Nuova ricerca mette luce sui rischi della fecondazione in vitro

fecondazione assistitaOgniqualvolta la scienza si spinge troppo oltre nei confronti della natura, qualcosa non torna. Sembra questa la morale che esce fuori dalla recente ricerca condotta dal Dipartimento materno­-infantile del Policlinico universitario «Le Scotte» di Siena che ha posto in evidenza come i danni cerebrali avvengano più frequentemente nei bambini nati dalla fecondazione in vitro che negli altri.

Lo studio, coordinato dal neonatologo Carlo Valerio Bellieni, e condotto dai primari Franco Bagnoli e Giuseppe Buonocore e dai relativi staff, pubblicata sulla rivista ‘Minerva Pediatrica’ e ripresa dal quotidiano ‘Avvenire’, si è basato sui nati del triennio 2004-2006 al Policlinico; un campione di 3810 bambini, 180 dei quali (4,7%) concepiti con fecondazione in vitro. Tra le due popolazioni di riferimento esaminate sono emerse differenze sul peso alla nascita, sull’età gestazionale e sull’età materna. “In particolare 3025 grammi nei nati naturalmente rispetto ai 2620 dei nati dopo fecondazione in vitro; 38,8 settimane di gestazione rispetto alle 36,5; 32,6 anni delle madri rispetto ai 35,7. Per quanto riguarda i danni cerebrali, sono risultati presenti in 4 bambini da fecondazione in vitro (2,2%) e in 23 (0,63%) di quelli nati da concepimento naturale.”

Sulle cause gli studiosi ipotizzano: «Può essere dovuto alle gravidanze multiple, spesso associate ai trattamenti di fecondazione in vitro e alla conseguente prematurità, un fattore di rischio ben noto per il danno cerebrale». Tuttavia, aggiungono, i dati mostrano che anche nel caso di nascite singole e non gemellari, il rischio è maggiore nella popolazione nata da FIVET.
I ricercatori, che seguiranno i bambini per ottenere un follow-up dei dati rilevati, concludono: «Nei bambini nati da fecondazione in vitro, il danno cerebrale avviene più frequentemente che nel resto della popolazione. Questo è probabilmente dovuto a una maggiore frequenza di prematurità e di basso peso nella popolazione di nati da fecondazione in vitro. È opportuno parlare anche di questo con i genitori perché prendano una decisione informata».

Nicola Z.

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74 commenti a Nuova ricerca mette luce sui rischi della fecondazione in vitro

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  1. lorenzo ha detto

    «il riferimento alla natura è un riferimento che noi costruiamo in alcune situazione per opporci a qualcosa d’altro». Insomma la natura umana non esiste, è un costrutto artificiale dell’uomo messo a punto per smontare filosoficamente le posizioni avverse.
    Tratto da: http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-la-natura-ideologicadel-prof-rodot-3991.htm
    Coloro che si considerano i sacerdoti della libertà e gli unici veri razionalisti, messi di fronte all’evidenza scientifica che le leggi di natura esistono ed hanno le loro regole ben codificate, invece di prenderne atto, affermano che le leggi di natura sono un’invenzione per opprimere l’avversario.

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  2. axl ha detto

    E’ giusto informare i futuri genitori che vogliono affrontare una gravidanza in vitro.
    Ma ,secondo me, dire a 2 persone che cercano un figlio da anni che hanno 1,8 % in più ,rispetto a un concepimento naturale,di mettere al mondo un figlio con problemi celebrali ,non li fermerà di certo.
    E’ una ricerca che lascia il tempo che trova e,alla fine, la decisione spetta SOLO ai futuri genitori.

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    • axl ha detto in risposta a axl

      Mi correggo:1,6%!

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    • Hugo ha detto in risposta a axl

      Tieni conto che è un campione rappresentativo. Altrimenti nessuno studio sarebbe interessante. E’ evidente che si vuole solo indicare un trend, bisogna poi riportarlo in proporzione sulla complessità della realtà dove i numeri evidentemente lievitano.

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      • axl ha detto in risposta a Hugo

        “dove i numeri evidentemente lievitano”
        Su quale base affermi questa cosa?

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        • Hugo ha detto in risposta a axl

          axl..ti prego, appena puoi avvicinati al mondo scientifico, non avere paura.
          A cosa servono questi studi scientifici? Risposta: a delineare un trend statistico. Quando leggi che l’80% degli italiani ama la pastasciutta, non devi credere che i ricercatori hanno intervistato davvero l’80% degli italiani, ma che nel campione da loro scelto come rappresentativo dell’intera popolazione italiana, si può dedurre che l’80% degli italiani ama la pastasciutta. Evidentemente i numeri riportati nel campione sono infinitamente minori degli amanti della pastasciutta esistenti nella realtà.
          La tua domanda: “Su quale base affermi questa cosa?”, dimostra che non ha idea della differenza che ci sia tra un campione selezionato per un’indagine scientifica e la totalità dei soggetti che si vogliono rappresentare.

