Cinque donne concepite dopo uno stupro: “non siamo un errore”

Richard MourdockIl candidato al senato americano Richard Mourdock di recente è stato pesantemente attaccato dai media dopo essersi detto contrario all’aborto in caso di stupro. Ma cinque donne, tutte concepite in seguito a uno stupro, si sono fatte avanti per difenderlo, definendolo un “eroe” per aver rischiato le conseguenze politiche della sua scelta pur di difenderle.

Mourdock aveva affermato che l’unico caso che lui ammetteva per l’aborto era quello in cui fosse in gioco la vita della madre, aggiungendo anche che era giunto a considerare che se la vita nasceva perfino in seguito a uno stupro, quello era qualcosa che Dio aveva voluto accadesse. Le parole di Mourdock sono state però distorte dai media per far sembrare che lui intendesse dire che Dio aveva voluto che accadesse lo stupro, mentre il candidato al senato ha sempre cercato di chiarire strenuamente il suo pensiero, ovvero semplicemente che Dio è il creatore di ogni vita.

Una prima donna ha spiegato che sua madre fu violentata quando aveva 19 anni e lei venne concepita, quando nacque fu data in adozione. All’età di 28 anni riuscì a rintracciare la madre naturale e racconta: “Non dimenticherò mai il momento in cui ha visto i suoi nipoti, i miei quattro bambini, per la prima volta. Era emozionata e piangeva, ma si è girata verso di me e ha detto: “Ne valeva la pena.””. Monica è un’altra di queste donne, la cui madre fu violentata brutalmente a 17 anni, ma all’epoca l’aborto era illegale e così fu protetta. A 23 anni la madre di Monica scoprì di avere un cancro e di non poter più avere bambini. “Siamo sempre stati felici di esserci l’uno per l’altra. Voglio ringraziare personalmente Mourdock per essersi alzato a difendere la mia vita e a ricordarci che Dio ha un progetto per ciascuno di noi.” 

Rebecca Kiessling, attivista pro-life, racconta di come sua madre rimasta incinta dopo essere stata stuprata, tentò due volte di abortire illegalmente, ma senza successo. “Se fosse stato legale mi avrebbe abortito.” ha detto Rebecca che prima di concludere ha aggiunto:Ringrazio Richard Mourdock per aver riconosciuto che lo stupratore non è il mio creatore e che io non sono il frutto di uno stupro, ma una figlia di Dio”.

Davide Galati
autore di E un elfo li radunò… per Linee Infinite Edizioni

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116 commenti a Cinque donne concepite dopo uno stupro: “non siamo un errore”

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  1. Alèudin ha detto

    una mia parente ha avuto un figlio da una violenza, l’ha tenuto ed è inutile dire che ora e una madre felice con un figlio, ormai adulto, meraviglioso.

    Anche grazie all’amore di questo figlio è riuscita a superare il dolore a rifarsi una vita a sposarsi e ad avere altri figli.

    Ha combattuto il male con il bene e a ha vinto.

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    • anna ha detto in risposta a Alèudin

      splendida tetsimonianza!
      Vorrei precisare che Richard Mourdock incontrò denigrazioni terribili anche da credenti (!) semplicemente per aver affermato che anche una gravidanza conseguenza di uno stupro è -sempre- opera di DIO.

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  2. Rebecca ha detto

    Non si può rispondere alla violenza con un’altra violenza!!

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  3. Matyt ha detto

    E, ovviamente, sta a qualcun’altro che non sia la madre decidere…

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    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Matyt

      In alcune legislazioni proibizioniste sull’aborto, il caso di stupro è talvolta preso come eccezione. Il senso del post mi pare sia quello di sostenere un punto di vista per il quale quelle legislazioni sono troppo poco proibizioniste. Questa è la mia lettura.

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      • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Tu ritieni lecito uccidere un essere umano a seconda delle condizioni, queste donne -che state una delle condizioni per la quale tu ritieni lecito uccidere- dicono di no. Questo è il senso dell’articolo, secondo la mia lettura.

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      • Zathor ha detto in risposta a Luigi Pavone

        Ti ricordo che in alcune legislazioni proibizioniste sull’aborto (come Irlanda e Cile) la salute della donna e il tasso di mortalità materna è decisamente inferiore a quello presente in legislazioni poco proibizioniste (Gran Bretagna, Usa).

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      • domenico ha detto in risposta a Luigi Pavone

        no, credo che il senso del post sia di cercare di mandare un messaggio alle donne per far capire loro che ci sono delle alternative all’aborto.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Matyt

      Se il frutto dello stupro fosse semplicemente uno schizzo di sperma che la insozza, la vittima avrebbe tutti i diritti di cancellarne ogni pur minima traccia; quando però si tratta di un essere umano che non ha colpa del comportamento bestiale del padre, ogni società civile dovrebbe porre sullo stesso piano il diritto alla vita di tutti.

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    • domenico ha detto in risposta a Matyt

      matyt,
      dimmi fino a quando la madre può decidere di abortire il figlio?
      fino al terzo mese? al quinto? al settimo? al nono?

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      • manuzzo ha detto in risposta a domenico

        è lecito uccidere anche un neonato, scommetto. Giusto, matyt?

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      • Matyt ha detto in risposta a domenico

        Fino a quando la madre ritiene sia opportuno farlo.

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        • Hugo ha detto in risposta a Matyt

          Bravo, ti sei svelato finalmente. L’infanticidio è lecito se a deciderlo è la madre, ecco che finalmente che gli abortisti ritornano alle loro origini naziste.

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          • Matyt ha detto in risposta a Hugo

            E’ diverso nella pratica?
            Se una madre decide che non vuole avere un figlio, ha tanti modi per evitare di averlo.
            Sia legali che non legali.

            La cosa se vogliamo molto divertente è che siete sinceramente convinti di risolvere un problema che fondamentalmente è culturale (ovvero, l’aborto, che, sinceramente, per quanto possiate essere convinti del contrario, non apprezzo) mediante misure coercitive.
            La stessa cosa che hanno tentato di fare i puritani (bigotti?) americani, negli anni 20 con l’alcol.
            E sappiamo tutti com’è andata a finire.

            Quando inizieremo a parlare non di legislazioni restrittive, ma di educazione e prevenzione ben fatta, sarà un nuovo giorno.

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            • Hugo ha detto in risposta a Matyt

              Sono contento che finalmente esista qualcuno come te che non abbia paura di sostenere l’infanticidio del neonato perché convinto abortista.

              Di fatto è la stessa cosa, tu sostieni che la madre debba se vuole uccidere entrambi, embrione e neonato, io dico invece che non può uccidere nessuno dei due. Tu sei per la morte e io per la vita, tu per la legittima scelta di uccidere e io per il rispetto alla vita degli altri esseri umani.

              Ovviamente non capisci che in gioco c’è la vita di un essere umano, oltre alla donna, e paragonarlo all’acool è una cretinata degna di una persona in preda all’arrampicamento sui vetri.

              Siamo contro l’aborto per gli stessi motivi per cui siamo contro l’omicidio dei bambini e ammettiamo soltanto leggi che impediscano tale violenza, oltre a sostenere educazione e prevenzione culturale per evitare che menti criminali arrivino a sostenere che la madre avrebbe il diritto di vita o di morte su un altro essere umano.

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              • Matyt ha detto in risposta a Hugo

                Primo, non ho mai parlato di uccisione di neonati
                (per quanto, probabilmente, qualificarmi come nazista o come nemico pubblico numero 1 ti aiuti a evitare di prendere in considerazione i punti legittimi che sollevo)

                Potevo scrivere “futura madre”, o madre in fieri…

                Ora, però, descrivimi in che modo il proibizionismo sugli alcolici è differente rispetto a questa questione.

