Zygmunt Bauman: «Dio non è affatto sparito, sarebbe morte dell’umanità»

secolarizzazione nietzsche
 
di Zygmunt Bauman*
*sociologo e filosofo polacco

da L’Osservatore Romano, 17/02/17

 
 

«Non c’è più religione… Dio è morto». Lo sentiamo ripetere di continuo, e qualcuno di quelli che si lanciano in affermazioni del genere pretendono di avvalorarle anche con l’autorità dei fatti. Quanti sono oggi, per dire, i neonati che vengono portati in chiesa per essere battezzati, e non è forse vero che il numero delle persone che frequentano la messa domenicale è in calo — perlomeno in Gran Bretagna o nei paesi nordici?…

Questi dati vengono trascelti proprio con l’intento di appoggiare la tesi, e la loro reiterata ripetizione mira a far sì che, come accade con tutti gli altri pregiudizi, alla fine l’affermazione sia considerata ben fondata e creduta vera. Ma, svolgono essi il compito loro assegnato? Forse lo farebbero, se non fosse per l’enorme e crescente volume di altri fatti che suggeriscono — e dimostrano — la diagnosi esattamente contraria: e cioè che la religione esiste e continua ad avere forza e influenza, e che i necrologi per Dio sono, quantomeno, assolutamente prematuri.

Fu a motivo del numero inarrestabilmente crescente di quegli altri fatti, che Peter Berger, uno dei più autorevoli sociologi del Ventesimo secolo, si vide costretto a rovesciare la sua diagnosi di 180 gradi. Nel 1968 aveva pronosticato nel New York Times che, nel Ventunesimo secolo, di «credenti religiosi se ne troveranno probabilmente solo in piccole sette, stretti assieme per resistere a una cultura secolare mondiale». Ma trent’anni dopo, alle soglie del nuovo secolo cui la sua precedente predizione si riferiva, si sentì in dovere di concludere (in The Desecularization of the World, 1999) che «l’assunto secondo cui viviamo in un mondo secolarizzato è falso. Il mondo di oggi, salvo alcune eccezioni, continua a essere accanitamente religioso quanto è sempre stato, e da qualche parte anche più di quanto sia mai stato».

Berger corresse il suo errore. Ci mise del tempo, ma in fin dei conti gli venne facile; da scienziato, aveva sviluppato metodi che gli consentivano di confermare o smentire enunciati, e quindi di distinguere le false credenze da quelle vere e pertanto di spianare la strada alla verità in questione. Questa è appunto la differenza fra le credenze fondate in fatti verificabili e controllati e quelle derivate da emozioni: fra la conoscenza e la fede, il ragionamento e il dogma, la scienza e il pregiudizio. Il pregiudizio è dogmatico; quelli che li abbracciano rifiutano l’argomentazione e chiudono le orecchie ai giudizi contrari al proprio per paura di dover ammorbidire le loro convinzioni. Quando si trovano davanti a un’idea differente da quella cui sono affezionate, le persone prigioniere di pregiudizi non sottopongono l’argomentazione contraria a una verifica, ma — risparmiandosi il fastidio di ascoltare e ancor più di capire — la liquidano sulla base dell’aprioristica infallibilità di quella che per loro è la verità.

Molta acqua è passata sotto i ponti di tutti i fiumi del mondo, da quando Friedrich Nietzsche, uno dei giganti della filosofia moderna, scrisse nella Gaia scienza (1882) che «Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente Il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa?». Ma Dio è ancora ben vivo, come senza dubbio lo sono — e anche ben visibili — le religioni, che poggiano sulla sua immortale onnipresenza: contrariamente all’orgogliosa rivendicazione della mente moderna secondo cui noi, uomini, siamo pienamente in grado di afferrare, comprendere, descrivere, affrontare e gestire il mondo e la nostra presenza in esso in perfetta autonomia; e contrariamente alla nostra proclamata intenzione di mettere il mondo sotto l’amministrazione unica di noi, uomini, armati come siamo di ragione e dei suoi due germogli: la scienza e la tecnologia.

In netto contrasto con la loro promessa, quelle armi non sono riuscite a dotare noi, umani mortali, dell’onnipotenza — che è il tratto che definisce il Dio immortale — ed è sempre meno probabile che con tutte le loro scoperte e invenzioni terrificanti lo possano mai fare. L’impressione è che, ove mai Dio «morisse» — e cioè, esiliato dal nostro pensiero, espatriato dalle nostre vite, cessasse di essere punto di riferimento e di appello e fosse sostanzialmente dimenticato — ciò accadrebbe solo insieme con la morte dell’umanità.