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          • axl ha detto in risposta a Hugo

            Mi sembri un pò confuso…
            Visto che chi fa una ricerca su quanti italiani amano la pasta non può chiaramente intervistarli uno a uno,prendono un campione rappresentativo e creano un numero magico:la percentuale!
            Il mio commento era riferito alla percentuale(non ai numeri) che viene riportata nella ricerca:il 2,2% dei nati in vitro hanno problemi celebrali contro lo 0,6% dei nati naturalmente.
            L’1,6% di rischio in più non allontanerà tante persone che desiderano un figlio dalla gravidanza in vitro.
            Tu invece pensi che queste percentuali sposteranno l’ago della bilancia contro la gravidanza in vitro e le allontaneranno da quest’ulima?

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            • Hugo ha detto in risposta a axl

              Va beh, come non detto 😀
              Ora capisco perché aumentino gli abbandoni scolastici.

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              • axl ha detto in risposta a Hugo

                Se è per questo aumenta anche la fuga dei cervelli all’estero…
                Il tuo a quest’ora sarà già a Mosca!

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                • Hugo ha detto in risposta a axl

                  Mi fa piacere che nel tuo stato tu riesca a tentare un’ironia. Se fossi in te occuperei però meglio il tempo avvicinandomi alla metodologia d’indagine, faresti risparmiare del tempo a tutti.

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            • GiuliaM ha detto in risposta a axl

              Il 2,2% non mi sembra una percentuale da poco, è sempre più di 1 bambino ogni 50 nascite… ciò significa che ogni 2 classi scolastiche si verificherà questo caso 😉

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  3. Carlo ha detto

    Personalmente conosco almeno 3 coppie che hanno avuto figli in provetta. Figli normalissimi e famiglie (ora) felicissime

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    • Hugo ha detto in risposta a Carlo

      Io conosco invece 4 coppie che hanno avuto figli in provetta. Figli anormalissimi e famiglie (ora) infelici. E’ una coppia più di te, quindi vinco io.

      Questa dimostrazione vale per chiarire che l’esperienza personale conta pochissimo, gli studi citati si basano su una media della popolazione. Grazie.

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      • Carlo ha detto in risposta a Hugo

        Ed io ce l’ho più lungo del tuo, perciò vinco io 🙂

        Se dobbiamo confrontarci bene, le “bambinate” le lascio a te

        Lo studio, coordinato dal neonatologo Carlo Valerio Bellieni………uno studio non proprio super partes!!!!!

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        • lorenzo ha detto in risposta a Carlo

          Per Rodotà,le leggi della natura sono posizioni filosofiche…
          Per Carlo, le fredde realtà dei numeri sono studi di parte…
          …alla faccia del razionalismo…

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          • Carlo ha detto in risposta a lorenzo

            Ogni studio porta “acqua al suo mulino”. Ci sono studi che dimostrano che il credente vive meglio dell’ateo e viceversa. Sono studi non certezze.

            Di fronte ad un problema di sterilità è ovvio che una coppia cercherà di ricorrere a quanto la scienza medica gli mette a disposizione.
            D’altronde anche una semplice operazione comporta i suoi rischi. Questa è la vita, subiamo coase che non abbiamo cercato, e a cui faticosamente attraverso la scienza medica cerchiamo di porre rimedio.

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            • GiuliaM ha detto in risposta a Carlo

              Anche gli embrioni scartati dalla fecondazione assistita subiscono cose che non hanno cercato…

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              • Carlo ha detto in risposta a GiuliaM

                Non ci sarebbe bisogno di questo se non ci fossero le malattie che il tuo (buon?) Dio ha previsto.

                Come vedi ognuno subisce qualcosa. Che ci vuoi fare questa è la vita!!!

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                • GiuliaM ha detto in risposta a Carlo

                  Come vedi ognuno subisce qualcosa. Che ci vuoi fare questa è la vita!!!
                  Quindi sei un fan della legge del più forte? Uccidiamo quanti più embrioni possiamo, tanto non si possono ribellare?

                  E poi, hai mai sentito parlare di adozione?

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                  • Carlo ha detto in risposta a GiuliaM

                    Permetti che la scelta sia delegata alla coppia, o vuoi legiferare anche su questo?

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                    • Hugo ha detto in risposta a Carlo

                      Anche l’omicida deve avere diritto di scelta secondo Carlo. Mi raccomando, vai avanti così, era ora che il ragionamento razionalista diventasse completamente ridicolo 😉

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                    • Michele Silvi ha detto in risposta a Carlo

                      Il diritto è del soggetto debole, non mi risulta che nella carta dei diritti dell’uomo o qualsiasi equivalente descriva un “diritto al figlio”, semmai è il figlio ad avere il diritto alla famiglia.
                      Dopotutto anche io vorrei milioni di € (l’esempio più stupido che mi venisse in mente), non ci riesco? Pazienza, vivo anche senza, nessuno è tenuto a darmeli solo perché li voglio.
                      Tanto meno quando si tratta di esseri umani, il mio egoismo NON DEVE avere la meglio sul diritto alla vita, in nessun caso.

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                • lorenzo ha detto in risposta a Carlo

                  C’è chi ammalandosi è diventato “Uomo”,
                  c’è chi rimanendo sempre sano è diventato un “bipede implume”.

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                • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Carlo

                  @Carlo: la malattia è l’occasione spesso di una rinascita, fisica e psicologica. Al contrario, l’ideologia del salutismo porta frequentemente alla depressione e al fanatismo. Mi auguro che nella vita reale tu possa dimostrarti meno superficiale di quello che sei online. Almeno per le persone che ti sono vicine.

