Tiene il figlio di uno stupro: «Mi ricorda che il bene trionfa sempre sul male»

Molte persone che si definiscono “pro-vita” accettano eccezioni all’aborto, come in caso di stupro o incesto. «Questo è il massimo dell’ipocrisia e significa che in realtà non si è a favore della vita. Al massimo, di alcune vite». Così dice Jennifer Christie (nella foto), una madre che ha subito una violenza sessuale dalla quale è nato il suo quinto figlio.

«Se la vita davvero ha un valore, allora non ci possono essere eccezioni». Parole sante e coerenti, rispettate addirittura dalla tuttologa abortista (o “no-life”) Chiara Lalli. Jennifer non ha voluto reagire alla violenza subita, con un’altra. «Nel 2014 mi trovavo in viaggio d’affari e alloggiavo in un piccolo hotel», ha raccontato in un’intervista. «In una fredda mattina, un uomo mi ha seguito ed a causa del rumore del vento e della fretta di arrivare nella mia stanza per riscaldarmi, non mi sono accorta di lui. Mi ha aggredito, picchiato e stuprato».

Dopo alcuni mesi, la notizia: «Quando ho scoperto di essere rimasta incinta, ho dovuto spiegare ai miei genitori e ai miei suoceri le circostanze. I genitori di mio marito ci hanno totalmente supportato nella scelta di tenere il bambino, ma i miei non erano così convinti. Aveva paura che far nascere un figlio di uno stupro avrebbe significato che non mi sarei mai ripresa da quell’aggressione». Una parte decisiva nella scelta l‘ha giocata il marito che, da grand’uomo, ha sostenuto Jennifer fin dall’inizio. «Non so se è possibile guarire completamente da uno stupro prima di raggiungere il Cielo. Ti trasforma per sempre. Non intendo dire che non si torna ad essere la persona di prima, ma resterà sempre una cicatrice. Il perdono può essere raggiunto, ma mai senza il Signore. Io, almeno, sento il bisogno di perdonare l’uomo che mi ha violentato ogni giorno, ogni ora. E lo faccio per non diventare una donna cupa, amara o cinica e per essere la donna che merita mio marito, la madre di cui i miei figli hanno bisogno e la donna che Dio voleva che io fossi».

Solitamente si dice che il figlio concepito durante uno stupro è un “promemoria” di quel terribile evento. Ma la stessa Jennifer, in contatto con tante altre donne dalla stessa esperienza, replica: «Non ho mai sentito una madre il cui figlio è stato concepito in uno stupro affermare che le ha ricordato l’aggressione subita. Mio figlio, semplicemente, mi ricorda che il bene trionfa sempre sul male, che l’amore è più forte dell’odio e che la nostra umanità non è determinata dal modo in cui siamo stati concepiti».

Una testimonianza importante. Sopratutto oggi, quando la gravidanza a seguito di uno stupro è il grimaldello ideologico usato per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza in molti paesi. Cioè, ha proseguito la donna, «si parla dell’1% dei bambini -quelli concepiti in seguito ad una violenza sessuale- per creare una legge che massacri il restante 99% . Si pensa che il bambino porti il “gene dello stupro”: ma la violenza non è genetica. Gli stupratori sono il prodotto di un ambiente violento e misogino».

La redazione

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22 commenti a Tiene il figlio di uno stupro: «Mi ricorda che il bene trionfa sempre sul male»

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  1. Paola Timotei ha detto

    Il figlio, oltre ad essere innocente, è suo figlio. Se avesse abortito, le vittime sarebbeto state due. Cosi invece esistono una madre ed un figlio, un’eroina e una grande gioia.

    • Mari ha detto in risposta a Paola Timotei

      Si vabbè

    • Enigma ha detto in risposta a Paola Timotei

      Attenzione a fare del semplicismo…

      qui si tratta di una grandissima e rarissima eccezione..

      Di fronte certi fatti bisognerebbe tacere e sperare in un intervento divino, io almeno non saprei proprio cosa dire, ma e’ una situazione delicatissima, dove ogni parola pesa come un macigno.

      ..e solo Dio puo trarre il bene dal male, umanamente non sarebbe possibile, un caso cosi’ io lo chiamerei piu miracolo.

      • Emanuele ha detto in risposta a Enigma

        Dio non è avaro di miracoli… “Chiedete e vi sarà dato”, lo dice il Vangelo.

        Piuttosto è la sfiducia in Dio la radice del peccato e di tutto il male conseguente, fin dai tempi di Adamo ed Eva.