(da Il pregiudizio universale. Un catalogo d’autore di pregiudizi e luoghi comuni, Laterza 2016)

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19 commenti a Zygmunt Bauman: «Dio non è affatto sparito, sarebbe morte dell’umanità»

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  1. sara ha detto

    Coloro che non credono in niente sono una minima parte, mentre chi crede e’ sempre in maggioranza, anche se i credi o gli Dei son diversi, qualsiasi sociologo confermerebbe che l’uomo da che esiste ha sempre avuto forme di credenze e ha sempre trasceso il suo vissuto con la sua idea di aldila’.

    La domanda legittima sarebbe cosa spinge l’uomo a ricercare qualcosa di esterno a se?

    Bauman aveva ragione.

    E come dicevo prima, soppiantato un credo se ne crea un altro, quello piu’ forte vince, sono i tiepidi che son destinati a non avere eredita’.

    • Fabio ha detto in risposta a sara

      Cosa spinge l’uomo a ricercare qualcosa di esterno a se?

      Forse l’universo di stupore, meraviglia ed emozione che detiene in se, quando nelle notti d’estate, seduto nel silenzio e nella solitudine, guarda assorto il sidereo, anelando di poterlo raggiungere.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a sara

      @Sara

      “Coloro che non credono in niente sono una minima parte, mentre chi crede e’ sempre in maggioranza”

      In realtà gli atei sono vere persone di Fede, in un certo senso sono ammirabili, perché per non credere in DIO si trovano costretti a credere in:

      1) la generazione del tutto dal nulla, cioè che dal nulla metafisico possa nascere qualcosa (che è una impossibilità logica, una cosa intrinsecamente impossibile);

      Oppure

      2) l’incausatezza della materia o quantomeno dell’energia, altra cosa intrinsecamente impossibile essendo questi due enti mutevoli ed essendo, la mutevolezza, completamente incompatibile con qualsiasi possibilità di incausatezza (perché se un ente mutevole potesse essere incausato, cioè non trarre la sua esistenza da altro da se, si arriverebbe al paradosso che la mutevolezza ne precederebbe l’esistenza, che è appunto una cosa intrinsecamente impossibile, come lo è -intrinsecamente impossibile- il regresso all’infinito delle cause).

      In altre parole per essere atei occorre credere che un cerchio possa essere quadrato. In un certo senso l’ateismo richiede una Fede eroica, perché credere nel sovrannaturale è un conto, credere che possa essere vero ciò che è intrinsecamente impossibile è invece tutt’altra cosa, e richiede un vero eroismo, una vera “Fede cieca”.

      Infatti un vero ateo (e ce ne sono assai pochi) non è convertibile, o lo è rarissimamente, perché non si può tornare indietro da un atto di fede fatto in piena scienza e coscienza verso vere assurdità come l’incausatezza di enti mutevoli o la generazione del tutto dal nulla metafisico.

      • sara ha detto in risposta a Vincent Vega

        La mia era una analisi grossolanamente sociologica, ma se volessimo fare un ragionamento piu’ dettagliato su cosa voglia dire credere e quali siano le caratteristiche tipiche di una forma di devozione inserirei certamente anche l’Ateismo, come ben dici tu.

        Grazie per l’appunto.

  2. Steve ha detto

    Per quanto mi riguarda, se dovessi affidarmi al mio “microcosmo” personale, ovvero famiglia, conoscenti, amici, Dio lo vedrei effettivamente morto e sepolto. Sopratutto tra i giovani, esperienza personale. Sui social network non ne parliamo.

    La religione sembra qualcosa di così distante, di così inopportuno… e dannoso. Non vedo nessuna voglia di ricerca, di domande, si vive e basta. Ho comunque notato che la lontananza totale dalla religione è un vezzo tutto italico o al massimo europeo, ad esempio negli USA lo spirito religioso assume contorni diversi. Almeno lì non devi sentirti A DISAGIO o strano quando dici di essere un, seppur tiepido, credente, come succede qui con picchi quasi di intolleranza tra i giovani.

