La Nota vaticana sul dialogo con ebrei e musulmani, ma «Cristo è l’unico Redentore»
- don Mario Proietti
- 17 Set 2026

A 60 anni da “Nostra aetate”, la nota vaticana sull’importanza del dialogo tra religioni: ma senza mettere da parte l’identità cristiana.

*Direttore Responsabile dell’Abbazia San Felice (Giano dell’Umbria)
La Nota Un cammino di speranza, dedicata ai sessant’anni di Nostra aetate, arriva in un momento delicato.
Le tensioni internazionali attraversano infatti anche i rapporti tra le religioni.
Per questo trovo particolarmente importante che il documento riconduca il dialogo alla sua radice propriamente religiosa e chieda ai credenti di incontrarsi partendo da una chiara consapevolezza della propria identità.
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La relazione unica con l’ebraismo
Una distinzione mi sembra essenziale.
Il rapporto del cristianesimo con l’ebraismo possiede una singolarità che la stessa Nota ribadisce: «Gesù è ebreo e lo è per sempre».
L’Incarnazione è avvenuta dentro una storia concreta. Gesù appartiene al popolo d’Israele e vive immerso nelle sue Scritture; Maria e gli Apostoli appartengono allo stesso popolo. L’Antico Testamento rimane parte ineliminabile della Sacra Scrittura cristiana.
Si comprende così il particolare vincolo riconosciuto da Nostra aetate tra la Chiesa e la stirpe di Abramo.
Giovanni Paolo II, entrando nella Sinagoga di Roma nel 1986, arrivò ad affermare che la religione ebraica è «in un certo qual modo» intrinseca alla nostra religione.
San Paolo aveva già ammonito i cristiani provenienti dalle genti ricordando loro che è la radice a portarli e che «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29).

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«Cristo unico salvatore»
La nuova Nota riprende questa prospettiva e precisa che l’irrevocabilità dell’Alleanza non introduce due vie parallele di salvezza.
La Chiesa insegna, si legge, che «Cristo è l’unico Redentore».
Il dialogo con il popolo ebraico conduce così il cristiano verso una comprensione più profonda della propria fede e della storia nella quale Dio ha preparato l’Incarnazione del Figlio.

Musulmani: violenza, rispetto e reciprocità
Il documento dedica uno spazio significativo anche al rapporto con i musulmani, collocandolo in una prospettiva diversa.
Nostra aetate ricordava già che essi professano la fede nell’unico Dio, Creatore, misericordioso e onnipotente, fanno riferimento ad Abramo e attribuiscono un posto importante alla preghiera, al digiuno e all’elemosina.
Su questa base il Magistero successivo ha sviluppato un dialogo che Benedetto XVI arrivò a definire una «necessità vitale», dalla quale dipende in larga misura il nostro futuro.
La Nota affronta questo rapporto senza ignorarne le difficoltà.
Richiama la necessità di distinguere il fondamentalismo e la violenza dalla vita pacifica di tanti credenti musulmani e mette in guardia dall’islamofobia. Nello stesso contesto chiede reciprocità.
I cristiani sono chiamati ad accogliere con rispetto i musulmani che vivono nei nostri Paesi e la Chiesa domanda con altrettanta chiarezza che nei Paesi di tradizione islamica sia assicurata ai cristiani la libertà di celebrare il culto e vivere pubblicamente la propria fede.
Mi sembra uno dei passaggi più importanti del documento, perché mostra quale dialogo la Chiesa intenda promuovere.
Esso richiede conoscenza reciproca e rispetto della libertà religiosa e comprende la possibilità di affrontare con franchezza le difficoltà reali. La violenza compiuta in nome di Dio, il fondamentalismo e la persecuzione religiosa vengono indicati come deformazioni che i credenti devono contrastare.

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Identità fonda dialogo tra religioni
Proprio qui emerge anche la natura cristiana del dialogo.
La Nota lo colloca dentro la missione evangelizzatrice della Chiesa e parla esplicitamente della testimonianza resa a Cristo anche attraverso la parola.
Il dialogo interreligioso non richiede quindi al cristiano di mettere tra parentesi la propria fede. Esige piuttosto che essa venga vissuta e testimoniata rispettando la libertà e la dignità dell’interlocutore.
Ebraismo e islam entrano dunque nel documento secondo modalità differenti.
Nel difficile momento che stiamo attraversando, questa distinzione aiuta anche a sottrarre le religioni alla logica degli schieramenti politici.
Il dialogo autentico cresce quando ciascuno sa chi è e incontra l’altro senza paura della sua diversità.
Per il cristiano tutto parte e ritorna a Cristo: da Israele egli è nato secondo la carne e in Lui riconosciamo il Salvatore di tutti gli uomini.
E’ questa identità, conosciuta e vissuta con profondità, che rende possibile incontrare ebrei, musulmani e credenti delle altre religioni con rispetto, libertà e speranza.
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2 commenti a La Nota vaticana sul dialogo con ebrei e musulmani, ma «Cristo è l’unico Redentore»
I veri eredi dell’antica Alleanza sono i cristiani, non gli ebrei: coloro che attualmente si definiscono ebrei, infatti, pur di non riconoscere che Gesù era il compimento dell’antico Testamento, hanno rinnegato gli antichi Padri e la loro fede.
Attenzione alle troppe parole e alle possibili circonvenzioni di “disattenti”.
Senza offesa, ma quello che avete posto nel titolo sta in questa frase, “la Chiesa insegna che Cristo è l’unico redentore”. Segue tra l’altro un “tuttavia”… insomma nulla vieta, come fanno da anni, di rinnegare quello che insegnano. Non è scritto, Cristo è l’unica via, secco, irrevocabile, perentorio, ma potrebbero scrivere che “la chiesa (potremmo anche esserci sbagliati) insegna che ecc ecc..” capite? Io ci leggo sempre troppa ambiguità nelle parole di questa chiesa, una acrobatica circonlocuzione continua e snervante che in fin dei conti pare voler ingannare solo se stessa. La gente ha bisogno, come diceva qualcuno, di parole chiare, si si e no no, chi aggiunge mente. Ecco, la chiesa non si prefigge nemici, non li cerca per forza, ma Cristo si li ha, e chi lo uccide con la sua fede mi dispiace ma non può essere amico della Vera Chiesa, semmai di questa chiesa.