        • Enigma ha detto in risposta a Emanuele

          Io sapevo che il primo peccato dell’uomo non fosse la sfiducia ma la superbia….

          Nessuno ha parlato di Avarita’…

          • Enigma ha detto in risposta a Enigma

            ????? AVARIZIA!!!….il cell da i numeri…scusate

            • Emanuele ha detto in risposta a Enigma

              Intendevo dire che hai parlato di miracoli come eccezioni, di virtù eroiche come rarità.

              In realtà, nel segreto della vita privata di tante famiglie, di situazione come questa ne conosco a decine. Vuoi per una malattia, vuoi per un atto criminoso, vuoi per una disabilità, vuoi per le condizioni economiche. Non sono rarissime eccezioni.

              E come ho scritto sotto, queste cose non devono essere taciute, ma presentate come esempi che tutti, con la grazia di Dio, possiamo imitare (ed in piccolo magari già lo facciamo, perché nessuna vita è priva di croci).

              Queste persone hanno “prima perseguito il Regno di Dio e la sua Giustizia e il resto gli è stato dato in sovrabbondanza”, come dice questa donna. “Hanno ricevuto il centuplo”, come dice il Vangelo.

              Per questo parlavo di fiducia e di non avarizia: Dio mai si stanca di dare i suoi doni a chi glieli chiede.

  2. Max ha detto

    Ci vuole comunque un grandissimo coraggio per fare una cosa del genere.

  3. Antonella ha detto

    Sante parole concordo pienamente e ammiro davv questa santa donna e tutti i suoi cari

  4. andrea g ha detto

    Queste sono le notizie con cui dovrebbero iniziare i telegiornali-

  5. Mari ha detto

    Non lo so,non lo so

  6. giuliano ha detto

    E’ un caso limite; Jennifer ha subito lo stupro e ha portato all’ennesima potenza la considerazione che l’essere più debole deve prevalere proprio in quanto più debole. Starei attento però a parlare di grimaldello. Un conto è che una donna arrivi ad accettare che in caso di proprio “errore” o “superficialità” (sempre da condividere col partner) gli interessi del bambino devono comunque prevalere in quanto essere più DEBOLE e un conto è “pretendere” che una donna che ha subito violenza porti alle ennesime conseguenza una difficile scelta di amore e concluda la gravidanza. Nel primo caso c’é un nesso ineluttabile fra gravidanza non cercata e “necessità” di portare a termine la gravidanza per rispetto del più debole che non ha alcuna colpa di essere stato concepito; nel secondo caso si pretende dalla donna una atto molto più che di generosità e di grandezza etica, ma direi quasi di santità in quanto non c’è alcun rapporto fra il suo comportamento e il concepimento. In ogni caso grande figura e grande testimonianza di Jennifer; queste sono le persone che fanno la “differenza” nel loro passaggio terreno.

    • Emanuele ha detto in risposta a giuliano

      Noi siamo Santi in virtù dei meriti di Cristo. Tutti.

      Sta a noi accettare questo dono o rifiutarlo. Nessuna prova è così grande da annullare il libero arbitrio perché Dio non manda né permette prove per indurci al peccato. Assieme alle prove infatti manda sempre la Grazia.

      Donne come questa non sono una rarità. Oltre gli stupri ci sono le malattie, la povertà, i lutti, etc. Prove a cui molti reagiscono con santità nell’anonimato.

      Certo, se aspettate che simili notizie arrivino sui media main stream… fa più notizia il vip che tra “immani difficoltà omofobiche” è riuscito a comprare il pupo biondo ed occhi azzurri.

    • Emanuele ha detto in risposta a giuliano

      Da questo articolo (e da certi commenti) a mio avviso emerge un problema grave.

      Davanti all’aborto le donne sono sostanzialmente lasciate sole, spesso con la scusa del fatto che si tratta di “decisioni personalissime”. Ciò è corretto, ma non scordiamoci che l’incoraggiamento e il sostegno spesso può fare la differenza tra sopportare una situazione critica con forza o cedere alla disperazione.

      Le donne che hanno abortito che ho conosciuto spesso sono arrivate all’aborto per disperazione, non per scelta ragionata. Se sei in preda alla disperazione non puoi fare una scelta veramente libera. Donne che poi si sono pentite e che spesso, anche se indirettamente, lanciano un’accusa ben precisa: “se fossi stata sostenuta, avrei fatto probabilmente una scelta diversa”.

