L’evoluzione dell’occhio rende ancora inquieti i neodarwinisti


di Michele Forastiere*
*insegnante di matematica e fisica in un liceo scientifico.

 

“Dove hai preso quegli occhioni?”. Stavolta parliamo di occhi. La frase è il titolo di un articolo in cui Richard Dawkins tenta di minimizzare il famoso problema dell’evoluzione dell’occhio.

In realtà, la questione dell’occhio nasce insieme alla teoria dell’evoluzione. Ne “L’origine delle specie” Darwin afferma infatti: «Supporre che l’occhio, con tutti i suoi inimitabili meccanismi […], si possa essere formato per mezzo della selezione naturale, sembra, lo confesso liberamente, assurdo al massimo grado. Tuttavia la ragione mi dice che, se si potesse dimostrare l’esistenza di numerose gradazioni da un occhio perfetto e complesso a uno molto imperfetto e semplice, ogni gradino essendo utile al suo possessore […], allora la difficoltà di credere che un occhio perfetto e complesso si possa formare mediante la selezione naturale, sebbene insuperabile dalla nostra immaginazione, potrebbe a stento ritenersi reale». Va detto che il problema dell’individuazione dei suddetti gradini è sempre apparso particolarmente tenace.

Il primo tentativo apparentemente efficace di spiegazione gradualistica darwiniana è del 1994: si tratta del famoso lavoro di Nilsson e Pelger A pessimistic estimate of the time required for an eye to evolve, al quale fa entusiasticamente riferimento Dawkins nell’articolo citato. L’ipotesi si può riassumere più o meno come segue:
1) un occhio imperfetto e semplice è costituito da uno strato di cellule sensibili alla luce, grazie alle quali l’animale è capace di dirigersi verso la direzione generica della fonte di luce.
2) l’evoluzione comincia con l’”insaccamento” di questo strato in una specie di pozzetto semisferico;
3) quando il pozzetto è diventato abbastanza profondo, appare all’ingresso della cavità un diaframma circolare che va progressivamente restringendosi;
4) nell’incavo, già pieno di una sostanza trasparente, si forma gradualmente una zona di densità più elevata che agisce da lente.

E così, sembrerebbe proprio che si possa arrivare a un occhio “perfetto e complesso” attraverso una serie di piccole variazioni, a partire da un occhio “imperfetto e semplice”. Oltretutto, secondo gli autori la transizione non richiederebbe più di 400.000 anni! Non c’è da stupirsi che questa clamorosa affermazione abbia suscitato tanto entusiasmo nei circoli ultra-darwinisti. D’altra parte, purtroppo per questi ultimi, non è difficile dimostrare che essa è quanto meno un po’ avventata. Infatti, la catena evolutiva descritta nei passaggi precedenti non è affatto graduale e continua, dal momento che i passaggi 2 → 3 e 3 → 4 non corrispondono a minime modificazioni di una stessa caratteristica (la forma del “proto-globo oculare”, per intendersi), ma comportano l’”invenzione” di due specifiche strutture organiche del tutto indipendenti, la “proto-pupilla” e il “proto-cristallino”.
Insomma, si capisce che è richiesta l’immissione saltuaria di nuova informazione, ovvero la comparsa casuale di novità impreviste e non implicite nel patrimonio genetico preesistente. Di conseguenza, nessuna teoria può essere in grado di prevederne la tempistica.

