono un determinismo universale per la Natura terrestre e celeste, che spalancò le porte allo sviluppo delle scienze moderne. Inversamente, i conati dello scientismo contemporaneo a “tentar le essenze”, in un impossibile ritorno all’onnicomprensività passata, si risolvono in tante storielle, che sono i moderni arrangiamenti degli antichi miti. “Hypotheses non fingo”, si ritraeva Newton deontologicamente, di fronte a chi lo interrogava sull’essenza della gravità: quanti oggi usano la scienza con altrettanta parsimonia?

La storia occidentale colloca l’inizio dell’evo moderno nel 1492, l’anno della “scoperta” dell’America. Questa scelta non mi pare rappresentativa dell’abisso culturale che ci separa dal mondo medievale. Quale fu il grande effetto di quel primo viaggio transatlantico se non di spostare l’asse politico-economico in Europa dalle potenze mediterranee a quelle affacciate sull’Atlantico? Anche l’era atlantica è ora finita, col fallimento di Lehman Brothers (2008), si dice; invero dal 1989 con l’implosione dell’Urss e l’omologazione mondiale del capitalismo. (In Cina il capitalismo era risorto nel 1972, con il Piano delle 4 modernizzazioni che Deng Xiaoping presentò così: “L’economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c’è una pianificazione anche nel capitalismo. L’economia di mercato si attua anche nel socialismo. […] Chi si arricchisce merita la gloria”.) L’egemonia economico-politica globale appartiene oggi agli stati che si affacciano sul Pacifico: il XXI sarà il secolo dell’Asia.

Se invece che con la ridistribuzione geografica del mercato, scandiamo gli evi con le Weltanschauung che li abitano, allora il mondo moderno è nato il 24 maggio 1543 con l’apparizione a Norimberga del “De revolutionibus orbium coelestium” di Niccolò Copernico. Nel suo trattato di astronomia, l’eclettico canonico polacco scalzava la Terra dalla sua posizione centrale nell’Universo per mettervi il Sole: “E in mezzo a tutto sta il Sole. Chi infatti, in tale splendido tempio [dell’Universo] disporrebbe questa lampada in un altro posto o in un posto migliore, da cui poter illuminare contemporaneamente ogni cosa? Non a sproposito quindi taluni lo chiamano lucerna del mondo, altri mente, altri regolatore. […] Così il Sole, sedendo in verità come su un trono regale, governa la famiglia degli astri che gli fa da corona”.

Dallo scontro di due vecchi sistemi filosofici, più che dall’evidenza di nuove osservazioni astronomiche, uscì vincitore il platonismo sull’aristotelismo: ne risultò la rivoluzione copernicana, come credenza che il Sole sta al centro del mondo. Dal punto di vista pratico, l’esito di descrivere i moti celesti come visti dal Sole invece che dalla Terra fu quello di semplificare la geometria delle orbite, riducendo (momentaneamente) gli epicicli da 5 a 1. Una mossa elegante, intendiamoci, sul piano scientifico; ma che nulla ha a che fare con la questione dell’esistenza d’un vero centro del sistema solare, né tanto meno d’un centro fisico dell’Universo (il copernicano “trono regale del tempio”). L’aveva capito subito il teologo Andrea Osiander, che nella prefazione chiosò: “Se [gli studiosi tradizionali di credenza tolemaica, NdR] vorranno riflettere saggiamente sulla cosa, troveranno che l’autore di questa opera non ha commesso nulla che meriti rimprovero. È infatti proprio dell’astronomo prima registrare la storia dei moti celesti mediante osservazioni abili e accurate; quindi, escogitare e supporre le loro cause, ossia certe ipotesi, in un modo qualsiasi, non potendole dimostrare in alcun modo come vere. Partendo da tali ipotesi, si possono calcolare correttamente i moti celesti, in base ai princìpi della geometria, tanto nel futuro che nel passato”. Karl Popper non darà una migliore definizione del metodo della scienza sperimentale moderna e della veridicità delle sue teorie. Una settantina d’anni dopo, la diatriba fasulla sarebbe scoppiata di nuovo nel processo a Galileo, col teologo Bellarmino ad insegnare al fisico pisano la relatività del moto e la validità tecnica e non epistemica (almeno sulla base dei fatti noti al momento), dell’opzione eliocentrica.