                In entrambi i casi si tratta di corretta informazione, e di “consumo” responsabile di qualcosa (l’alcol nel primo caso, il sesso nel secondo)

                In entrambi i casi le conseguenze di un mis-uso o di un abuso possono avere conseguenze letali sia per se che per altri.

                In entrambi i casi una politica proibizionista, e un ambiente chiuso, in cui il “consumo” è sottoposto a biasimo sociale portano ad un aumento sistematico (Proibizionismo per l’Alcol, http://www.uccronline.it/2013/01/11/nuovo-studio-diffusione-contraccettiva-non-riduce-i-tassi-di-aborto/ per l’altro caso)

                Ergo, dove sta la differenza?

                Siamo tutti d’accordo che nel migliore dei mondi possibili l’aborto non deve esistere, e la gente non si devasta di alcolici per poi andare ad ammazzarsi in macchina tornando a casa.

                La questione penso stia sul come si pensa di ridurre il fenomeno, e come ridurre le sue conseguenze negative.
                Da qui, il successo dell’educazione alla sessualità responsabile, all’uso corretto dei vari metodi contraccettivi, e alla responsabilizzazione degli adolescenti sui quali non viene più fatto terrorismo psicologico.

                Una legge probizionista non ha mai sortito effetti positivi, quindi tanto vale investire quei soldi che si spenderebbero nei processi contro la ragazzina 15enne stuprata dal padre e rimasta incinta nell’educazione all’affettività

                Poi, se volete pensare che l’indomani che la 194 verrà abolita gli aborti in Italia miracolosamente si azzerano fate pure: la realtà è giusto un filo più complessa.

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                • Hugo ha detto in risposta a Matyt

                  A me sembrava di si leggendo il tuo commento sopra. In ogni caso ti faccio questa domanda: perché non sei favorevole all’uccisione del neonato? In cosa si differenzia dal feto o dall’embrione, oltre al fatto che è visibile ad occhio nudo?

                  Una bevanda, l’alcool, non è uguale e non si può paragonare ad un essere umano, l’embrione. Stiamo parlando di due cose diverse e non paragonabili. Inutile dunque parlare di proibizionismo dell’aborto e paragonarlo a quello sull’alcool.

                  Inoltre sappiamo che l’aborto illegale non è collegato ad un aumento della mortalità materna e dunque non è collegato ad un aumento degli aborti clandestini (vedi irlanda e cile).

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                  • andrea ha detto in risposta a Hugo

                    Ha ragione, Hugo.
                    Ma nel pensiero ateistico, nell’uomo -cioè- “frutto del caso”, è coerente considerare l’alcool ala stregua dell’essere umano.
                    C’è una nevrosi di base che conduce a queste conclusioni.

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            • unafides ha detto in risposta a Matyt

              Io non ci trovo nessuna cosa divertente, mi stupisco che esista qualcuno che si diverta parlando di aborto e violenza…

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            • gladio ha detto in risposta a Matyt

              Sarà un nuovo giorno anche quando si comincerà a chiamare le cose col loro nome, cominciando dall’ aborto che si chiama omicidio e non diritto.
              Ben venga comunque anche l’ educazione e la prevenzione, ti faccio tuttavia osservare che educazione significa anche inculcare il concetto di rispetto dei diritti del prossimo ed un feto è “prossimo”.Pertanto impedire un aborto è qualcosa di diverso che impedire di bere una bottiglia di grappa, non è “proibizionismo” ma tutela del diritto alla vita di un individuo che è già in essere, non solo in “potanza”.
              Cosa questa che non ha stabilito il Papa ma la scienza.
              Anche quando i concioni dei Radicali verranno definiti per quel che sono ciè “uno sconcio ragliare” anzichè “sacrosante battaglie” sarà un nuovo giorno.

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              • Laura ha detto in risposta a gladio

                L’aborto è semplicemente il diritto concesso ad alcune persone di uccidere e sopprimere la vita di un altro essere umano.

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            • beppina ha detto in risposta a Matyt

              Servono a poco prevenzione ed educazione quando sono legalmente permessi strumenti destinati a perdonare errori nell’applicazione della prevenzione e diritti acquisiti nell’etica correlata all’educazione.

              Non si può tirare in ballo il discorso dei liquori in quanto bere é una scelta personale che, eventualmente, tira in ballo i rapporti interpersonali fondamentalmente solo in occasione di eventuali danni collaterali relativi all’abuso… L’aborto riguarda ineluttabilmente 3 persone (uomo, donna e figlio) ognuno con i propri diritti e doveri. Ci sarebbe un quarto soggetto (la società) ma questo é un altro discorso…

              Ritenere che la scelta di abortire é insindacabilmente legata alla donna comporta l’unilaterale validazione di un atteggiamento etico che invece, anche per semplice nesso logico, non potrebbe che derivare dalla condivisa scelta di due persone. Se é stato un “errore” lo stesso errore non può essere scaricato su un essere (terzo) privo di difese; se il concepimento non é stato voluto (es. causa violenza) si cercherà di mettere la donna, quanto possibile, nelle condizioni di finire la gravidanza, e se queste condizioni non possono concretizzarsi si procederà a salvaguardarne il diritto inalienabile che accomuna tutti gli essere umani (la propria vita).

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              • Matyt ha detto in risposta a beppina

                1. Una mia cara amica è stata ammazzata in un incidente stradale causato da un 25enne con un tasso alcolemico di 1.1 che ha tentato un sorpasso azzardatissimo su una statale, finendo col fare un frontale.
                Lui, che aveva il macchinone, è sopravvissuto: lei, con una sua amica, no.
                Ora fammi ancora la paternale su come bere liquori sia una scelta che impatta solo collateralmente e in casi particolari sugli altri.

                2. La scelta di abortire può eventualmente riguardare il padre del bambino qualora questo sia noto e abbia espresso la volontà di prendersi cura del nascituro e sia effettivamente in grado di provvedere ad esso, non mi pare sia un concetto così complesso.

                Io comunque, ribadisco: Le mie particolari convinzioni morali, frutto della mia educazione, della mia condizione sociale ed economica, mi porterebbero a considerare l’interruzione di gravidanza come extrema ratio.
                Ma sono le MIE particolari convinzioni.
                E, onestamente, non mi sono incomprensibili le motivazioni di quelle donne che scelgono di abortire.

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                • Laura ha detto in risposta a Matyt

                  La sola ammissione che si può scegliere di uccidere un altro essere umano, cioè l’embrione, non è accettabile in nessuna circostanza.

                  La questione non è morale, perché altrimenti saresti favorevole a qualsiasi omicidio, la questione è che cosa sia l’embrione. Per chi lo ritiene un essere umano, coerentemente con l’embriologia, non è ammissibile nessuna sua uccisione, per chi lo ritiene altro allora è ammissibile.

                  Sono contro l’omicidio perché considero sacra e inviolabile la vita, sono contro l’aborto perché considero sacra e inviolabile la vita.

                  L’abortista ha due possibilità:
                  1) Afferma che gli esseri umani devono poter decidere della vita o della morte di altri esseri umani, se questi ultimi non sono desiderati.
                  2) Dimostra che l’embrione non è un essere umano, ma solo un mucchio di cellule che può benissimo essere sradicato come un tumore senza complicazioni morali.

