Anche sull’Islam, perfetta continuità tra Benedetto XVI e Francesco

Papi«Desidero poter dire nuovamente tutta la mia stima per i musulmani»disse nel novembre 2006 Benedetto XVI, soltanto due mesi dopo la crudele esecuzione di tre cattolici indonesiani e dopo solo tre mesi di distanza dallo sventato attacco terroristico alla città di Londra. Scandaloso? Eppure, nessuno lo criticò.

In quell’occasione, Papa Ratzinger aggiunse anche che i musulmani «appartengono alla famiglia di quanti credono nell’unico Dio e che, secondo le rispettive tradizioni, fanno riferimento ad Abramo». Stima per i musulmani, che credono nell’unico Dio e appartengono alla nostra stessa famiglia. Questo il pensiero di Benedetto XVI, immutato anche dopo le persecuzioni dei cristiani ad opera dell’Islam fondamentalista.

E’ davvero un magistero da riscoprire il suo, volutamente dimenticato -e quindi tradito- dai sedicenti ratzingeriani che oggi condannano Papa Francesco per la sua volontà di rispetto e incessante dialogo con il mondo islamico. Ridotto soltanto al celebre discorso di Ratisbona, il rapporto tra Ratzinger e l’Islam è ben più ampio e, anche in questo caso, c’è perfetta continuità con quello di Francesco e con il magistero della Chiesa cattolica. Nell’esortazione Ecclesia in Medio Oriente del 2012, Papa Ratzinger ribadiva infatti che «fedele all’insegnamento del Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica guarda i musulmani con stima, essi che rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, l’elemosina e il digiuno, che venerano Gesù come profeta senza riconoscerne tuttavia la divinità, e che onorano Maria, la sua madre verginale».

Nel 2007, fu proprio Benedetto XVI, il primo nella storia, ad accogliere con tutti gli onori in Vaticano il monarca dell’Arabia Saudita, Abdullah II, il quale non permise mai alcuna libertà religiosa ai cristiani, contro i quali scatenava la polizia religiosa anche solo per un crocifisso al collo. E’ stato nel pontificato di Benedetto XVI che l’Osservatore Romano pubblicò per la prima volta un articolo di un musulmano, Fouad Allam, senza alcuna critica di “deriva sincretista della Chiesa cattolica” da parte degli attuali antibergoliani. E’ stato sempre Benedetto XVI a dire ad Abu Mazen che «la Santa Sede appoggia il diritto del Suo popolo ad una sovrana patria Palestinese nella terra dei vostri antenati, sicura e in pace con i suoi vicini, entro confini internazionalmente riconosciuti», Francesco, nel ribadirlo, non ha rotto alcun tabù. Nel 2009, anno di frequenti attentati terroristici, Papa Ratzinger espresse il suo «profondo rispetto per la comunità Musulmana». Parole che Francesco non ha mai pronunciato in termini così espliciti.

Eppure, solo Bergoglio, è stato criticato da Magdi Allam poiché «dimentica che il Dio Padre […] non ha nulla a che fare con Allah. Quando il Papa all’interno della Moschea Blu si è messo a pregare in direzione della Mecca congiuntamente con il Gran Mufti, ha legittimato la moschea come luogo di culto dove si condividerebbe lo stesso Dio e ha legittimato l’islam come religione di pari valenza del cristianesimo». In realtà, è proprio Allam a dimenticare che Papa Gregorio VIIcitato da Benedetto XVI- invocò l’amicizia tra cristiani e musulmani proprio perché «noi crediamo e confessiamo un solo Dio, anche se in modo diverso». Ed è Allam ad aver scordato che il primo a pregare nella Moschea Blu in direzione della Mecca, dopo essersi tolto le scarpe in segno di rispetto (rimanendo con i calzini bianchi: “desacralizzazione del papato”, direbbero i tradizionalisti), è stato proprio il precedessore di Francesco: «Due minuti in silenzio, una preghiera intuita dal raccoglimento e dal movimento delle labbra di Benedetto XVI e dell’imam della Moschea blu», riporta Asianews. Addirittura, come si legge, è stato proprio Benedetto XVI a chiedere all’imam di Instanbul di pregare «per la fratellanza e per il bene dell’umanità», davanti al mirhab. «Ratzinger aveva socchiuso gli occhi, e unendo le braccia e si era raccolto in preghiera rimanendovi ben più dei trenta secondi richiesti, costringendo il mufti e tutti gli altri presenti ad attendere, in un irreale silenzio, che avesse terminato. Infine, in segno di rispetto, aveva chinato leggermente il capo in direzione della nicchia, e aveva detto al mufti: “Grazie per questo momento di preghiera”», riportano i testimoni oculari. Lo stesso, Benedetto XVI ha fatto alla Moschea di Gerusalemme, accolto dal muftì Mohammed Hussein.

