La Sindone e il passaggio in Medio Oriente: parla il prof. Barcaccia

sindone barcaccia

L’intervista di UCCR al genetista Gianni Barcaccia (Università di Padova), principale autore di un recente studio sul DNA rintracciato sulla Sindone.


 

Nel luglio scorso è uscito un interessante studio sulla Sindone.

UCCR ne aveva parlato tramite lo specialista Alessandro Piana, documentandone il contenuto e segnalando come la biologia molecolare possa aprire nuove possibilità di indagine.

Il tema della datazione della Sindone era estraneo agli obbiettivi della ricerca, il cui focus era piuttosto orientato sull’origine geografia e il possibile tragitto percorso durante i secoli.

L’autore principale dello studio è stato il prof. Gianni Barcaccia, docente ordinario di Genetica e Genomica e direttore del Dipartimento di Agraria presso l’Università degli Studi di Padova.

Oltre ad aver manifestato apprezzamento «per la coerenza dei contenuti e per l’equilibrio» del resoconto apparso su UCCR, il genetista ha gentilmente risposto ad alcune domande di approfondimento.

 


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Sindone, l’intervista a Gianni Barcaccia

DOMANDA – Prof. Barcaccia, la biologia molecolare cos’ha da dire sulla Sindone?

RISPOSTA – Il contributo scientifico che può offrire l’analisi del DNA applicata allo studio della storia della Sindone è potenzialmente immenso e ancora largamente inesplorato.

L’analisi del DNA condotta sulla Sindone non mira a dirimere la questione della sua età, bensì ad arricchirne la conoscenza materiale mediante un approccio metodologico rigoroso.

 

DOMANDA – Più dettagliatamente, cosa può svelare?

Configurandosi come un vero e proprio “diario biologico”, il materiale genetico consente di ricostruire la storia del reperto in seguito ai molteplici contatti ambientali e antropici durante gli spostamenti e le manipolazioni occorsi nel tempo.

In tale prospettiva, l’analisi metagenomica conferisce al DNA un ruolo analogo a quello dei reperti archeologici: pur non essendo in grado di fornire una risposta definitiva sull’origine del manufatto, esso custodisce una memoria preziosa.

E’ una traccia che permette di delineare con maggiore precisione il percorso storico-geografico, le procedure di conservazione e le dinamiche di contaminazione, aggiungendo tasselli fondamentali alla comprensione della sua origine e della sua complessa natura materiale.

 


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Il lignaggio legato al Medio Oriente

DOMANDA – I risultati ottenuti rendono più plausibile un’origine orientale della Sindone e un suo passaggio in Terra Santa?

RISPOSTA – Abbiamo identificato diversi aplogruppi umani in vari campioni.

Mentre l’H1b presenta una diffusione prevalentemente europea, con presenze documentate anche in Asia Centrale, l’H33 – già segnalato nel nostro precedente studio – costituisce un lignaggio raro, riscontrato principalmente in Medio Oriente, con particolare incidenza tra la comunità drusa di Israele, Giordania, Libano, Palestina e Siria.

Inoltre, è opportuno rilevare come tale popolazione condivida un’ascendenza genetica comune con Ebrei e Ciprioti, frutto di storiche dinamiche di scambio con le altre etnie levantine, incluse quelle siriane e palestinesi. Alcuni aplogruppi risultano strettamente associati a specifiche etnie dell’India.

Le analisi pregresse sui campioni sindonici hanno rivelato che oltre il 55% del DNA umano analizzato è ascrivibile a lignaggi del Vicino Oriente, a fronte di una quota inferiore al 6% di origine nordeuropea.

 

DOMANDA- Tutto questo cosa significa?

RISPOSTA – Che i dati suggeriscono in modo inequivocabile una prolungata esposizione del telo nell’area del Bacino del Mediterraneo (in primis per le consistenti contaminazioni di DNA di corallo rosso, specie animale endemica del Mediterraneo).

 


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Il telo sindonico realizzato in India?

DOMANDA – E per quanto riguarda l’origine del telo sindonico?

RISPOSTA – C’è la possibilità che il filato utilizzato per la Sindone sia stato prodotto in India.

La presenza di circa il 39% di lignaggi indiani, identificati nel 2015, costituisce un dato senza precedenti, presumibilmente riconducibile ad interazioni storiche di lungo corso e/o all’importazione di lino dalle regioni adiacenti alla Valle dell’Indo, in assonanza con il termine “Hindoyin” reperibile nei testi rabbinici1Grossi, 2012.

 

DOMANDA- C’è un legame tra l’India e il nome “Sindone”?

RISPOSTA – Sì, assume particolare rilievo l’etimologia del termine “Sindone” (dal greco Sindōn, “lino fine”), che potrebbe essere correlato a “Sindh“, regione storica dell’India rinomata per la manifattura tessile di pregio.

Tale connessione linguistica trova conforto nelle testimonianze storiche che documentano intensi scambi commerciali tra l’India e il bacino del Mediterraneo.

Fonti antiche confermano che i mercanti di epoca romana attribuivano un valore superiore ai manufatti provenienti da quest’area, celebre per la produzione di lane e lini di eccellente fattura.

 

sindone barcaccia

 

“L’esperienza più frustrante”

DOMANDA – Avete già in programma ulteriori studi sulla Sindone?

RISPOSTA – Lavorare sulle tracce di DNA della Sindone è un’impresa tecnicamente estremamente complessa.

La pubblicazione dei dati metagenomici relativi al DNA della Sindone ha rappresentato, sul piano professionale, l’esperienza più frustrante della mia carriera accademica, che supera ormai i trent’anni.

Con ciò intendo dire che la qualità e l’entità del lavoro sperimentale svolto – nell’ambito di un progetto di ricerca protrattosi per diversi anni – così come la ricchezza dei dati raccolti, avrebbero meritato una collocazione editoriale di ben altro livello.

La nostra recente pubblicazione conclude, almeno per il momento, un ciclo di ricerca durato quasi quindici anni.

 

DOMANDA – Cosa servirebbe per riaprire il ciclo di indagini?

RISPOSTA – L’avvio di un nuovo filone di studi richiederebbe la disponibilità di campioni e reperti sindonici ufficiali, di cui attualmente non disponiamo, nonché di finanziamenti significativi specificamente destinati al progetto di ricerca.

 


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Autore

La Redazione

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3 commenti a La Sindone e il passaggio in Medio Oriente: parla il prof. Barcaccia

  • Sergio- ha detto:

    Che dono sublime, la Sìndone: la fotografìa dell’Incarnazione del Verbo.
    Gloria a Dio✝️

  • G.B. ha detto:

    Questo studio non affronta direttamente il problema della datazione della Sindone, ma se ne possono comunque trarre delle indicazioni in tal senso.
    La storia “certificata” della Sindone inizia a metà del Trecento nel nord della Francia, e in Francia rimane senza valicare le Alpi fino al 1578, quando viene portata a Torino, dopodiché non si muove più da lì se non per brevi periodi. Se vi è stata una prolungata esposizione nell’area mediterranea (“prolungata” sulla scala dei diversi secoli di vita che certamente ha il telo), questa deve necessariamente essere avvenuta in un’epoca precedente (Torino in termini geografici è compresa nel bacino del Mediterraneo — il Po sfocia nell’Adriatico — ma dubito che ci cresca il corallo rosso). Il che smentirebbe la datazione al radiocarbonio secondo la quale la Sindone risale al massimo al 1260.