Nuova ricerca: chi è religioso recupera meglio dopo un trauma cranico

Sulla rivista Rehabilitation Psychology sono stati recentemente pubblicati i risultati di uno studio, condotto dagli psicologi Brigid Waldron-Perrine e Lisa J. Rapport, che ha affrontato gli effetti della religione sulla riabilitazione dopo un trauma cranico.

I ricercatori sono partiti dai risultati di precedenti ricerche, per le quali è evidente come «tra gli adulti in buona salute, la religione e la spiritualità hanno dimostrato una forte associazione con la soddisfazione della vita e migliori risultati di salute fisica e mentale», ha detto Waldron-Perrine. Ma la ricerca sugli effetti della religione nella riabilitazione da trauma cranico (TBI) in particolare, era ancora carente.

Così hanno sottoposto a test neuropsicologici 88 individui vittime di trauma cranico (quasi tutti cristiani), scoprendo che la maggior parte dei partecipanti che hanno riportato livelli più elevati di benessere religioso, aveva risultati migliori di riabilitazione emotiva e fisica.

Indipendentemente da chi abbia ragione, tra credenti e non credenti, la ricerca scientifica dimostra comunque che i primi vivono mediamente una vita più soddisfacente, hanno una miglior efficienza psico-fisica e ottengono una migliore riabilitazione dai traumi fisici. Così, concludono i ricercatori, «la religione può assumere anche un grande potere come risorsa psico-sociale».

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31 commenti a Nuova ricerca: chi è religioso recupera meglio dopo un trauma cranico

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  1. Claps ha detto

    Senza entrare in questioni di certezza di fede ecc…che una vita cristiana trovi corrispondenza anche nella fisicità dell’uomo, nella sua psicologia, non significa forse che esso è predisposto a questo? E’ come se fosse stato creato naturalmente per questo.

    E’ come per un neonato che ha vissuto 9 mesi nel pancione della mamma: mettilo in mezzo a una folla e starà male, piangerà. Ma appena trova le braccia della mamma ecco che anche fisicamente si rilasserà, avrà un benessere psicologico.

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    • Laura ha detto in risposta a Claps

      Guarda, ho sempre fatto spallucce su ricerche del genere che mi sembrano non dire nulla di interessante. Però l’incredibile quantità di dati di questo tipo non può passare inosservata. Quanto tu dici è un’interpretazione interessante…forse è riassumibile nella frase di Sant’Agostino:

      “O Signore, ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!”…??

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      • Raffa ha detto in risposta a Laura

        Sicuramente può essere così…l’inquietudine del cuore è sicuramente traducibile come un malessere psico-fisico, e sappiamo bene quanto il “desiderio di guarire” conti nella guarigione effettiva.

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    • alèudin ha detto in risposta a Claps

      bellissimo esempio! Lo terrò a mente, grazie.

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  2. Mattia Palmieri ha detto

    Questi ragazzi sono fatti dimostrati. Ora bisogna capire il perché e sicuramente quelle di Claps e Laura sono argomentazioni molto interessanti e stimolanti.

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  3. Roberto ha detto

    Un’altra ricerca ha dimostrato che le bestemmie riescono ad alzare il limite di sopportazione del dolore. Ora, dovrei pensare che l’uomo è fatto per bestemmiare? Mah

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    • Hugo ha detto in risposta a Roberto

      E’ evidente che la bestemmia è un modo di sfogarsi…indipendentemente da quanto si dice. Anche stringere un materiale solido alza la soglia. Inoltre il “sentire” dolore è una protezione naturale del corpo, quindi possiamo dire che alzare la soglia dolorifica è paradossalmente “contro-natura”.

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    • Tano ha detto in risposta a Roberto

      Roberto, non è affatto un paragone utile…anche se dubito fortemente della serietà della ricerca e della sua effettiva esistenza.

