Il teologo sfida Barbero e Galimberti: «Prima di giudicare la fede, meglio studiare»

staglianò barbero galimberti

Mons. Antonio Staglianò (presidente Pontificia Accademia di Teologia) corregge gli stereotipi sulla fede di Barbero e Galimberti, due santoni laici.


 

Negli ultimi mesi mons. Antonio Staglianò si è inserito nel dibattito pubblico.

Parliamo dell’attuale presidente della Pontificia Accademia di Teologia, vescovo emerito di Noto.

Dopo aver suscitato qualche polemica per un’interpretazione singolare del brano “Imagine”, il teologo ha voluto correggere alcune affermazioni sulla religione di due indiscusse autorità dell’intellettualismo laico italiano: Umberto Galimberti e Alessandro Barbero.

 


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Mons. Staglianò e “Imagine” di Lennon

Partiamo dal caso Lennon.

Due mesi fa ha suscitato un polverone la riflessione di mons. Staglianò sulla canzone “Imagine” di John Lennon, accusato di aderire al messaggio antireligioso del brano.

Il vescovo ha però respinto con decisione questa lettura, spiegando che il suo intento era esclusivamente teologico.

Ovvero: distinguere tra il significato originario attribuito dall’anticlericale Lennon al brano e la possibilità, per un credente, di cogliervi comunque alcuni elementi compatibili con il Vangelo, come il desiderio di pace universale e di fraternità.

Ha ribadito di non condividere affatto i versi che immaginano un mondo “senza religione” o “senza paradiso”, ma di voler mostrare come il cristianesimo possa dialogare criticamente anche con espressioni della cultura contemporanea, senza rinunciare alla propria identità.

Il vescovo è stato anche criticato per aver citato le Crociate, affermando che anche allora si combatteva con l’idea di ottenere il paradiso e il perdono dei peccati. Alcuni lo hanno accusato di equiparare il cristianesimo al fondamentalismo islamico.

Staglianò ha replicato di essere consapevole che «le crociate furono fenomeni complessi: difesa dei pellegrini, risposta all’espansione islamica, mescolanza di motivi religiosi e politici». Tuttavia, «dire che “Dio le voleva” è teologicamente insostenibile. Dio non vuole la guerra».

Al netto di questi chiarimenti e delle buone intenzioni del vescovo, rimane oggettivamente la sensazione di forzature e di errori comunicativi.

Il pacifismo sessantottino predicato da John Lennon ha ben poco di compatibile con la pace in senso cristiano, così come -ad esempio- la fraternité degli illuministi era lontana anni luce dall’autentico significato cristiano.

Molto significativo il commento su questo di don Ambrogio Mazzai.

Spezzando una lancia a favore di mons. Antonio Staglianò, va ricordato però che nel 2015 fu proprio lui a definire “provocazione anticlericale” la decisione del sindaco di Bologna di installare luminarie natalizie con alcuni versi di “Imagine”.

 


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Mons. Staglianò vs Galimberti

Poche settimane dopo, il presidente della Pontificia Accademia di Teologia ha rivolto l’attenzione ad alcune dichiarazioni del filosofo Umberto Galimberti.

In una serie di interventi ha contestato diverse ricostruzioni del filosofo sui Vangeli e sulla figura di Gesù, osservandone gli errori storici e testuali.

Ad esempio la tesi secondo cui Gesù non si sarebbe mai definito Figlio di Dio, quella che attribuisce a Ponzio Pilato tale appellativo e l’idea che il cristianesimo sarebbe stato fondato essenzialmente da san Paolo.

Per il teologo, basta una lettura attenta dei testi evangelici per smentire queste interpretazioni: «Si chiede una cosa molto semplice e doverosa: studiare prima di giudicare».

Staglianò ha infatti invitato ad una critica del cristianesimo «informata, accurata e leale», anziché basata su semplificazioni o citazioni decontestualizzate.