C’è poi, nella questione dell’evoluzione degli organi complessi, un importante fattore di cui tenere conto: ed è quello della “larghezza del setaccio”. Mi spiego: la selezione naturale darwiniana non è in grado di distinguere tra una mutazione che porta alla formazione di un organo complesso e una che semplicemente favorisce la sopravvivenza del singolo animale; perciò, essa costituisce un “setaccio” troppo largo: esistono infatti troppe modalità alternative di sopravvivenza, che non sono – invariabilmente o necessariamente – le migliori. Facciamo un esempio: prendiamo il caso di un’ipotetica specie acquatica formata da erbivori. Supponiamo che tutti gli individui della specie stiano per passare dalla fase 3 alla fase 4: dunque hanno una struttura oculare ottimizzata per funzionare senza lente (il “proto-cristallino”) e sono – per così dire – “in attesa” che una mutazione casuale la faccia comparire. Visto, però, che al Caso non si comanda, potrebbe capitare che nell’ambito della specie compaiano due gruppi mutanti: uno, finalmente dotato di “proto-cristallino”; l’altro, ancora fornito del vecchio modello di occhio – ma leggermente più prolifico. I due gruppi vengono mangiati dagli stessi carnivori e sono in competizione per le stesse risorse alimentari. Chi può dire, perciò, quale di loro prevarrà? La selezione naturale non riesce, infatti, a distinguere la caratteristica veramente migliore sul lungo termine (un occhio dotato di cristallino) da quella che permette solo all’animale di avere una discendenza più numerosa. Infatti, un occhio non ancora completamente evoluto non è necessariamente vantaggioso per il suo possessore: se l’animale non riesce ad adattare l’apertura a condizioni di luce variabile, risulta cieco a tutti gli effetti quando, per esempio, l’illuminazione diventa scarsa… insomma, potrebbe bastare il passaggio frequente di nuvole per mandare al Creatore tutte quelle speranzose bestioline con occhioni tanto promettenti, e decretare invece il successo dei poveri parenti semi-ciechi, ma più fecondi di loro.

Ad ogni modo, nessuno considera ancora chiusa la questione dell’occhio. È appena dello scorso giugno un articolo di Trevor D. Lamb in cui si dichiara baldanzosamente che «ormai gli scienziati hanno una chiara visione di come sia apparso il nostro occhio notoriamente complesso». In effetti, questo lavoro non aggiunge granché alla problematica in questione (cfr. www.evolutionnews.org/2011/06/). Oltretutto, ho trovato molto divertente la seguente affermazione di Lamb: «I risultati indicano che il nostro genere di occhio […] si formò in meno di 100 milioni di anni, evolvendo da un semplice sensore di luce […] a partire da 600 milioni di anni fa». Meno di cento milioni di anni? Altro che i 400.000 anni di Nilsson e Pelger, allora! Del resto, se pensiamo che in un arco di tempo molto inferiore – forse lungo soli dieci milioni di anni sarebbero apparsi tutti i piani corporei animali conosciuti… ci rendiamo conto che, probabilmente, c’è ancora una volta qualcosa che non torna nel ragionamento gradualistico darwiniano. Con buona pace di Dawkins e seguaci.

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65 commenti a L’evoluzione dell’occhio rende ancora inquieti i neodarwinisti

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  1. alèudin ha detto

    ok l’occhio, e il rene? e il polmone? e l’orecchio? e tutti insieme? bo.

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    • Franco ha detto in risposta a alèudin

      Beh, diciamo che la complessità dell’occhio non credo abbia paragoni…

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    • Michele Forastiere ha detto in risposta a alèudin

      Certo, l’evoluzione di TUTTI gli organi complessi è difficile da spiegare mediante il paradigma darwiniano. Persino l’evoluzione delle mascelle (che non sono poi strutture tanto complesse rispetto all’occhio) si spiega male dal punto di vista della selezione naturale, come evidenzia bene per esempio Remy Chauvin ne “La biologia dello spirito” (edizioni San Paolo, 1995). Non parliamo poi della co-evoluzione di organi complessi (che dire dell’accoppiata corde vocali-orecchio?) e di interi organismi radicalmente mutati (come la giraffa: a differenza di quanto ci racconta la “vulgata” darwiniana, non basta che si allunghi il collo per ottenerla a partire da un’antilope).
      L’occhio, comunque, è considerato esemplare proprio perché lo stesso Darwin ne ha voluto parlare fin dall’inizio… ed è effettivamente MOLTO complesso!