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            • lorenzo ha detto in risposta a Carlo

              “Ogni studio porta “acqua al suo mulino”.”: spiegami, per favore, quale interesse avrebbe il policlinico “Le Scotte” di Siena, che pratica la fecondazione in vitro, a diffondere dati contro la FIVET? Che siano stati colpiti da improvvisa tafazzite?

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              • Carlo ha detto in risposta a lorenzo

                Carlo Bellieni……….

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                • Hugo ha detto in risposta a Carlo

                  Principio di autorità, peer-review…sveglia Carletto! 😉

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                • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Carlo

                  Già, tra i più importanti neonatologi italiani, vanta perfino una voce in Wikipedia in lingua inglese: http://en.wikipedia.org/wiki/Carlo_Bellieni, al contrario di Carlo Flamigni e Stefano Rodotà. Forse perché è anche membro della European Society of Pediatric Research, del Direttivo nazionale del Gruppo di Studio sul Dolore della Società italiana di neonatologia, del Comitè Scientifique des Journèes Francophones de Rècherche en Nèonatologie, autore di oltre 200 studi scientifici e ha brevettato apparecchi elettromedicali per la valutazione del dolore del neonato e per l’insonorizzazione delle termoculle neonatali. A parte tutto questo, la scienza non si basa certo sulle opinioni degli scienziati, capisco però che Carlo non possa saperlo.

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                • lorenzo ha detto in risposta a Carlo

                  I dati sono stati pubblicati su “Minerva Pediatrica”, una rivista di Pediatria, Neonatologia, Medicina dell’Adolescenza
                  e Neuropsichiatria Infantile.
                  Vista la tua incapacità di distinguere, nonostante le indicazioni, le opinioni dai dati scientifici, potresti tu stesso contattare la rivista ed offrirti come volontario per ricerche sulla neuropsichiatria infantile.

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            • Hugo ha detto in risposta a Carlo

              @Carlo: mi citeresti almeno 10 studi che dimostrano che l’ateo vive meglio del credente? Grazie.

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              • Andrea ha detto in risposta a Hugo

                credo che essendo il “vivere meglio” qualcosa di misurabile solo soggettivamente esso debba essere ritenuto equivalente al “credere di vivere meglio”, nessuno infatti può vivere la vita di un altro e dire “vivo meglio di te”

                Quindi concordo sul fatto che i credenti credano di vivere meglio, e se sta bene a loro, sta bene anche a me.

                Tornando al tema,
                Non ho capito come l’età materna possa essere considerata una variabile dipendente in questa statistica…
                qualcuno me lo spiega?

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                • Hugo ha detto in risposta a Andrea

                  Che noia questo ridicolo relativismo sbandierato e infilato in ogni discussione. Una marea di ricerche scientifiche hanno verificato che esiste una correlazione tra benessere psicofisico e vita religiosa, alla faccia di tutti i relativisti antiscientifici 😉
                  Solita carrellata tanto scomoda: http://www.uccronline.it/2010/08/10/la-fede-cristiana-rende-piu-felici-intelligenti-e-sani-psico-fisicamente/
                  Se qualcuno ha i dati per dubitare o dire l’opposto occorre portarli, i relativisti si astengano tanto non potranno mai dire nulla che non sia una mera opinione ideologic-personale.

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                  • Andrea ha detto in risposta a Hugo

                    @Hugo,

                    se ti annoi puoi anche non rispondere, bene, vedo che anche tu come me non sei privo di sicurezza in te stesso, li leggerei tutti, il tempo non mi manca, ma già dai primi quattro o cinque noto un bias pericoloso:

                    mi si accusa di relativismo e si applica una serie di equazioni fortemente relativistiche.

                    Vive di più = vive meglio
                    ha comportamenti più sani(non fuma non fa sesso) = vive meglio
                    forte desiderio d’interdipendenza = vive meglio

                    fino a qui è puro relativismo.
                    Le interpretazioni sono fatte almeno nei primi studi su un concetto di felicità che è tutto Religioso, e quindi mi sembrano di scarso valore.

                    Visto che li conosci tutti fammi sapere se ce n’è uno che intervista un ugual numero di credenti e non credenti misurandoli su degli indicatori seri e comuni di qualche informazione che possa essere un proxy fella felicità (che di per sè non è definibile se non esplicitandola e scomponendola in sotto fattori).
                    Ma tali indicatori devono uscire da una pre-intervista in cui sia credenti che non credenti abbiano indicato di condividerli.

                    Se c’è mi leggo direttamente quello senza perdere tempo.

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                    • Hugo ha detto in risposta a Andrea

                      Bravo Andrea! Subito liquidato decine di studi come “religiosi”. Non so perché ma pensavo che la razionalità laica avesse guadagnato qualcosina negli ultimi tempi 🙂

                      Lasciando perdere i militanti ormai persi, vorrei davvero che Carlo provasse a elencare una serie di studi del genere, di tale livello s’intende, che provino il contrario: http://www.uccronline.it/2010/08/10/la-fede-cristiana-rende-piu-felici-intelligenti-e-sani-psico-fisicamente/

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                    • Karma ha detto in risposta a Andrea

                      quindi secondo il nostro andrea tutti i ricercatori autori degli studi sono religiosi, così come le riviste scientifiche e come gli scienziati che hanno validato il lavoro. certo capisco che sia l’unico argomento che si possa sbandierare, ma è davvero divertente 😀

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                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      @Hugo, qui sul concetto di militante perso è da stabilire chi dei due sia più compromesso…

                      @Karma la questione centrale è quella del cortocircuito tra le dimensioni individuate negli studi e il concetto di felicità, cosa che è frutto di una semplificazione condotta da questo sito, in cui ogni due post uno inizia con : “e’ più felice chi…”.