 


Galimberti e l’arte del plagio: nuovi testi copiati dal filosofo
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Mons. Staglianò vs Barbero

Non meno netta è stata la replica ad Alessandro Barbero.

Lo storico aveva richiamato una frase attribuita a sant’Agostino«non cercare di capire per credere, ma credi per capire» – utilizzandola come esempio della distanza tra il pensiero religioso e quello scientifico.

Il vescovo ha contestato questa lettura, innanzitutto osservando che il celebre «credo quia absurdum» (cioè “credo perché è assurdo”), che Barbero attribuisce a sant’Agostino, è invece di Tertulliano: «Un gigantesco equivoco teologico e filosofico», lo definisce Staglianò.

In secondo luogo, il teologo ha osservato che lo storico piemontese riduce la tradizione cristiana a una caricatura, ignorando secoli di riflessione filosofica e teologica sul rapporto tra fede e intelligenza.

Il cristianesimo, ha spiegato, non ha mai proposto un “salto nel buio” irrazionale: «La fede non è credere contro la ragione, ma credere con la ragione e oltre la ragione».

Presentare il cristianesimo come una realtà fondata sull’abbandono del pensiero razionale significa ignorare una parte essenziale della sua storia intellettuale: «La fede non è una fuga dalla realtà ma un modo diverso di abitarla, interrogandosi sul senso ultimo dell’esistenza».

 


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Saper rendere ragione

Insomma, un’estate grintosa per il vescovo calabrese, intenzionato giustamente a dialogare criticamente con la cultura contemporanea.

Un atteggiamento ben lontano da quello che lui definisce un «cattolicesimo convenzionale», cioè «quell’apparato fatto di preghierine e riti esteriori» senza però alcuna sostanza o capacità di giudizio, incapace di prendere posizione sulle ragioni che muovono la fede.

Autore

La Redazione

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12 commenti a Il teologo sfida Barbero e Galimberti: «Prima di giudicare la fede, meglio studiare»

  • Manlio Padovan ha detto:

    «La fede non è una fuga dalla realtà ma un modo diverso di abitarla, interrogandosi sul senso ultimo dell’esistenza» …ma se non si riesce a dimostrare che Dio esiste, crolla tutto e si salva solo la realtà.

    • Bichara ha risposto a Manlio Padovan:

      Perché si riesce a dimostrare che Dio non esiste , per caso?
      Bisogna essere consapevoli che credere che Dio non esiste è una fede al pari di quella che crede che Dio esiste.
      “Affirmandi incumbit probatio” non è a senso unico. Personalmente trovo più razionale che ci sia una entità che abbia creato tutto.

  • don Daniele d'Ecclesia ha detto:

    Ho letto anche i commenti di atei contro mons. Antonio Stagliano.. davvero deliranti, comunque ho risposto loro che l’ateismo è solo una teoria, non è una scienza e ripensandoci mi chiedo come fanno persone come Barbero o Galimberti a definirsi come tali…

  • Francesco ha detto:

    È un dato di fatto che alla base della conoscenza c’è la credenza in qualcosa di evidente, non dimostrabile.

  • A. Deriu (suor Ausilia) ha detto:

    “È impossibilissimo che la fede cristiana tolga la libertà alla ragione e le impedisca di svilupparsi. Al contrario, la fede aggiunse agli uomini uno stimolo fortissimo all’uso onesto e legittimo della ragione; aggiunse un nuovo obbligo di trafficare più ingegnosamente e di buona lena quel talento in forza del quale, come dice sant’Agostino, Dio li creò più eccellenti delle bestie e simili a se stesso. E usando questo talento, essi devono staccarsi dalle cose animalesche, e avvicinarsi a quelle divine, nelle quali è la causa della loro dignità. Da quell’ora la ragione poté camminare più sicura perché più robusta, e cambiò i passi vacillanti di un bambino in quelli di un gigante. La nuova luce divenne il criterio e quasi il paragone di quella antica, la quale non solo si sente più coraggiosa in sua compagnia, ma anche più acuta e perspicace.” (ANTONIO ROSMINI, Introduzione alla filosofia, n. 38)