Sempre Magdi Allam ha criticato Francesco perché ha rilevato elementi di comunanza con l’Islam, così facendo avrebbe «reiterato la tesi del tutto ideologica e infondata delle tre grandi religioni monoteiste, finendo per delegittimare il cristianesimo dato che l’islam si concepisce come l’unica vera religione. E lo stesso dicasi quando il pontefice argentino ha invocato il dialogo interreligioso». Ancora una volta, invece, il comportamento di Francesco è nel solco del suo predecessore: nel suo discorso del maggio 2009, infatti, nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme, Benedetto XVI volle proprio riflettere «sul mistero della creazione e sulla fede di Abramo. Qui le vie delle tre grandi religioni monoteiste mondiali si incontrano, ricordandoci quello che esse hanno in comune. Mentre Musulmani e Cristiani continuano il dialogo rispettoso che già hanno iniziato, prego affinché essi possano esplorare come l’Unicità di Dio sia inestricabilmente legata all’unità della famiglia umana».

Sia Francesco che Benedetto XVI, quindi, esprimono il magistero della Chiesa cattolica, il quale insegna che «il disegno della salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in primo luogo i musulmani, i quali, professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale». Eppure, solo al pontefice argentino viene imputato di essere troppo “tenero” con l’Islam, di aver rinnegato il discorso di Ratisbona del suo predecessore. E’ proprio vero il contrario, il senso di quel famoso discorso è stato spiegato da Antonio Socci con queste parole: «il significato profondo di Ratisbona è l’essere una mano tesa, un tentativo di dialogo, e una riflessione sul senso religioso. La purificazione dell’idea di Dio, il non contaminare il sentimento religioso con la violenza umana, la violenza della storia». Chi, dunque, invoca il pugno duro verso l’Islam e la condanna dell’ideologia islamista (come fa Socci), al posto di un sincero dialogo, sta rinnegando le parole di Benedetto XVI. Al contrario, Francesco, sulle orme di Ratisbona, ha scritto che «il dialogo interreligioso è tanto più necessario quanto più difficile è la situazione. Non c’è un’altra strada». «Pensando in particolare ai musulmani», ha scritto ancora, lo scopo di tale dialogo è arrivare a «rispettare il diritto altrui alla vita, all’integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione».

Attenzione, però, «all’abbaglio ingannevole del relativismo», ha messo in guardia l’attuale Pontefice, «nell’intraprendere il cammino del dialogo con individui e culture, il nostro punto di partenza e il nostro punto di riferimento fondamentale è la nostra identità propria, la nostra identità di cristiani. Non possiamo impegnarci in un vero dialogo se non siamo consapevoli della nostra identità».

«Un sincretismo conciliante», ha precisato ancora Papa Francesco, «sarebbe in ultima analisi un totalitarismo di quanti pretendono di conciliare prescindendo da valori che li trascendono e di cui non sono padroni. La vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa, ma aperti “a comprendere quelle dell’altro” e “sapendo che il dialogo può arricchire ognuno”. L’evangelizzazione e il dialogo interreligioso, lungi dall’opporsi tra loro, si sostengono e si alimentano reciprocamente». In particolare, «per sostenere il dialogo con l’Islam è indispensabile la formazione adeguata degli interlocutori, non solo perché siano solidamente e gioiosamente radicati nella loro identità, ma perché siano capaci di riconoscere i valori degli altri, di comprendere le preoccupazioni soggiacenti alle loro richieste e di fare emergere le convinzioni comuni». Benedetto XVI precisava a sua volta che «il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi ad una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro».