                      Se non si tiene conto che tale concetto è profondamente soggettivo non si va da nessuna parte. Se lo si vuole oggettivizzare bisogna almeno confrontare su un terreno comune le definizioni di felicità.

                      Quindi basta fare due questionari:
                      1
                      a) ritiene che la durata della sua vita sia un indicatore della sua felicità?
                      b) ritiene che x sia un indicatore della sua felicità

                      dopodichè gli si da un peso e per ognuno si procede con un secondo questionario
                      che lo misura.

                      es
                      a1) a quanti anni è morto (domanda indiretta ovviamente 😉
                      b1) in una scala da 1 a 5 quanto si ritiene X?

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                    • Hugo ha detto in risposta a Andrea

                      Felicità, benessere fisico, benessere psicologico, sanità mentale, livello di istruzione ecc…, tutti fattori determinanti di una vita ad alta qualità. Open the mind, altrimenti rimani disperso 😉

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                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      Livello d’istruzione indicatore di qualità di vita? su quale pianeta?
                      Scommettiamo che se lo correliamo alla felicità le statistiche s’invertono?

                      A questo punto io lo correlerei anche alla religiosità..Attento che rischi di smentirti coi tuoi stessi mezzi.

                      benessere fisico? Certo, ma gli studi mettono in relazione i comportamenti che sono solo indirettamente collegati al benessere fisico che hai mentre ti ci attieni.

                      Puoi essere uno che va a prostitute tutta la vita se questo ti rende felice (non c’è giudizio morale nella felicità ricordatelo) avendo quindi un comportamento rischioso per la tua salute tuttavia non è sufficiente questo dato a sostenere che chi non ci va si sente più felice.

                      La mia mente è abbastanza aperta da poter ascoltare e rispondere alle tue obiezioni.
                      Ma soprattutto lo è abbastanza da poter considerare tutti i fattori senza dover dimostrare niente, io non ho mai scritto: “chi non crede è più felice”, quindi l’onere della prova non è mio.

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                    • Hugo ha detto in risposta a Andrea

                      Felicità, benessere fisico, benessere psicologico, livello di salute, livello di socializzazione, durata della vita, assenza di malattie mentali, assenza di psicofarmaci, livello d’istruzione, capacità relazionale, assenza di delinquenza…tutti fattori determinanti una qualità della vita positiva.
                      Forza Andrea, open mind…altrimenti galleggi 😀

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                  • Andrea ha detto in risposta a Hugo

                    QUalcuno poi mi risponde sulla seconda parte della mia domanda?

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            • Raffaele ha detto in risposta a Carlo

              No, no, calma Carlo, il tuo discorso è un po’ troppo relativistico. Non è affatto vero che gli studi dicono una cosa e il contrario di quella cosa. Certamente nella letteratura scientifica troverai sempre, e te lo dico x esperienza diretta, articoli che parlano di un argomento in un modo e articoli che ne parlano in modo contrario, però l’evidence based medicine (EBM) si basa proprio sul principio che la medicina ricerca le proprie certezze nell’esperienza, vagliata da questi studi. Di dati se ne raccolgono molti, così come si scrivono molti articoli: x capire da che parte sta la verità si vede quanti articoli dicono una cosa e quanti dicono l’altra cosa. In letteratura troverai articoli che ti dicono che il cortisone funge da aniinfiammatorio e quindi serve x le malattie infiammatorie, ma anche articoli che dicono che non serve a niente. Però va vista la proporzione. Di studi che mettono in evidenza l’inutilità del cortisone ce ne sono forse poche decine, mentre di studi che ne affermano l’utilità, penso decine di migliaia. A quel punto x il medico, il farmacologo, lo scienziato, x l’OMS, x le agenzie del farmaco, ecc.. la frase “il cortisone è antinfiammatorio” assume carattere di certezza e dubbi non ve ne sono, tant’è che poi la frase trova spazio nei libri di testo e nei documenti ufficiali. A me personalmente, che alle Scotte di Siena sto di casa a fare tirocinio e che conosco uno dei + importanti neonatologi italiani come Bellieni, che tu mi vieni a dire che ognuno porta l’acqua al suo mulino, me ne frega ben poco. E’ chiaro che quando si fanno degli studi ognuno cerca di dimostrare la cosa di interesse, però questo non significa che io prendo la realtà e la piego a ciò che voglio dimostrare!!! Se ciò che voglio dimostrare, cosa che può benissimo essere nel mio interesse, è vera, è reale, io riuscirò a dimostrarla. Se non è vera io non riuscirò a dimostrarla, è semplice, semplicissimo. E laddove io riesco a dimostrare una cosa non vera, bisogna sempre vedere la concordanza con altri studi x capire se è vera o no. Se il mio studio afferma assieme a pochi altri ciò che migliaia di altri studi invece sconfessano, io ho perso cmq e non ho dimostrato nulla. In quel caso lo studio lascia il tempo che trova. Ma se è confermativo di una cosa che in molti oramai confermano, tale studio viene assunto a certezza. Fermo restando che la certezza nella scienza non è mai definitiva, poiché passibile di errore e di revisione, ma allo stato attuale, laddove la cosa sia confermata e consolidata da studi, noi possiamo tranquillamente affermare con certezza quella cosa oggetto di studio. L’EBM funziona così e se non fosse così io non potrei mai somministrare alcun farmaco, alcuna terapia, perché può essere tutto e il contrario di tutto. Attento a fare certe affermazioni, che Bellieni è un grande medico e se prendesse castronate non lo sarebbe. Che poi sia cattolico, vorrà dire che condurrà, nel suo interesse di credente, studi prevalentemente atti a dimostrare la bontà dei principi della sua Chiesa, ma se le cose che dimostra sono la verità confermata dalla restante letteratura io non vedo niente di male a dirle, anzi, è bene che si dicano, perché consolidano verità venute fuori di recente o ne fa emergere di nuove affinché siano ulteriormente vagliate e assunte al rango di certezza medica 🙂