  • Varese Giovanni Battista ha detto:

    A mio modesto avviso la chiesa oggi troppo poco ci fa riscoprire e conoscere quelli che furono i giganti del cristianesimo. Parlo di santibe beati che sono una folla di ogni razzaingia e nazione. Tutti diversi tutti originale nel viverea loro fede. Geniali, attivissimo entusiasti. La Chiesa intendo il magistero ci invita i vece a cercare in laici atei anticlericali qualche segno di positivo e di compatibile col cristianesimo. Per carità lo sforzo in tal senso va sempre fatto e le porte mai vanno chiuse. Ma purtroppo si constata che i risultati sono negligibili. E spesso si creano pesanti equivoci. Io per esempio sono rimasto permesso degli elogi che il precedente pontefice espresse per Emma Bonino. Ora questo personaggio ha promosso tutte aborto, eutanasia, ecc. E non credo abbia mai espresso almeno in vecchiaia un qualche dubbio sulle sue posizioni. Si avrà promosso anche qualche azio e umanitarie per esempio a favore dei carcerati nelle origini sovraffollate va bene. Non sarebbe stata più opportuna una visita privata senza commenti? Oriana Fallaci, nota atea e anticlericale, ormai condannata dalla malattia, ottenne tramite Mons Fisichella, di incontrare Papa Benedetto. La cosa avvenne nella più riservata discrezione. Ecco questa modalità la trovo più opportuna. Gio.

  • Paolo Zanotto ha detto:

    Su Galimberti stendiamo un pietoso velo…
    Riguardo alla professione di fede, invece, mi pare che a confondersi sia Mons. Staglianò, che il concetto di “credere per capire” (credo ut intelligam), giustamente ricondotto alla visione teologica di S. Agostino (Sermo 43) da Barbero, ancorché formulato compiutamente dal filosofo e teologo Anselmo d’Aosta nel Proslogion, lo attribuisce erroneamente a Tertulliano, sostenitore del “credo perché è assurdo” (credo quia absurdum). Ho forse capito male io?

    • Romi ha risposto a Paolo Zanotto:

      Vero, è una frase di Sant’Agostino. Riportata anche da Padre Angelo Bellon nel sito Amici domenicani. E, si sà, i domenicani hanno una tradizione di grande preparazione teologale, non per nulla il loro ordine fondato per contrastare le eresie durante l’inquisizione.

  • Romi ha detto:

    La canzone “Imagine” contiene parole orribili secondo me, profondamente nichiliste travestite da ideali di amore e pace, che non sono quelli in senso cristiano.
    Significativo è ciò che dice di questa canzone mons. Stagliano: non è d’accordo circa un mondo senza religioni e paradiso, ma omette la parola inferno. Non si parla più di inferno?
    Esiste il paradiso e pure l’inferno. Imagine parla di pacifismo e non di pace, onestamente non vedo nulla di cristiano in questa canzone ma molto di new Age.

    • Paolo ha risposto a Romi:

      @Romi Sottoscrivo pienamente la sostanza della tua analisi. Hai identificato un punto fondamentale: la “pace” immaginata da “Imagine” non è affatto la pace cristiana. Si avvicina piuttosto a una forma di pacifismo utopico che cerca di abolire proprio quella cornice trascendente entro la quale la pace cristiana, la libertà, la responsabilità e la dignità umana trovano il loro reale significato.

      La tua osservazione sull’omissione dell’inferno è altrettanto importante dal punto di vista teologico. La cultura contemporanea parla spesso di misericordia rimanendo in silenzio sull’inferno, come se negare la possibilità di una separazione definitiva da Dio fosse, in qualche modo, una conseguenza necessaria dell’amore divino. Nella prospettiva tomista, tuttavia, l’inferno non è una punizione arbitraria inflitta da una divinità vendicativa. È la tragica possibilità che la creatura razionale ha di rifiutare in modo definitivo il Bene per il quale è stata creata.