Non è finita, chi accusa Francesco di ignorare la vera e pericolosa natura dell’Islam, facendo di tutta l’erba un fascio, ancora una volta rinnega gli insegnamenti di Benedetto XVI, il quale ricordava che «i musulmani condividono con i cristiani la convinzione che in materia religiosa nessuna costrizione è consentita, tanto meno con la forza. Tale costrizione, che può assumere forme molteplici e insidiose sul piano personale e sociale, culturale, amministrativo e politico, è contraria alla volontà di Dio». E lo stesso dice Papa Francesco, quando ricorda che «di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza». Mai, in nessun caso, Ratzinger condannò il “pericolo della natura dell’Islam”, ma semmai ribadì che la minaccia del fondamentalismo «tocca indistintamente e mortalmente i credenti di tutte le religioni».

Tutto questo non significa negare che l’Islam, più delle altre religioni, ha un problema con il fondamentalismo (proprio ieri un altro imam è stato arrestato per aver reclutato terroristi), per questo Francesco ha voluto implorare «i Paesi di tradizione islamica affinché assicurino libertà ai cristiani, affinché possano celebrare il loro culto e vivere la loro fede, tenendo conto della libertà che i credenti dell’Islam godono nei paesi occidentali! Sarebbe bello che tutti i leader islamici – siano leader politici, leader religiosi o leader accademici – parlino chiaramente e condannino quegli atti, perché questo aiuterà la maggioranza del popolo islamico a dire “no”; ma davvero, dalla bocca dei suoi leader. Noi tutti abbiamo bisogno di una condanna mondiale, anche da parte degli islamici, che hanno quella identità e che dicano: “Noi non siamo quelli. Il Corano non è questo”»

Ci sarebbe, infine, da trattare la questione dell’immigrazione e dellaccoglienza dei profughi, altro tema sui cui Francesco è continuamente bersagliato. Eppure, è stato proprio Benedetto XVI a ricordare che «molte sono le persone che cercano rifugio in altri Paesi fuggendo da situazioni di guerra, persecuzione e calamità, e la loro accoglienza pone non poche difficoltà, ma è tuttavia doverosa». Se Bergoglio viene deriso dai tradizionalisti quando, rivolgendosi ai migranti, dice loro «siete un dono, la testimonianza di come il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l’ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti», nessuno criticò Benedetto XVI quando rilevò che «la Chiesa non trascura di evidenziare gli aspetti positivi, le buone potenzialità e le risorse di cui le migrazioni sono portatrici». Soltanto Francesco, però, ha precisato che «non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale», ma nessun tradizionalista ha riportato le sue parole.

Proprio approfondendo tutto questo si capisce perché nel 2014, Benedetto XVI scrisse (e confermò di averlo scritto): «Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco».

La redazione

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23 commenti a Anche sull’Islam, perfetta continuità tra Benedetto XVI e Francesco

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  1. Andrea VCR ha detto

    Dato che l’albero si giudica dai frutti vediamo qualche frutto del comportamento della Chiesa, riportato da fonti non cattoliche
    http://it.sputniknews.com/mondo/20160605/2825246/profughi-conversione-cristianesimo.html
    L’unico appunto da fare al Guardian è che, no, non si convertono per un’inesistente facilitazione nel ricevere il visto, si convertono invece, nonostante la quasi totalecertezza di essere aggrediti dai salafiti, cui la Germania concede di spadroneggiare liberamente nei campi accoglienza profughi… un pochino come a Rotherham, giusto per fare i conti in tasca anche agli inglesi.
    Ricordiamo anche il terzo segreto di Fatima (in specifico gli angeli che raccolgono il sangue dei martiri etc).
    Se la Chiesa predicasse la violenza anti-islamica, dubito che questi frutti ci sarebbero.
    Viva Cristo Re

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Andrea VCR

      Concordo perfettamente, Andrea, come al solito. 🙂

      E sono felice che l’articolo abbia dimostrato ancora una volta che non c’è, su questo argomento, cesura tra Ratzinger e Papa Francesco.
      Tuttavia guardiamoci anche dal ricercare una assoluta continuità in tutti i 2000 anni, assoluta continuità che ben difficilmente potrà trovarsi.

