Sindone: «l’esito del C14: la più grande truffa scientifica di sempre»

Questi due ultimi anni sono stati davvero importanti per la Sacra Sindone e i suoi appassionati, ovviamente per la contrapposta disperazione dei militanti del CICAP, l’associazione italiana che spreca risorse andando a caccia di fantasmi.

Il documento principale del 2011 è stato senza dubbio il report di alcuni ricercatori di ENEA, coordinati dal fisico Paolo Di Lazzaro, i quali hanno respinto con ragionevoli argomentazioni la possibilità di un falsario medioevale. Proprio su UCCR il dott. Di Lazzaro ha presentato in anteprima i risultati (prima parte, seconda parte), pubblicati successivamente in un vero e proprio documento scientifico. I ricercatori hanno dimostrato anche la possibilità di colorare tessuti di lino in modo similsindonico (cioè abbastanza somigliante all’originale) soltanto tramite la luce UV e VUV di un laser eccimero impulsato della durata di alcuni miliardesimi di secondo (diversi video su Youtube, come questo, ripropongono le varie interviste di approfondimento al ricercatore dell’ENEA).

Nel febbraio 2012 è invece apparso il documentario “La notte della Sindone”, prodotto da Polifemo e RAI con la regia di Francesca Saracino, il quale ha fatto luce sulle ricerche, i personaggi e le misteriose manovre che hanno caratterizzato la controversa datazione al radiocarbonio eseguita nel 1988. Un responso, quello del c14, che vede oggi decisamente scettici sulla sua validità la maggior parte degli studiosi (ovviamente a parte quelli ideologicamente impegnati). In questa pagina viene riassunta la situazione attuale, qui basterà citare la relazione della Società Italiana di Statistica, con la quale sono stati rilevati errori di calcolo e la modificazione di alcuni dati per arrivare al livello di attendibilità dall’1 al 5%, ovvero la soglia minima per poter presentare l’esame scientificamente.

UCCR aveva per l’occasione intervistato la regista, la quale aveva preannunciato contenuti inediti e sconvolgenti. Ancora non siamo riusciti a visionare il documentario, che è divenuto acquistabile proprio in questi giorni, ma la recensione apparsa in questi giorni su Vatican Insider ha certamente confermato le parole della dott.ssa Saracino. Gli autori dell’inchiesta hanno infatti intervistato Franco Faia, che insieme a Luigi Gonella e a Giovanni Riggi di Numana fu protagonista e testimone dell’operazione di datazione della Sindone con il Carbonio 14, il quale ha definito così ciò che accadde allora: «Si tratta della più grande truffa scientifica di tutti i tempi».

Tre laboratori (Tucson, Zurigo, Oxford), come sanno i nostri lettori, ebbero qualche minuscolo frammento della Sindone per datarlo con il metodo del radicarbonio. I risultati fecero risalire la Sindone al periodo tra il 1290 e il 1360 (guarda caso proprio il momento in cui i dati storici segnalano la prima presenza certa della Sindone), ma tale esito venne raggiunto in una continua e persistente violazione delle procedure che ha gettato un’ombra pesante sulla serietà dell’ente di coordinamento. I “dati grezzi” degli esami, cioè le cifre di base che sono servite a stilare il rapporto, non sono però mai stati resi pubblici nonostante le richieste della diocesi di Torino. Francesca Saracino e Paolo Monaci sono riusciti ad arrivare ad una copia di questi.

Il professore di statistica Pierluigi Conti, dell’Università a Sapienza, ha studiato il rapporto pubblicato allora dalla rivista Nature, osservando l’esistenza di un errore aritmetico: «Un errore semplicissimo, di cui non sono stato il primo ad accorgermi. Un piccolo errore aritmetico che però è decisivo: perché fa sì che si concluda che il materiale esaminato dai tre laboratori è omogeneo». Se questo errore viene corretto, ha continuato, «si arriva a una conclusione opposta: e cioè che l’età del materiale sindonico datato dal laboratorio di Arizona è diversa – 50, 60, 70 anni – dal materiale datato dagli altri due laboratori». La conclusione è dunque inevitabile: «Questo inficia completamente le conclusioni statistiche che derivano dall’articolo di Nature». Un risultato analogo, condotto con altri metodi di calcolo statistico, è stato ottenuto in maniera indipendente dal prof. Marco Riani, docente di statistica presso l’università di Parma.