Che cosa fu la rivoluzione di Copernico, dunque? Non certo una rivoluzione scientifica, in termini di metodi, scoperte e predizioni (come sarebbe stata invece quella operata più tardi da Galileo, Newton e Francesco Bacone), ma qualcosa di molto più importante: essa fu il primo atto della desacralizzazione dell’uomo, ottenuta intanto attraverso il decentramento spaziale della sua patria. E questa operazione passò come un’evidenza scientifica. (Anzi, come tale passa tuttora universalmente, se lo scorso mese miss Russia ha perduto il titolo meritatissimo, non avendo risposto alla domanda di “cultura generale” se sia la Terra a girare intorno al Sole o viceversa, nei termini politicamente corretti per una ragazza moderna.)

Il secondo atto, che segna la cifra della modernità in tutti i suoi aspetti, politici ed economici compresi, coincise con la pubblicazione avvenuta a Londra il 24 novembre 1859 d’un altro libro: intendo l’“Origine delle specie” di Charles Darwin. Qui la naturalizzazione dell’uomo viene portata al suo estremo limite, attraverso la proclamazione della continuità con il mondo animale e la negazione conseguente di ogni specificità umana rispetto ad una mosca, un fico ed anche un sasso. L’uomo non è più il culmine della creazione, signore e custode del mondo, ma si riduce all’ultimo arrivato sulla scena, per evoluzione casuale da una specie animale precedente, che era a sua volta evoluta per caso da una specie precedente…, via via indietro per li rami filogenetici fino ai primi organismi batterici, assemblatisi per caso dalla materia inanimata. “L’antica alleanza è rotta; l’uomo finalmente sa che è solo nell’immensità indifferente dell’Universo da dove è emerso per caso”, può così annunciare oggi Jacques Monod.

L’uomo moderno “finalmente sa” di essere un frutto del caso o, piuttosto, così preferisce vedersi? Se gli antichi si consideravano soggetti al condominio di caso e necessità; se i medievali vivevano all’ombra di una Provvidenza che tutto governa; il mainstreaming della modernità coincide con il caso e il non senso. Lo stesso multiverso è l’ultimo approdo, metafisico e aporetico, di questo nichilismo post-naturalistico.

L’evidenza empirica e razionale dice a me tutto l’opposto. C’è un “centro” nell’Universo, che è dato dal suo osservatore: l’uomo, con la sua mente e i suoi sensi, potenziati dai radiotelescopi puntati nelle direzioni persistentemente mute dei 4π steradianti. Questo è un fatto, infalsificato; ed è anche un’affermazione scientifica, falsificabile e gravida di predizioni controllabili come abbiamo visto in un precedente articolo. Certo, qualche lettore non sarà d’accordo con me; ma se non è un alieno, obiettandomi si contraddirà, così confermandomi nel mio antropocentrismo.

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40 commenti a Meditazioni metafisiche di un tolemaico contemporaneo

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  1. Se è non è, se non è è (F) ha detto

    Bellissimo questo articolo hanno detto:

    “E’ un’animale”

    E certamente vero l’uomo “è un’animale”

    Ma manca la seconda parte:

    “Razionale”

    Solo l’uomo sà,infatti ha autocoscienza di essere un’animale,bisogna ora coraggiosamente prendere coscienza della seconda e magari di una terza che mancava a Aristotele che cerca anche il “Vero Bene”.Empiricamente è terribile l’affermazione dell’infinità dell’universo,proprio perchè l’empiria dice il contrario,ma sarei curioso di capire se “l’infinito” matematico in geometria,puo essere osservato con il “finito” di un telescopio.L’infinito è un’iganno o una realtà?Uno spazio matematico infinito non avrebbe un centro,ma certamente il centro che osserva sull’infinito è l’uomo o forse va cercando se stesso perdendosi in esso.Questa non è un’affermazione scientifica,ma quando ciascuno di noi sorride al proprio figlio,alla proprie moglie,ai propri fratelli,questo non è scientifico,ma egualmente non falsificabile.Darwin mi ha detto che necessariamente sono un’animale ma lo sò, e lo sò solo perchè come tutti sono razionale e la geometria proiettiva che mi dice qualcosa dell’universo ma non potra dirmi nulla sul suo “centro”.