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      • Ercole ha detto in risposta a Michele Forastiere

        Una domanda Michele: ma perché se è così tanto difficile spiegare in modo darwinista tutti questi organi, esistono ancora ben pochi scienziati che si staccano da esso, rimanendo ovviamente nel campo evolutivo?

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  2. Mr. Crowley ha detto

    Be’ hanno scoperto da poco che i Trilobiti (animali acquatici preistorici) avessero un tipo di occhio estremamente complesso.
    Non mi risulta l’esitenza di esseri con organi “parziali” o “semifunzionanti”.
    E’ questa una delle critiche mosse dai creazionisti, cioe’ tutte le specie viventi hanno gli organi che servono loro a vivere, non ci sono organi “superflui” o che fanno un mezzo lavoro.

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    • Max ha detto in risposta a Mr. Crowley

      Certo che esistevano animali con occhi piu’ semplici di quello.

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      • Mirko Allegri ha detto in risposta a Max

        Ma una via di mezzo, una progressione? Allontaniamoci il più possibile dal creazionismo, però prestiamo attenzione perché le critiche al neodarwinismo sono molto interessanti!

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        • Ercole ha detto in risposta a Mirko Allegri

          Guarda anch’io la penso così. E mi pare anche il dott. Forastiere che è andato a citare il sito evolutionnews che è il canale del movimento Intelligent Design. Finché criticano e trovano contraddizioni nei neodarwinisti sono veramente preparati, poi sbagliano a proporre la loro alternativa.

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        • Max ha detto in risposta a Mirko Allegri

          Sono d’accordo anche io con le critiche al quel darwinismo che cerca di negare l’esistenza di Dio.
          Comunque la progressione tra un occhio piu’ semplice ad uno piu’ complesso e’ presente se uno vede l’intero, enorme, albero evolutivo delle specie. Come cio’ sia avvenuto, e’ un altro paio di maniche.

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          • Mirko Allegri ha detto in risposta a Max

            Max credo che sul come sia avvenuto che nascono i problemi…che sia avvenuto è un dato di fatto credo. Il non essere dimostrati i passi intermedi mette in crisi la tesi gradualista e riporta in attualità il pensiero di Gould.

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      • Mr. Crowley ha detto in risposta a Max

        Non lo so.
        Anche perche’ gli organi sono di solito dimensionati per cio’ che devono fare:
        Per esempio la mosca ha occhi piccolissimi ma molto complessi.
        Il gufo li ha specializzati per vederci al buio.
        L’acquila ha una vista molto migliore della nostra (riesce a definire meglio i particolari di cio’ che vede).
        In questo genere di paragoni uno normale si sente in un abisso di ignoranza.

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  3. Max ha detto

    Ho letto l’articolo di Trevor D. Lamb e personalmente l’ho trovato interessante, anche se pure a me e’ sembrato un po’ troppo “trionfalistico”, in un certo senso.

    Secondo me non abbiamo ancora capito tutto di come l’evoluzione sia avvenuta anzi, non siamo nemmeno a meta’ strada…

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    • Marco ha detto in risposta a Max

      Secondo me non l’abbiamo capita perché chi la studia, la maggioranza, intende usarla per motivi filosofici insistendo su un concetto di evoluzione -quella darwinista o neodarwinista- che non è più suffragata da molto prove.

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  4. fabrizio privato ha detto

    L’evoluzione in sè è un fatto, alcune parti del darwinismo invece sono puramente ideologiche.

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  5. Antony ha detto

    Se è possibile mi piacerebbe chiedere a Forastiere quale sia lo scopo del suo interessante ragionamento. Trovare contraddizioni nel neodarwinismo? E proponendo quale alternativa? Grazie.