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              • Andrea ha detto in risposta a Raffaele

                “Se il mio studio afferma assieme a pochi altri ciò che migliaia di altri studi invece sconfessano, io ho perso cmq e non ho dimostrato nulla”

                “Che poi sia cattolico, vorrà dire che condurrà, nel suo interesse di credente, studi prevalentemente atti a dimostrare la bontà dei principi della sua Chiesa, ma se le cose che dimostra sono la verità confermata dalla restante letteratura”

                considerazioni fondamentali, tu come suggerisci di trattare allora la citazione di un singolo studio in un dato ambito?
                Perchè in base a queste considerazioni finchè non stabiliamo che ci sono più studi che indicano una cosa rispetto a quanti indicano l’opposto nessuno può usarli come argomento a proprio favore.

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                • Raffaele ha detto in risposta a Andrea

                  tu come suggerisci di trattare allora la citazione di un singolo studio in un dato ambito?

                  Con molta cautela. Se io assumo a parola perfetta un singolo studio scientifico rischio di fare un grosso errore. In letteratura infatti ci sono degli studi che conducono a conclusione erronee. Però attenzione, questo non significa che è erroneo lo studio. Uno studio, x essere in letteratura, deve essere assolutamente attendibile, cioè il modo in cui è fatto deve rispettare determinati criteri statistici e non che gli consentano di ottenere dei risultati statisticamente significativi, nonché riproducibili. Quindi x intendersi, se tu ripeti quello studio, teoricamente dovrebbe darti lo stesso risultato. Se quindi lo studio rispetta tali parametri è degno di essere pubblicato su riviste autorevoli. Capita però che ci siano dei BIAS o cmq, la metto sul generico, dei fattori che determinano un risultato sbagliato. Infatti sebbene le modalità statistiche di uno studio siano ben precise e rigorose, non vuol dire che siano perfette, danno adito ad errori in piccolissime % di casi. Quando si dice studio statisticamente significativo infatti non significa che uno studio è sicuro al 100%, ma al 95% (se non ricordo male, epidemiologia l’ho fatta anni fa oramai), il che lascia una fisiologica finestra di errore, assolutamente normale in statistica (il cosiddetto P al di sotto di 0,05). Per farla in breve uno studio può sbagliare, ma lo fa difficilmente. Ecco perché è importante vedere la mole complessiva di articoli prodotti su un determinato argomento. L’ultimo tuo assunto invece è assolutamente falso, sebbene sia però una giusta e ovvia obiezione. La citazione di uno studio, laddove non ce ne siano altri in materia, è assolutamente cosa giusta, proprio xkè in sè e x sè gli studi sono cose fatte x essere affidabili, cioè è roba di cui ti puoi fidare molto…però fidarsi molto, quando non ne hai altri a supporto, non vuol dire fidarsi ciecamente perché i nuovi assunti di uno studio vanno sempre poi appurati e confermati da altri studi. Diciamo che finché c’è solo quello, quello fa da guida e su di quello si può fare affidamento (motivo x cui x es. i farmaci che si ritirano dal mercato x effetti dannosi imprevisti sono molti meno di quelli che si mantengono). Quando però molti studi affermano quasi sempre la stessa cosa, bhè, lì allora c’è poco da dire. Se invece, come dici tu, abbiamo una situazione in cui non abbiamo “più studi che indicano una cosa rispetto a quanti indicano l’opposto”, si tratta di una situazione di parità in cui semplicemente ciascuno si riferisce allo studio che vuole perché si è fatto una personale idea in merito. E’ quello che succede ai congressi, quando ogni medico che parla ritiene, in base alle sue “fonti”, che la causa dell’Alzheimer sia la cosa X, chi la cosa Y, chi la cosa Z. Nessuno di loro ha torto se tutti si rifanno a studi di letteratura. Sta a te valutare cosa è + attendibile. Ti leggi lo studio, vedi come è stato fatto e vedi secondo te quale è il + attendibile. In quei casi ognuno di quegli studi è un gran bene x la scienza, perché se ognuno porta avanti delle tesi diverse, a furia di valutarle, di vagliarle, di proporle ecc. alla fine un po’ alla volta qualcuna viene sconfessata, qualche altra viene avvalorata maggiormente rispetto alle altre…e un po’ alla volta ci si schiarisce le idee in merito a qualche cosa. Poi vabbè, ci sono le situazioni in cui tutti credono una cosa, gli studi convergono tutti verso quella cosa, fino a quando qualcuno non dice una cosa diversa, la si riproduce in altri studi ed effettivamente si scopre che è così. In tal senso ogni voce fuori dal coro è sempre ben accetta. Perché serve a confermare una cosa o a confermarla ulteriormente. Mi viene in mente Purkurst, che nel 2000 su Lancet inviò un articolo in cui affermava che secondo lui in Uganda gli studi non erano stati effettuati con giuste modalità, x cui i risultati positivi che il metodo ABC aveva ottenuto contro l’HIV erano in realtà non attendibili. È servito, perché poi sono state successivamente riprodotte le stesse cose anche in altri stati x vedere se era vero o no, e si è visto che effettivamente il metodo dava gli stessi risultati (studi pubblicati proprio su Lancet dal prof. Filippo Ciantia) . Questo solo x farti un es. Spero di aver risposto 🙂