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                • beppina ha detto in risposta a Matyt

                  Stai calmo. Io non faccio alcuna paternale. Il tuo é proprio un caso di “impatto” collaterale invece. L’errore non é nella scelta del bere in se ma le conseguenza della scelta portata avanti senza minimamente porsi il problema del contesto. Se quel deficiente si sbronzava a casa sua o faceva guidare un altro non ci sarebbero stato probabilmente l’incidente. E’ lui che ha scelto di bere nel posto e nel momento meno indicato, é lui si é sbronzato senza assolutamente porsi il problema che poteva crea danni a terzi, é lui che non si é posto il problema dell’esistenza di “altri” da rispettare… capire che una propria decisione (ritenuta insindacabile e giusta perché riguarda lui e solo lui…) poteva entrare in conflitto o collidere con “altri”. Esempio tipico di una scelta personale che ha portato al disastro. Quando le conseguenze di una scelta invece riguardano “direttamente” 3 soggetti (di cui almeno uno impossibilitato a dire la sua) dovrebbe esserci solamente una scelta personale, unilaterale ed insindacabile? Non discuto sul fatto che le motivazioni per l’IVG ti paiono o meno comprensibili (sono valutazioni tue…); é giusto un unico ed insindacabile potere decisionale in questi casi che interessano 3 soggetti?

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          • Eigub Etted ha detto in risposta a Hugo

            In ogni caso sta alla madre decidere.

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            • Rebecca ha detto in risposta a Eigub Etted

              Sta alla madre decidere se uccidere o no il neonato???? Ma voi siete completamente fuori di testa, Hitler vi fa un baffo!!

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a Rebecca

                Noi hitleriani pensiamo che spetti alla madre decidere se portare avanti la gravidanza. Siamo così hitleriani che non siamo disposti a concedere questa facoltà allo Stato, dal momento che, da hitleriani, pensiamo che lo Stato non ha poteri sui nostri corpi.

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                • lorenzo ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  Ad una donna è certamente possibile sopprimere il concepito che porta in grembo… ad una madre assolutamente no!!!

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                • Woody85 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  Peccato che voi hitleriani sosteniate la legge 194, che obbliga già a portare a termina la gravidanza dopo un tot di tempo. Se lo stato non ha poteri sul tuo corpo, perché sei obbligato a indossare la cintura di sicurezza e girare con il casco sul motorino?

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                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a Woody85

                    Obbligandomi a indossare la cintura di sicurezza lo Stato non esercita nessun diritto sul mio corpo, ma impone un codice stradale. Infatti, se costruissi una pista nel mio appartamento (difficile, ma si può provare), fuori dalle strade pubbliche, lo Stato non può obbligarmi a mettere le cinture. La situazione in cui esiste un termine X ultimo per la presentazione della domanda di iscrizione all’università non è interpretabile come una situazione in cui prima di X si ha il diritto allo studio, e dopo X non si ha diritto allo studio. Analogamente, lo Stato sancisce il diritto della donna di interrompere la gravidanza e impone una scadenza per esercitare quel diritto.

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                    • Woody85 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Tutto qui? Beh, pensavo che gli abortisti avessero più argomenti…

                      1) Tu non puoi costruire nulla nel tuo appartamento che non sia a norma di legge, tant’è che se avessi un balcone pericoloso (esperienza personale) o una piscina non a norma in giardino non potresti viverci o utilizzarla finché non sistemi. Seconda questione, la tua pista non sarebbe così pericolosa da dover necessitare una legge come nelle strade trafficate della città. La legge impone che quando sei in strada devi proteggere la tua persona, questo perché lo stato difende la vita del cittadino anche al di là della sua stessa volontà.

                      2) Se consegni l’iscrizione dopo il termine X perdi il tuo diritto a frequentare l’università e dunque al tuo diritto di studiare per quella facoltà. Allo stesso modo, la donna viene obbligata a portare a termine la gravidanza perché il diritto alla vita vale più del presunto diritto di abortire. Ma sappiamo entrambi che il diritto alla vita non inizia dopo 90 giorni dalla vita, ma fin dal momento del concepimento.

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                    • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Luigi, al posto di questi sofismi utili a fuggire dal problema (a cui per altro ti ha risposto benissimo Woody), ti ho fatto una serie di domande scomode qui sotto. Hai voglia di trovare il coraggio per rispondere, dimostrando così l’inconsistenza della tua posizione pro-death?

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                    • Azaria ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Il termine per l’iscrizione all’università è una questione burocratica dovuta a convenienze pratiche (bisogna preparare i documenti, dimensionare le aule, organizzare i corsi, ecc.) ed ha quindi un motivo più che valido per esserci.

                      Tale limite è dettato comunque da un regolamento. Se tale regolamento cambia cambia anche la data ultima per l’iscrizione.

                      Ora, se quindi fai il paragone fra il termine ultimo di iscrizione ed il termine ultimo in cui è consentito abortire, significa che (come nel caso dell’iscrizione all’università) cambiando la legge si può cambiare anche la data ultima per l’uccisione del figlio (secondo il tuo ragionamento). O sbaglio qualcosa?

                      E fino a quanto sarebbe lecito? Perché non spostarla ai 6 mesi di gestazione? Perché non fino a 2 ore prima del parto? Perché non anche un mese dopo il parto? O 6 mesi? O 2 anni? O 5, o 12, o 25, o 50?

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Giusto. Naturalmente è possibile cambiare la legge e spostare il termine entro il quale puoi esercitare il tuo diritto ad abortire, la scelta del quale è dettata da diverse ragioni, non ultime quelle concernenti lo status ontologico del feto, ciononostante è impossibile negare un che di inevitabilmente convenzionale nella scelta di quel termine, ma nella scelta di qualunque termine (perché mi devo iscrivere all’università entro X e non entro X + 1 minuto, fa differenza 1 solo minuto?).

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                    • Azaria ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Ripeto, li` ci sono motivi tecnici piu` che validi dettati da regole, seguendo pero` questo tuo ragionamento si puo` dare la possibilita` alla madre di “abortire” il figlio anche (estremo) fino a 50 anni dopo la nascita. Basta fare la legge adatta. Quindi anche i gerarchi nazisti erano con la coscienza a posto, loro hanno seguito le leggi che gli permettevano di sopprimere gli ebrei, proprio come tu appoggi la legge che permette di sopprimere i bambini non ancora partoriti.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      La legge è altresì appoggiata da tutti coloro che non fanno nulla per abrogarla.

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                    • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Bravo Azaria, hai incastrato Luigi.

                      Infatti lui non saprà mai spiegarti perché è contrario all’aborto post nascita o all’aborto al nono o ottavo mese, mentre è favorevole all’aborto prima di tale data. Per essere coerente con il suo ragionamento dovrebbe accettare l’aborto illimitato, e invece non lo fa.

                      Altre volte ha cercato di resuscitare la filosofia utilitarista teorizzando l’esistenza di esseri umani non persone, sostenendo che questo è il caso di coloro che non hanno capacità superiori strutturate. Peccato che assieme agli embrioni rientrano nella categoria anche neonati e disabili gravi, a quel punto lui evita di proseguire e cambia argomento o scappa a gambe levate.

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                    • Azaria ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      “La legge è altresì appoggiata da tutti coloro che non fanno nulla per abrogarla.”

                      Vedo che non avendo argomenti per confutarmi hai cambiato del tutto linea, stavolta dicendo una cosa giusta.

                      Naturalmente la Chiesa, e molti dei suoi membri, non fa parte di tali ignavi, visto che seguiamo l’unica via che attualmente potrebbe portare al risultato sperato (la divulgazione).