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    • Mikhail Tal ha detto in risposta a Roberto

      No, nello studio da te citato i ricercatori non hanno chiesto “urlate” e poi “bestemmiate” per vedere la differenza reale tra una bestemmia e un’altra forma di sfogo quindi potevano benissimo dire “picchiate qualcosa” e l’effetto sicuramente era lo stesso.

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      • Flavio ha detto in risposta a Mikhail Tal

        Si potrebbe avere il link di questo studio? Thanks…

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        • Mikhail Tal ha detto in risposta a Flavio

          Non posso dartelo perché è uno studio che girava per internet e giornali 4-5 mesi fa, sono sicuro che se fai una ricerca su qualche quotidiano lo trovi, poi se segui il link vedrai che è un pò diverso da come diceva l’articolo, e se ne era già parlato su questo sito tra i commenti di un’altra notizia.

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          • Riflex ha detto in risposta a Mikhail Tal

            La ricerca è questa: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=146483

            La spiegazione è l’aumento di aggressività, quindi è un richiamo della parte animale di noi stessi. L’aggressività non è certo sinonimo di equilibrio psico-fisico, quindi dimostra proprio che chi bestemmia altera la sua pace interiore e quindi è un’altra prova della correttezza di questo studio.

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    • M-17 ha detto in risposta a Roberto

      Mah la ricerca che citi non è che dica esattamente così…. l’urlare il dire parolacce e lo stringere oggetti o altre azioni aumentano la soglia del dolore….. la ricerca è diventata fomosa perchè i ricercatori hanno anche detto di bestemmiare e i beceri ci hanno fatto una bella storiella dicendo che era solo per il bestemmiare la verità è che già nel XVIII sec era certo il fatto che stringere oggetti o urlare alzasse la soglia del dolore tantoche i medici che dovevano AMPUTARE arti a soldati feriti ( e i soldati erano ovviamente coscienti) facevano loro stringere in bocca delle pallottole o urlare perchè avevano più possibilità di sopportare il dolore e non muoversi…

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  4. Alessandro ha detto

    A parte il fatto che 88 individui sono un campione estremamente ridotto, questa ricerca è una delle tante senza alcuna pretesa (non è enunciato alcun tipo di dato reale!) che vengono prese di volta in volta da una o l’altra associazione per darsi ragione da soli…

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    • Hugo ha detto in risposta a Alessandro

      88 individui ma con un problema molto circostanziato…solitamente in questi casi (rari) si svolgono su campioni del genere. Oppure metti in dubbio la serietà di questi psicologi e della rivista Rehabilitation Psychology solo perché dice qualcosa che contrasta con il tuo pensiero?

      In realtà, come puoi vedere, è solo l’ultima di una serie infinita di ricerche che dicono la stessa cosa. Le altre le puoi apprezzare qui: http://www.uccronline.it/2010/04/28/fede-e-scienza-rassegna-notizie/#Fede e psicologia

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    • Raffa ha detto in risposta a Alessandro

      Più indizi fanno una prova. Che la situazione sia questa lo dimostrano centinaia di ricerche in questo senso…concordo invece sul fatto che poi non significa molto, né per il religioso né per il non religioso. E’ un dato, stop.

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  5. Chissenefrega ha detto

    Non mi sembrano argomenti credibili per promuovere la fede.

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    • Franz ha detto in risposta a Chissenefrega

      Nessuno vuole promuovere la fede (non servono questi argomenti)…piuttosto sono argomenti significativi per stabilire che l’ateismo è una scelta senza ragioni, senza evidenze e per di più una scelta masochista. Mi sembra una conclusione coerente, no?

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      • Roberto ha detto in risposta a Franz

        Una scelta masochista, senza evidenze? Per me pregare Dio è come pregare Zeus, Visnu, Allah o un pezzo di legno, senza offesa. Questo per farti capire che non ha nessun senso per me poiché non credendo nella sua esistenza non ottengo di conseguenza nessun beneficio. (Poi se pensi che questo beneficio sia ESCLUSIVAMENTE regalato da Dio automaticamente con la preghiera invece che conseguenza di un certo stato psicofisico per una prospettiva della vita più ottimista…allora siamo su due lunghezze d’onda completamente diverse e discuterne sarebbe tempo perso).