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  2. Marco Comandè ha detto

    Strano: vengono menzionati gli alieni, alla fine dell’articolo, e non c’è una proposta per dimostrarne la non-esistenza (e la contemporanea centralità dell’Uomo). Mi pare che all’interno della Curia Vaticana non sia più accantonata l’ipotesi della panspermia, ovvero dell’esistenza di civiltà extraterrestri.

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  3. geminitolk ha detto

    Il suo migliore articolo professore!

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  4. Matyt ha detto

    L’evidenza empirica e razionale dice a me tutto l’opposto.

    Penso che tutto il suo intervento sia esemplificato da questa sua frase.
    A lei l’evidenza empirica dice che l’uomo è senza alcun dubbio il centro dell’universo.
    A me, continua incessantemente a ricordare che la Terra è uno delle decine di migliaia di corpi celesti che orbitano attorno ad una stella di scarsa importanza, in un ramo di una galassia parte di un gruppo in cui ce ne sono centinaia di migliaia.

    La cosa più interessante, però, è che nessuno dei due può dimostrare in alcun modo che l’altro a torto: è il bello (o il brutto, se vogliamo…) del fare metafisica.

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  5. Se è non è, se non è è (F) ha detto

    No,dorse, non è cosi antinomica, empiricamente sei un’uomo non un pianeta.

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  6. Giorgio Masiero ha detto

    A meno che Lei, Matyt, non sia un alieno, a Lei risulta EMPIRICAMENTE esattamente ciò che risulta a me: ovvero che siamo il centro O di tutte le osservazioni scientifiche, tant’è che – come si esprimono gli astronomi – siamo in tutte le direzioni esattamente a metà strada dell’Universo osservabile.
    Altro che “scarsa importanza”! Tutto il resto sono speculazioni…, per giunta sempre di umani, e quindi auto-contraddittorie!

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    • Se è non è, se non è è (F) ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      X))) Ha “toppato” l’antinomia.Della serie o Matyt come fai a essere contemporaneamente sotto lo stesso istante e riguardo,un pianeta e un’uomo?

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    • Matyt ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      Beh, è come dire che esiste solo il salotto di casa mia perchè al momento è l’unica cosa che vedo.
      So (perchè ne ho evidenza empirica…) che esiste un universo non osservabile, quindi, fondamentalmente, l’essere al centro di quello che osservo, oltre a essere fondamentalmente una tautologia, è una affermazione che non produce conoscenza.

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      • Se è non è, se non è è (F) ha detto in risposta a Matyt

        E come fai a vedere e non vedere una medesima cosa che vedi senza vedere?

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      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Matyt

        1. Lei, Matyt, non ha nessuna “evidenza empirica” di universi non osservabili! Per definizione.
        2. Il punto non è che l’uomo è al centro “geometrico” di quello che osserva, ma di trovarvisi per il fatto di essere “osservatore”. E tutto ciò che egli ha finora osservato (fin dove arriva lo spazio ed il tempo osservabili) non ha questa facoltà osservatrice.
        3. Questo non esclude logicamente che possano esserci altri osservatori (io non ho mai detto questo); ma certamente rende imprudente dire che la condizione umana e il pianeta che ci ospita abbiano “scarsa importanza”. Una relativamente maggiore importanza è un giudizio che può essere dato solo da un’altra specie osservatrice. Che non risulta all’empiria (ancora), ma solo alla speculazione (ancora umana).

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        • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Giorgio Masiero

          Discussione veramente senza senso da parte di Matyt. Il fatto che la nostra terra, il nostro sistema solare, la nostra galassia siano immerse in un universo composto da altre “centinaia di migliaia” di galassie, non vuol dire proprio nulla! Anche per i Romani il centro di tutto era, appunto, Roma; eppure proprio le popolazioni che vivevano ai margini dell’impero, lo hanno infine conquistato. Ossia, la provenienza periferica (e in relazione a “piccole” grandezze cosmiche) o meno non ha alcun significato in paragone al fatto che, per quanta evidenza si ha tutt’oggi, la forma di vita più elevata, empiricamente osservabile, è l’uomo…

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          • Giorgio Masiero ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

            Già, a-theòs=a-éthos, ma per gli idealisti i fatti non contano quando non coincidono con le loro idee. E nemmeno le speculazioni scientifiche contano, quando contraddicono il loro sentire profondo.