                      Certo poi ci sono i “cattolici” adult(erat)i che pero` non fanno testo, loro sono cattolici quanto io sono messicano.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      No, seguendo il mio ragionamento, si legittima la possibilità di modificare il termine. Non ci sono motivi tecnici essenziali per decidere che all’università ci si iscriva entro giorno X invece di X+ 1 minuto. Cosa potrebbe cambiare un minuto dal punto di vista tecnico? Nel caso dell’aborto esistono ragioni più che tecniche.

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                    • Azaria ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      “Non ci sono motivi tecnici essenziali per decidere che all’università ci si iscriva entro giorno X invece di X+ 1 minuto”

                      Beh! Le iscrizioni universitarie sono date da motivi tecnici validi che gia` ti ho elencato, quando chiudono gli sportelli del giorno X gli impiegati non possono lavorare oltre e quindi le iscrizioni sono chiuse. Dal giorno dopo si inizia a preparare tutto il necessario per dimensionare i corsi in base al numero di iscritti, cambiando tale numero l’organizzazione viene stravolta con evidenti problemi per chi segue il corso.

                      “Nel caso dell’aborto esistono ragioni più che tecniche” quali sono tali ragioni che giustificano la morte atroce di un innocente? Tali ragioni io non le vedo, ma se ci fossero, non potrebbero portare la giustificazione dell’omicidio di un adulto? Sempre di vite umane si tratta.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Non ho detto che esistono ragioni per l’aborto (secondo me, tutte le ragioni possibili dovrebbero essere superate). Esistono invece ragioni per la legalizzazione dell’aborto, come esistono ragioni per stabilire dei termini entro i quali un diritto deve essere esercitato in generale.

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                    • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Non può esistere alcun diritto ad uccidere un altro essere umano, dunque non c’è nessuna ragione per legalizzare l’aborto come non c’è ragione per legalizzare l’omicidio.

                      Chi afferma il contrario deve spiegare perché è contrario (se è contrario) all’aborto illimitato, compreso quello post nascita.

                      Continuando a sfuggire da questa domanda ci fai perdere solo tempo, Luigi, perché giriamo attorno al problema senza mai affrontarlo.

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                • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  Innanzitutto Matyt teorizzava l’infanticidio del neonato, dunque a gravidanza già terminata.

                  Non si capisce poi perché:
                  1) Tu sostenga la legge 194 che obbliga la madre a partorire (dopo i 90 giorni di gravidanza).
                  2) Tu non sia favorevole all’aborto dopo i 90 giorni.
                  3) Tu non sostenga l’infanticidio del neonato.

                  Quando ti deciderai a rispondere queste semplici domande dimostrerai a tutti quanto incoerente sia la tua posizione e la posizione di ogni abortista militante.

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                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a Daniele Borri

                    Allora ne prendo le distanze. Nessuno ha diritto di vita e di morte su altri uomini, perfino quando questi si sono macchiati di atroci delitti, fatta salva la legittima difesa, come omaggio al nostro naturale istinto alla conservazione.

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                    • Leonardo ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      E cos’è l’aborto se non l’omicidio di un essere umano che ha la “colpa” di essere stato concepito con violenza(casi rari) o in situazioni economiche difficili o all’interno di un rapporto immaturo e non pronto ad accoglierlo?

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                    • Daniele Borri ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Fino a quando continuerai ad evitare le domande che ti ho fatto?

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            • gladio ha detto in risposta a Eigub Etted

              Se tua madre avesse deciso diversamente…

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              • marlin ha detto in risposta a gladio

                …nessuno di noi lo saprebbe. Anche se la mia semplicemente avesse sposato un altro uomo, io non esisterei, ma esisterebbe un’altra persona. Questo tipo di ragionamento non porta a nulla.

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  4. Pietro ha detto

    Quindi voi, sostanzialmente, vorreste una bella legge che costringa le donne a portare avanti una gravidanza in ogni caso?
    Cioè, voi avete la giusta visione delle cose e, per questo, volete che gli altri si comportino come voi pensate che si debbano comportare!?
    Perché se è così che la pensate, mi chiedo come mai ce l’avete tanto contro certi reggimi totalitari: in quei regimi i dittatori pensano esattamente di conoscere ciò che è giusto e lo impongono agli altri, esattamente come vorreste fare voi.

    In Italia se una donna vuole portare avanti la gravidanza frutto di una violenza, può farlo. La differenza è che se decide che non se la sente, invece di rivolgersi a occasionali armati di ferri da cucito, può rivolgersi allo stato.

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    • Hugo ha detto in risposta a Pietro

      Ma a chi si rivolge la tua predica? Alle donne dell’articolo? A chi ha scritto l’articolo dando voce a queste donne? Io non leggo nessuna presa di posizione circa una legislazione specifica ma soltanto le parole di cinque donne che tu avresti voluto che stessero zitte.

      Perché vi fanno paura coloro che sopravvivono all’aborto? Perché vi fanno paura cinque donne che ringraziano di non essere state abortite dopo uno stupro? Perché la pensi come i regimi totalitari che ritenevano certi esseri umani indegni alla vita? Qualcuno ti ha mai insegnato che i primi a legalizzare l’aborto sono stati i nazisti?

      Qualcuno ti ha mai insegnato che il diritto alla vita è un valore laicamente sacro, e nessuno deve poter decidere chi deve o non deve vivere, men che meno chi ha chiamato alla vita quell’essere umano a causa di un errato uso della sua libertà (casi di stupro a parte, ovviamente)?

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    • Rebecca ha detto in risposta a Pietro

      Si possono rivolgere allo stato usando i miei soldi. Ma perché tu vuoi impormi di finanziare un aborto se sono contrario? Perché vuoi imporre a me qualcosa che io non condivido? Non ti sempre una terribile intolleranza che tutti i laicisti dai buoni propositi dovrebbero osteggiare?

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      • Eigub Etted ha detto in risposta a Rebecca

        Cambiate livello di discussione ad ogni ostacolo.

        Rispondete : “vorreste obbligare tutte le donne a portare avanti gravidanze indesiderate?” si o no.

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        • Rebecca ha detto in risposta a Eigub Etted

          La legge 194 impone già l’obbligo di parto alla donna dopo una certa soglia di tempo, dato che in quel momento è impossibile evitare di riconoscere il diritto alla vita di un essere umano. Una soglia che non ha alcuna giustificazione scientifica in quel preciso momento (90 giorni) e che andrebbe anticipata al momento del concepimento, quando inizia la vita di ogni persona umana.

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        • Birdy ha detto in risposta a Eigub Etted

          Risposta: sì ma non come obbligo come tu lo chiami ma come possibilità. Siamo stati creati liberi di decidere come vogliamo.
          Ma se il bambino è frutto di uno stupro o può essere adottato o si può tenere considerando che è un bambino “stuprato” anche lui e che non è figlio dello stupratore ma di Dio. I bambini sono di Dio non dei genitori.

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        • Azaria ha detto in risposta a Eigub Etted

          Voglio vietare ad una donna di uccidere un bambino, anche quando è nel proprio grembo (a meno che tale presenza non metta REALMENTE a rischio la vita della madre). Allo stesso modo in cui voglio evitare ogni singolo omicidio o (come in questo caso) l’infanticidio, ancora più grave.

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      • Pietro ha detto in risposta a Rebecca

        Mi stai dicendo che una donna può interrompere una gravidanza a patto che paghi di tasca sua?