        Dicevo che non posso “sforzarmi”, è come se tu ti sforzassi di credere nella religione musulmana, ce la faresti? Direi di no. Quando ci saranno prove più tangibili di un libro scritto migliaia di anni fa e qualche uomo che dice di aver vissuto un’apparizione, sarò felice di controllarle e pronto a cambiare la mia opinione nel caso fossero credibili.

        Riguardo questo studio, per me lascia il tempo che trova (come lasciava il tempo che trova anche l’altro studio che ho citato prima, era solo un’evidente provocazione).
        Anche un genitore che non è a conoscenza dei casini che combina il figlio sta sicuramente meglio emotivamente. Ma se lo venisse a sapere, seppur rattristandosi, sarebbe la cosa migliore. Al mondo per me, religiosamente parlando c’è chi “ha piena fiducia del figlio” e chi invece preferisce vigilare, spesso vivendo tante preoccupazioni. Ovviamente è solo una metafora, l’educazione non c’entra nulla, ma ho tentato di spiegare la mia condizione in un modo piu’ semplice e “terreno”. Preoccupazioni non ne ho, se non l’idea che una volta morto non ci sarà più nulla, ma più che preoccupazione è solo…un piccolo dispiacere. Concludo dicendo che la felicità e la verità potrebbero essere discordanti e in ogni caso preferisco quest’ultima. Ogni uomo paradossalmente coltiva la propria verità, la mia esclude Dio e l’aldilà, la vostra invece la pensa diversamente. Forse ho una prospettiva della vita più negativa rispetto alla vostra, ma siamo entrambi felici nel poter vivere la nostra verità nel modo che vogliamo e crediamo. Direi che questa libertà basti e avanzi per rendere tutti sufficientemente sereni.

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        • Franz ha detto in risposta a Roberto

          “Per me pregare Dio è come pregare Zeus, Visnu, Allah o un pezzo di legno, senza offesa”….sono pienamente d’accordo con te…sempre che 2000 anni fa non fosse accaduto nulla. Senza Cristo sarei un militante dell’uaar!

          ” invece che conseguenza di un certo stato psicofisico per una prospettiva della vita più ottimista”…non c’entra nulla l’ottimismo perché per il credente la vita è tre volte più drammatica….è molto più comodo oziare nell’ateismo!

          ” è come se tu ti sforzassi di credere nella religione musulmana, ce la faresti?”…assolutamente no…la mia fede cattolica è una coerenza..dovrei sforzarmi di non credere.

          “Quando ci saranno prove più tangibili di un libro scritto migliaia di anni fa e qualche uomo che dice di aver vissuto un’apparizione, sarò felice di controllarle e pronto a cambiare la mia opinione nel caso fossero credibili…in realtà esistono molte prove filosofiche di Dio. Tuttavia non esisterà mai quello che cerchi perché altrimenti sarebbe un’imposizione della Sua presenza. Si potrà essere liberi di amarlo se diventa dimostrabile la sua presenza? Ti vedo molto lontano dal cristianesimo.

          “se non l’idea che una volta morto non ci sarà più nulla, ma più che preoccupazione è solo…un piccolo dispiacere“…credo sia un’illusione la tua. Se ci credessi veramente non costruiresti più nulla perché non ne varrebbe la pena, saresti come un condannato a morte che si mette a progettare le vacanze estive a poche ore dall’esecuzione. Ovviamente abbiamo più tempo a disposizione (non tutti, non ci è dato di sapere) e questo ci illude.

          “Ogni uomo paradossalmente coltiva la propria verità”…non esiste verità se non esiste un significato veramente adeguato alla vita…il caso non è adeguato all’esigenza di senso che l’uomo si porta dentro.

