Ma laicità non significa indifferenza e neutralità…

Crocifisso classe 3 

di Marco Fasol*
*saggista e professore di storia e filosofia (cattolico)

 
 

L’articolo di Stefano Colombo sulla laicità dello Stato e sulla libertà di coscienza è ricco di suggerimenti e di riflessioni importanti. Con le mie considerazioni seguenti mi propongo di arricchire la discussione con il mio punto di vista di credente.

Dopo secoli di intolleranze, abbiamo tutti paura dei fanatici, della violenza aggressiva di chi vuole imporre agli altri la propria visione del mondo. Abbiamo tutti paura di un potere statale che vuole imporre ai cittadini il senso della vita. Allora cerchiamo di difenderci, cerchiamo nuove vie di dialogo, pronti a rinunciare ad una parte della nostra identità, perché non vogliamo imporla agli altri.

Tutto questo è molto ragionevole, ma rischiamo di scivolare nel pericolo opposto, che è quello di diventare tutti “irenisti”. Per il bene della pace, molti cristiani sinceri, preferiscono il quieto vivere dell’indifferenza di fronte ai valori. Così lasciamo che il mondo sia organizzato e regolato dagli altri, perché noi credenti ci rinchiudiamo come clandestini nelle nostre case sempre più piccole e sempre più anonime.C’è qualcosa di umiliante in questa rinuncia a noi stessi. E’ come se noi soffrissimo di un complesso di inferiorità, come se avessimo vergogna della nostra tradizione, della nostra cultura, della nostra arte, della nostra storia. Un patrimonio straordinario che è nato e si è sviluppato dall’incontro della civiltà greco-romana con quella giudeo-cristiana. Se noi rinunciamo a questi tesori, diventiamo tutti più poveri. Se l’essere “laici” significa rinunciare alla nostra identità cristiana, se significa essere indifferenti e neutrali di fronte ai valori, allora siamo diventati tutti molto poveri.

Il cardinale Angelo Scola ha pubblicato di recente il testo Non dimentichiamoci di Dio (Milano, Rizzoli, 2013) per aiutarci a riscoprire l’autentico concetto di laicità. Questo tema era già stato approfondito nel suo precedente Una nuova laicità (Marsilio, Venezia, 2007). Scola ci spiega che essere laici non significa essere indifferenti ed amorfi.

Noi non possiamo vivere senza un’etica, senza una concezione dell’uomo e della vita! Se la “laicità” viene intesa come indifferenza o neutralità è un recipiente vuoto, un’idea astratta ed impossibile. Immaginare un “pensiero laico”, un “uomo laico” come “neutrale”, indifferente ai valori, equivale ad immaginare un uomo senza qualità, senza personalità. Un uomo che non esiste né in cielo, né in terra. Invece, l’uomo in carne ed ossa è un uomo che ama, che pensa, che sceglie continuamente il bene e rifiuta o combatte il male in base alla sua visione del mondo. Una laicità amorfa esiste solo nel mondo dei sogni.

Il cardinale ci aiuta a comprendere un nuovo e più completo concetto di laicità che non significa certo indifferenza ai valori, rinuncia alla propria identità, ma testimonianza consapevole della propria visione del mondo e della vita. Non possiamo vivere senza una nostra identità, senza un progetto, una visione del bene e del male, una concezione dei diritti dell’uomo. Essere laici non può significare dunque un abdicare a se stessi, uno spogliarsi della propria personalità e delle proprie convinzioni religiose. Non esiste nessun momento della nostra vita in cui noi siamo neutrali ed indifferenti ai valori.
Essere laici significherà piuttosto accettare che il bene comune non sia deciso per autorità, nè per un ordine esterno alla competizione democratica. La nuova laicità richiede che la scelta del bene comune non venga imposta da un’autorità dogmatica che prescinda dalla competizione elettorale.

Come scrive A. Scola: “Lo stato non è indifferente al risultato del confronto democratico tra le parti… non si deve confondere la non confessionalità dello stato con la neutralità nei confronti dei soggetti civili e della loro identità culturale. Invece queste identità diventano statualmente rilevanti in virtù della loro espressione democratica”. Il “laico” non è dunque la persona senza fede! Perché una qualche fede è presente in ciascuno di noi, sia essa trascendente o immanente, materialista o scientista, edonista ecc. Diciamo piuttosto che il laico è una persona disponibile a sottoporre alle regole della democrazia le proprie scelte politiche, culturali, sociali.

In conclusione, una laicità reale, concreta e non astratta, assume con tutta evidenza e con piena legittimità l’identità religiosa. Per questo un partito laico, un pensiero laico può ispirarsi esplicitamente alla tradizione cristiana. Ed anche la comunità politica, in quanto comunità che progetta e realizza un bene comune, dovrà rispettare e realizzare la domanda religiosa dei cittadini. Il nuovo Concordato definito in Italia nel 1984 riconosce la laicità dello stato che non è più confessionale, (come lo era nello Statuto Albertino e nella precedente Costituzione) tuttavia riconosce la rilevanza sociale ed educativa dell’identità cristiana come qualificante la stragrande maggioranza del popolo italiano. Quindi legittimamente e doverosamente garantisce l’insegnamento religioso nelle scuole, su richiesta dei cittadini, e più in generale un’assistenza religiosa nelle pubbliche istituzioni. E’ vero che lo stato è laico nel senso che non impone nessun credo religioso, perché il bene non può essere imposto, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II. tuttavia è uno stato che tutela e garantisce la dimensione religiosa dell’essere umano e pertanto risponde alle domande dei suoi cittadini mediante l’istruzione religiosa, le opere assistenziali ed educative e così via. In questo concordo pienamente con il pensiero di Stefano Colombo.

Questo riconoscimento e questa sussidiarietà dello stato laico nei confronti delle associazioni religiose non significa però accettazione indiscriminata di qualsiasi credo religioso. E qui vorrei introdurre una precisazione o un’integrazione alle riflessioni di Stefano Colombo. Può infatti insorgere un’incompatibilità tra i principi costituzionali dello stato ed i contenuti etici di una determinata fede. In questo caso viene confermato il discorso precedente sull’imprescindibilità di una identità etica e culturale dell’istituzione statuale. La laicità ritrovata ci permette dunque di evitare la degenerazione in un caotico multiculturalismo incapace di distinguere i valori ed i diritti umani fondamentali. Ci garantisce invece il riconoscimento della centralità della persona e dei suoi diritti umani. Per questo la nostra Costituzione, che si presenta come manifesto di laicità dello stato, riconosce in primis i diritti umani della persona, della famiglia, della libertà religiosa, della pace, come scelte etiche irrinunciabili, non negoziabili. Siamo ben lontani dall’indifferentismo e dalla neutralità! Alla luce della Costituzione abbiamo piuttosto recuperato il concetto originario di “laico” che include il grande patrimonio della nostra identità, della nostra storia, della nostra tradizione bimillenaria, quella che riconosce a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio.

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76 commenti a Ma laicità non significa indifferenza e neutralità…