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                  • Andrea ha detto in risposta a Raffaele

                    Perfettamente, spero che anche i “citatori di studi a go go” abbiano capito a loro volta. grazie.

                    Per quanto mi riguarda prima di citare me lo leggo bene come ho appena fatto per lo studio sulli figli di coppie lesbiche in uno degli altri post…
                    Credo che l’interpretazione che alcuni lettori di questo sito fanno di alcuni studi sia sottoposta al bias delle loro posizioni morali (indipendentemente dal fatto che uno le condivida o meno)

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                    • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

                      Perchè qualcuno è in grado di leggere uno studio, ma che dico, qualsiasi cosa, senza assegnargli una sua interpretazione?
                      Ora mi si dirà, come al solito, che questa mia posizione è antiscientifica. Ma sapete che c’è? Sono stanco di dovermi inchinare al Totem Scienza: se uno studio o una teoria mi piace ed è coerente con la mia visione della vita e del mondo, lo accetto volentieri, altrimenti lo rigetto completamente senza tante cerimonie, affermando che è una emerita (per rispetto alla scienza) sciocchezza (Vronskij ne sa qualcosa).
                      Non ammetto l’abiura forzata galileiana, ma nemmeno a me, credente, si deve imporre l’oro colato della rivista scientifica peer review come se fosse il Vangelo, in particolare in tema di vita e di morte, in cui la scienza dimostra di non saperne un’acca. D’altronde, che io sappia, non esiste una verità scientifica, e quindi non vedo il problema a tenersi la propria verità, o quella che si considera la verità. Chi non la cerca perchè pensa che nemmeno esista, e che si affida quindi in toto alla pseudoverità scientifica, al Totem Scienza e alla sua pseudoetica a corrente alternata, mi fa solo pena.
                      Come quelli dall’altra parte, i liberali, libertali o quello che credono di essere, i quali ovviamente non hanno bisogno di chiedere al credente di abiurare la sua fede, visto che lo bannano a prescindere….

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                    • Hugo ha detto in risposta a Andrea

                      Hai completamente cannato l’interpretazione dello studio sui genitori omosessuali proprio perché gli hai dato una valenza secondo la tua ideologia, discostandoti da quella dei ricercatori. Leggere bene gli studi significa leggere i risultati e non solo l’abstract, ma ovviamente sono tutti ricercatori religiosi no? Tanto vale..

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                    • Hugo ha detto in risposta a Andrea

                      @Antonio..sono d’accordo con te. E’ però così divertente scendere nel campo dei laicisti, come Andrea, che considerano la ricerca un dio di assoluta verità, e dimostrare che anche nel loro campo hanno comunque torto e che quel che emerge va contro i dogmi che sostengono. Significa contribuire al loro eventuale risveglio…io almeno la vedo così.

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                    • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Andrea

                      “Credo che l’interpretazione che alcuni lettori di questo sito fanno di alcuni studi sia sottoposta al bias delle loro posizioni morali”
                      Quindi sostieni che tu essendo non credente non hai posizioni morali? Oppure che sei più bravo e riesci a non contaminare tutto con la disprezzabile posizione morale?

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                    • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