          Molto bella comunque la tua posizione, grazie.

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          • Roberto ha detto in risposta a Franz

            Beh, cio’ che mi avvicina al cristianesimo è soltanto gran parte dell’insegnamento di Cristo, ma lo vedo esclusivamente come un filosofo rivoluzionario, per questo in pratica ne sono lontanissimo, non credo nella sua risurrezione.
            Sono ateo perchè non ho prove materiali della sua presenza e non riesco a farmi bastare la sua filosofia come farei con una teoria scientifica, che teoria rimane e comunque aperta a qualunque possibile modifica e rivoluzione (e in ogni caso spiritualmente non mi toccherebbe, a meno che non sia una scoperta rivoluzionaria sotto ogni punto di vista).

            Se qualcosa viene spacciata per verità assoluta dal momento in cui si inizia a credere (scusa se il verbo può sembrare un po’ provocatorio ma non me ne venivano in mente altri :p ) allora desidero esserne anche assolutamente convinto. Per fare ciò, personalmente ho bisogno di prove materiali della sua esistenza…e come tu hai detto sono anche io consapevole che ciò che chiedo probabilmente non accadrà mai, ma per motivi diversi dai tuoi.

            Riguardo il senso della vita di un non credente: Innanzitutto credo che anche senza nessun senso preciso, la vita per molti sia bella abbastanza e che ne valga la pena viverla fino alla morte, che ci sia una fine o meno. Per quanto mi riguarda però la mia opinione è che il corpo muore, ma le memorie rimangono, nei testi, nei video, nel ricordo di chi ti ha conosciuto, che tu sia credente o meno. Vivo per quello, ho 20 anni e nella vita sto cercando di studiare regia. Spero che con i miei modesti lavori quando morirò qualcuno potrà utilizzarli come ispirazione per ciò che vuole trasmettere alle persone future. O che almeno possa essere utile a qualcuno e che contribuisca anche minimamente all’evoluzione dell’uomo. E’ un discorso che si può fare con qualunque persona indipendentemente dal mestiere e dal credo.

            Credo anche io in una vita infinita in un certo senso, ma in una concezione molto diversa dalla vostra. Credo in un flusso che tenta continuamente di andare sempre più in alto, una fila lunghissima di vite che si aggrappano una all’altra e che traggono la loro forza per tirarsi verso l’alto dalle conoscenze delle vite che non ci sono più. Un flusso dove da un capo periodicamente viene aggiunto un pezzo e dall’altro invece tolto, la vita e la morte insomma. Sì, si muore…ma il flusso sale sempre più in alto finchè ce la fa. Per me lo scopo della vita è contribuire a far salire le altre ed evitare che l’intera struttura crolli, finchè il corpo ce lo concede.

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            • Franz ha detto in risposta a Roberto

              Finalmente qualcuno che ha qualcosa da dire, ancora grazie! Rispondo su ciò con cui non mi trovo d’accordo (tra l’altro siamo quasi coetanei)…

              “Sono ateo perchè non ho prove materiali della sua presenza”…ma nemmeno io. Non abbiamo prove materiali di molte cose, l’esistenza dell’amore, della vera amicizia, della felicità, della verità…eppure basiamo la nostra vita confidando nella loro esistenza. Cioè raggiungiamo delle certezze morali, che non hanno nulla da invidiare alle certezze scientifiche o alle prove materiali, anzi. Cioè siamo tutti convinti di cose che nessuno ha mai dimostrato e di cui nessuno ha prove materiali. Eppure dubitiamo solo su Dio, sull’Assoluto, che poi è in fondo la spiegazione più logica dell’essere di queste entità.