    Aggiungiamoci che nel nostro paese siamo MOLTO facilmente impressionabili da personaggi come Odifreddi, la Hack, Stephen Hawking, Richard Dawkins, ovvero chiunque ci dica che Dio è na cavolata: è una tecnica fenomenale per essere i nuovi idoli di un certo tipo di massa, soprattutto quella che infesta internet. Quando scienziati di pari o anche maggior valore dicono il contrario, o sono schiavi della chiesa, o sono idioti. Fabiola Giannotti e mille altri docet.

    Scusate lo sfogo.

    • Fabio ha detto in risposta a Steve

      Caro Steve, secondo me il problema non sono quelli che non credono a Dio, ma quelli che “ci credono” per abitudine, convenienza o poco fervore.
      Un non credente può diventare credente, a patto che disponga di buona volontà per intraprende un percorso introspettivo, laborioso e costante dentro di se, mentre un ammasso di gente credente solamente di facciata, certamente dissuaderà ed allontanerà dalla saggia strada, coloro i quali si erano appena incamminati.

      Cosa significa essere credenti di facciata?
      Significa trovare compromessi fra la mondanità e la Verità.
      O si segue Dio, oppure il mondo. Le vie di mezzo sono per i credenti di facciata.
      Ma attenzione!
      Seguire Dio, non vuol dire sinonimo di estremismo, bigottismo, obsolescenza, o martirio, come vorrebbero far intendere alcuni soggetti, poiché la via per la salvezza dell’anima è un percorso formativo spirituale a tappe e graduale. Un giorno scopri il valore di una cosa, l’indomani dell’altra e via-via così, di anno in anno.
      Senza alcuna fatica, sacrificio, senso di rinuncia, malessere psicofisico, rimpianto o sensi di colpa, arriverai un giorno ad accorgerti, che sei riuscito a svincolarti e a renderti indipendente da una miriade di ossessioni, manie, vizi, omologazioni e canoni che affliggono gli usi e i costumi della società moderna. E ti domanderai felice e fiero di te stesso: “Ma come ho fatto? Sembrava impossibile fino a qualche anno fa!”

      Comincia un po’ alla volta a leggerti qualche pagina del Vangelo o della Bibbia. Apri a caso il testo sacro e dopo essere andato al capitolo iniziale dell’argomento che trovi, mettiti a leggerlo con calma, cercando d’immedesimarti nella parte dei personaggi narrati o dei profeti narranti, le sensazioni, le emozioni, gli stati d’animo che devono aver provato nel vivere determinate cose, o l’essersi trovati al cospetto di quell’Entità che la Fede Cristiana chiama Dio Padre, o alle Sue manifestazioni sul destino dell’uomo.
      Leggi le vicende di Gesù Cristo, quel suo modo solitario di sfidare la folla che voleva lapidare la donna adultera, o il suo rimproverare il vento e l’acqua del mare perché la smettessero di agitarsi, (dove si manifesta veramente il Suo essere Figlio di Dio che può dominare le forze del creato), ma anche quel suo modo d’isolarsi e di tirarsi in disparte, quasi malinconicamente e umilmente, quando la gente entusiasta lo acclamava, volendo Lui come Re d’Israele.

      Io, diversi anni fa, ero come te, credente molto tiepido e circondato da gente credente di facciata, poi un giorno mi distesi sul letto e feci come ti ho appena consigliato.
      A quel tempo, nessuna persona umana mi aveva consigliato come fare. Ora, la stessa persona di allora, ti ha spiegato, tramite me, come devi fare.

      Non ti scusare per lo sfogo.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Steve

      @Steve

      “La religione sembra qualcosa di così distante, di così inopportuno… e dannoso. Non vedo nessuna voglia di ricerca, di domande, si vive e basta. Ho comunque notato che la lontananza totale dalla religione è un vezzo tutto italico o al massimo europeo, ad esempio negli USA lo spirito religioso assume contorni diversi. Almeno lì non devi sentirti A DISAGIO o strano quando dici di essere un, seppur tiepido, credente, come succede qui con picchi quasi di intolleranza tra i giovani.”

      Ma sei sicuro? Le statistiche parlano si di ateismo tra i giovani, ma è comunque minoritario http://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2590:i-giovani-italiani-sono-degli-atei-con-il-battesimo&catid=338:npg-annata-1971&Itemid=207

    • sara ha detto in risposta a Steve

      Certo che se frequenti giri Metal…:-)

      • Steve ha detto in risposta a sara

        Nah, questo è un commento fuori luogo. Poi son sicuro tu stia scherzando, ma di certo non rinuncio a suonare e ascoltare la musica che amo per quello.