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  7. alessandro giuliani ha detto

    Ottima sintesi caro Giorgio, però a mio parere manca qualcosa: io sono perfettamente d’accordo con le tappe da te proposte, ma, mentre fino a tutto il Medioevo quella che tu proponi (che è una stroia fatta sui pensieri delle elite, dei filosofi, degli scienziati, dei teologi) va concorde con la storia degli uomini comuni (la gran parte)coemprovato dalla stretta conordanza d temi tra le figurazioni delle cattedrali gotiche e romaniche (bibla pauperum, creazioni comunque ‘collettive’ del popolo), a partire dall’età moderna le elite e il popolo si separano nettamente, la morte progressiva dell’arte (con l’unico grandioso tentativo di riconciliazione dell’arte e dell’architettura barocca) deriva proprio da questa frattura che toglie agli artisti la linfa vitale, da qui la nascita del brutto, ma lo stesso si può dire di scienza, letteratura ecc…per cui il soldato semplice della prima guerra mondiale ha una visione del mondo non troppo diversa del suo omologo medievale, l’ufficiale certamente no, è già positivista…una rivoluzione che rimette tutto in gioco è , a mio vedere, la decomposizione delle elite come creatrici di novità con l’avvento dei media di massa (televisione, cinema, internet) che ‘omogenizzano tutto in una pappa informe’ (il contrario a ben vedere del barocco dove la dialettica popolare/elite era virtuosa e fertilizzante), è da questa pappa (meglio comunque delle elite che chiamo, secondo il tuo schema, ‘darwiniste’ che hanno portato alle guerre mondiali)che dobbiamo ripartire…insomma dobbiamo imparare a nuotare nel ‘pop’..chissà quale potrebbe essere la data di questa rivoluzione..’la nascita delle tv ??’

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro giuliani

      Bella, Alessandro, questa tua lettura sulla responsabilità delle elite, divaricate dal popolo. Mi hai dato da pensarci su…, soprattutto per tentare di capire le linee delle trasformazioni future.

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  8. Enzo Pennetta ha detto

    Giorgio, cosa accadrebbe se queste cose venissero insegnate nelle scuole?

    In molte realtà ci sarebbe il rischio di venire “denunciati”, ma se almeno si ponessero queste considerazioni come spunto di riflessione, chissà quali discorsi interessanti ne scaturirebbero.
    Quanta banalità invece c’è spesso nelle lezioni.

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  9. Umberto P. ha detto

    “L’evidenza empirica e razionale dice a me tutto l’opposto. C’è un “centro” nell’Universo, che è dato dal suo osservatore: l’uomo”

    ————–

    Assolutamente no, non capisco proprio il passaggio logico. Facciamo un passo indietro, all’uomo evoluto da specie inferiori, e ripartiamo da là, possibilmente confutando senza atti di fede.