      È precisamente su questo punto che “Imagine” si rivela filosoficamente indicativa. Un mondo senza paradiso, senza inferno e senza religioni non è semplicemente un mondo con meno conflitti; è un mondo in cui il destino trascendente della persona umana è stato deliberatamente rimosso dall’orizzonte. Una volta scomparso questo orizzonte, sorge inevitabilmente una domanda: su quale fondamento oggettivo poggiano, in ultima analisi, la dignità umana, l’obbligazione morale e la distinzione stessa tra giustizia e ingiustizia?

      Il problema più profondo, quindi, non è meramente che Lennon abbia proposto delle “cattive idee”. È che la canzone presenta implicitamente la liberazione come un’emancipazione dalla trascendenza stessa. La persona umana viene immaginata come libera perché è stato rimosso l’ultimo punto di riferimento al di là dell’umanità stessa.

      But il cristianesimo intende la libertà in modo radicalmente diverso: non siamo liberi perché la verità è scomparsa, ma siamo liberi perché siamo capaci di conoscere e di abbracciare liberamente la verità. Da qui il paradosso: un mondo senza Dio può apparire massimamente autonomo, eppure rischia di ridurre la libertà alla totale assenza di una misura oggettiva del bene.

      Questo è il motivo per cui distinguerei la pace cristiana dal mero pacifismo. La pace cristiana non è semplicemente l’assenza di conflitto; è la tranquillitas ordinis (la tranquillità dell’ordine) di una persona e di una società rettamente ordinate. Se si rimuove l’ordine trascendente, la “pace” può facilmente ridursi a nient’altro che a un sterile conformismo sociale.

      In questo senso, “Imagine” ha conseguenze filosofiche ben più profonde di un simple inno alla tolleranza: è un esperimento immaginativo su come apparirebbe la società umana dopo la deliberata rimozione della trascendenza.

      P.S. Penso anche a una celebre intuizione letteraria presente in autori come C.S. Lewis (ne “Il grande divorzio”) o nelle atmosfere di Dino Buzzati: l’inferno descritto non come un luogo di torture medievali, ma come un posto dove si possiede tutto ciò che è legato a una felicità puramente terrena, mondana ed egoriferita, resa però eterna e radicalmente priva di Dio. È un’immagine di straordinaria verità teologica. Mostra che l’inferno è, in ultima analisi, l’esaudimento del desiderio della creatura ribelle: essere lasciata in pace con le proprie cose, per sempre. Il dramma di “Imagine” è, alla fine, il tragico scambio — la transazione — tra la struttura metafisica dell’inferno e l’utopia della pace.

    • G.B. ha risposto a Romi:

      Sì Imagine è l’inno dell’ateismo e del nichilismo, tante persone la cantano senza neanche sapere cosa dice.
      “Immagina che non ci sia alcun paradiso, è facile se ci provi.
      Nessun inferno sotto di noi, sopra di noi solo il cielo” (rigorosamente con la minuscola)
      Però mi sembra peggio dire che non esiste il paradiso, se esistesse il paradiso ma non l’inferno non sarebbe mica male!

  • Mauro ha detto:

    Buona sera a tutti
    Sono agnostico da una vita, serenamente agnostico. Comprendo la posizione di Barbero nel chiedersi perché dovremmo essere in un periodo storico in cui abbiamo,,azzeccato,, la religione giusta, unica vera tra le passate e le attuali. Sinceramente sospetto che quello che chiamiamo ,,bisogno di assoluto,, in realtà sia un refuso del bisogno dell’uomo di trovarsi al centro del Tutto, ora che non è più al centro dell’universo e, addirittura, ha scoperto di non essere l’unico in natura in grado di usare la propria razionalità e provare emozioni e sentimenti.
    Da anni non sento più bisogno di assoluto. Da quando ho scoperto che faccio parte del Tutto, e questo Tutto è bellezza.
    Grazie