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    • Michele Forastiere ha detto in risposta a Antony

      Salve a tutti. E’ un piacere ritrovarvi qui. Provo a rispondere rapidamente ad Antony, che (mi sembra) non avevo incontrato nelle precedenti discussioni.
      Le mie riflessioni si sono sviluppate essenzialmente a partire da un’osservazione: e cioè che una parte consistente dell’apparato divulgativo evoluzionista non è – a mio parere – del tutto soddisfacente dal punto di vista scientifico. Ho poi provato a trarre le conseguenze di ciò, cercando di informarmi un po’ meglio sull’effettivo stato dell’arte del neo-darwinismo. Mi sono imbattuto nell’ID, ma anche in Gould, Sermonti, Koonin, Eldredge, Chauvin, Piattelli-Palmarini… e alla fine ne sono venute fuori alcune interesssanti considerazioni, parte delle quali sto condividendo con voi su questo sito. Per quanto riguarda la proposta di un’alternativa al neo-darwinismo… chiedo scusa, ma non mi sento certo in grado di fornirla io!

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      • Antony ha detto in risposta a Michele Forastiere

        Grazie! Insisto ancora un pochino dato che mi ha gentilmente risposto…cioè in altre parole lei critica (molto bene tra l’altro) il neodarwinismo ma senza indicare nessuna altra via. E come è possibile? In base a cosa suggerisce che una cosa è sbagliata o giusta senza alcun paragone o confronto? Se togliamo il neodarwinismo, il creazionismo, il Disegno Intelligente…cosa rimane? Lo chiedo senza malizia, vorrei proprio capire.

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        • Michele Forastiere ha detto in risposta a Antony

          Il neodarwinismo non è un dogma, ma una teoria scientifica dell’evoluzione: in quanto tale può, eventualmente, essere falsificata e sostituita da un’altra teoria scientifica, che spieghi meglio i fenomeni evolutivi. La necessità di un superamento è stata in effetti avvertita da più parti: dai paleontologi (Gould e Eldredge in testa), dagli etologi (Chauvin), dai genetisti (Sermonti). La strada che prenderà la teoria dell’evoluzione non è ancora chiara, ma probabilmente richiederà la rinuncia a una parte del paradigma determinista/riduzionista. Naturalmente ignoro in che modo! Comunque – se non l’ha già fatto – per farsi un’idea più chiara delle mie posizioni potrebbe dare un’occhiata ai dibattiti precedenti (per esempio qui: http://www.uccronline.it/2011/05/19/recensione-del-libro-%E2%80%9Cevoluzionismo-e-cosmologia%E2%80%9D/#comment-8741 e qui http://www.uccronline.it/2011/06/18/lenigma-dellabiogenesi/).

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          • Mr. Crowley ha detto in risposta a Michele Forastiere

            Quello che rende interessante l’argomento e’ che sia la sintesi che la ricerca su questo oggetto non puo’ essere il frutto lavoro di un solo ramo della scienza (e neppure di un solo uomo).
            Interessa gli etologi, i paleontologi e i genetisti (in ultima analisi anche i filosofi).
            Solo che dopo piu’ di due secoli sembriamo ancora nel buio piu’ totale.
            Resta solo il mistero e tante teorie.

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          • Antony ha detto in risposta a Michele Forastiere

            Grazie.

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      • Franz ha detto in risposta a Michele Forastiere

        E’ un piacere per noi leggere un altro suo articolo!

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  6. Stefano ha detto

    Scusi Professor Forestiere, ma quello che dice è assurdo: che senso ha un Dio che crea le cose tramite l’evoluzione? Non era più semplice la creazione?
    La verità è che voi credenti vi attaccate a questi mezzucci per provare l’esistenza di Dio!

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    • Raffa ha detto in risposta a Stefano

      Ah si? Vogliamo addirittura provare l’esistenza di Dio? E poi cosa ce ne faremmo del libero arbitrio? Dovremmo essere obbligati a credere in Lui? Piuttosto mi suiciderei!

