Di fronte al male innocente, solo il cristianesimo può resistere

Il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, è intervenuto recentemente al convegno organizzato a Milano dai Medici Cattolici, i quali si sono domandati il “perché” della sofferenza e del dolore.

Il cardinale ha risposto in modo molto interessante e significativo alla questione: «Quando siamo ammalati abbiamo bisogno di essere confortati, guardiamo alla vita in modo diverso, cambiano le priorità e se la malattia si aggrava cambia anche la scala dei nostri valori. La prima risposta è semplice, logica e razionale: il dolore è una componente della finitezza delle creature». Il male, cioè, ricorda a noi l’essere creature, ci disillude dal pericoloso concetto di autodeterminazione, di governo e possesso della propria persona. Il dolore non è accettato nella nostra società orgogliosa e tecnologica, la morte la si occulta in tutti i modi, con l’eutanasia eliminando direttamente il soggetto o si insegue la possibilità di vivere fino a 120 o 130 anni, continuando ad allontanare l’appuntamento.

E’ evidente che però questo non basta a guardare al dolore innocente. «Resta drammatica quella pagina de “La Peste” di Albert Camus, dove davanti alla morte di un bambino si afferma: non posso credere a un Dio che permette questo». spiega Ravasi. Il problema è l’eccesso del male: «qui ha inizio la frontiera in cui si attestano le religioni con le loro risposte, che non esauriscono il mistero. Nel “Libro di Giobbe”, al culmine della disperazione umana, Dio parla e spazza via tutte le spiegazioni e i tentativi di razionalizzare. La soluzione può essere solo meta-razionale, globale e trascendente e si trova nell’incontro con Dio».

La risposta, l’unica risposta che riesce a stare di fronte al dolore «è quella cristiana, totalmente diversa dalle altre religioni. Perché nel cristianesimo è Dio stesso, in Cristo, che non solo si piega verso di noi per spiegarci il significato della sofferenza, non solo in qualche caso guarisce grazie alla sua onnipotenza con i miracoli, ma entra nella nostra umanità e prova tutto il dolore dell’uomo. Il dolore fisico, morale, la paura, il silenzio del Padre. E alla fine anche la morte, che è la carta d’identità dell’uomo, non di Dio. Diventa un cadavere, senza mai cessare di essere Dio, soffre tutta la sofferenza umana e vi depone un germe di trasfigurazione, che è la resurrezione, fecondando la nostra natura mortale». Cristo non ha risposto al dolore cancellandolo, ma «lo ha assunto su di sé e trasfigurato con il germe dell’infinito, che è preludio d’eternità per noi. Il cristianesimo è una religione fieramente carnale e vicina al dramma di chi soffre – al contrario di tante altre religioni – perché per i cristiani Dio è diventato un uomo ed è morto in croce. I cristiani, come attesta la nascita degli ospedali, hanno sempre avuto questa attenzione verso i malati, perché credono in un Dio che è stato sofferente, ha conosciuto la morte ed è risorto».

Il dolore che arriva dall’uomo è a causa della sua libertà, essere liberi comporta una responsabilità. Ma al male innocente, nessuno può stare di fronte. Lo si cerca di ignorare nichilisticamente come fa il buddhismo o lo si nega del tutto come fece Spinoza o Leibniz dicendo che il nostro è il miglior mondo possibile. Solo il cristianesimo offre una risposta valida: Gesù risponde al male trasformandolo da scandalo a mistero accettabile. Solo il Dio cristiano non può essere coinvolto dalla bestemmia dell’uomo per la marea di dolore che lo sovrasta, Egli propone uno scandalo maggiore: è Lui stesso che patisce il martirio per primo.

La sofferenza ha un significato, misterioso e che sfugge, ma che può indurci ad accoglierla perché fa parte di un disegno divino alle cui regole Dio stesso si è sottomesso, questo è abbastanza perché ne comprendiamo il valore. Solo Gesù ci fa passare dalla rivolta all’accettazione della sofferenza, la risposta al male non sono parole, non è una filosofia, ma è una Persona a cui guardare, sempre che si sia disposti a guardarLa. Di fronte all’esistenza del male, tutte le religioni crollano -ateismo compreso-, solo il cristianesimo riesce a starvi di fronte, come chiarisce bene la conversione del giornalista comunista Renzo Foa (cfr. Ultimissima 9/6/10)

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