        Metal non è uguale a anticlericalismo o pseudo satanismo. Quello lo trovi pure in altri generi. Ho suonato pure per anni in un gruppo di pop italiano ed erano tutti atei e bestemmiatori.

        Vincent io guardo ciò che mi circonda, non i dati o le statistiche. E da 26enne ti assicuro che non conosco UN SOLO mio coetaneo interessato alla religione. Ne in università, ne al lavoro. E nemmeno gli amici degli amici.

        Sarà l’aria di Milano.

        • Taigura Araphael ha detto in risposta a Steve

          No anche da me i cristiani si possono contare sulle dite di una mano. E anche quei pochi, non sarebbe corretto neanche definirli cristiani, ma si tratta il più delle volte o di apateismo( da non confondere con l’agnosticismo) o di gente attratta dalla spiritualità, che non negano che ci sia altro( quindi negano il materialismo, ma c’è da dire che hanno una visione riduzionista del termine), ma che sono atei di fatto. Anche il credo di alcuni sacerdoti che conosco, ad esempio, si allontana sempre di più dalla formula del classico teismo cristiano. Pur di non diventare atei o agnostici, danno vita a strane forme di panteismo misto a quel che viene chiamato il dio dei fisici.
          Steve che genere metal suoni o ascolti?

          • sara ha detto in risposta a Taigura Araphael

            Taigura per respirate un po’ d’aria cristiana nella sua forma piu’ autentica dovresti farti un giro in medio oriente dove a migliaia stanno morendo per cio’ in cui credono..

            In occidente esiste ormai da tempo una torpidezza e una tiepidezza che ci stordisce tutti, ma credo che pur non facendo rumore esista tanto bene e qualche cattolico vero, ma non fa’ scalpore.

            Steve ho un marito Metallaro, credi davvero dicessi sul serio? Tra l’altro sono solo di qualche anno piu’ grande di te, non sono Nonna Pina, vivo anche io nel 2017 e bene o male i giovani li vedo e ne faccio ancora parte.

            Pero’ per quanto vero sia quello che dici, Tu come me, o tanti altri siamo la prova che qualche interrogativo esiste ancora, che non e’ come si vuol far credere, oggi i giovani soffrono piu’ dei nostri padri e delle vecchie generazioni, siamo vissuti con l’idea di una precarieta’ costante, nulla di certo, con un consumismo che divora, con nulla che rimane, siamo alla ricerca di autenticita’, di parole siamo stufi, ci rifugiamo nell’arte come svago e in tutto cio’ che non ci impegna il cervello.

            Si dice: ” i giovani di oggi son rincretiniti, senza ideali o valori…”
            Io invece credo che noi siamo il frutto di ideologie marcite riversate su generazioni fragili, i nostri nonni e padri godettero il tempo migliore, noi raccogliamo i cocci di movimenti che hanno distrutto valori, vita, ideali, futuro.

            Ci hanno frantumato lasciandoci precari a vita brancolare nel buio.

            Ma io vedo tanti giovani costruire famiglie, essere padri e madri presenti, scegliere di avere figli, fare scelte difficili senza un contratto in mano, lasciare famiglie per un futuro migliore, lasciando nel cuore il desiderio di tornare, avendo a cuore il desiderio di cambiare la politica, l’italia, il mondo.

            Io vedo giovani,molti che reagiscono e questo mi basta.

            Del resto credo che dai periodi peggiori, fatti di sofferenza siano poi nati e germogliati anni floridi..

            Credo che Dio stia preparando il suo popolo per un avvenire migliore, perche’ quanto e’ vero che il marciume piu’ si va avanti nel tempo piu’ aumenta tanto e’ vero che dal male Dio trae fuori sempre il bene e sa fare miracoli.

            I giovani di oggi sono da ammirare, noi siamo il futuro, ogniuno di noi ha una missione, questo conta.

          • Steve ha detto in risposta a Taigura Araphael

            A me piace il metal abbastanza estremo, black, death, trash, ma anche classico, il mio gruppo preferito sono gli Iron Maiden.

            Ho suonato in gruppi principalmente power metal. Ora faccio tutt’altro, generi che ascolto con meno piacere ma mi trovo a suonare “costretto” da ciò che va attualmente (alternative rock in primis, fai te, da fan dei Maiden devo suonare Paramore e Arctic Monkeys… vabè)

            Scusate l’ot musicale! Comunque mi trovo sempre a concordare con te.