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  10. Luca ha detto

    CONTRAPPUNTI
    Articolo ben scritto, chiaro e utile. Prendo qualche spunto che secondo me può valere qualche discussione.
    Scrivi a proposito delle misure:
    “L’ultimo passo mancante a questi pensatori rispetto al concetto moderno di scienza non fu il determinismo, ma la rilevanza dell’operazione di misura …”
    Credo sia utile precisare. Le misure ed il metodo galileiano non sostituiscono la scienza antica, la completano e soprattutto la corredano di un metodo. Il nocciolo della scienza non sta nelle misura ma nel rapporto tra le misure ed il fenomeno che descrivono. Il valore delle misure dipende in larga parte dal valore della descrizione qualitativa che necessariamente precede e sostanzia la misura. (Se ti va di riprendere il discorso, ripartirei dalla mia ultima risposta all’articolo di Ball su nature, che spero tu abbia potuto leggere (Alvin Plantinga: l’evoluzione è in conflitto con il naturalismo).
    Scrivi a proposito di Galileo: “… col teologo Bellarmino ad insegnare al fisico pisano la relatività del moto e la validità tecnica e non epistemica (almeno sulla base dei fatti noti al momento), dell’opzione eliocentrica”
    Il punto tra Bellarmino e Galileo non è la dimostrazione dell’eliocentrismo, fatto sul quale Galileo come sappiamo aveva ragione al di là delle sue (in)capacità di dimostrazione. Da cui la nota lezione dell’anarchico Feyerabend sulla discendenza delle scoperte scientifiche da approcci eterodossi rispetto al conclamato metodo. Qui Bellarmino vince fuori casa, ma solo sul piano formale (sul piano del metodo contro l’inventore del metodo) ma non vince su quello ben più sostanziale della “scoperta”, incapace di valutarne la portata ed il senso profondo, il punto vero. Il punto del processo non era la scienza ma l’uso che dobbiamo fare delle Scritture. Galileo sosteneva che la Bibbia intende spiegare “come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo” e anche in questo caso sappiamo oggi quanto avesse ragione. Qui Bellarmino perde in casa su un fatto sostanziale di sua stretta pertinenza. Questo ha stabilito la revisione del processo a Galileo. Revisione fortemente sostenuta dall’allora cardinal Ratzinger, incompreso tanto dagli scienziati della Sapienza che da UCCR (per quel che ricordo di aver letto). Si pretende infatti di usare l’inventore del metodo per sostenere sostanzialmente la superiorità della Chiesa proprio là dove la Chiesa stessa ammette il suo errore (…).
    Scrivi a proposito del caso
    “L’uomo non è più il culmine della creazione, signore e custode del mondo, ma si riduce all’ultimo arrivato sulla scena, per evoluzione casuale …”
    Io credo che quando i fattori di probabilità si sommano in una lunga catena di eventi come ad esempio quelli che presiedono la trasmissione dei caratteri ereditari, la parola “caso” sia d’obbligo senza che questo possa minimamente essere sostituito con “senza ragione”. Soatituzione che si sostanzia tutta nei vostri intenti polemici e distruttivi.
    Scrivi a proposito dell’antropocentrismo:
    “C’è un “centro” nell’Universo, che è dato dal suo osservatore: l’uomo …” Bella affermazione, che sembra riecheggiare l’idealismo di Berkley (esiste solo quello che possiamo percepire). In realtà sembra contenere nell’uso che ne fai, nel tuo voler riassumere il senso dell’universo nell’uomo, anche tutti i limite dell’idealismo. Io preferisco pensare ad una realtà policentrica, dove l’uomo ed il creato sono “centri” interdipendenti che si completano a vicenda, ognuno con la sua parte di senso e ragione. Infatti sappiamp che

    Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. DIO VIDE CHE LA LUCE ERA COSA BUONA e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E DIO VIDE CHE ERA COSA BUONA. E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che ERA COSA BUONA. E fu sera e fu mattina: terzo giorno. Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E DIO VIDE CHE ERA COSA BUONA. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E DIO VIDE CHE ERA COSA BUONA. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno. Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E DIO VIDE CHE ERA COSA BUONA. (Gen 1, 3-25)
    Ancora;
    Frema il mare e quanto racchiude,
    il mondo e i suoi abitanti.
    I fiumi battano le mani,
    esultino insieme le montagne
    davanti al Signore che viene,
    che viene a giudicare la terra.
    Giudicherà il mondo con giustizia
    e i popoli con rettitudine.
    (Sal 97, 7-9)
    Ancora;
    Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. (Rom 8, 22-23)
    Se poi vogliamo parlare di uomo e riassumere tutto in lui, dobbiamo parlare di umanità piena e realizzata, che storicamente conosciamo solo nell’uomo Gesù. Una pienezza davvero divina, “da Dio”, che per ciò stesso si colloca sopra e al di fuori dall’uomo.Leggiamo infatti
    Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d’intenti. Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!». Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? (1Cor1, 10-13)
    7. “Dov’é Dio?” “Dio é in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli é l’Immenso.”

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Luca

      Ho letto, Luca, il tuo ultimo commento nell’articolo su Plantinga e non ho potuto replicare perché la redazione aveva già chiuso la discussione. Cmq il problema è sempre lo stesso: tu confondi secondo me i fatti (che conosci bene) dell’evoluzione (che è una congettura ragionevole, che anch’io condivido) con la spiegazione che ne dà il darwinismo (che io non considero scientifica). Forse ci tornerò in un prossimo articolo, così avremo modo di continuare la nostra infinita bega…!