      “che senso ha un Dio che crea le cose tramite l’evoluzione?”…giuro che è una delle domande più assurde che abbia mai sentito…è come chiedere: che senso ha che Dio si sia fatto uomo? Non poteva scendere dal cielo su un carro dorato per rivelarsi agli uomini? Non solo vogliamo far credere di aver capito i pensieri di Dio e i suoi ragionamenti, ma addirittura glieli confutiamo già suggerendo altre vie…Stefano credo che il tuo commento sia uno dei più incredibili che abbia mai letto.

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    • Ercole ha detto in risposta a Stefano

      Meno male che arrivi tu a dirci qual’è la verità va!

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    • Ercole ha detto in risposta a Stefano

      Le uniche cosa assurde di questa pagina sono entrambi i tuoi commenti…!!

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  7. Stefano ha detto

    Eppoi, non voglio essere irrispettoso, per carità, ma non le sembra assurdo che la Chiesa s’inventi l’assurdità delle cliniche che perpetrano delle truffe con le staminali per bloccare le ricerche su di esse?

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    • Raffa ha detto in risposta a Stefano

      Ah, non avevo ancora letto questo, che è ancora peggio…la Chiesa inventerebbe le cliniche della truffa delle staminali??????????? Ma che diavolo dici?????

      La Chiesa punta sulla staminali del cordone ombelicale (quelle “adulte”) che sono le uniche ad aver dato risultati veramente positivi. Si oppone all’aborto e anche all’eliminazione di embrioni umani, attraverso appunto le cellule embrionali. Ha quindi investito denaro nella ricerca: http://it.notizie.yahoo.com/staminali-ricerca-su-cellule-adulte-un-convegno-vaticano-143100737.html

      Dai, però il livello era abbastanza alto…perché intervenire con queste sciocchezze??

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    • alèudin ha detto in risposta a Stefano

      @Stefano hai finito le cartucce e sei passato direttamente al delirio?

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  8. Stefano ha detto

    Le inchieste condotte da persone che parlano di queste truffe sono chiaramente cavolate e non fanno altro che diffamare prestigiose aziende come la Beike.
    C’è sotto lo zampino del Vaticano, ci scommetto!
    Si sa che il libro Le Cellule della speranza è stato finanziato dal Vaticano, è oramai provato!

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    • Mr. Crowley ha detto in risposta a Stefano

      La Beike e’ una ditta Cinese (quindi COMUNISTA come te!).
      Non sputare nel piatto in cui mangi per piacere!.
      Il Vaticano e il governo cinese non vanno per ora molto d’accordo.
      Il libro “Le cellule della speranza” non mi pare sia pubblicato da una casa editrice cattolica, e’ un libro divulgativo, cioe’ ti evita le truffe se lo leggi prima.
      Se vuoi dare le colpe al Vaticano della tua vita infelice accomodati.
      Ma escludi a priori la tua felicita’.

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    • Mr. Crowley ha detto in risposta a Stefano

      Oltretutto Odifreddi mi ha detto che i soldi per il libro “Le cellule della speranza” a Benedetto XVI li ha prestati Augias insieme alla Hack.
      Ecco perche’ si sa che e’ stato il Vaticano a sponsorizzarlo.

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  9. Stefano ha detto

    Fatemi vedere un’inchiesta di giornali esteri che dica le stesse cose ed ammetterò di sbagliarmi!

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  10. Larry SFX ha detto

    traduzione: CHE CASINO!

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  11. Stefano ha detto

    @Mr Crowley: Le cellule staminali che servono sono le embrionali, quelle adulte sono completamente inutili e nocive, perciò il tuo post non fa che difendere inutilmente il Vaticano!
    Dopo i pessimi risultati ottenuti dalle sperimentazioni su base IPS (Pluripotenti Indotte ottenute da staminali adulte) si è capito che sono completamente inutili.

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  12. Stefano ha detto

    @Mr Crowley: Infatti la beike è una ditta seria, siete voi cattolici che la discriminate ingiustamente!

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  13. Riccardo ha detto

    Come imbecillità sembri proprio mio fratello, anche lui mi ha detto le stesse cose quando ha visto il libro “Le Cellule Della Speranza”.