Così come ha dunque osservato la Società Italiana di Statistica citata più sopra, questi errori sono fondamentali perché se in un campione così piccolo – qualche centimetro di stoffa – si trova una disomogeneità così forte nell’età del tessuto, nel momento in cui si considera l’intera Sindone  – quattro metri di lino – «potremmo avere variazioni di centinaia e anche di parecchie migliaia di anni». E, da un punto di vista strettamente scientifico, «non c’è un’evidenza sufficiente a favore dell’ipotesi che la Sindone sia un reperto medievale» ha concluso lo statistico. Occorre ricordare che il chimico Raymond N. Rogers, considerato uno dei maggiori esperti a livello internazionale in analisi termica, ha effettivamente individuato proprio nella zona in cui è stato prelevato il campione per la datazione del 1988, delle inserzioni di rammendo invisibile con filo di cotone, probabilmente di origine medioevale, arrivando ad affermare«La data emersa dall’esame al radiocarbonio non è da considerarsi valida per determinare la vera età della Sindone». Perfino il responsabile di uno dei laboratori in cui è stata realizzata la datazione, Christopher Ramsey di Oxford, ha dichiarato in un comunicato ufficiale del 2008: «Ci sono un sacco di altre prove che suggeriscono a molti che la Sindone è più vecchia della data rilevata al radiocarbonio».

Tutto questo è ancora una volta una anticipazione, possibile grazie al fatto che Vatican Insider ha potuto visionare in anteprima il DVD e i contenuti extra, ma “La Notte della Sindone” presenta molti altri elementi decisivi e altamente sospetti. Invitiamo dunque tutti i nostri lettori all’acquisto del documentario.

 

Qui sotto il servizio sul documentario svolto dal TG2 del 24/09/2011

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36 commenti a Sindone: «l’esito del C14: la più grande truffa scientifica di sempre»

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  1. Eaglet ha detto

    Le bugie hanno le gambe corte…

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  2. Panthom ha detto

    Posso dire una cosa? Ringrazio questi professionisti per il loro impeccabile lavoro, ma forse avrebbero dovuto lasciare a casa Rosita Celentano, che c’azzecca con un’inchiesta scientifica sulla Sindone?

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  3. Piero ha detto

    Avete notato o e’ un errore mio?
    Prima il link a IBS funzionava benissimo.
    Poi quando ho ricliccato per ordinarlo non funzionava piu’!
    Adesso e’ comparso un link ad amazon.
    misteri… (speriamo non venga Ruggeri!)

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  4. Mum ha detto

    Innanzitutto vorrei puntualizzare che l’esperimento dell’Enea non dimostra alcunchè, se non che con un laser si è potuto ottenere un risultato similare a quello della colorazione della Sindone. E’ come se con il laser si lavorasse un blocco di pietra e poi si affermasse che è possibile che la Pietà di Michelangelo sia stata scolpita da un’energia luminosa.

    Riguardo gli esami del carbonio 14 la vera e grande truffa è stata perpetrata ai danni dei sostenitori dell’autenticità della Sindone, dall’ormai tristemente famoso Kouznetsov. Spero che il documentario ne parli perchè all’epoca il sedicente scienziato russo fu seguitissimo ed ascoltatissimo.
    Se poi tutta la questione riguarda l’inattendibilità del C14, la soluzione starebbe nel ripetere gloi esami, ora che le tecniche di misurazione sono molto più precise. Dubito però che ciò avvenga.

    0
    • G.T. ha detto in risposta a Mum

      “Dubito però che ciò avvenga.” Questo tuo pregiudizio te lo potevi tenere per te.

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    • DSaeba ha detto in risposta a Mum

      1) L’esperimento dell’ENEA dimostra che quel tipo di colorazione si può ottenere solo e soltanto con quel tipo di tecnologia laser, e non che con il laser “si possa ottenere un risultato similare”. Direi che il tentativo di sminuire l’articolo è nient’altro che un artificio retorico.
      2) rimane il fatto che di Koutznetsov l’articolo non parla, ma dimostra con dati e articoli seri le cattive condizioni di lavoro del test.

      Ho anche una mezza idea di chi tu sia…

      0
      • DSaeba ha detto in risposta a DSaeba

        Infatti basta citare dall’introduzione del documento di cui sopra:

        “L’interesse di questi studi risiede nel fatto che i
        tentativi di replica dell’immagine sindonica sia con metodi chimici sia con metodi fisici si sono rivelati sinora inadatti a
        ottenere le caratteristiche dell’immagine stessa. In particolare, i metodi chimici a contatto non consentono di ottenere
        una delle più peculiari caratteristiche dell’immagine sindonica, ovvero lo spessore di colorazione estremamente sottile
        pari ad un quinto di millesimo di millimetro”.