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        • Rebecca ha detto in risposta a Pietro

          Certamente, l’aborto non è una cura e non dev’essere parte del sistema sanitario. In America infatti esistono cliniche private, non puoi impormi di finanziare l’uccisione di un essere umano. Vedi, voi laicisti blaterate sempre di tolleranza, di diritti per tutti e poi siete i primi a non rispettarli.

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          • Pietro ha detto in risposta a Rebecca

            Certamente, e chi non ha soldi può pure crepare?! Io e te abbiamo idee diverse di stato sociale e, molto probabilmente, anche un’altra idea di stato: credimi, la tua non è un’idea in cui sia prevista la solidarietà e la carità cristiana.
            Non si finanzia l’aborto: intenzione del legislatore era di evitare che quelle tragedie si consumassero nei sottoscala. Il fenomeno dell’aborto non si sconfigge con le proibizioni ipocrite ma con l’informazione. Voi, però, siete anche contro la contraccezione, giusto? Per voi andrebbero ritirati anche i preservativi, no? Così si che si risolvono i problemi, guardando da un’altra parte.

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            • Rebecca ha detto in risposta a Pietro

              La carità cristiana mi impone di non accettare l’uccisione di un essere umano innocente, cosa che invece tu legittimi. La solidarietà è verso chi viene ucciso ingiustamente, non verso chi ha usato male la sua libertà mettendo al mondo un bambino per poi ucciderlo, rifiutando anche l’alternativa dell’adozione immediata.
              Chi non ha soldi per uccidere un bambino usi meglio la sua libertà sessuale con il suo uomo e lo dia ad una famiglia che lo vuole adottare subito dopo la nascita.

              Tu la pensi esattamente come me, sostieni la legge 194 che impone alla donna di portare a termine la gravidanze dopo i 90 giorni dal concepimento.

              La chiesa e i cattolici sono favorevoli e diffondono i metodi naturali per controllare la fertilità, ma non la chiamiamo contraccezione.

              Fatti una cultura su cosa pensiamo noi, così potrai combatterci meglio: http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/editoriali/2012/174q12-Stereotipi-e–distorsioni-parlando-di-Chies.html&title=I%20rischi%20della%20filantropia&locale=it

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            • Azaria ha detto in risposta a Pietro

              Pietro, interessante osservazione, e ad un primo istante ti darei anche ragione, ma come al solito ogni volta che la mia idea è in contrapposizione con quella della Chiesa (ho un passato da “cattolico” adulto) è un segnale che qualcosa nel mio pensiero non va, e non perché devo obbedienza alla Chiesa (questo è anche vero, ma non è la causa dei problemi) ma perché ho imparato (proprio criticando la Chiesa) che i Suoi giudizi sono infinitamente più lungimiranti dei miei che mi fermo alle prime impressioni, proprio come fai tu, senza guardare più a fondo la realtà dei fatti.

              Facciamo due conti:
              1) Aumento di anticoncezionali = aumento di gravidanze indesiderate
              (paradossale, lo so, ma è così, il famoso fenomeno di compensazione del rischio, qui a Londra si vedono gli effetti proprio di questo).
              2) Legalizzazione dell’aborto = aumento di possibilità di abortire
              (questo invece mi sembra abbastanza logico).
              http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2003
              3) Punto 1 e 2 messi insieme aumentano all’inverosimile il ricorso all’aborto.
              4) I danni post-aborto per la madre sono seri.
              http://www.uccronline.it/2010/04/22/studi-scientifici-dimostrano-lesistenza-della-sindrome-post-aborto-pas/
              5) La carità cattolica deve puntare non allo stupido buonismo (chi ti ama non è il cretino che ti dice sempre di si, ma quello che per il tuo bene sa dirti di no) e quindi oltre alla difesa del bambino (che in questo caso già basterebbe ad opporsi alla 194) deve puntare anche alla difesa della salute delle donne che vogliono abortire: dicendo no all’aborto.

              In altre parole sono i cattolici adulti quelli da bacchettare perché hanno dimenticato cosa è la Carità cristiana affondando la salute delle donne con l’aborto ed essendo favoreggiatori in tale infanticidio.

              Tieni conto che nel caso di REALE rischio di morte per la madre nessuno si oppone all’eventuale aborto, o almeno voglio sperare, di sicuro NON vi si oppone la Chiesa.

              P.S.: Per ogni 10 tragedie che si consumavano nel sottoscala prima della 194 oggi ci saranno almeno 150 tragedie per i bambini che si consumano in luoghi asettici, di queste almeno 15 sono anche tragedie (in genere sul lungo periodo) per la madre. Quindi anche senza considerare il barbaro infanticidio (per una volta voglio essere un buonista anche io) la 194 la salute della donna è andata a perderci. Bella conquista di civiltà.

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            • gladio ha detto in risposta a Pietro

              E devo metterceli io i soldi per far crepare la sua creatura?

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    • gladio ha detto in risposta a Pietro

      Bene Pietro, allora sii coerente fino in fondo.
      Sostieni il diritto dei genitori di sopprimere il proprio figlio quando diventa un peso.
      E poi, scusami ,ma qui il discorso sui regimi dittatoriali c’ entra come i cavoli a merenda,Il diritto di una creatura a non essere soppressa dalla propria madre deve essre tutelato dalle leggi dello stato, non lasciato in balia alla discrezione di chiunque.Madre e bambino sono due persone diverse,è così difficile da capire?

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    • unafides ha detto in risposta a Pietro

      A dire il vero, i regimi totalitari del XX secolo si sono contraddistinti per una certa libertà di abortire, anticipando di qualche decennio i cosiddetti sistemi democratici occidentali. Quindi il totalitarismo fa sempre rima con soppressione del più debole, ergo: aborto, eutanasia, ecc, ecc. Inutile rimarcare come tutti questi regimi si siano contraddistinti per laicità e distacco dalle religioni tradizionali. Per esempio: la Germania nazista, la Russia bolscevica, la Cambogia di polpot, la Cina comunista, ecc, ecc.

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  5. Davide ha detto

    Ricordo a coloro che pongono domande da ultimatum che in Italia è possibile rifiutare la maternità al termine gravidanza…

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  6. Titti ha detto

    Nell’articolo si parla di ragazze stuprate, quindi non sposate. Mettiamo caso che venga stuprata una donna sposata, la gravidanza portata avanti coinvolge non solo la donna, ma anche il marito. Quindi viene brutalizzata in toto la coppia, con tutte le implicazioni che un fatto simile comporta. Poi, mentre la donna è colpevolizzata se prende una pillola del giorno dopo, il violentatore o i violentatori, cosa dovrebbero meritarsi?

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    • Rebecca ha detto in risposta a Titti

      Qualsiasi ipotesi ipotizzabile l’aborto (realizzato chirurgicamente o tramite pillole abortive) è sempre l’uccisione di un essere umano, mai giustificabile.
      Sopratutto quando c’è la possibilità di adottare tali bambini.
      Il violentatore dovrebbe essere immediatamente incarcerato.

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    • Azaria ha detto in risposta a Titti

      Beh! Titti, fino a prova contraria nessuno ha dubbi sul fatto che lo stupro sia da colpevolizzare (sinceramente non capisco il tuo intervento). Poco conta se lo stupro è stato fatto dal marito, dal fidanzato o da uno sconosciuto. Lo stupro va punito a prescindere.
      Se il marito stupra la moglie la legge deve concedere la possibilità alla donna di allontanarlo anche in maniera forzata già durante il processo (se necessario con l’arresto) e comunque sarà arrestato a processo finito se si verifica che l’accusa era fondata (condanna). Ma a quello che mi risulta (correggimi se sbaglio) le leggi fanno già questo e nessuno ha detto che tali leggi sbaglino.
      Ci si dovrebbe comportare diversamente in caso in cui lo stupratore sia invece uno sconosciuto? La legge non prevede sempre la stessa cosa? (Cioè che il presunto stupratore deve restare lontano dalla presunta stuprata per il processo e che nel caso in cui nel processo si arrivi ad una condanna il carcere per lo stupratore, che in questo caso non è più presunto).