      Ad esempio, il Sillabo di Papa Pio IX, nessuno me ne voglia, lo trovo davvero poco compatibile con ciò che è venuto dopo. Ad esempio confrontiamo il Sillabo http://www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/Testi/Encicliche/Pio_IX-Quanta_cura_e_Sillabo.pdf con Gaudium et Spes http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html

      Oppure pascendi dominici gregis http://www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/Testi/Encicliche/Pio_X-Pascendi_Lamentabili.pdf con evangelii gaudium.

      Perciò ripeto, sono felice che in questo ci sia continuità, ma attenzione al pericolo della “compulsione normalista”. 🙂

    • Germano ha detto in risposta a Andrea VCR

      Mi ha fatto piacere leggere l’articolo che hai linkato. I numeri non mi sembrano enormi, però, e quindi è facile parlare di forte crescita.
      Se provo il desiderio di uniformarmi all’insegnamento della Chiesa, d’altro canto devo confessare una grande inquietudine. Vivo in un paese di provincia e persino qui i veli e le tuniche sono diventati parte del paesaggio. Addirittura è stata aperta una pizzeria – che si rivolge anche alla clientela italiana – dove si serve la pizza al prosciutto … di tacchino, e dove un televisore trasmette una nenia che credo sia una lettura coranica. E non siamo né a Roma né a Milano.
      Nonostante mi sforzi di ragionare cristianamente, non riesco a non provare la sensazione di un’invasione. Questo anche perché tutto questo sta avvenendo in un momento in cui la loro identità da diverso tempo è in rafforzamento, mentre l’occidente cristiano l’identità l’ha smarrita. Questa considerazione a coronamento di una constatazione: i casi di pacifica convivenza tra cristiani e mussulmani, nel corso dei secoli, sono stati piuttosto rari.
      Mi pare si chiamasse Biffi il cardinale che profetizzò per l’Europa, senza alternative, il ritorno al cristianesimo o l’abbraccio all’Islam.
      Su quale strada siamo in camminati, oggi?

      • Andrea VCR ha detto in risposta a Germano

        Capisco, Germano. Da molti punti di vista hai perfettamente ragione e condivido in pieno il tuo pensiero; la mia impressione è che gli Stati Uniti (ed i loro servi dalla Merkel a Hollande) tentino di distruggere l’Europa anche promuovendone l’islamizzazione (che io sia antiamericano non è un mistero).
        Come uomo faccio molta fatica a mantenere la posizione cristiana, di mio sarei un nazionalista e molto probabilmente anche razzista… il punto però è proprio questo: siamo cristiani, abbiamo abbracciato questo Dio, meraviglioso anche quando è incomprensibile, che ci chiede non solo di amare il nostro prossimo come noi stessi (immigrati compresi) ma anche di amare il nostro nemico.
        Un Dio che ci dice come la Sua follia sia più saggia della nostra saggezza, che ci chiede di fidarci di Lui come un neonato si fida della madre che lo allatta, anche quando la nostra vita (o la nostra civiltà) attraversa le tenebre del Sabato Santo, credendo alla Resurrezione pasquale.
        Abbiamo la promessa della vittoria del Cuore Immacolato di Maria alla fine del secolo di Satana, della vittoria totale di Cristo quando tornerà come un ladro, della nostra personale vittoria se riusciremo ad entrare dalla porta stretta… dobbiamo fidarci sul resto ed essere quello che Lui ci chiede di essere, ogni giorno, con i nostri risultati ed i nostri fallimenti, ma sempre tralci della Sua vite.
        Un abbraccio.
        Viva Cristo Re

      • Sonoperplesso ha detto in risposta a Germano

        Almeno, con queste parole distensive di Francesco, speriamo che gli integralisti facciano sbollire un po l’odio per l’occidente.

        • Andrea VCR ha detto in risposta a Sonoperplesso

          Considerato che i principèali sostenitori di Al-Quaeda ed ISIS sono gli USA ed i loro alleati, penso ci saranno poche variazioni nei massacri anticristiani.
          Viva Cristo Re

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Germano

        Caro Germano, ti rispondo dall’altro articolo, dove scrivi che “dovremmo definire cosa si intende per legge”.

        San Paolo infatti scrive, nella stessa lettera dove dice che la legge è Santa e buona, che “senza la legge il peccato è morto”.
        Questo perché senza la legge non esiste trasgressione e quindi non esiste il peccato.

        Quando poi scrive “Ma il peccato, per rivelarsi peccato, mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perché il peccato risultasse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento” rimarca lo stesso concetto.