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  14. Riccardo ha detto

    Hai qualche studio serio da farmi vedere che provi l’efficacia delle terapie di queste cliniche?

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  15. Max ha detto

    Brutta cosa quando l’ideologia e rabbie personali si mettono di mezzo…

    Stefano, dai un’occhiata qui e vedi le cure che le cellule staminali adulte producono *as matter of fact*.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Adult_stem_cell

    Le cellule staminali adulte sono *completamente inutili e nocive*? ma dove hai letto questa barzelletta?

    E che non c’e’ nemmeno bisogno di essere credenti per avere serie obiezioni all’uso delle staminali embrionali

    http://www.nydailynews.com/opinions/2009/03/13/2009-03-13_president_obamas_stem_cell_stand_is_imma.html

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  16. Riccardo ha detto

    http://www.uccronline.it/2011/04/03/studio-usa-le-staminali-pluripotenti-indotte-guariscono-degenerazione-maculare/

    «Mia figlia immobile, salvata dalle staminali»
    «Non so se durerà e non so quanto, ma so che oggi la mia bambina deglutisce, respira e gira la testa per guardarci. Ed è una bella sensazione». Non usa toni trionfalistici, anzi, colpisce la pacatezza del racconto del papà della bambina veneziana di otto mesi affetta da una grave malattia neurodegenerativa, che è stata sottoposta all’Irccs «Burlo Garofalo» di Trieste a un’innovativa terapia con cellule staminali mesenchimali (staminali adulte). A distanza di alcune settimane dall’intervento, avvenuto il 26 gennaio, i primi, timidi, segnali di miglioramento ci sono. E sono innegabili.

    La bimba ora è a casa, a Venezia. «L’atrofia muscolare spinale è stata diagnosticata prestissimo – ricorda il padre della piccola paziente – e ci è stato spiegato che si era manifestata al livello più grave, senza possibilità di guarigione. L’unica alternativa propostaci era esclusivamente quella con le cure palliative». La Sma1 è una grave malattia degenerativa che non lascia scampo. Con un’incidenza di un caso su 10mila nati, è causata dalla morte progressiva delle cellule neuronali e porta a una paralisi completa già nei primi mesi di vita. A fronte di una diagnosi così perentoria e irrevocabile, superato il comprensibile sconforto, i genitori non si arrendono, e cominciano a setacciare il web alla ricerca di informazioni. Un po’ come i coniugi Odone, quelli de “L’olio di Lorenzo” per intenderci. E circondati dalla stessa diffidenza dei medici, si industriano, girano, bussano alle porte, cercano strade alternative che li portano dagli Stati Uniti all’Asia sulle piste di una nuova terapia a base di cellule staminali adulte.

    Approdano così a due passi da casa, al Burlo di Trieste, un’eccellenza nella cura delle patologie infantili, e incontrano il dottor Mariano Andolina. Il pediatra ascolta, spiega, non illude. Propone un tentativo che prevede limitati rischi e poca invasività. I genitori accettano, senza aspettarsi il miracolo, ma sperando di andare incontro almeno a un minuscolo segno di progresso. L’operazione, avvenuta con il via libera del Tribunale Civile di Venezia, ha utilizzato il protocollo medico della Stamina Foundation Onlus, che utilizza esclusivamente staminali adulte, con cellule prodotte dal Laboratorio Verri di Monza. Le cellule staminali mesenchimali (Mscs) sono cellule immature con la capacità di autorinnovarsi e differenziarsi continuamente in cellule specializzate tessuto-specifiche. Dimostratesi più stabili delle embrionali, sono cellule di origine midollare ma si ritrovano anche nel tessuto adiposo, nel sangue periferico, nel cordone ombelicale, nel derma, nel pancreas, nel fegato, nel polmone e in altri tessuti fetali; nel midollo osseo in particolare svolgono un importante ruolo come cellule della nicchia ematopoietica.