            • Steve ha detto in risposta a Steve

              Tanti potrebbero uccidermi per aver scritto thrash con una sola h. 😀

            • Taigura Araphael ha detto in risposta a Steve

              Assurdo, avrò poteri paranormali, non chiedermi il perche ma ero quasi convinto suonassi power! Immaginavo ascoltassi un po di tutto, ma che suonassi power o al massimo metalcore. poi basta con i pregiudizi con il metal. Io ho avuto non poche grane, anche a causa del mio abbigliamento. Pensa un po che una volta un ex scout mi ha raccontato che il capo scout, disse ai ragazzi di non guardarmi negli occhi, un giorno che stavo camminando vicino…. 🙂
              Non so se hai notato la differenza, ma spesso ho visto ambienti molto più malsani in ambito rock(che non ascolto, dato che ascolto esclusivamente metal), che in ambito metal, dove scenicamente faranno anche un po paura, ma sono convinto che il metal si trovi su “frequenze vibrazionali”più nobili……penso tu capisca quello che voglio dire.

  3. Michele ha detto

    Io penso che quello che dice Steve sia abbastanza veritiero, appartenendo anch’io alla sua generazione. Senz’altro l’aria delle grandi città è più individualistica, portata al successo ed alla soddisfazione dei bisogni materiali, e per questo più predisponente all’ateismo o alla indifferenza.
    Però le indagini sociologiche ci dicono che i Millennials sono indubbiamente più secolarizzati delle generazioni che li hanno preceduti. Non deve stupire: la secolarizzazione è un processo che ad ogni tappa subisce un’accelerazione ed anche per la maggior parte dei genitori dei 30enni di oggi la religione aveva perso importanza nella vita.
    Quel che è cambiato è che mentre i loro (i nostri) genitori alla religione avevano sostituito qualcosa, i Millennials (noi) non abbiamo nulla con cui rimpiazzarla: non una ideologia, ormai morte o residuali; non il successo economico, visto il ruolo, che sarà sempre più marginale dell’Europa, a livello globale. E quindi non crediamo più a niente. Sintomatico il diffondersi delle convivenze (“si sta insieme fin che dura”) col parallelo calo dei matrimoni, e il crollo delle nascite: in realtà la situazione neppure prima era rosea, ma dal 2009 ha avuto un’impennata, e sono tutti figli che i Millennials NON stanno facendo, e non perché c’è la crisi, ma proprio perché non ne vogliono avere o perché pensano di poter dilazionare indefinitamente la procreazione.
    Come cristiani penso che sia sbagliato mettere la testa sotto la sabbia, pensando che gli under30 recupereranno la fede una volta cresciuti: la secolarizzazione, ripeto, è fenomeno che dura da decenni. E non penso sia sufficiente neppure la necessaria evangelizzazione. Dobbiamo renderci conto che, a differenza di quanto ancora esisteva fino agli anni ’80-’90, ormai anche i valori cristiani, sebbene laicizzati, che ancora reggevano stanno giungendo a disfacimento: penso al matrimonio, al valore da dare al denaro, al senso del dovere ed in generale ad una concezione antropologica in cui l’uomo era ancora un essere razionale che doveva governare i propri istinti. Oggi prevale una concezione dell’uomo come fascio di impulsi (e su questo la pubblicità ci ha potentemente giocato; ricordate “Soddisfa la tua sete” o “life is now”?), come identità che ha diritto sempre di affermarsi, il sentimentalismo è l’atteggiamento preferito di fronte ai problemi dell’esistenza, lo sgravio dai doveri della vita è visto come una salutare liberazione da tabù e inibizioni. Dunque non si tratta solo di rievangelizzare, ma di ricostruire l’uomo: un seme gettato sul cemento non diventerà mai una pianta, muore prima.
    Cosa fare allora? Penso che la prima cosa sia assumere fino in fondo la logica del nichilismo di massa dei nostri giorni e far vedere come non possa far altro che portare alla dissoluzione dell’uomo. Abbattere, dal punto di vista intellettuale, i residui di falsa trascendenza (ossia i mantra del politically correct) che il nichilismo ha eretto per non voler essere coerente sino in fondo, e mostrare come in una impostazione atea e nichilista non vi è nulla al di sopra di me e della mia volontà, qualunque essa sia, e che i tentativi di limitarla non sono altro che un ostacolo alla mia affermazione e alla mia libertà.
    Quando questa tesi avrà guadagnato rispettabilità nel corpo sociale come esito inevitabile di un certo pensiero, allora avremo fatto il primo passo per la nuova evangelizzazione perché avremo incrinato ciò che non la rende possibile.

