La Riforma protestante causa della secolarizzazione

Riforma protestante e secolarizzazione. Lo storico Brad Gregory ha sostenuto in modo convincente che la “relativizzazione della dottrina” ha dato avvio a ripercussioni notevoli su tutta la società, portando l’Occidente ad essere indifferente al problema della verità, perché ognuno poteva averne una sua.

 

E’ uscito da poco un libro di Brad Gregory, docente di storia all’Università di Notre Dame negli Stati Uniti, dal titolo The Unintended Reformation: How a Religious Revolution Secularized Society (Harvard University Press 2012, 592 p.) che si potrebbe tradurre all’incirca come: “La Riforma non compresa: come una rivoluzione religiosa ha secolarizzato la società”. 

Si tratta di un libro imponente (ne ha parlato ampiamente Massimo Faggioli su Europa), sia come numero di pagine, ma anche come apparato bibliografico che sostiene la tesi che la Riforma Protestante sia stata la causa della secolarizzazione del mondo occidentale. Infatti, afferma Gregory, quando i riformatori del Cinquecento decisero di abbandonare la visione e la cultura filosofica aristotelica e tomistica diedero il via a un pluralismo religioso e confessionale che ebbe ripercussioni notevoli su tutta la società, in particolare su quella Europea. La prima conseguenza è stata che l’occidente è diventato, pian piano, quasi indifferente al problema della verità, perché ognuno poteva averne una sua. Quindi lo Stato, lo Stato moderno, ha dovuto farsi carico del problema di garantire la libertà religiosa.

Gregory sostiene che quando la cultura europea, all’inizio del Novecento, ha tolto Dio come ragione capace di dare un senso alla vita umana ha aperto la porta a quello che l’autore stesso chiama “relativizzazione delle dottrine” e quindi al rifiuto completo dell’autorità della Chiesa, finché non è iniziata la Riforma protestante. Se la verità diventa relativa, ognuno ha diritto alla sua verità, quindi alla sua libertà religiosa, libertà che deve essere garantita dallo Stato che, di conseguenza, passa al “controllo delle chiese”. La moralità viene soggettivata e parole quali “virtù”, “significato”, “amore del prossimo”, “cura del povero” non sono più “vere” in teoria, hanno cioè perso il loro fondamento. Il mondo si concentra così sul capitalismo, sul consumismo, cioè sulle forze del mercato e anche la conoscenza viene secolarizzata, perciò la teologia e tutte le scienze che riguardano il divino perdono rispettabilità intellettuale. In sostanza l’autore elenca una serie di fallimenti storici che partono dalla Riforma protestante e proseguono con l’Europa degli Stati confessionali, per finire con la libertà religiosa e i diritti umani sostenendo che è difficile realizzare una tale utopia senza una verità che abbia radici al di là del mondo fisico, sia cioè metafisica.

Il libro non è stato ancora tradotto in italiano, ma sarebbe indubbiamente interessante se lo fosse perché è forse il primo testo che va oltre quella che è l’idea comune che si ha della Riforma protestante, ovvero di una Riforma progressista a cui si è opposta una Chiesa Cattolica oscurantista (qualcosa di similmente interessate è stato fatto con  il volume  “I nuovi Unni. Il ruolo della Gran Bretagna nell’imbarbarimento della civiltà occidentale”,  di cui abbiamo già parlato),  d’altra parte è vero che forse è troppo sbilanciato ad analizzare una parte delle conseguenze della Riforma senza valutare correttamente e a pieno i suoi aspetti anche positivi. Potrebbe però essere uno punto di partenza ideale per un dibattito molto più ampio.

Non è un testo facile e va a toccare temi sicuramente politicamente scorretti, ma estremamente interessanti, al di là dell’essere poi d’accordo o meno, analizza inoltre le fatiche e quindi le problematiche sociali attuali andandone a ricercare le origini teologiche. Un libro che, proprio perché è critico, anche verso una parte del cattolicesimo moderno, ma senza essere allo stesso tempo né conservatore né reazionario, può stimolare riflessioni inaspettate.

Davide Galati

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