Il cristianesimo può essere smentito, le altre religioni no

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L’unico ad esporsi alla possibile falsificazione. Un confronto tra la pretesa storica del cristianesimo e le dottrine delle altre religioni.


 

Il cristianesimo ha una caratteristica unica: essere esposto alla verifica storica.

Se il suo evento centrale non è realmente accaduto, tutto viene meno.

La fede cristiana non si fonda infatti su principi morali o esperienze interiori, ma su una serie di eventi che sostiene essere realmente accaduti nella storia.

Raramente si riflette sul fatto che il cristianesimo si è fin da subito esposto deliberatamente alla possibilità di essere smentito attraverso l’indagine storica.

Eppure, secoli di ricerche, studi sulle origini e ritrovamenti archeologici non hanno mai scalfito il nucleo del credo cristiano. Anzi, innumerevoli scettici si sono convertiti proprio studiando seriamente la storia del cristianesimo.

Il confronto con altre grandi religioni è interessante.

 


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Il paganesimo

Il paganesimo non aveva e non pretendeva di avere alcun fondamento storico.

Le storie su Zeus, Atena, Apollo, Eracle o Dioniso circolavano attraverso poeti, tradizioni locali, opere teatrali e rappresentazioni artistiche, spesso con versioni totalmente differenti. Nessun credo sistematico.

Se qualcuno avesse dimostrato che, per esempio, la falsità di una determinata versione del mito di Eracle, non sarebbe cambiato nulla per la religione greca.

Questi culti non dipendevano dalla dimostrazione storica di una singola vicenda, erano miti utili come funzione simbolica, culturale e rituale.

 


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L’Islam e la storia

Allo stesso modo, la maggior parte del Corano è composta da aforismi e regole.

Non esiste un contesto chiaro da indagare o valutare, non esistono programmi universitari o studi sistematici sulle origini dell’Islam.

Quando qualcuno prova ad approfondire l’origine del Corano, de La Mecca o la reale identità biografica di Maometto, le cose diventano assai confuse e complicate.

 


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Il Buddhismo e le origini

Nel Buddhismo la situazione è simile.

Dottrine fondamentali come karma, rinascita e Anattā riguardano soprattutto la struttura dell’esistenza e l’esperienza spirituale: non dipendono dalla dimostrazione che un determinato evento storico sia avvenuto.

La rinascita può essere discussa anche sul piano empirico, ma non esiste un singolo avvenimento storico la cui falsificazione faccia crollare l’intero buddhismo.

Riguardo l’esistenza di Buddha, lo storico James Ketelaar (Università di Chicago) ha calcolato una discordanza di oltre 2.000 anni tra le prime fonti e la presunta data di nascita di Buddha.

Eppure, la sua storica, è effettivamente l’unico aspetto storico di valore per i buddhisti in quanto la loro fede -scrive Ketelaar- è «basata sul fatto che il Buddha storico avesse effettivamente raggiunto l’illuminazione»1J.E. Ketelaar, The Non-Modern Confronts the Modern: Dating the Buddha in Japan, History and Theory, Theme Issue 45 2006, pp. 73-74

Lo studioso buddhista Edward Conze ha sottolineato inoltre l’impossibilità di «isolare il testo originale»2Buddhist Scriptures, Penguin Classics 1959, pp. 11-12 delle fonti storiche del buddhismo. I principali scritti di Buddha risalgono a 600-900 anni dopo la sua morte.

 


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La storicità nell’Induismo

Qualcosa di analogo vale per l’Induismo.

Concetti come karma, reincarnazione e rapporto tra atman e Brahman appartengono prevalentemente al terreno metafisico e spirituale.

Non esiste alcuna fonte storica affidabile per Krishna (la prima disponibile risale a oltre 4.000 anni di distanza) e, come osservato dallo scrittore indiano Nirad C. Chaudhuri, nessuno dei testi indù esistenti può essere datato con precisione prima del XII secolo d.C.3Hinduism: A Religion to Live, Oxford University Press 1997, pp. 30-31.

 

 

 

La pretesa del Cristianesimo

In altre parole, molte delle affermazioni fondamentali delle religioni non sono sottoponibili allo stesso tipo di verifica storica.

O, per dirla in termini logici, non sono falsificabili.

Gli autori del Nuovo Testamento fondano invece la credibilità del messaggio evangelico sulla storicità degli eventi narrati.

Paolo non presentò la Risurrezione come una metafora spirituale e arrivò ad affermare che «se Cristo non è risorto», la fede cristiana è vana.

Nei Vangeli si citano testimoni oculari, vengono selezionati quei testi più vicini agli eventi, ci si preoccupa di datare correttamente gli eventi narrati.

Gesù stesso, dopo la Risurrezione, non rimproverò semplicemente Tommaso per il suo scetticismo: gli offrì di vedere e toccare le ferite. La fede cristiana si presenta così come una fede che non teme il contatto con la realtà dei fatti.

Ed è proprio questa la sua caratteristica più singolare del cristianesimo.

Non chiede soltanto un’adesione di fede e ragione, ma lega la propria pretesa di verità a fatti accaduti nella storia e, proprio per questo, accetta di essere giudicato dalla storia.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Il cristianesimo può essere smentito, le altre religioni no

  • Marco ha detto:

    È veramente sorprendente questa cosa. Secondo me, tanti cristiani non ci pensano così lucidamente a questo fatto. Io per primo, lo ammetto

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