        Perché la legge è buona quindi? Come può Paolo definirla buona e, al contempo, ministero di morte e di condanna (2 Cor 3,7-9).
        La legge è buona perchè, tramite essa e la sua impraticabilità che porta il giusto a cadere 7 volte al giorno, l’uomo prende coscienza del fatto che non può salvarsi da solo, e qui entra in gioco la Grazia, guadagnata per noi da Gesù Cristo, con la Sua morte. La legge quindi, come ha spiegato Paolo nella lettera ai Galati, è stata un pedagogo.

        Ora non siamo più sotto la Legge, intesa come precetto legalistico, ma rimane una sola Legge, quella con la L maiuscola, ovvero la legge morale, sintetizzata dal comandamento del Cristo “amerai il prossimo tuo come te stesso”.
        Non più quindi il precetto farisaico, ma la Legge morale, che coincide con Cristo.

        Ritroviamo lo stesso concetto nella prima lettera ai Corinzi 1 Co 9,19

        “Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.”

        Qua Paolo sembra affermare due cose contraddittorie. Prima infatti afferma che non è sotto la legge, poi afferma che è sotto la Legge.
        Cosa signufica? Semplice, che come cristiano non è sotto la legge farisaica, la legge dei “piccoli precetti”, come la chiama Papa Francesco, ma sotto la Legge di Cristo, che è la Legge di Dio, ovvero la legge morale che è scritta nel cuore dell’uomo, anche nei pagani.

        Infatti in Rom 2,14-16 egli parla di questa legge, conosciuta anche dai pagani per mezzo del cuore, dove Dio parla all’uomo

        ” Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono. Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo.”

        Questa Legge, come ho già detto, non ha nulla a che vedere con la legge del precetto che seguivano i farisei e che abbiamo seguito anche noi negli ultimi 500 anni, visto che Paolo scrive (nella stessa lettera ai romani dove scrive “senza la legge il peccato è morto”) Romani 6:14: «Perché il peccato non vi signoreggerà, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia”.

        Siamo sotto la Grazia, non sotto la Legge dei piccoli precetti. Questo è il concetto. Siamo salvi per mezzo di Cristo, non certo per le opere buone. Le opere buone sono nient’altro che la conferma dell’avvenuta giustificazione, infatti il Signore ha dato un solo precetto, ovvero “che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” precetto nel quale è racchiusa tutta la Legge morale, che poi è il Cristo.

        Ribadisco che San Paolo scrive “con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge” e poi “Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo” e non si è contraddetto, per le spiegazioni esposte sopra.

        • Germano ha detto in risposta a Vincent Vega

          “Ora non siamo più sotto la Legge, intesa come precetto legalistico, ma rimane una sola Legge, quella con la L maiuscola, ovvero la legge morale, sintetizzata dal comandamento del Cristo “amerai il prossimo tuo come te stesso”.
          Non più quindi il precetto farisaico, ma la Legge morale, che coincide con Cristo.”

          Ci intendiamo meglio. Scusa se semplifico, ma avevo avuto l’impressione che il tuo riferirti a san Paolo fosse una specie di “liberi tutti, c’è la grazia”. Giusto invece chiarire che la legge dalla quale siamo stati liberati è quella farisaica. E che la legge mosaica, confermata e sublimata nel comandamento nuovo, tanto più resta nei fondamenti della nostra religione.
          Consentimi di ricordarti Mt 5, 17-19: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge …. ma per dare compimento….”.
          In merito alla grazia salvifica che sovrasta il potere della legge, san Paolo precisa con forza (Rm 6, 1-2): “Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? Assurdo!”.
          Giunti a questi chiarimenti, non c’è motivo di meravigliarsi che ancora vi siano cristiani come Germano che si considerano sotto la legge, giusto?

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Germano

            Siamo sotto la Legge, ma la legge morale, che poi è il Cristo, che non ha nulla a che vedere con la religione di “piccoli precetti” quale era diventata il cattolicesimo negli ultimi secoli. Il Papa sta cercando di ritornare “alle origini”.
            Chiarito questo certo che siamo sotto la legge, quella di Cristo, come dice San Paolo, che è la legge scritta nel cuore di ogni uomo, compreso il pagano. Noi però la conosciamo meglio perché sappiamo da dove deriva.