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      • Luca ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        Grazie Giorgio. Per quel che concerne la discussione in corso tuttavia, il richiamo alle misure (e all’evoluzionismo o alla storia della terra) é solo uno degli elementi che ponevo a critica del tuo antropocentrismo. Mi piacerebbe una tua replica in tema.

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        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Luca

          Io non ho sostenuto che la misura sia stata scoperta nell’era moderna, ma solo che nell’era moderna e’ avvenuto il divorzio tra scienza e filosofia, e questo divorzio sta nell’uso o non uso della misura ai fini della conoscenza. E questo divorzio, che e’ distinzione di metodo, va preservato.

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          • Luca ha detto in risposta a Giorgio Masiero

            Su questo siamo totalmente daccordo. E’ l’uso che fai di tutta questa storia che a me pare parziale (… Poi venne il cristianesimo, che cancellò il caso ed esaltò l’uomo …) fino al tuo rifiuto di concepire l’uomo come parte di qualcosa più grande di lui, in primis come parte della natura. A me non spaventa quella che tu chiami “desacralizzazione dell’uomo”, non tanto quanto il rischio di divinizzare l’uomo per porlo al di fuori. Fuori da quel magnifico contesto di relazioni ecologiche che sono la fonte prima di ogni contemplazione della Bellezza (che é di tutti) e di Dio (per noi che crediamo).

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  11. beppina ha detto

    C’è un “centro” nell’Universo, che è dato dal suo osservatore: l’uomo, con la sua mente e i suoi sensi…

    Secondo me l’Uomo vaga e gira (idealmente) per l’Universo ovvero per la parte di Dio che Dio ci permette di contestualizzare nel limite delle nostre possibilità. Ritenersi al centro (anche metaforicamente) di questa enclave di Dio mi sembra solo un girare intorno alla nostra limitatezza; limitatezza che alla fine é poi (probabilmente) l’unica cosa certa a cui ci possiamo e dobbiamo aggrappare e che per noi (forse) deve sempre costituire un approdo momentaneo nel nostro divagare (anche ideale).

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    • Luca ha detto in risposta a beppina

      bellissimo commento beppina, grazie!

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    • andrea ha detto in risposta a beppina

      Forse il problema nasce quando si pensa (superficialmente)
      che l’essere al centro della creazione di DIO, anzi,
      addirittura l’unico motivo x cui DIO crea, comporti una
      nostra autoesaltazione,.
      Non è così, noi siamo la manifestazione di DIO al nulla,
      tutto è fatto x l’uomo xchè egli è autocosciente
      (per la presenza di DIO in lui) e può conoscere il suo Creatore.
      Se non ci fosse una creatura con la capacità/dono
      di conoscere DIO, la creazione sarebbe senza senso.
      Ora, tutto ciò non elimina il nostro ontologico “nulla”.
      E’ tutto Amore di DIO gratuito: “fate tutto ciò che vi è comandato
      e poi dite: siamo servi inutili” (Lc XVII,10).

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  12. Giorgio Masiero ha detto

    @ Enzo Pennetta
    Penso che la cosa più corretta che potrebbe fare un insegnante di scienze a scuola, quando si tratta di spiegare la teoria copernicana, sia
    1) di leggere direttamente alcuni passi del trattato di Copernico, per capire il peso delle ragioni filosofiche (platoniche) che l’hanno portato alla sua visione;
    2) sul piano scientifico ed epistemologico, soffermarsi sull’Introduzione di Osiander. Non c’è nulla, come in questa Introduzione a mio parere, che spieghi così chiaramente in che cosa consiste il metodo scientifico, con parole che 500 anni dopo, Popper ha preso ad una ad una, e che tutti coloro che lavorano nella ricerca scientifica oggi condividono.
    Solo così ci si può iniziare a liberare dell’ideologia positivistica.