      “Poi, mentre la donna è colpevolizzata se prende una pillola del giorno dopo…”
      Come ti ha detto Rebecca:
      “è sempre l’uccisione di un essere umano, mai giustificabile”
      Una violenza non ne giustifica mai un’altra contro un innocente (al massimo si può giustificare una violenza contro lo stupratore che innocente non è, come ad esempio con il carcere, ma questo è un altro fatto).

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      • Titti ha detto in risposta a Azaria

        Si vede che l’hai letto bene, il mio intervento. Io ho parlato dell’evenienza che una donna stuprata SPOSATA, non stuprata dal marito,(ovvio che sia reato!!!!!) ma da un estraneo o degli estranei resti incinta.

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        • Azaria ha detto in risposta a Titti

          Ok, ma continua a non essermi chiaro cosa puo` cambiare. Se la donna e` sposata il marito ha l’obbligo di sostenerla nel periodo difficile che segue la violenza e di spingerla (ovviamente senza usare violenze) a tenere il bambino. Se non fa tale atto e` un ignavo ed ha colpe come quelle della donna che abortisce (se non piu` gravi).

          Ovviamente se il marito spinge con tutte le sue forze per tenere il bambino e la moglie fa diversamente il marito e` esente da tale colpa.

          Se il marito spinge la donna ad abortire la colpa del marito e` indubbiamente superiore a quello della donna che abortisce.

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        • Davide ha detto in risposta a Titti

          …Nella buona e nella cattiva sorte, Titti, quando ci si sposa si accetta tutto dell’altro, una sola carne! Se poi si possa parlare di cattiva sorte la nascita di una nuova vita… se mai lo stupro!

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    • Nemo ha detto in risposta a Titti

      Virtù, eroismo, ortodossia, non possono, per loro stessa natura essere imposte per legge. Sono aspetti nobili dell’animo umano solo se frutto di una scelta.
      La vita del nascituro è SACRA nella stessa misura in cui lo è quella della donna che lo porta in grembo.
      Come cattolico sono contro l’aborto ma, nel caso in cui la gravidanza mette in pericolo la vita della donna allora questa opzione tra la vita e non vita del futuro bambino deve esserci. O, se vogliamo giocare con le parole, non può esserci l’obbligo, il dovere di un atto eroico.

      E trovo “giusto” estendere questa facoltà di scelta anche ai casi di violenza carnale.

      Il più delle volte la vittima di uno stupro ritorna ad una vita “normale” con relativa ed apparente “facilità”. Ma non è sempre così.

      Ci sono casi, di donne credenti e non, colte, disinibite che dopo l’esperienza negativa di una violenza sessuale si sono ritrovate psicologicamente distrutte, con ferite dell’anima insanabili. E, purtroppo, non sono rari i casi di suicidio.
      In queste circostanze (non sempre palesemente evidenti) un eventuale gravidanza che va ad aggiungersi alla violenza subita sarebbe per la donna, ma non è detto che sia sempre così, una tortura psicologica dalle infauste conseguenze.

      In altre parole penso che anche in questo caso si profili la scelta tra la vita (o equilibrio mentale) di una donna e quella del nascituro.

      Allora la Chiesa sbaglia quanto sentenzia che la strada giusta da seguire sia quella di portare avanti, sempre e comunque, fino alla nascita il Frutto della violenza?

      No, la chiesa non solo non sbaglia, ma deve, ha l’obbligo di ricordare che il giusto sentiero è quello della vita. Che dare la propria vita per un altro (in questo caso il proprio figlio) è quanto di più alto l’amore cristiano possa offrire. Ma perché tutto abbia un senso, una sua valenza spirituale, il gesto del donarsi deve essere il frutto di una libera scelta e non l’atto di una imposizione legislativa.

      Ricordiamoci che Gesù lasciò a l’apostolo Pietro la “libertà” di rinnegarlo tre volte.

      Mi sto sbagliando? È possibile.
      Sto cercando di conciliare ciò che è inconciliabile? Non lo escludo… sono pieno di dubbi, lo ammetto.

      Però di una cosa sono sicuro.
      La gravidanza, la maternità, è l’essenza stessa della femminilità, dell’essere donna.
      La simbiosi, l’empatia che c’è tra una madre ed il proprio bambino fin dai primi mesi dopo il concepimento è una esperienza, bella o brutta che sia, totalmente estranea al vissuto di un uomo.

      Questa nostra ignoranza congenita, biologica, dovrebbe portare noi maschi a più cauti giudizi sull’argomento. E non per motivi di politically correct o per l’osservanza di ideologie femministe ma per semplice onestà intellettuale.

      Quindi, a prescindere dalle posizioni espresse, do il mio grazie a TITTI e REBECCA per aver postato le loro opinioni.

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      • Titti ha detto in risposta a Nemo

        Grazie a te, Nemo, per l’onestà che dimostri del giudicarti prima di giudicare, che non è da tutti, e per come, pur esprimendo la tua opinione, rispetti quella degli altri.

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  7. Giulio Quaresima ha detto

    Non capisco come si possano sprecare tante parole per evitare di andare al cuore del problema. Se si considera l’aborto un omicidio, non c’è giustificazione morale per esso. Se, d’altra parte, non si ritiene l’aborto un omicidio, lo si accetterà indipendentemente dalle condizioni della madre.

    E’ soltanto questo il punto, tutto il resto è fuffa.

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    • Nemo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Il cuore del problema è che per me una vita, ad esempio un bambino, ha lo stesso valore di un’altra vita, ad esempio la madre che porta in grembo il bambino in questione.

      E ci sono situazioni tragiche dove ho si sceglie di salvare l’infante ho la mamma.

      Tu vuoi che per legge si dica che la vita di un bambino vale più di quella della madre? “Benissimo”.

      Io penso che una donna che sacrifica la sua vita per quella di suo figlio fa un atto di amore assoluto ma, tale scelta se imposta per legge diventa, hai miei occhi, una bestemmia perché non ci si trova più difronte alla decisione di una madre ma ad una imposizione dello stato.

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      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Nemo

        Quello da lei descritto è un caso limite, che ricorda, mutatis mutandis, il diritto alla legittima difesa. Ma il cuore del problema rimane quello che ho delineato io.

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    • simone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      mi piace questa determinazione. Ma il discorso è ancora un altro: l’embrione e il feto sono l’inizio del percorso dell’essere umano come dice la biologia o sono grumi di cellule? Chi sostiene la prima tesi poi parlerà coerentemente di omicidio chi sostiene la seconda tesi parlerà di diritti di scelta e balle varie.

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      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a simone

        L’embrione è l’inizio del percorso dell’essere umano E è un grumo di cellule.

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        • simone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

          Grazie per la risposta. Vorrei farti altre domande se possibile:

          1) Quando smette di essere un grumo di cellule?
          2) Sei sicuro che quello che vedi in questo video è un grumo di cellule (l’embrione è tale fino alla nona settimana)?: https://www.youtube.com/watch?v=2skva2P42-8
          3) Che cosa occorre per passare dall’essere un grumo di cellule (dunque materia inanimata) ad essere materia animata?
          4) Come si può essere allo stesso tempo essere umano (seppur all’inizio) e grumo di cellule?