  2. Vauro ha detto

    Così però fate arrabbiare Socci e i tradizionalisti, che ora si scoprirano anti-ratzingeriani 😀

    • francoclassecinquantasei ha detto in risposta a Vauro

      Chi crede nella Tradizione ( per chi non lo sapesse e non per te, deriva dal latino traditiònem deriv. da tràdere = consegnare, trasmettere) ovviamente non è filo ratzingheriano 🙂 🙂
      Chi crede nella Tradizione, non crede alla validità del CVII, ovviamente e neppure al valore dell’ecumenismo.
      Non crede nemmeno che ci possono essere due Papi, di cui uno Emerito.
      Ciao a tutti

  3. Marco N. ha detto

    Nell’articolo che segue, il parere di un terribile socciano-ultra-super-ratzingeriano, sull’atteggiamento di Papa Francesco verso l’Islam “penso che sia mal consigliato”: http://www.lafedequotidiana.it/padre-khalil-samir-khalil-papa-francesco-e-mal-consigliato-sullislam/ . Il “socciano” in questione è Padre Khalil Samir Khalil. Il giornale è “la fede quotidiana”, che ospita interventi di quei terribili socciani di Adinolfi e Costanza Miriano…
    (Nb: ovviamente ho attivato la modalità ironica. L’articolo qui sopra di uccronline coglie giusti spunti di continuità, ma come sempre più spesso ultimamente, l’ansia di mostrarla induce a strafare. Una certa differenza si può comunque cogliere, e il noto esperto di cui sopra, sacerdote perfettamente ortodosso, non si perita di fare garbate obiezioni)

    • Panthom ha detto in risposta a Marco N.

      La differenza è che l’articolo qui sopra lavora su citazioni dirette di Benedetto XVI, mentre tu, nell’ansia che mostri sempre più spesso di voler mostrare una discontinuità, sei indotto a strafare proponendo l’opinione di un presunto ex collaboratore di Benedetto XVI che parla di “troppo buonismo”. Eppure entrambi i Papi dicono le stesse cose, basta leggere direttamente i loro interventi senza commentatori esterni.

      Senza considerare che lo stesso Benedetto XVI venne accusato di “troppo buonismo verso l’Islam” non da un mero opinionista, ma addirittura dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni: http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=27391 Non ricordo che allora fossi ironico come sei oggi…

      • Marco N. ha detto in risposta a Panthom

        Panthom, non comprendo alcune parti del suo intervento. “…proponendo l’opinione di un presunto ex collaboratore di Benedetto XVI…” una frase del genere sembra adombrare che l’abbia detto io, ma non mi risulta. Padre Khalil Samir Khalil è un cristiano orientale di chiara fama che ha lavorato con più Papi, ma non ho la paternità di questa affermazione.
        Citando Khalil non ho nemmeno la possibilità di contrapporre Francesco a tutto il Magistero, perché Padre Khalil criticò con garbo anche Papa Giovanni Paolo II, dicendo (esattamente come con Francesco) a proposito del bacio del Corano, che si trattava di un gesto dettato da buone intenzioni, ma poco opportuno: http://www.asianews.it/notizie-it/Giovanni-Paolo-II-e-i-musulmani-(III-parte)-21465.html . Del resto c’è un altro motivo per cui padre Samir può essere visto come più vicino al papa attuale che a Benedetto, almeno a contatti: è egli stesso un gesuita, come Francesco… e questo è uno dei motivi della garbatezza della critica, ma anche del fatto che, doppiamente confratello, si sente di farlo.
        Quanto al fatto che lei non ricorda che io sia stato ironico al tempo di Benedetto XVI, non mi stupisce, perché su uccr ho cominciato a commentare da poco. Il Rabbino Di Segni è un’ottima persona, che ha accolto con care parole Benedetto prima e Francesco poi nelle loro visite al Tempio Maggiore; poi che su alcuni argomenti sia ipersensibile (ad esempio si è detto a disagio perché Francesco usa troppo i termini “galilei” / “giudei”, che agli ebrei ricordano brutti periodi), dicevo che sia ipersensibile su certe cose, non ha mai inficiato le relazioni col vaticano, e si è sempre addivenuti a un chiarimento. Un caro saluto.