              “senza nessun senso preciso, la vita per molti sia bella abbastanza e che ne valga la pena viverla fino alla morte, che ci sia una fine o meno”…è proprio quell’abbastanza che non basta. L’uomo per sua natura non si accontenta mai, credo sia un’illusione pensare di farsi bastare una sopravvivenza quando invece si vorrebbe vivere (lo dico in generale). Continuo a ritenere che senza possedere un senso compiuto della nostra presenza sulla Terra non esista alcun motivo di prolungare questa nostra vita, spesso e volentieri drammatica e infelice.

              ” il corpo muore, ma le memorie rimangono, nei testi, nei video, nel ricordo di chi ti ha conosciuto, che tu sia credente o meno”…lo trovo poco soddisfacente…vivere per lasciare un ricordo, è come andare a fare il professore per lasciare un ricordo di sé in quella scuola. Non basta, non basta, lo dico per me innanzitutto. Inoltre è un atto di fede il fatto che qualcuno si ricordi di noi, e ovviamente vale solo per alcune persone, cioè coloro che hanno intrapreso relazioni sociale forti. E quale risposta si possono dare i poveretti a cui non bada nessuno? Niente testi, niente video, niente amicizie…o è una risposta all’uomo, a tutti gli uomini, o non è una risposta. E’ una verità solo per alcuni? E quindi non è una verità.

              “quando morirò qualcuno potrà utilizzarli come ispirazione”…è un pensiero gentile, ma non basta a motivare la nostra presenza quotidiana sul lavoro. L’uomo desidera una risposta a sé, è abbastanza egoista…la tua è una forma di carità continua verso altri, concepisci la tua esistenza come servizio a chi verrà dopo e dubito fortemente che tu sia ispirato realmente da questo concetto, perché taglieresti fuori le esigenze e i desideri del tuo io.

              “Per me lo scopo della vita è contribuire a far salire le altre”….ribadisci dunque questo nobile significato. Ma rimane contraddittorio perché nessuno ti assicura che ciò che costruirai servirà realmente a qualcosa. E coloro che non sapranno costruire nulla? Quale risposta daremo a loro? Ritengo anche che sia un’autoconcezione decisamente discriminante verso la propria umanità, che urla ad un significato per sé e non per gli altri.

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            • alèudin ha detto in risposta a Roberto

              Ciao Roberto la tua visione dell’umanità e della vita è molto simile a quella di Teillard de Chardin vedi qua
              http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Teilhard_de_Chardin

              potrebbe sorprenderti.

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  6. GIO GERMANI ha detto

    Sono d’accordo con chi vuol tutelare la ricerca, la ricerca e’ scienza se non partiamo da questa certezza non appropiamo da nessuna parte, cosi’ come Dio e’ Dio, diventa marginale chi lo ha incontrato e chi no, resta che se c’e’ c’e’ una tensione che appaga altrimenti c’e’ il non senso come dice Andreoli, non importa davvero che tu sia credente ma ti fa bene pregarlo, e dice: tra il Dio che non c’e’ e il nulla c’e’ un enorme differenza, perche’ il nulla c’e’ senza alcun dubbio e il Dio che si cerca non c’e’ di fatto, poiche’ non lo si e’ ancora incontrato, ma puo’ esserci altrimenti cercarlo sarebbe follia, invece il farlo da a quel nulla la possibilita’ di esserci domani, il Dio della speranza…. pregare vuol dire riconoscere che questo mondo ha bisogno di dei non solo di uomini.

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  7. Il Bruco ha detto

    ma pensare che il solo fatto di avere fede in qualcosa sia d’aiuto psicologico no? oppure questo studio non funziona per i musulmani, buddisti ecc?

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    • Norberto ha detto in risposta a Il Bruco

      In questo caso i ricercatori hanno valutato solo cristiani, e non musulmani e buddhisti. In fondo si ha fede anche nella non esistenza di Dio…non capisco i termini del problema…oppure non è un aiuto psicologico?