    Si è trattato del primo caso di terapia con cellule staminali intratecali effettuato in Italia e il primo in Europa in una malattia come questa. Le cellule, provenienti da una biobanca che raccoglie materiale biologico da donatori adulti, sono state messe in coltura ed espanse nel laboratorio di Monza, quindi congelate in azoto liquido e inviate a Trieste. A questo punto sono state iniettate in profondità per via lombare, quasi come per effettuare un’epidurale, fino ad arrivare nel liquor e, di lì, raggiungere rapidamente il livello cerebrale. «Da quando nostra figlia è nata – prosegue il papà – la progressione della malattia è stata veloce e inesorabile. Senza margini di evoluzione positiva. Ora invece sono scomparsi i problemi di deglutizione, hanno cominciato a vedersi piccoli movimenti dell’avambraccio e una sensibile mobilità del collo e delle gambe».

    «E’ presto per dire se la terapia porterà a una guarigione completa o solo a un miglioramento della patologia nella bimba – ha affermato il pediatra immunologo, responsabile del Dipartimento Trapianti del Burlo, Mariano Andolina, che ha effettuato l’intervento – ma è certo che le abbiamo salvato la vita: questa patologia porta infatti a una paralisi progressiva che coinvolge anche i muscoli respiratori, fino a rendere impossibile la respirazione se non con l’ausilio delle macchine. Grazie al trapianto di staminali, questo meccanismo degenerativo è stato bloccato». Anche il professor Angelo Vescovi, esperto di staminali dell’Università di Milano Bicocca, si rallegra ma invita a una doverosa prudenza: «Quella della sperimentazione con le cellule staminali effettuata a Trieste è un’ottima notizia, ma va presa con la dovuta cautela, perché è passato troppo poco tempo dall’operazione per poter fare affermazioni definitive. Il risultato ottenuto finora è in linea con quello che ci si aspetta da un intervento del genere ma il problema è che su un singolo caso e dopo solo tre settimane è difficile trarre conclusioni».

    Forse è veramente prematuro gioire pienamente per un recupero definitivo e, per loro stessa ammissione, la quieta serenità dei genitori è ammantata di discrezione, per non indulgere in false speranze né per sé né, soprattutto, per tutti coloro che vivono la quotidiana impotenza di accudire un figlio o un familiare affetto da sindromi così infauste. Resta – innegabile – un dato di fatto: una terapia a base di cellule staminali adulte ha aperto uno spiraglio di cura efficace. Non trascuriamola.

    E’ un articolo pubblicato su Avvenire.

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  17. Stefano ha detto

    @Riccardo: Magari voi siete persone anche più intelligenti dei non credenti e non ho mai detto di odiare i credenti, solo che persino Gesù sarebbe schifato dai ricconi del Vaticano! Le ricerche con le cellule adulte sono incerte e piene d’interrogativi, mentre quelle sulle embrionali potrebbero già da ora guarire molti malati.
    @Mr Crowley: Odifreddi ed Augias sono chiaramente pagati dal Vaticano per mettere in cattiva luce gli atei, in modo da consentire alla Chiesa di fare la vittima.

    Vi lascio: siete persone intelligenti ed in gamba, ve lo concedo, ma siete troppo fanatici per essere ragionevoli,

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    • Mazzzinga ha detto in risposta a Stefano

      eureka! non ci avevo pensato. l’uaar è stata fondata dal Vaticano (carcano è solo un prestanome), per combattere l’ateismo dilagante. Effettivamente ci sta riuscendo bene…
      °ç°

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      • Mr. Crowley ha detto in risposta a Mazzzinga

        Ce ne hai messo del tempo per capirlo.
        Ma noi… viviamo in Matrix o in Beddamatrix?.