        • Panthom ha detto in risposta a Marco N.

          Volevo soltanto chiarire che il presunto “buonismo” andrebbe dimostrato tramite citazioni dirette “non buoniste” di Benedetto XVI e “buoniste” di Francesco, non citando l’opinione di uno che pensa che sia così. Altrimenti ti cito l’opinione di due che la pensano diversamente. Apprezzo invece l’articolo perché si basa direttamente sulle citazioni dirette, non sul principio di autorità di chicchesia e dimostra che i due Papi la pensano allo stesso modo, addirittura il predecessore di Francesco disse cose ancora più “buoniste” e “sincretiste” (come direbbero i socciani) di Papa Bergoglio.

          • Marco N. ha detto in risposta a Panthom

            Grazie Panthom, sono contento che abbia apprezzato l’articolo. Colgo l’occasione per precisare la mia posizione, che lei potrà condividere o meno. Avrà visto che in sostanza padre Samir non è un “adesso-faccio-l’antibergogliano”; è da sempre, su un determinato tema che conosce bene (rapporti con l’Islam) una persona che… pensa con la sua testa, anche a costo di dire “attento!” a/su papa Giovanni Paolo. Anch’io mi sento al di fuori delle schiere “se non sei per Francesco sei per Socci che si sveglia adesso”. Esempio: io l’Amoris Laetitia non l’ho molto apprezzata, anche per come è stata trattata la Familiaris Consortio di Papa Giovanni Paolo. Ma non è che mi genufletta ogni giorno davanti al suo santino o alla sua opera omnia: di GPII non ho mai capito certe messe africane tra rulli di tamburi e petti dipinti. Analogamente, ho apprezzato su uccr la difesa dalle accuse ex post sull’ “appartamento faraonico” (che non è) del card. Bertone. Però credo che egli sia stato la scelta più infelice di Papa Benedetto (che pure ho in simpatia) e che come segretario di stato il card. Parolin, scelto da Francesco, sia davvero meritevole. Insomma, io credo di pensare con la mia testa.

            • Panthom ha detto in risposta a Marco N.

              In tempi di visionari apocalittici come il profeta Socci e compagnia cantante a volte si dubita che l’interlocutore pensi con la sua testa. Per fortuna non è il tuo caso! Comunque ogni critica ben ponderata e rispettosa la trovo più che legittima verso ogni Papa, rimane però la questione sull’Islam e, torno a ripetere, andrebbe argomentata la discontinuità tra i due Pontefici nello stesso ottimo modo con cui è stata argomentata la continuità nell’articolo qui sopra…non citando un opinionista, seppur non antipapista. Questo è il mio pensiero.

  4. Luca ha detto

    In una Chiesa plurimillenaria, che ci sia perfetta continuità nel magistero di due papi perdipiù contemporanei a me pare quantomeno ovvio ed in questo concordo perfettamente con l’articolo. Tuttavia forse potrebbe essere utile analizzare anche le differenze particolari, visto che nella Chiesa uno é lo Spirito ma vi sono diversità di carismi. Non é la stessa cosa porre insistentemente l’accento sugli aspetti dogmatici piuttosto che sulla misericordia di Dio e cisacuna di queste due strategie di comunicazione porta in sé grandezza ma anche rischi. Porre l’accento sul dogma (Benedetto) é stato fondamentale in un’epoca in cui abbiamo davvero corso il rischio del relativismo e di un sincretismo conciliante ed insipido. Eppure forse il limite ed il rischio era quello di confondere la sostanza della fede con l’ossequio più o meno formale ad una regola di comportamento o con un’azione politica. Secondo me ottime persone e credenti come Magdi Allam e Socci sono in qualche modo il prodotto di questo abbaglio. Che bello scoprire oggi come il Cardinal Ruini, da molti accreditato come uno dei maggiori sostenitori di un impegno diretto della Chiesa in politica, sia stato tra i primi difensori del “nuovo” ciclo. Porre tutto l’accento sulla misericordia (Francesco), in attesa di scoprirne i limiti ed i rischi personalmente mi trova entusiasta. Credo sia questa la via, come più volte osservato dagli articoli UCCR, per rilanciare un dialogo proficuo con i laici ed i credenti di altre religioni senza che questo cambi una virgola nella precisione dei dogmi, rilanciando anzi gli insegnamenti profetici dell’ultimo Concilio.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

      Concordo totalmente caro Luca. Aggiungo che non è che ora stiamo “puntando tutto” sulla Misericordia, molto semplicemente l’abbiamo riscoperta, dopo secoli e secoli di Legge farisaica (si, eravamo tornati alla legge farisaica in tutto e per tutto, basti pensare al precetto del peccato mortale per chi mangiava la carne di venerdì) e di Giustizia vendicativa.