        Bel tentativo.

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        • Marco T. ha detto in risposta a DSaeba

          Scusami DSaeba ma penso che sul punto 1. Mum abbia effettivamente ragione! 😀
          “L’interesse di questi studi risiede nel fatto che i tentativi di replica dell’immagine sindonica sia con metodi chimici sia con metodi fisici si sono rivelati SINORA inadatti a ottenere le caratteristiche dell’immagine stessa.”

          In effetti l’ENEA ha mostrato UN metodo per realizzare un’immagine simil-sindonica (finora il metodo più fedele se non l’unico da considerare seriamente), ma questo non ha nulla a che vedere con lo smentire OGNI altro metodo che verrà testato all’infinito nel futuro! ;D anzi, questo ragionamento porterebbe a cessare la ricerca di altri metodi per ottenere magari risultati analoghi o migliori (ma anche completamente errati e comunque costruttivi) per permetterci di comprendere meglio COME si sia formata questa meravigliosa immagine! 😀

          Inoltre questa frase:
          “I metodi chimici a contatto non consentono di ottenere una delle più peculiari caratteristiche dell’immagine sindonica, ovvero lo spessore di colorazione estremamente sottile pari ad un quinto di millesimo di millimetro”.

          Non riesco sinceramente a capirla; come si può dire che IL metodo a contatto non funzioni bene?? Semmai i tentativi fatti finora sono stati fallimentari, ma non penso sia sufficiente a negare valore a un altro approccio “a contatto”!
          Per quanto riguarda questo punto chiedo sinceramente chiarimenti; è effettivamente dimostrato questo limite del metodo a contatto??

          0
          • Fede_81 ha detto in risposta a Marco T.

            Caro Marco T., c’è una parte di verità in quel che dici ma permettimi di mostrarti un fortissimo limite: come fai a concludere che nel 2012 non avremmo mezzi adatti per replicare un manufatto del 1200? Non ti sembra assurdo dire: nel 2050 ci riusciremo! Ai miei occhi appare come una continua fuga in avanti per non accettare il responso abbastanza evidente.

            La questione comunque non è tanto riuscire a replicare l’immagine, probabilmente prima o poi ci si riuscirà con laser sempre più sofisticati. La questione è come abbia potuto farlo il falsario medioevale. Infatti la conclusione dell’ENEA è: “Alla luce di queste elevate difficoltà tecnologiche e scientifiche, l’ipotesi di un falsario medioevale non sembra ragionevole”: http://opac.bologna.enea.it:8991/RT/2011/2011_14_ENEA.pdf

            Per la tua domanda finale ha risposto a tutto il dott. Di Lazzaro nei commenti sotto questi due articoli: http://www.uccronline.it/2011/10/20/un-approccio-scientifico-alla-formazione-dellimmagine-della-sindone-i%C2%B0-parte/ e http://www.uccronline.it/2011/10/30/un-approccio-scientifico-alla-formazione-dell’immagine-della-sindone-ii°-parte/
            Vale la pena leggere tutti i suoi interventi che rispondono a tantissime altre domande.

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            • Marco T. ha detto in risposta a Fede_81

              Aspetta Fede_81 non fraintendere; io non sto dicendo che nel 2050 ci riusciremo, anzi!
              Quello che sto dicendo è che è metodologicamente corretto lasciare aperto il dubbio; questo ovviamente non significa negare ogni valore conoscitivo alle scoperte scientifiche ma piuttosto guardarle sempre in modo critico (quindi anche questa dell’ENEA) perché potrebbero essere parziali e migliorabili o addirittura errate! Ti faccio un esempio banale: mettiamo caso che nel futuro si riuscisse a scoprire un metodo di analisi che permette di identificare una grossa incongruenza tra il lino sindonico e quello dell’ENEA, come ci dovremmo comportare?

              Inoltre anche il ragionamento de “il falsario non poteva avere i laser” mi sembra fallace; se dovessimo (e sottolineo il condizionale) trovare un metodo altrettanto efficace ma realizzabile nel Medioevo quale andrebbe privilegiato per la spiegazione dei fatti?

              Questo non toglie che prendere una posizione netta a favore del “metodo” ENEA possa risultare più “corretto” dal punto di vista intellettuale (e su questo sono d’accordo con te).
              D’altro canto penso che un atteggiamento scettico sia più indicato in questa situazione in quanto dominio della scienza (da cui bisogna tenere ben lontana ogni forma di scientismo e con questo ogni fiducia cieca nel metodo stesso e nelle sue scoperte!).