                      @Hugo
                      Ma si può controbattere ad Andrea in modo razionale non appellandosi esclusivamente al dato scientifico. Questo per me è un errore, ovvero considerare razionalità solo ed esclusivamente la razionalità scientifica.
                      Per es. la FIVET. Sappiamo che le coppie che vi ricorrono, almeno in Italia, sono affette da problemi di sterilità o di infertilità. Innanzitutto ci si deve chiedere da dove provengano questi problemi per risolverli alla radice. Invece che si fa, come al solito? Si chiama in causa a cose fatte il Totem Scienza tuttofare (e tuttodisfare, dico io).
                      Forse ad Andrea potrà sembrare strano che il problema è più etico, morale, e quindi sociale, piuttosto che biologico. Vale lo stesso per altri problemi umani che si pensano risolvibili solo mediante l’uso, o l’abuso, del metodo scientifico-tecnologico. In molti casi è proprio la scienza-tecnologia, in particolare lo stile di vita che essa impone, il suo impatto ambientale, la sua invadenza sul piano psichico e sociologico, la sua distorsione dei rapporti umani, la sua amplificazione delle perversioni, ecc.. ad essere la causa prima di questi problemi. Ma non lo vedi? La tecnologia fa e disfa allo stesso tempo: crea nuove malattie e cerca di porvi rimedio, talvolta pesantemente, con la medicina applicata e la farmacologia.
                      Prima si parlava di felicità, e si cercava di darne una definizione oggettiva o almeno la più condivisa possibile. Oggi si crede che anche la felicità sia assicurata dal progresso scientifico-tecnologico (sfido Andrea a provarmi il contrario). Di certo felicità fa rima con stabilità, in quanto la consapevolezza di perdere anche un briciolo della felicità conseguita porta inevitabilmente al rovescio della medaglia.
                      E quindi non si capisce come la verità scientifica, che si fonda su congetture provvisorie e falsificabili , possa essere l’origine della felicità umana, semmai amplifica l’angoscia e la sofferenza umane poichè anche la stessa felicità non può che divenire una felicità falsificabile. Più in alto ci eleva il progresso scientifico-tecnologico e più rovinosa e devastante sarà la conseguente caduta.

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                    • GiuliaM ha detto in risposta a Andrea

                      Della serie “si stava meglio quando si stava peggio”…
                      Purtroppo è vero che l’abuso della tecnologia crea dipendenza (es. i ragazzi che passano troppo tempo davanti ai videogiochi o ai computer), questo non lo nego, ma la tecnologia è un mezzo, e la sua bontà dipende da come viene usato, non si può dire “la scienza è cattiva” o “la scienza è buona”, perchè si tratta comunque di un prodotto umano e non divino. Il tuo esempio della FIVET è un chiaro caso di come la medicina possa essere strumentalizzata: tramite la medicina si possono trovare le cause dell’infertilità e risolverle pacificamente, ma sempre tramite la medicina si può ricorrere subito alla fecondazione assistita, con tutte le cose negative che ne conseguono.

                      So già che non sei d’accordo con me, Antonio, e che vedi la scienza come Scienza, da cui guardarsi: ma davvero preferisci tornare a quando non c’erano fotocopiatrici, treni e vaccini?

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                    • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

                      No! Per me l’infertilità non è affatto un problema medico ma una questione sociale. Per cominciare proviamo per esempio a chiederci perchè le donne siano costrette a procreare in età avanzata. Chiediamoci anche da dove provenga la sterilità maschile, se da uno stress psichico causato dall’ambiente sociale, piuttosto che da una malformazione biologica.
                      Il voler ricondurre tutti i problemi dell’uomo al dato medico-scientifico rientra nella mentalità materialista riduzionista e positivista attualmente imperante. Ed anche molti credenti cadono ingenuamente in questo tranello per schermirsi dalla puntuale accusa di oscurantismo antiscientifico, fomentato dal senso di colpa represso per il fatto storico dell’abiura galileiana imposta dalla Chiesa (altro stress che colpisce il credente).
                      Il tumore è quindi um grumo maligno di materia da distruggere con potenti radiazioni, per le malattie cardiovascolari si deve intervenire chirurgicamente o mediante mezzi meccanici che possano rimpiazzare gli organi lesi. Il corpo umano non è considerato nella sua accezione di un complesso organismo biologico/spirituale, ma una macchina meccanica da spezzettare in diverse parti di materia che possano essere analizzate singolarmente ed indipendentemente una dall’altra, esattamente come in meccanica.
                      Un ammasso di cellule e niente di più, questo è l’uomo per la medicina moderna, che è coerente con la visione della realtà prettamente materialista. Tutto il resto è considerato una burla o poco più. La religione? Uno scherzo. La preghiera? Un inutile mantra. L’anima dell’uomo? Un fantasma nella macchina. Cos’è l’uomo? E’ il suo DNA. E la mente? Un epifenomeno dell’attività cerebrale. Il libero arbitrio? Un’illusione causata da processi inconsci. L’amore? Una reazione chimica. ecc..

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                    • GiuliaM ha detto in risposta a Andrea

                      Davvero lasceresti morire un uomo di tumore senza tentare nulla per salvarlo?
                      Per te tutti i medici sono contro Dio, per la loro volontà di studiare il funzionamento del corpo allo scopo di salvare vite umane?
                      Suppongo quindi che tu non ti sia mai rotto una gamba o ammalato gravemente, perchè se fosse così saresti dovuto cadere nelle grinfie dell’odiata medicina. Io sono grata al lavoro che hanno fatto i medici per salvare il braccio di mia madre o il ginocchio di mio fratello. E non venirmi a dire che se fossero stati più attenti non sarebbe successo, perchè gli incidenti capitano.

                      Una curiosità, sei laureato? Che cosa hai studiato?