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        • Mazzzinga ha detto in risposta a Mr. Crowley

          Beddamaaaatrix

          se non mi illuminava stefano non ci sarei arrivato…

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          • Mr. Crowley ha detto in risposta a Mazzzinga

            Si’ ma non sai che i 100 mila e passa euri dell’UAAR provengono dalla vendita del Graal a Fantomas, il quale, con l’aiuto della Spectre lo utilizzera’ per conquistare il mondo!.

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        • Domenicotis ha detto in risposta a Mr. Crowley

          Be’ vedendo certi vescovi progressisti che indossano “abiti” carnevaleschi, mi è talvolta venuto il dubbio che Matrix esista sul serio e abbia qualche problema di funzionamento 🙂

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    • Piero ha detto in risposta a Stefano

      ma siete troppo fanatici per essere ragionevoli

      Ma senti chi parla!
      Di fanatici come te ne facciamo (o meglio, per quanto mi riguarda) volentieri a meno, grazie…

      P.S.: sei lo stesso che prima si firmava stefan@ ?

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    • Mandi ha detto in risposta a Stefano

      Ricconi del Vaticano? Il Vaticano è in rosso: http://blog.panorama.it/italia/2008/07/11/meno-nove-milioni-le-casse-del-vaticano-vedono-rosso/

      Ma c’è almeno una cosa che dici senza dire menzogne?

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    • Franz ha detto in risposta a Stefano

      “Odifreddi ed Augias sono chiaramente pagati dal Vaticano per mettere in cattiva luce gli atei, in modo da consentire alla Chiesa di fare la vittima”….oddio questo è matto!! E dice a noi “fanatici”!!!

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  18. Michele Forastiere ha detto

    Scusate se non sono intervenuto prima, ho potuto collegarmi solo ora. Prima di tutto un abbozzo di risposta al commento di Ercole delle 01:56 : forse, pochi scienziati si staccano dallo schema darwinista perché, per farlo, dovrebbero rinunciare a una delle più ingombranti eredità del Positivismo ottocentesco, vale a dire la fiducia assoluta nel determinismo/riduzionismo. C’è anche da tenere conto, credo, del fattore “invisible college” (come lo definisce Michael Heller), cioè “l’insieme delle abitudini mentali elaborate dalla lunga tradizione, l’equilibrio fra le diverse scuole, i paradigmi pietrificati nei metodi e negli strumenti della trasmissione della scienza, i codici non scritti del comportamento e dei modi di accumulare le informazioni.” (in “Nuova fisica e nuova teologia”, edizioni San Paolo, 2009, pag. 38-39)
    Riguardo poi al primo commento di Stefano (5 luglio 2011 alle 23:13): naturalmente la scienza non ha alcun titolo per dimostrare né l’esistenza, né l’inesistenza di Dio. Supponendo del resto che Dio esista e che abbia effettivamente creato il mondo… penso, semplicemente, che lo avrebbe fatto nel modo in cui gli sarebbe parso e piaciuto (passatemi la piccola mancanza di finezza)! Più seriamente, forse il commento di Raffa delle 02:03 aiuta a intravvedere un inizio di risposta: ed è proprio “libero arbitrio”. Non potrebbe essere, infatti, che l’unico modo per ottenere un Universo con delle creature LIBERE di amarLo fosse proprio quello di crearlo così com’è, cioè in evoluzione?

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    • Michele Forastiere ha detto in risposta a Michele Forastiere

      Aggiungo, riguardo all'”invisible college”, un’osservazione che prendo dal libro di Chauvin che ho citato in un commento precedente (“La biologia dello spirito”, edizioni San Paolo, 1995): si tratta della storia tragica del biologo Paul Kammerer, che negli anni ’20 condusse una serie di esperimenti sulla possibile ereditarietà delle modificazioni indotte in anfibi. Bene, alcuni dei suoi risultati vennero criticati aspramente e ritenuti falsi. Il povero Kammerer, trovandosi improvvisamente di fronte alla prospettiva del discredito da parte dei colleghi e alla concreta possibilità di distruzione della carriera accademica, si tolse la vita.

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