Se la fede è un dono, a cosa serve la ragione?

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La differenza tra fede naturale e fede teologale. Se la ragione può giungere a Dio, perché la fede sarebbe un dono? Nuova puntata di “Risposte cattoliche”.


 

Perché alcuni hanno la fede, mentre altri no?

Dio dà a tutti la possibilità della salvezza, ma qualcuno pur cercando di avvicinarsi a Lui non riesce a capirLo, né ad ascoltarLo.

Se la fede è un dono di Dio, perché si dice che a Dio si può giungere anche con la sola ragione?

Tante domande, tutte collegate tra loro.

A queste rispondiamo nella rubrica domenicale “Risposte cattoliche”, riprendendo l’intervento del teologo e domenicano padre Angelo Bellon.

 


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angelo bellondi padre Angelo Bellon*
*docente di Teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale

da “Amici Domenicani”

 

La Sacra Scrittura afferma che poiché “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4) ne segue che dona a tutti la fede per poter dirigere i propri passi verso di lui.

Perciò anche che se alcuni non hanno la fede, è perché c’è stato un impedimento ad accoglierla.

Questo impedimento può avere diverse origini, che non sempre sono addebitabili al soggetto che non crede.

 

La fede naturale è ambito della ragione

Tuttavia il discorso della fede è disgiunto dal problema dell’esistenza di Dio.

Perché all’esistenza di Dio si può e si deve giungere con l’uso della ragione.

Le leggi sapientissime che governano il cosmo e la natura non sono frutto del caso. Il caso avviene per una volta, per pura coincidenza, per caso, come si dice comunemente.

Qui invece vi sono leggi stabili che manifestano un’infinita sapienza. La sapienza suppone un’intelligenza.

E poiché le leggi sono perfettissime, anche l’intelligenza che le ha prodotte deve essere perfettissima.

Per questo la Sacra Scrittura dice che coloro che non giungono all’esistenza di Dio sono senza scusa (cfr. Rm 1,20).

Fin qui si rimane nell’ambito della ragione.

Anche se comunemente si dice “io credo nell’esistenza di Dio” non c’entra ancora la fede teologale, la quale di per se stessa è adesione ad una realtà che non solo non è evidente, ma non è neanche raggiungibile con le sole risorse umane.

Qui il credere è quasi sinonimo dell’espressione: “Credo che supererò l’esame”, e cioè sono persuaso che supererò l’esame perché mi sono preparato adeguatamente.

Se si vuole parlare di fede, qui si tratta di una fede naturale.

 


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La fede teologale è dono di Dio

La fede cristiana o teologale è adesione ad una realtà che va al di sopra delle capacità della ragione.

Ha per oggetto Dio che si rivela. In particolare, ha per oggetto la divinità di Cristo e quanto egli ci ha rivelato di se stesso.

Poiché la fede teologale ha come oggetto verità di ordine soprannaturale che non sono di per sé frutto del ragionamento umano (ad esempio: i sacramenti comunicano la grazia oppure comunicano, come nel caso dell’ordine sacro, una potestà divina), suppone un intervento soprannaturale di Dio nella mente e nel cuore dell’uomo.

Per questo Gesù ha detto: “Nessuno viene a me se il Padre non lo attira (Gv 6,44). Ed è per questo che la fede soprannaturale o teologale è un dono che viene da Dio.

Il Concilio Vaticano II ha espresso in termini molto belli il dinamismo della fede cristiana quando ha affermato:

«A Dio che si rivela è dovuta l’obbedienza della fede (Rm 16,26) con la quale l’uomo si abbandona a Dio tutto liberamente, prestandogli il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà (DS 3008) e acconsentendo volontariamente alla rivelazione da lui data. Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente e dia a tutti la dolcezza del consentire e nel credere alla verità. Affinché poi l’intelligenza della rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni» (Dei Verbum 5).

 


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Per tutti è possibile arrivare a Dio

A tutti dona almeno il nocciolo della fede.

E cioè la conoscenza della sua esistenza e che gli è remuneratore per coloro che lo cercano (cfr. Eb 11,6).

Senza questo minimo di conoscenza sarebbe impossibile per gli uomini orientarsi verso di lui e dirigere conseguentemente i propri passi.

A questo, come ho detto, ci può e ci deve arrivare ogni uomo perché tutto parla di Dio, della sua potenza creatrice, della sapienza con cui ha costituito tutte le cose e della sua bontà, perché le ha create per noi.

 


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Autore

padre Angelo Bellon

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3 commenti a Se la fede è un dono, a cosa serve la ragione?

  • Sergio- ha detto:

    Romani 1:23 — «…e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili».
    Romani 1:25 — «Essi, che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen».
    La ragione conduce al Creatore: se c’è la giustizia.

  • Ulisse ha detto:

    Qualche giorno fa parlavo con un amico, marito e padre di tre figli, che dice di aver “perso la fede” nella Chiesa (si ritiene ancora cristiano), che rifiuta la Grazia sacramentale della confessione. Gli ho inviato dei discorsi di un altro domenicano, l’esorcista Padre Darmin, per tentare di fargli comprendere che l’impedimento alla fede ha a volte una motivazione spirituale, il demonio.
    Ed è lì che ho capito dov’è il problema, la negazione dell’esistenza del demonio e del male (avallata da “pensatori” sedicenti cattolici). Ma se il male non esiste, allora non è possibile la Redenzione (cit. Padre Darmin). E la nostra fede sarebbe vana. Il peccato, in primo luogo superbia e orgoglio, sono gli impedimenti alla Fede, alla partecipazione alla vita divina.
    Bisogna pregare per avere la Grazia di accogliere la Grazia. La Grazia della consapevolezza della nostra miseria e che solo Uno può darci il Bene.

  • Gennaro ha detto:

    L’uso della ragione ci accompagna dalla nascita ma già l’accettare l’esistenza di Dio è un suo dono: meritato alla nascita o in seguito da uno dei genitori o da altri intercessori. Ma per meritare il dono di conoscere il vero Dio bisogna essere propensi almeno all’umiltà e poi alla carità: due caratteristiche che ci rendono compatibili con Dio, il Quale può così donarci gradualmente la conoscenza della Verità e, quindi, che mettendo in pratica l’amore verso di Lui e verso coloro che Egli ha creato diventiamo partecipi dei Suoi progetti eterni e della Sua natura divina.