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  13. Giorgio Masiero ha detto

    @ tutti i miei contestatori
    Innanzitutto grazie dell’attenzione.
    In secondo luogo, vorrei suggerire a tutti, come metodo di dialogo, di separare i “fatti” dalle “speculazioni”, e all’interno di queste ultime, separare le speculazioni “scientifiche” dalle speculazioni “poetiche”.
    I fatti. L’empiria riguarda per definizione l’Universo “osservabile”. Non ci risultano finora altre forme di vita nell’Universo osservabile (14 miliardi di anni luce, centinaia di miliardi di galassie, ciascuna con centinaia di miliardi di stelle).
    Le speculazioni scientifiche. Secondo la moderna cosmologia, come ho spiegato nel precedente articolo, l’Universo osservabile non è immenso, smisurato, infinito, bla bla…, ma ha giusto la minima grandezza per ospitare una forma di vita come quella terrestre. Inoltre, per il fine tuning e per la esiguità della materia-energia e dello spazio-tempo dell’Universo osservabile rispetto alle necessità dell’abiogenesi, la cosmologia e la biologia evolutiva moderne trovano soltanto nel multiverso (ovvero in infiniti altri universi non osservabili e, ciò che è ancora più importante, disgiunti dal nostro in termini fisici) una risposta al problema di come ci sia la vita terrestre. Ciò significa che, per le moderne cosmologia e biologia evolutiva, probabilissimamente non esistono altre forme di vita nell’Universo osservabile (e certamente negli altri universi).
    Queste considerazioni non rendono la Terra speciale? E le vostre, non sono a questo punto speculazioni poetiche?

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    • Matyt ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      1. L’universo visibile è più grande: si parla di un diametro di 93 miliardi di AL (ma in realtà è una obiezione piuttosto sterile)
      http://books.google.it/books?id=fFSMatekilIC&pg=PA27&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false

      2. E’ sicuro di non invertire le cause con gli effetti?
      Lei osserva queste coincidenze, ma non si è mai posto il problema che se non ci fossero state, probabilmente o non saremmo qui a porci queste domande, oppure saremmo molto diversi (chessò, magari basati sul silicio invece che sul carbonio…) e avremmo ritenuto quelle altre coincidenze indice della nostra unicità nell’universo?

      Per fare un parallelo intuitivo, i due fatti (coincidenza-esistenza della vita) mi sembrano da considerare come le due equazioni in un sistema lineare: non possono essere affrontate in ordine logico, hanno senso solo se esistenti in modo simultaneo.

      Non esiste modo scientifico (in metafisica ognuno fa quello che ritiene opportuno…) per stabilire quale sia l’evento che logicamente precede l’altro.

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      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Matyt

        1. La vastita’ dell’Universo dipende dalla “costante” di Hubble, che non e’ certissimamente nota (v. anche le scoperte sull’Universo in accelerazione, premio Nobel per la fisica 2011). Cmq, dice bene, Matyt, 14 o 100 o 1000, non conta nel nostro tema.
        2. Secondo Lei, tutti i cosmologi invertono le cause con gli effetti? Quello che Lei dice vale per il multiverso, NON nell’Universo osservabile! Proprio per questo e’ stata trovata la soluzione del multiverso! Io non sostengo l’antropocentrismo nel multiverso metafisico, che e’ stato costruito coerentemente all’intenzione di tornare a Copernico, ma nel nostro Universo fisico. Quindi, Matyt, Lei Si sta appoggiando alla metafisica piu’ di me, inavvertitamente…

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      • Se è non è, se non è è (F) ha detto in risposta a Matyt

        1.Sei sicuro di dire che una causa e contemporaneamente efetto di se stessa?
        Sono lieto di chiederti in che senso questa metafisica della contreddizione antinomica sofistica non ti sia chiara:”L’uovo è la gallina.”Ma non sarà mai una gallina identica a chi la ha generata,così come non sara mai uno stesso uovo identico per il fatto che la madre è stata un uovo.

        2.”in modo simultaneo.”A=A Simultaneita il principio di Identità non è una tautologia?
        E infatti Einstein in persona non ha smontato il principio di simultaneità,chessò potevamo essre anche dei trasformers e avremmo ritenuto che l’essere dei transformers ci avrebbe reso unici.Ma non vedo in che senso dalla fantasia procede l’esistenza nè tantomeno il reale.

        3.Infatti “tu sei e non sei tua madre contemporaneamente” o “sei autogenerato dalla terra”,nella prima sei causato,anche nella secondo sei causato,ma dalla fantasia.

        Questa infatti è “metafisica sofistica”

        Bellissime poi vaneggiamenti sulla “Tautologia” le vedi le contraddizioni sui discorsi le posso fare proprio perchè stai parlando tautologicamente.

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