              Insomma secondo me è utile distinguere bene i due piani; lo scetticismo e la critica metodologica ci sta portando a dire oggi che la datazione al C14 non ha avuto risultati affidabili, è quindi una grande cosa, non trovi? 😀

              P.s. i commenti li avevo letti tutti con gran foga non appena erano usciti gli articoli però sinceramente ricordo che questo dubbio riguardo il metodo a contatto aleggiava già nella mia testa! Grazie per avermeli linkati cercherò di rileggerli non appena avrò tempo! 😀

              Spero che la tarda ora non mi abbia portato a scrivere fesserie esagerate (in tal caso scusatemi) e spero assolutamente di non essere stato scortese!

              Saluti 😀

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          • DSaeba ha detto in risposta a Marco T.

            Il fatto che gli studiosi indichino il “sinora” non implica affatto che possano esistere altri metodi compatibili con il telo. Questo è un assunto che non possiamo fare.

            Tuttavia possiamo scartare i metodi che non si sono rivelati empiricamente validi, così come ha fatto l’enea.

            Rimane l’assunzione che per ora il telo è un mistero per la scienza. Per quanto mi riguarda il responso è evidente, ma questo è un’assunzione di fatto che non posso aspettarmi da un ateo o da un materialista (giusto per fare esempi).

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          • DSaeba ha detto in risposta a Marco T.

            Tra l’altro, ora possiamo scartare che la Sindone sia un manufatto medievale.

            Manufatto, perchè la tecnica di lavorazione è sconosciuta. Medievale, per ovvi motivi.

            A chi di dovere informarci di ciò che i credenti hanno sempre saputo, senza dover scadere nel fanatismo.

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            • Marco T. ha detto in risposta a DSaeba

              Ti cito Di Lazzaro nel suo primo articolo qui su UCCR:
              “Questa considerazione, unita alla estrema superficialità della colorazione e all’assenza di pigmenti, rende estremamente IMPROBABILE ottenere un’immagine simil-sindonica tramite metodi chimici a contatto, sia in un moderno laboratorio, sia a maggior ragione da parte di un ipotetico falsario medioevale.”

              Ecco questo secondo me è l’atteggiamento esemplare che bisognerebbe mantenere!!! 😀

              La ricerca dell’ENEA fornisce un importante tassello all’interno di un quadro complesso ma le prove e i dati alla mano devono essere inquadrati in una teoria e in un contesto che abbia senso ed efficacia ma attualmente non abbiamo dati sufficienti per farlo in modo univoco (in particolar modo andando a cozzare con l’errore della datazione che evidentemente andrebbe ripetuta e dati storiografici)! 😀
              Un’anticipazione della datazione al I secolo sarebbe un grosso elemento a favore per integrare i dati a nostra conoscenza in un contesto che al momento non è invece così saldo!

              Insomma, per riprendere il filo del discorso (come diceva Mum) noi possiamo solo prendere atto che il “metodo” ENEA può oggettivamente ricreare un’immagine simil-sindonica, ma l’oggettività del metodo scientifico finisce qui e non penso sia giusto esportarla oltre (ad esempio affermando che questo è il metodo con cui si è effettivamente formata l’immagine, cadendo in facili errori come quello della statua di Michelangelo)!!!

              Anche il fatto di escludere con certezza che sia un manufatto ha poco senso a mio parere, proprio perché non siamo a conoscenza del meccanismo che ha generato l’immagine che, come dici tu (e siamo tutti d’accordo) è un affascinante MISTERO che non si sta lasciando “imprigionare” in una spiegazione coerente (e comunque da considerare aperta a nuovi dati in entrata, che potrebbero esserci come non esserci)!

              Saluti! 😀

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    • Vincenzo ha detto in risposta a Mum

      In linea di principio è ancora, ad oggi, fattibile un ulteriore esame al C14, considerato che pochi anni fa la teca in cui è contenuto il lenzuolo è stata in un ambiente che ha subito un grave incendio ?

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      • DSaeba ha detto in risposta a Vincenzo

        L’esame al c14 avviene bruciando il reperto, quindi l’incendio non è un grosso problema. Il problema è che, giustamente, la diocesi si rifiuta di far rovinare ulteriormente un oggetto del genere… e, facendo un pò di dietrologia, possiamo darle torto?