  5. Sebastiano ha detto

    Tutto moooolto bello. Ma per DIALOGARE, come suggerisce anche l’etimo, occorre essere almeno in due. Altrimenti è solo puro auspicio.

    «Sarebbe bello che tutti i leader islamici – siano leader politici, leader religiosi o leader accademici – parlino chiaramente e condannino quegli atti, perché questo aiuterà la maggioranza del popolo islamico a dire “no”; ma davvero, dalla bocca dei suoi leader. Noi tutti abbiamo bisogno di una condanna mondiale, anche da parte degli islamici, che hanno quella identità e che dicano: “Noi non siamo quelli. Il Corano non è questo”»

    E sarebbe bello sì. Ma non mi pare di sentire gran vocìo in tale direzione. Non passa giorno senza che arrivino notizie di cristiani (o comunque non musulmani) perseguitati fino alla morte o orribilmente umiliati, il tutto nella semi-indifferenza delle cosiddette “autorità” dei moderati di casa nostra (che raramente vanno al di là di un asettico commento stampa, quando non si tratta di un silenzio che non si capisce se definire imbarazzato o connivente). In compenso i “moderati” di altrove si guardano bene dal fare pubblici proclami o dichiarazioni (o quando li fanno, sono una toppa peggio del buco: il tanto celebrato imam dell’università del Cairo, tanto vezzeggiato durante la recente visita in Vaticano, è lo stesso dei cazzotti alla moglie riottosa, del rifiuto di stringere la mano agli ebrei e degli onori ai kamikaze palestinesi).

    «il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza»

    Questo, alla fin fine, è IL PUNTO: chi stabilisce qual è “IL VERO ISLAM”?
    Ed è possibile CONCEPIRE una INTERPRETAZIONE del Corano, visto che la stragrandissima maggioranza delle “correnti” la negano in modo assoluto? E CHI è autorizzato a fornirla? E sarà riconosciuta? O sarà solo un esercizio accademico, giusto pour parler (e per tacitare le coscienze)?

    Tutto il resto mi pare geopolitica da paludosa “scuoletta di diplomazia”, nella quale stanno affondando conigliescamente le cosiddette società libere occidentali, dalle banlieues parigine ai molenbeek ai bradfordistan e agli stessi campi profughi di casa nostra, per finire con i proclami dell’Onu, cerchiobottisti d’accatto che appena vedono il pericolo di perdere quattrini sono pronti a mettere sul trono della difesa dei diritti umani i peggiori carnefici degli stessi.
    Per ora siamo ossessivamente indaffarati a trovare “i buoni musulmani” (vale solo per le persone singole, degli stati manco a parlarne lontanamente), da sventolare come esempio (ma sono numericamente vere e proprie mosche bianche), e pazienza se poi approfondendo il discorso ti accorgi che tanto diversi dagli altri non sono, o – quando lo sono – vengono immediatamente fathwizzati dagli altri.

    Nel frattempo la Storia cammina sul sangue dei martiri: basta leggere una rassegna stampa qualsiasi, in un giorno qualsiasi. Per ora da paesi apparentemente lontani (Pakistan, Arabia Saudita, Iran et similia). Per ora.

    P.S.: prima che qualcuno intervenga a darmi del “socciano”, dico qui CHIARO E TONDO che NON SONO DELLA SUA CONGREGA, NON LO APPREZZO E NON MI INTERESSA QUELLO CHE SCRIVE O DICE.
    Sono semplicemente un “preoccupato”. Che ha sempre creduto che un dialogo che non parta dalla verità dei fatti (e da questi non ne tragga conseguenze operative) sia un inutile (se non dannoso) esercizio retorico, che finisce a pacche sulle spalle, spunta vaghe promesse e, al termine, lascia tutto come prima.

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