Il microbiologo Pessina: «no all’utilizzo delle staminali embrionali»

Il microbiologo Augusto Pessina, responsabile del Laboratorio di Colture Cellulari dell’Istituto di Microbiologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, Presidente della Associazione Italiana Culture Cellulari (AICC), branch nazionale della European Tissue Culture Society (ETCS), e membro dello Scientific Advisory Board of NICB (National Institute for Cellular Biotechnology) presso l’Università di Dublino, si è schierato contro l’utilizzo delle cellule staminali embrionali.

Ha spiegato che l’avvocato generale della Corti di giustizia della Comunità europea, Yves Bot, ha «saggiamente sostenuto che tutte le procedure riguardanti cellule staminali embrionali umane (anche quando non coinvolgano direttamente la distruzione di un embrione umano) non possono essere brevettate. Ciò, sostanzialmente, in quanto equivale a fare un uso industriale di embrioni umani: cosa da ritenersi “contraria all’etica e alla politica pubblica”». La decisione in merito della Corte è prevista per maggio, e Austin Smith del Wellcome trust center di Cambridge ha proposto un appello contro Bot, chiedendo che la Corte bocci il suo parere, autorizzando così i brevetti riguardanti cellule embrionali umane.

Pessina spiega che Austin Smith porta a sostegno ragioni ambigue e fuorvianti, «egli sostiene che le cellule staminali embrionali sono solo linee cellulari e non embrioni. Peccato che ometta di dire che esse sono derivate dalla distruzione di embrioni umani (esseri umani in via di sviluppo) che lui definisce come “surplus” di ovociti fertilizzati in vitro (sic!)». Il microbiologo spiega tuttavia che molti sostenitori delle embrionali si sono convertiti di recente alle tecniche di riprogrammazione di staminali adulte (che non pongono implicazioni etiche). Conclude poi augurandosi che «la Corte Europea consideri seriamente la prudente posizione di Bot a salvaguardia della dignità della persona umana e la trasformi in legislazione. Sarà una ragione in più per sperare che all’Europa sia rimasto almeno qualche spezzone di quelle radici che per secoli le hanno permesso di crescere. E per ricordare che, in realtà, la vita umana è già stata brevettata», accennando ovviamente alla Creazione.

In un altro articolo dell’ottobre del 2009 si augurava che lo studio sulle cellule embrionali progredisca usufruendo delle «moltissime specie animali senza ricorrere all’uomo», mentre qualche mese prima spiegava tutto ciò che si cela dietro la ricerca sulle embrionali e il motivo per cui dissentire.

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