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    • Laura ha detto in risposta a Il Bruco

      Ma il fatto che sia d’aiuto psicologico non ti fa sorgere il “perché” sia d’aiuto psicologico? Rileggiti i commenti…

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    • M-17 ha detto in risposta a Il Bruco

      Appunto per gli atei non funziona…. e di conseguenza vivono peggio il recupero da questa malattia lo studio dice questo mi pare….quello che io derivo da questi e dagli altri studi è che la scommessa di pascal tra ateo e religioso è sicuramente vantaggiosa per il credente e non per il non credente… il punto contestato cioè Dio non esiste ed io ci ho creduto effettivamente provoca comunque dei benefici anche notevoli al credente pertanto secondo il mio punto di vista credere è sicuramente meglio di non farlo anche solo dal punto di vista del materialistico piacere del vivere (attenzione gli studi dimostrano anche che bisogna crederci per davvero e non per utilitarismo)

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      • Roberto ha detto in risposta a M-17

        Beh su questo non c’è dubbio. Essere sicuri che ci sia qualcosa di superiore pronta ad aiutarci e che la morte sia solo l’inizio di un’altra tappa è certamente una bella cosa. Però se una persona non crede a queste cose, sicuramente non basterà far finta o sforzarsi di crederci per migliorare la propria vita. Per questo criticavo chi affermava che l’ateo è masochista. Non è una scelta, è semplicemente la conseguenza della nostra personale interpretazione delle prove e dei fatti esistenti.

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        • Hugo ha detto in risposta a Roberto

          Ma se l’esistenza di Dio non si può dimostrare, il credente e l’ateo sono nella stessa situazione. Però l’uno vive “in modo più soddisfacente” dell’altro e quindi a parità di situazione il secondo è volontariamente più “masochista” dell’altro. Ricorda molto la scommessa di Pascal…

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        • M-17 ha detto in risposta a Roberto

          Si posso essere d’accordo con te su alcune cose ma su altre no(nonostante sia piacevole leggere i tuoi commenti)… cmq anche io sono partito da posizioni molto simili alle tue e ancora adesso non so bene dove sono arrivato… ( ti dico che credo in qualcosa che molti chiamano dio ma direi che ho un “rapporto personalizzato con dio” se mi si può passare l’espressione). Una cosa che tu dici è vera non si può credere per convenienza ed è giustissimo, quello che a me fa rabbia degli atei “estremi” e dei fondamentalisti religiosi è il fatto che smettono di cercare… io mi infastidisco proprio quando un ateo dice che il cristianesimo o il buddismo sono sbagliati senza averli mai provati veramente così come il fondamentalista non accetta altre cose perchè il suo dogma (avrai capito che a me i dogmi non piacciono molto) lo nega cosi come scienziati che non accettano che alcune cose siano inspiegabili o che lericerche che fanno scomodo non vengono mai analizzate a fondo…inoltre io dal mio punto di vista ho iniziato a credere al divino leggendo i misteri scientifici della natura… L’ateo Piero Angela e i suoi documentari sulla scienza e la fisica quantistica insegnata da quel pazzo di mio cugino mi hanno reso più convinto dell’esistenza dell’ordinatore che della sua assenza, inoltre tra tutti i misteri di cui il mondo è pieno Dio mi pare decisamente possibile forse non è come lo descriviamo noi però ne sono quasi convinto (cmq non penso sia solo il fatto che dio ti aiuta nella morte e l’altra vita… i Buddisti ad esempio credono nei Deva… ma lo scopo del credo è smettere di rivivere per quelli che credono nella reincarnazione mentre per gli altri non esiste neanche anima e vita dopo la morte ma le divinità esistono uguale … così poi come esistono cristiani spavenatatissimi perchè i loro peccati saranno punti mentre un ateo può fare tutto quello che vuole e non deve temere nulla di ultraterreno( e di qui mi paiono anche ovvie le ricerche che affermano che i credenti siano “meno criminali” dei non credenti dopotutto i credenti convinti hanno ben 2 leggi e non una)

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