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          • Giulio Quaresima ha detto in risposta a simone

            Anche io sono un grumo di cellule, e anche lei. Certo, siamo “grumi” molto ben organizzati.

            Ma per risponderle più seriamente, ho già esposto in altri luoghi il mio pensiero: io credo che esista una zona grigia, sfocata, che divide quello che io considero solo un grumo di cellule da quello che è un essere umano. Non saprei darle un tempo preciso, e penso che nessuno potrebbe, neanche un esperto. Però sono convinto che questo è solo un grumo di cellule, che soltanto da un punto di vista potenziale può essere considerato umano.

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            • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              Mi scuso, ho incluso in link in cui ci sono foto di una gastrula non umana. Ma il concetto vale lo stesso.

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            • simone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              Un grumo di cellule ben organizzato non definisce in alcun modo la misteriosità e la complessità dell’uomo, nessun riduzionista è mai arrivato a tanto e spiace vedere dove si possa arrivare pur di giustificare l’aborto.

              Quello nel tuo link è un embrione di riccio di mare, siamo sicuri che può essere paragonato all’embrione di un essere umano? http://en.wikipedia.org/wiki/File:9-Week_Human_Embryo_from_Ectopic_Pregnancy.jpg (nove settimane)
              Quello nella foto è un grumo di cellule?

              La tua tesi della zona grigia non trova riscontro nell’embriologia, che considera l’embrione un essere umano fin dal momento del concepimento: http://www.uccronline.it/2010/04/22/la-scienza-dimostra-che-embrione-e-feto-sono-persone-umane/ (leggiti cosa dicono i maggiori libri di testo di embriologia).

              In ogni caso se vuoi inventarti questa zona grigia devi saper definire che cosa occorre per uscire da tale zona grigia e diventare esseri umani. Come si passa da esseri non umani a esseri umani?

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              • Giulio Quaresima ha detto in risposta a simone

                Come vede, mi ero appena prima scusato dell’errore nel link.

                L’embriologia può fornire dati scientifici, ma non può offrire risposte nel merito, perché la sua definizione di essere umano è di tipo biologico, mentre qui si sta cercando una definizione di tipo giuridico.

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                • simone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                  Ma perché una definizione di tipo giuridico non dovrebbe attenersi ad una definizione di tipo biologico?

                  Questo è un errore clamoroso che darebbe ragione a coloro che, non attenendosi alle evidenze biologiche, nella storia hanno detto che gli appartenenti ad una certa “razza” sono esseri umani inferiori rispetto ad altri.

                  Mi sarebbe piaciuto un tuo parere su come si può uscire dalla tua zona grigia, ovvero come si passa da esseri non umani a esseri umani.

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                  • Giulio Quaresima ha detto in risposta a simone

                    E’ l’esatto contrario. La biologia mostra decine di differenze tra gli esseri umani delle varie “razze”, ed è sul piano giuridico che si riconosce che queste differenze non contano. Per la biologia il termine razza ora è sostanzialmente confinato alla definizione delle varietà di animali domestici create artificialmente appunto per selezione della razza. Ma se parliamo di varietà, o etnie, i termini sono corretti anche per le varie popolazioni umane. Ma come per la razza, è sul piano giuridico che rifiutiamo l’utilizzo di queste evidenze biologiche per differenziare gli esseri umani sul piano dei diritti.

                    Per quanto riguarda la zona grigia, io la istituisco proprio perché non posso definire in modo esatto il come e il quando si diventa non tanto esseri umani, ma persone titolari di quelle qualità e conferiscono uno status giuridico equiparabile ad un essere umano dopo nato. Se fossi in grado di definire questo preciso limite, non mi servirebbe la zona grigia. Quello che posso affermare con sicurezza è che per me un embrione allo stato di gastrula non può avere gli stessi diritti che ha un feto con tutti gli organi sviluppati (con particolare riferimento all’encefalo). In mezzo c’è una zona grigia i cui contorni sono per me assai confusi, per questo non riesco ad addentrarmici (anche per limiti di conoscenze scientifiche al riguardo). Lei cioè mi sta chiedendo quello che per definizione mi rifiuto di dare.

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                    • simone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      No, non facciamo confusione. La biologia dimostra che ci sono delle varietà interne ma nessuna differenza tra gli uomini che popolano la terra. Per questo il piano giuridico segue quello scientifico e filosofico, e rifiuta la discriminazione. Allo stesso modo le scienze biologiche individuano nell’embrione un essere umano, mentre il piano giuridico -non attenendosi a tale evidenza, come ha dimostrato recentemente la Corte Suprema dell’Alabama: http://www.uccronline.it/2012/03/11/alabama-corte-suprema-riconosce-il-feto-come-una-persona-umana/ – rifiuta questo dato.

                      Nel tuo commento hai arbitrariamente separato essere umano e essere umano “dopo nato”. Dopo hai parlato di gastrula e poi ti sei rifatto all’evidenza della persona quando compaiono “tutti gli organi sviluppati (in particolare l’encefalo)”.

                      Peccato che tu non abbia definito quali organi dovrebbero essere sviluppati per poter essere ammessi nelle “persone con diritti”, anche perché è pieno di adulti con non tutti gli organi sviluppati (dunque anche loro non sono persone?). L’unico dato che hai dato per le tue convinzioni è lo sviluppo dell’encefalo, il quale termina dopo la nascita e soltanto a tre anni raggiunge il completo sviluppo. Qui un approfondimento superficiale: http://gravidanza.doctissimo.it/durante-gravidanza/sviluppo-fetale/cosa-succede-al-mio-bambino/vero-sviluppo-cerebrale-significativo.html

                      Se il criterio per essere ammessi nelle “persone” è avere gli organi sviluppati (compreso l’encefalo), allora embrione, feto, neonato, alcuni adulti e vari disabili gravi non sono persone. Sei sicuro che i tuoi convincimenti sono basati su criteri corretti?

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              • Giulio Quaresima ha detto in risposta a simone

                Inoltre, una zona grigia è per definizione qualcosa che ha delimitazioni convenzionali. Giorni avevo fatto l’esempio di colline e mongagne? Qual’è il limite tra colline e montagne? Io non lo so, ma sono sicuro che l’Everest è una montagna. Ovviamente, non essendoci in questo esempio implicazioni etiche, vale solo per spiegare il concetto di zona grigia.

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                • simone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                  Ti ripeto che la zona grigia non esiste, la biologia dimostra che l’essere umano (che è un concetto biologico) inizia il suo cammino al momento del concepimento, nessuna zona grigia: «Lo sviluppo umano inizia al momento della fecondazione, cioè il processo durante il quale il gamete maschile o spermatozoo si unisce ad un gamete femminile (ovulo) per formare una singola cellula chiamata zigote. Questa cellula totipotente altamente specializzata segna il nostro inizio come individuo unico […]. Un zigote è l’inizio di un nuovo essere umano (cioè, l’embrione)» (K.L. Moore, “The Developing Human: Clinically Oriented Embryology”, 2003).

                  Esiste invece un unico continuum (che tu confondi con zona grigia), come tra il bambino e l’adolescente e tra l’adolescente e l’adulto, confermando dunque che il rapporto tra embrione e neonato è lo stesso tra bambino e adolescente. Non esiste un momento in cui si diventa tali, ma la vita umana è un continuum e l’unico vero cambiamento è al concepimento (l’essere umano appare), dove la scienza biologica individua l’inizio dell’essere umano homo sapiens.