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    • Piero ha detto in risposta a Mum

      Ridicolmente ridicolo.
      Mi chiedo se voi che vi fate tanto gli ‘sperti abbiate mai avuto un po’ di cultura scientifica!
      E’ proprio la SCIENZA che dice che quel lenzuolo non puo’ essere stato dipinto o strinato o altre tecniche.
      Un blocco di pietra scolpito e tagliato con un laser sarebbero diversissimi e verrebbero immediatamente individuati.
      Quello che hai affermato e’ una sciocchezza colossale.
      E’ come dire che siccome uno ha fotografato Piazza S. Pietro allora anche quella vera, reale sia un falso.
      Aspettiamo l’ocasapiens Giulietta che dice che siccome l’ha detto un vescovo 500 anni fa che l’aveva dipinta qualcuno allora bisogna crederci per forza.

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    • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Mum

      @Mum
      Ti pregherei di andarti a leggere lo studio originale dove i ricercatori esplicitano chiaramente che viene confutata la teoria del falsario medioevale perché SOLTANTO con un certo tipo di laser si può colorare in modo similsindonico: http://opac.bologna.enea.it:8991/RT/2011/2011_14_ENEA.pdf

      Kouznetsov è uguale all’uomo di Piltdown, quindi secondo te l’evoluzione sarebbe un falso?

      Non aspettiamo altro che una nuova datazione. Dubito che se il responso sarà I° secolo la tua ideologia sarà vinta, troverai sicuramente altro da inventarti, come in questo caso hai fatto con le conclusioni dello studio ENEA.

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  5. Pino ha detto

    Ci sarebbe da chiedersi come fece il Card. Ballestrero a cadere in un simile tranello, perchè di questo di trattò, e cioè permettere che un frammento del tessuto venisse esaminato con metodiche così poco precise e che di scientifico hanno avuto ben poco. Il tessuto della Sindone è passato attraverso rischi di venire bruciato da incendi, manomissioni, rammendi fatti a vario titolo, quindi l’esame di un piccolissimo frammento da cui desumere una verità scientifica certa per l’intero tessuto è pura illusione. Del resto non si può nemmeno permettere che il tessuto venga distrutto per permettere una analisi scientifica più completa. Era meglio lasciar perdere tutto fin dall’inizio. E’ stata una ingenuità poi sfruttata dai laicisti.

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    • Piero ha detto in risposta a Pino

      so la risposta 😉 te la dico in privato!

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    • Eaglet ha detto in risposta a Pino

      Credo che le risposta sia che il cardinal Ballestrero era sottoposto a forti pressioni da parte del mondo scientifico, specialmente anglosassone. Si accusava la Chiesa di essere contro la scienza se avesse rifiutato di fare questi esami, e così per evitare questo tipo di critiche non solo permise gli esami, ma addirittura lasciò le redini delle operazioni completamente nelle mani del British Museum, onde evitare che si accusasse la Chiesa di aver girato gli esperimenti a proprio vantaggio. Invece è accaduto proprio il contrario…

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  6. Marco ha detto

    Il documentario l’ho visto e lo consiglio a tutti. Nel ricostruire i fatti e nel commentare i risultati si parte dalla buona fede dei laboratori: per usare una vecchia ma efficace metafora di Emanuela Marinelli se tu vai a farti le analisi del sangue dopo che a colazione hai mangiato tre sfogliatelle con la crema e poi ti esce la glicemia alta non significa che hai il diabete, né tantomeno che esiste un complotto del laboratorio, semplicemente nell’interpretare i risultati non hai tenuto conto di tutti i fattori che potevano influenzarle. Ai critici (se vogliono) chiederei di fare un esercizio di fantasia e immaginare di ribaltare completamente le parti ed il risultato: facciamo finta che un gruppo di scettici abbia chiesto di effettuare 26 esami sul telo per dimostrare che è un comune manufatto e che la Chiesa poi ne abbia svolto solo 1, in 3 laboratori (tutti gestiti da cattolici) invece che 7, che abbia preteso di essere presente al prelievo ma non abbia consentito alcun controllo dei laici durante gli esami “segreti” (ma chiamando TV2000 a filmare dentro i laboratori), che abbia contravvenuto alle disposizioni discutendo sui risultati internamente prima di renderli pubblici (organizzando anche un incontro semiclandestino in Svizzera, sempre prima dell’uscita dei risultati ufficiali) e che abbia impiegato 6 mesi a fornire i risultati, uscendo alla fine in conferenza stampa con una lavagna con scritto “E’ il telo di Cristo!”. Onestamente: non avreste avuto nulla da eccepire?