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        • Kosmo ha detto in risposta a Carlo

          certo… confrontarsi su ipotetiche conoscenze personali…
          chissà chi è il bambino qui

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        • Hugo ha detto in risposta a Carlo

          @Carlo: hai già dimostrato di non avere anche tu idea di cosa sia la scienza e in cosa essa differisca dalle opinioni personali. La mia ironia voleva dimostrare questo e noto che non hai nemmeno capito l’ironia. Va beh, andiamo avanti.
          Sostieni che una ricerca scientifica possa essere “di parte” quando la scienza non si basa sul principio d’autorità ma sul metodo scientifico, visibile a tutti. Se uno scrive che 2+2=5 tutti possono verificare l’errore e confutare lo studio.
          Anche a te lo stesso invito di axl: avvicinati al mondo scientifico senza paura, la tua ideologia è troppo profondamente assurda per venire illuminata dalla scienza, vai tranquillo 😉

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          • Carlo ha detto in risposta a Hugo

            Si vabbè hai ragione tu amen. Per fortuna siamo ancora in uno stato laico dove ognuno è libero di prendere le decisioni che ritiene più opportune e dove c’è (ancora) libertà d’informazione. Tutti possono controllare la veridictà di una certa fonte e controllare la sua obiettività

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            • GiuliaM ha detto in risposta a Carlo

              Ecco, inizia a controllare le TUE fonti… 😉

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            • Hugo ha detto in risposta a Carlo

              Giulia, hai mai visto le fonti di Carlo? Io vedo solo sue opinioni contro studi scientifici, proprio come diceva Nietzsche: “non esistono fatti, solo opinioni”. Anche la scienza viene accantonata dai razionalisti relativisti, valgono solo le opinioni. E infatti uno studio in peer-review viene tacciato di essere ideologico e strumentalizzato, offendendo così non solo i ricercatori che lo hanno realizzato ma anche gli autori della rivista scientifica su cui è apparso e anche tutti i ricercatori esterni che ne hanno verificato la correttezza metodologica. Tutto perché ovviamente il risultato disturba i tanto tolleranti laicisti. Bisognerà chiedere loro il permesso fra poco per fare della scienza, così come avveniva sotto l’ateismo di stato in Unione Sovietica 😉

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              • Carlo ha detto in risposta a Hugo

                Povero Hugo come sei accecato. Esistono studi secondo cui un bambino che vive in una coppia omosessuale non risente di nessuna menomazione psicologica. Eppure io su questo punto non sono d’accordo!!!

                http://bioetiche.blogspot.com/2009/07/germania-bambini-di-coppie-gay-crescono.html

                Sei talmente accecato da non capire cosa volevo dire.

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                • Carlo ha detto in risposta a Carlo
                • lorenzo ha detto in risposta a Carlo

                  Se è per questo, i bambini crescono anche se allevati dagli animali:
                  http://www.coopfirenze.it/informazioni/informatori/articoli/7296
                  L’unico problema, come spiega l’articolo, è “l’imprinting ricevuto dagli animali che le hanno cresciute”, “Come se, a tutti gli effetti, avessero profondamente assorbito una cultura animale.”.
                  Il problema è dunque quello che assorbono la cultura gay, cultura che è come il campanello d’allarme per ogni civiltà che ha imboccato la strada dell’autodistruzione.

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                  • Carlo ha detto in risposta a lorenzo

                    Scusate qui dobbiamo stabilire delle regole. Se gli studi “validi” sono quelli che citate voi, allora ne prendo atto e tolgo il disturbo.
                    Io ho citato uno studio in cui si afferma che “I bambini cresciuti dalle coppie gay, le cosiddette “Regenbogenfamilien”, le famiglie arcobaleno, non risentono di nessuna menomazione psicologica rispetto a quelli delle famiglie eterosessuali.”

                    Ripeto che non sono d’accordo con questo studio e sulle sue conclusioni. Volevo solo porre il fatto che su certi argomenti si parla di opinioni e non di certezze (con tutte le conseguenze).

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                    • Carlo ha detto in risposta a Carlo

                      Volevo solo porre l’attenzione sul fatto che su certi argomenti si parla di opinioni e non di certezze (con tutte le conseguenze).

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                    • GiuliaM ha detto in risposta a Carlo

                      Ne prendiamo atto, è la tua opinione contro quella di tre neonatologi.

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                    • Hugo ha detto in risposta a Carlo

                      @Carlo: hai sbagliato a paragonare, tutto qui. Altro?

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                    • lorenzo ha detto in risposta a Carlo

                      Nel policlinico “Santa Maria alle Scotte” di Siena, meglio conosciuto come “Le Scotte”, in nome di un laicismo politicamente corretto, nel reparto ostetricia e ginecologia sono nati, negli anni 2004, 2005 e 2006, 3810 bambini; 3630 sono stati concepiti normalmente, 180 con la fecondazione in vitro. Sono stati analizzati i due gruppi di neonati e si è rilevato che il secondo gruppo era più soggetto a patologie che non il primo; tutto qui: si è semplicemente analizzata una realtà e si sono resi pubblici i dati.
                      Ben diverso invece lo studio tedesco il quale, dando per assodato che l’omosessualità non è una malattia psicologica ma una semplice stravaganza culturale, non è riuscito a trovare, per principio, alcuna menomazione psicologica nei bambini cresciuti in coppie gay.

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  4. Giovanni Pastormerlo ha detto

    Signori..mi auguro davvero che le posizioni critiche abbiano argomentazioni migliori di quelle di Carlo e di axl, altrimenti non c’è nemmeno gusto a dibattere. Questo è il mio parere, ovviamente.

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