Consiglio d’Europa: l’eutanasia deve essere sempre proibita


di Aldo Vitale*
*ricercatore in filosofia e storia del diritto

 

Con la risoluzione n. 1859/2012 del 25 gennaio, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, cioè dell’organizzazione intergovernativa che raggruppa 47 paesi per la tutela, la promozione e la salvaguardia della democrazia e dei diritti dell’uomo, ha così sancito: «L’eutanasia, nel senso di uccisione intenzionale di un essere umano, per il suo presunto beneficio, mediante azione od omissione, deve sempre essere proibita» ( punto 5 ). La risoluzione tende a precisare la portata della propria stessa finalità ( punto 6 ), cioè assicurare il progresso nella tutela dei diritti umani su tutto il territorio del continente europeo.

La risoluzione del resto si richiama espressamente alla Convenzione di Oviedo sui diritti dell’uomo e la bio-medicina, con ciò riferendosi al primato della persona e della sua dignità su ogni altro interesse sociale, scientifico, economico. La persona umana e la sua dignità vengono anteposte ad ogni altra considerazione così che l’eutanasia non può essere giustificata, come si evince dalla chiarezza del brano riportato all’inizio, nemmeno per il presunto beneficio del soggetto a cui si dovrebbe somministrare, nemmeno se l’avesse chiesta esplicitamente. La risoluzione, infatti, richiama gli obblighi professionali ed etici del medico, il quale deve intervenire nel rispetto della persona così come delineato dalla Convenzione di Oviedo.

Del resto il medico, così come è specificato dalla natura della sua prestazione e dalle fondamenta ippocratiche della stessa, non può adoperarsi per elargire la morte, ma sempre per salvaguardare la vita, prendendosi cura dei propri pazienti e rispettando la propria e l’altrui umanità. L’eutanasia, infatti, tutto è tranne che un atto di libertà e di rispetto della dignità umana. E’ contraria alla libertà poiché pone in antitesi la vita che è il diritto basilare per ogni altro con la libertà che è il diritto che la vita stessa presuppone, ben potendosi avere una vita, un’esistenza non libera, ma giammai una libertà priva di vita. E’ contraria alla dignità dell’essere uomini poiché scardina il principio di intangibilità ( e non sacralità ) della vita umana, così come, tra i tanti, acutamente delineato da un razionale illuminista quale è stato Kant, per il quale l’umanità dell’uomo, del prossimo come quella di se stessi, deve essere sempre un fine e mai un mezzo. Con l’eutanasia, infatti, l’umanità del medico viene coartata per la soddisfazione delle proprie impellenze tanatologiche; la propria dignità, cioè di colui cioè richiede l’atto eutanasico, viene invece piegata alla volontà assoluta del proprio dominio, cadendo nel paradosso suicidiario, quello per cui viene affermata l’esistenza di un presunto diritto ( quello ad uccidersi o a richiedere la propria uccisione ) che in quanto tale è le diretta negazione del diritto stesso, poiché è abdicazione di quella relazionalità umana che si costituisce come unica dimensione fondativa e di senso dell’orizzonte giuridico, tanto del diritto quanto della giustizia.

Non è allora un caso che la risoluzione del Consiglio d’Europa si concluda stabilendo che « in case of doubt, the decision must always be pro-life and the prolongation of life ». Da questo punto in poi, dunque, gli Stati europei saranno tenuti a considerare l’eutanasia ed il suicidio assistito per ciò che sono, cioè non già l’affermazione della tutela della dignità e dei diritti umani, ma la loro più subdola negazione, poiché dietro la facciata umile della pietà celano la crudeltà. Del resto Minosse ammonì Dante: «Non t’inganni l’ampiezza de l’intrare», cioè, le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, o di soluzioni più facili, di scorciatoie, come ammonisce Mt. 7,13: «Spatiosa est via quae ducit ad perditionem». Si spera allora che questo sia il primo passo per frenare l’ondata di proposte legislative sulla legalizzazione dell’eutanasia che sta dilagando tra tutti i legislatori europei, e che, ancor di più, possa rappresentare il momento di ripensamento della sua depenalizzazione per quei Paesi ( Belgio, Olanda e Svizzera ) che hanno già intrapreso questa sciagurata ed antigiuridica via.

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