    • klaud ha detto in risposta a Michele

      C’è da considerare il fatto che la religione è un prodotto che invecchia e non è possibile rinnovare. A questo si aggiunga che la società attuale
      non favorisce la credenza in verità divenute incredibili; tutto ciò in un paese, l’Italia, dove la chiesa ha da secoli occupato qualsiasi spazio, e ora che certi spazi
      si aprono non vi è nulla per riempire quei vuoti. La responsabilità è di tutti quelli che ci hanno preceduto, e di quelli che oggi sono inadeguati.

      • Michele ha detto in risposta a klaud

        Che la religione non si possa rinnovare non è causa della sua decadenza: prova ne è il fatto che laddove si è rinnovata ed ancora oggi cerca disperatamente di adeguarsi ai tempi, come nei paesi protestanti, lo stato della religione è pressoché comatoso.
        E per quanto riguarda l’Italia, ma il discorso vale per l’Europa in generale, sono ormai secoli che si aprono spazi lasciati liberi dalla Chiesa, almeno dall’illuminismo in poi. La secolarizzazione della cultura comincia già da allora e già nell’Ottocento era giunta a compimento. Quindi gli spazi sono stati occupati, eccome, e certo non da oggi. Il punto è che ciò che li ha occupati, ossia le metafisiche immanentiste della modernità e le sue visioni totalizzanti, è già crollato. Ora rimane il nichilismo della post-modernità, perché tornare alla modernità è teoreticamente insostenibile. E non c’è inadeguatezza: semplicemente le idee, una volta messe in moto, camminano da sole. La parabola della modernità si è esaurita nella post-modernità per coerenza interna e non per mancanze da parte degli intellettuali dell’Occidente.
        La Chiesa e i cattolici potrebbero sostenere questa tesi con spirito polemico fortissimo se acquisissero maggiore coscienza del problema.

    • Taigura Araphael ha detto in risposta a Michele

      Di dio esistono innumerevoli accezioni. Se è pur vero che la secolarizzazione ha demolito alcune accezioni di dio, come quella data dai monoteismi, l’archetipo di dio è invece più vivo che mai, sopratutto nelle ultime generazioni e credo che non morirà così facilmente.

      • pendesini alessandro ha detto in risposta a Taigura Araphael

        …… l’archetipo di dio è invece più vivo che mai, sopratutto nelle ultime generazioni e credo che non morirà così facilmente……

        Da notare che « l’archetipo di dio » non è innato, bensi acquisito !
        Finché esistera l’angoscia e/o paura irrazionale alimentate dalla nostra incommensurabile ignoranza, esistera il concetto di dio : non quello di un dio sadico, indifferente o apatico, ma di un dio «buono » SIC !.. con attributi cristiano/cattolici.
        Quando il nostro cervello « soffre » si inventa delle storie le più strabilianti per rendere l’esistenza sopportabile o gradevole. L’auto illusione e l’auto convinzione sono caratteristiche tipicamente umane !
        Non riesco tuttora a capire il perché della paura o angoscia della morte : se non esistesse bisognerebbe inventarla. E questo nell’interesse della biosfera e benessere di qualsiasi animale, uomo incluso.
        Quello che dobbiamo imparare è gestire le nostre paure irrazionali, detto diversamente : la nostra irrazionalità ; e qui la scienza, la neuroscienza in particolare (da non confondere con tecnologia !) potrebbe esserci di un grande aiuto….

        N.B. :-Il potere che abbiamo, utilizziamolo: è quello di consentire alla conclusione che la scienza ci porta a formulare, che la nostra mente non riesce a capire i perché del mondo olisticamente inteso, la ragione del nostro incredibile isolamento, e quindi in grado di assegnare un senso alla nostra esistenza….
        – « Se dio non esistesse bisognerebbe inventarlo » Voltaire DIXIT …Al quale rispondo : a condizione di non strumentalizzarlo per sfruttare e alienare gente di « buona fede » !
        Vedi cio’ che è successo negli USA da W.Bush Junior (che considero uno dei più grandi criminali della storia), a quello che si profila attualmente con Trump….Ambedue sostenuti da religioni CRISTIANE !….
        C’est ici que le bât blesse !

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