                  Se tu davvero dovessi credere alla zona grigia, infine, dovresti concludere con un atteggiamento di prudenza: evitiamo sempre l’aborto in quanto l’esistenza della zona grigia non ci permette di sapere se siamo di fronte ad un essere umano o no. Chi sostiene l’esistenza di tale fantomatica zona grigia, in opposizione alle evidenze biologiche, dovrebbe a sua volta concludere l’illeicità dell’aborto per motivi di prudenza.

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                  • Giulio Quaresima ha detto in risposta a simone

                    Le ho risposto qui sopra. Ma insisto, il concetto che conta è quello giuridico, non biologico. Un bambino acefalo è biologicamente un essere umano, ma per me non ha più diritti di un lombrico. Probabilmente lei, se si potesse, un bambino acefalo lo manterrebbe in vita con le macchine fino alla sua morte “”””naturale””””, perché è comunque biologicamente un essere umano. Beh, io non lo farei.

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                    • Penultimo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      Cosa ma quando mai.

                      I giudici nazisti stabiliscono x è un ebreo va eliminato,siccome un giudice afferisce X allora x è valido.

                      Che poi è anche una cosa senza senso,ti dimostrano che biologicamente qualcuno ha lasciato tracce di DNA in una stanza.Tali prove non vanno ascoltate perchè:

                      il concetto che conta è quello giuridico, non biologico

                      E come no.

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                    • simone ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      Hai introdotto una casistica estrema (oltretutto una rarissima patologia) per giustificare qualcosa di ordinario, è un segno di debolezza argomentativa.

                      Resta il fatto che il feto acefalo è un gemello “parassita” unito ad un altro, rimasto intatto, non possiede una testa e nemmeno un cuore e non ha capacità di sussistenza separato dal gemello, ha comunque un’aspettativa di vita dai 5 minuti ai 7 giorni dopo il parto.

                      Rimaniamo comunque sul caso ordinario, senza tentare indebite fughe, e cerchiamo di capire perché fino a quando per te è lecito uccidere un essere umano, o fino a quando un essere umano è privo di diritti.

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                    • Emanuele ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                      Il fatto che una persona sia gravemente disabile non può essere un criterio per sminuirne la dignita.

                      Anche gli acefali sono esseri umani (hanno DNA umano, non di un lombrico) e come tali vanno trattati.

                      Facendo come sostiene lei, le macchine vengono utilizzate per mantenere artificialmente in vita questi bambini in modo da estrarre da vivi gli organi per i trapianti.

                      Una vera vivisezione (cosa che tutti giudichiamo inammissibile per un animale) ai danni di un essere umano… A questo portano le zone grige.

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                  • marlin ha detto in risposta a simone

                    Il punto è che restare incinte non è facile, e molti embrioni si perdono naturalmente ad uno stadio precocissimo. Mi riesce molto difficile credere che il padreterno stia lì a contarli uno per uno.

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                    • simone ha detto in risposta a marlin

                      Credo vi sia parecchia confusione, come spesso accade. Se una donna non rimane incinta non c’è la formazione dell’embrione, la perdita dell’embrione si chiama aborto spontaneo o aborto procurato… a meno che tu intenda parlare degli spermatozoi, il che chiuderebbe immediatamente la discussione in quanto evidentemente non sei abbastanza perparato/a per affrontarla.

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                    • marlin ha detto in risposta a marlin

                      simone: già, aborti spontanei. sono *frequentissimi*, della maggioranza non ce ne si accorge.

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                    • Daphnos ha detto in risposta a marlin

                      Probabilmente perché attribuisci a Dio caratteristiche antropiche, come la necessità di impegnarsi per quantificare un concetto.

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                    • marlin ha detto in risposta a marlin

                      Daphnos, ma che hai capito. Se la maggioranza degli embrioni non arriva a termine, dobbiamo dedurne che è la vita dopo il parto ad essere un evento speciale per l’essere umano e non il contrario?

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                    • Emanuele ha detto in risposta a marlin

                      Il fatto che molti embrioni muoiano per cause naturali non cambia nulla.

                      Tutti i giorni, migliaia di persone (tra cui anche molti bambini) muoiono per cause naturali… Dovremmo allora giustificare l’omicidio?

                      Purtroppo anche gli innocenti muoiono. Non è colpa di Dio, ma dei nostri peccati.

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                • Emanuele ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                  Da un po’ parla di questa zona grigia… Ma ci dovrebbe dire quando inizia con certezza quella bianca. Prima o poi infatti un feto diventa persona, no? Per lei, quando siamo certamente davanti ad una persona?

                  P.S.
                  Si definisce, solitamente, montagna un rilievo con altezza superiore a 600m sul livello del mare, collina se ha altezza inferiore… Un criterio si trova sempre.

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                  • andrea ha detto in risposta a Emanuele

                    Ma non può risponderti, l’ha detto lui stesso che non lo sa.
                    E’ che il pensiero ateistico è illogico-irrazionale.
                    Non può cogliere l’oggettività delle cose, perchè è il trionfo del soggettivismo.

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        • Penultimo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

          E questa è una condizione necessaria per essere una persona.Dunque l’aborto è una stupidità.L’apellativo zona grigia è irrilevante,infatti una quantità due maggiore di una quantità uno,implica che due è una quantita maggiore di uno ma che entrambi sono necessariamente numeri,e implica anche che per raggiungere la quantità due,si deve almeno sommare una quantità minore di due.

          Il resto è retorica.

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          • Penultimo ha detto in risposta a Penultimo

            Ovvero

            x+4=7

            Se x la chiami “zona grigia” io la chiamo 3 o qualunque operazione che riporti x a 3.Ed è necessario e suficente.

            Dal punto di vista teologico cattolico non fa differenza.L’anima vegetativa è necessaria per l’evoluzione verso l’anima razionale.

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  8. beppina ha detto

    Volevo chiedere un parere ai vari abortisti che frequentano il blog. Qualora sia possibile il “trapianto del feto”, cambierà qualcosa nella vostra visione “etica” dell’IVG? E in caso affermativo quale sarà l’eventuale “riposizionamento” sulla tematica dell’aborto alla luce di questa possibilità?

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    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a beppina

      Le rispondo per me: non cambia. Anche se penso che nella possibilità di farlo, un trapianto di feto sia preferibile all’aborto.

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      • beppina ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        Quel preferibile é da intendere eufemismicamente o comporta che il poter salvare il bambino attraverso un trapianto di feto prevale inderogabilmente sul “diritto” (come dite voi) della donna di scegliere la strada dell’aborto?

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  9. GT ha detto

    Proporrei all’UNESCO di considerare i feti abortiti “Patrimonio dell’Umanità”

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    • Daphnos ha detto in risposta a GT

      E l’UNESCO, nel suo stile, ti risponderà che sta pensando di considerare “Patrimonio dell’Umanità” le cliniche abortiste che combattono coraggiosamente per la libertà e contro la sovrappopolazione 🙁

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  10. Emanuele ha detto

    Ringrazio le Donne che sono intervenute cotro l’aborto. Chi meglio di una donna può parlare ad un’altra donna?

    Le ringrazio anche perché, sostenendo queste tesi, hanno mostrato che sia chi ha l’utero sia chi non ce l’ha può sostenere gli stessi valori e condividere gli stessi ideali. (sapeste quante volte mi hanno detto che per me era facile parlare perché non avevo io il bimbo in pancia…)

    Grazie di nuovo.

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