      Invece, spesso le donne si sentono abbandonate… quando va bene. Perché spesso ricevono forti pressioni per abortire. “Chi te lo fa fare di tenerlo”, “ti rovini la vita”, “tanto è malato e sarete entrambi infelici”. Frasi che spesso si sentono e che vengono anche da parenti ed amici stretti, proprio quelli da cui ci si aspetterebbe il massimo sostegno.

      Quindi, l’aborto non è una questione personale e basta. Siamo esseri sociali e spesso la società, nel bene e nel male, ci porta a fare delle scelte. Troppo comodo girarsi dall’altra parte e dire è affare suo, fai da te ed assumiti tutte le responsabilità e conseguenze. Invece la tutela della maternità, soprattutto quando difficile o segnata dalla malattia, è affare di tutti… Non se ci diciamo cristiani, ma se ci diciamo esseri umani.

  7. Enigma ha detto

    Per quanto nobile l’intenzione, questo articolo e’ scritto male perche’ traspare molto moralismo….

  8. lorenzo ha detto

    Vedo, anche dai commenti, che uno degli obbiettivi degli abortisti è stato raggiunto: creare una mentalità che tenda a vedere nella donna incinta, nel bene e nel male, l’unica responsabile.
    Se il marito non le fosse stato vicino o se fosse stata lasciata sola, avrebbe preso la stessa decisione?

  9. Emanuele ha detto

    Da questo articolo (e da certi commenti) a mio avviso emerge un problema grave.

    Davanti all’aborto le donne sono sostanzialmente lasciate sole, spesso con la scusa del fatto che si tratta di “decisioni personalissime”. Ciò è corretto, ma non scordiamoci che l’incoraggiamento e il sostegno spesso può fare la differenza tra sopportare una situazione critica con forza o cedere alla disperazione.

    Le donne che hanno abortito che ho conosciuto spesso sono arrivate all’aborto per disperazione, non per scelta ragionata. Se sei in preda alla disperazione non puoi fare una scelta veramente libera. Donne che poi si sono pentite e che spesso, anche se indirettamente, lanciano un’accusa ben precisa: “se fossi stata sostenuta, avrei fatto probabilmente una scelta diversa”.

    Invece, spesso le donne si sentono abbandonate… quando va bene. Perché spesso ricevono forti pressioni per abortire. “Chi te lo fa fare di tenerlo”, “ti rovini la vita”, “tanto è malato e sarete entrambi infelici”. Frasi che spesso si sentono e che vengono anche da parenti ed amici stretti, proprio quelli da cui ci si aspetterebbe il massimo sostegno.

    Quindi, l’aborto non è una questione personale e basta. Siamo esseri sociali e spesso la società, nel bene e nel male, ci porta a fare delle scelte. Troppo comodo girarsi dall’altra parte e dire è affare suo, fai da te ed assumiti tutte le responsabilità e conseguenze. Invece la tutela della maternità, soprattutto quando difficile o segnata dalla malattia, è affare di tutti… Non se ci diciamo cristiani, ma se ci diciamo esseri umani.

    • Enigma ha detto in risposta a Emanuele

      Concordo…

    • lorenzo ha detto in risposta a Emanuele

      Mi riallaccio alla tua considerazione che l’uomo è un “animale sociale” per puntualizzare che dell’isolamento è una forma di tortura coercitiva spesso usata per ottenere sottomissione alla volontà altrui.
      La cosa che però sconcerta, è che dalla stessa cattedra dalla quale si pontifica che l’aborto è un diritto esclusivo della gestante e che nessuno può o deve intromettersi, se non per supportare la sua intenzione di sopprimere un essere umano, si sente affermare che abbiamo bisogno dei migranti perché non facciamo figli…

      • Emanuele ha detto in risposta a lorenzo

        Nell’uomo esiste una spinta alla bontà. Tutti desideriamo sentirci a posto con la coscienza. Molti poi desiderano mostrare di essere più bravi degli altri: si chiama superbia.

        Così, quando si abbandona la ragione (non serve neppure chiamare in causa Dio), la bontà diventa buonismo, ossia la tendenza a isolare singoli fatti da un quadro complessivo di giustizia.

        Quindi facile arrivare a contraddizioni come quella che hai giustamente evidenziato. Facile che l’ “amore” per gli animali superi quello per i propri simili (anche perché gli animali hanno esigenze minimali rispetto ad ussere umano), facile che ci si indigni per bambini morti in guerra o di fame (ma non nel ventre di una madre o in un ospedale britannico nel nome del “best interest”). È così via…

        • lorenzo ha detto in risposta a Emanuele

          E che dire della preferenza sessuale per il propri sesso al fine di non dover dipendere dalla “ciclicità umorale” dell’altro sesso?

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