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    • DSaeba ha detto in risposta a Marco

      Questa dell’incontro semiclandestino non la sapevo…

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      • Marco ha detto in risposta a DSaeba

        Lo prenda con le molle perché il documentario l’ho visto ieri ma ho scritto naturalmente a memoria, con probabili imprecisioni.. comunque è quasi certo che ci sia stato un confronto sui dati nel corso delle analisi ben prima che i risultati fossero resi pubblici…

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        • DSaeba ha detto in risposta a Marco

          Andiamo bene… direi che questo è un carico da undici su chi punta sulla malafede dei laboratori in questione.
          Mi domando per quale motivo, l’abbiano fatto, poi: per “dimostrare” una qualche infallibilità della scienza?

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  7. Andrea ha detto

    I ricercatori hanno dimostrato anche la possibilità di colorare tessuti di lino in modo similsindonico (cioè abbastanza somigliante all’originale) soltanto tramite la luce UV e VUV di un laser eccimero impulsato della durata di alcuni miliardesimi di secondo[…]

    Un mezzo che, come si sa, era alla portata di qualsiasi falsario del XIV Secolo, eh?

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    • Klaus ha detto in risposta a Andrea

      Questo è verissimo, ma non è tutto: qualunque mezzo fosse stato alla portata di un falsario del XIV secolo non si capisce perché lo si sarebbe usato una sola volta, con tutti i soldi che ci sarebbero stati da fare fabbricando sudari dei più svariati Martiri. Infatti, l’idea che l’immagine sindonica sia stata prodotta dalla Resurrezione, per quanto ne so, è nata solo di recente. E comunque, almeno un falso sudario di Lazzaro dovrebbe essere in giro da qualche parte …

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    • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Andrea

      Se la Sindone è un manufatto del medioevo tutta la storia della medicina, della fotografia e dell’ingegneria andrebbe riscritta, evidentemente c’è una falla enorme dato che esistevano mezzi tali da produrre qualcosa che oggi risulta irriproducibile con i più avanzati computer. Ovviamente mezzi comparsi soltanto in quell’arco di tempo e poi scoparsi nel nulla come dice giustamente Klaus.

      Ai negazionisti non rimane altro che chiamare in causa l’origine extraterrestre, per lo meno dopo i tentativi di Garlaschelli sarebbe la loro unica spiegazione che arriverebbe alla soglia della razionalità.

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  8. Antonio ha detto

    La Sacra Sindone è un manufatto medioevale quanto lo è Britney Spears!
    Ci avete provato ma tanto prima o poi uscirà. Già le prove che abbiamo a disposizione sono così contrastanti con le ipotesi atee che solo quelle basterebbero, quindi potete mettervi l’anima in pace.

    Anche perchè se la Sindone è falsa, al credente non cambia nulla. Se la Sindone è vera mandiamo a cagare in un solo istante tutta una folta schiera di falsi scienziati, con gli stupidi atei al seguito, convinti che Gesù Cristo sia una leggenda…e secondo voi ve lo lascerebbero fare?

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  9. DSaeba ha detto

    Nessuno di voi si domanda perchè, pur essendo chiaramente stata usata per avvolgere un cadavere, la sindone non presenti segni di putrefazione (che generalmente si manifestano entro le 72 ore dalla morte)?

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    • LG ha detto in risposta a DSaeba

      …e aggiungo… senza lasciare segno alcuno di rimozione del cadavere… (credo sappiate cosa vuol dire togliere una benda da una ferita col sangue rappreso…)

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  10. romain ha detto

    ma chi è stato quell’arcivescovo di Torino che ha dato ad alcuni scienziati un pezzo della Sacra Sindone per fare l’esame del C14? senza la minima garanzia e avvertenza di uso corretto. Mi pare che fosse un frate cappuccino…

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    • Jack ha detto in risposta a romain

      Credo che gli scienziati abbiano avuto una certa autonomia nella selezione e si è scelto di ritagliare, comprensibilmente, un angolo di stoffa che non avrebbe rovinato l’icona. Con il senno di poi non l’avrebbero fatto probabilmente.

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  11. antonellaciracò ha detto

    Chi non vuol credere non crederà mai, qualsiasi altro esame venga o non venga effettuato sulla Sindone. Conosco alcuni che ignorando VOLUTAMENTE qualsiasi risultato scientifico, ancora oggi preferiscono dar credito a teorie a dir poco ridicole, tipo “lo sfumato” di Leonardo.

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