Alessandro Barbero smentisce in tv le calunnie sul Medioevo

barbero medioevo

Il documentario “Medioevo da non credere” sbarca su Rai storia. Lo storico Alessandro Barbero smonta uno a uno i miti contro il Medioevo.


 

«Il periodo più calunniato della storia».

Alessandro Barbero definisce così il Medioevo nel documentario andato in onda giovedì 28 maggio su Rai Storia.

L’eminente storico, già docente all’Università del Piemonte Orientale, ha ripercorso in “Medioevo da non credere” i dieci secoli di storia spesso raccontati come un immenso contenitore di miti, paure e leggende.

L’obiettivo è ribaltare i luoghi comuni: niente streghe bruciate a ogni angolo, niente cinture di castità, niente “secoli bui” popolati da ignoranza e superstizione.

 

Il nome “Medioevo” è falso

Si parte dal nome: “Medioevo”, cioè periodo che “sta in mezzo”.

Già questa è una manipolazione linguistica, spiega Barbero. «In mezzo a cosa?», chiede. «Da una parte l’antichità, la grande e gloriosa civiltà classica, e dall’altra la nostra modernità, anch’essa evidentemente grande e gloriosa. E in mezzo? Solo oscurità e barbarie».

Peccato che nessun medievale si considerava “medievale” ma “moderno” e la loro epoca, afferma lo storico, «ha avuto i suoi lati oscuri e i suoi lati luminosi, come tutte le epoche».

 

🔴Qui sotto una sintesi del documentario di Alessandro Barbero👇

 

Servi della gleba e schiavitù

Il primo tema che affronta il documentario è quello dei servi della gleba, che secondo l’immaginario sarebbero stati «oppressi e calpestati».

Certo, non avevano i diritti dei lavoratori moderni ma nemmeno erano schiavi. Anzi, spiega Barbero, «nell’antichità in Italia i contadini erano in gran parte schiavi. Nel Medioevo, di schiavi fra i contadini non ce ne sono più».

UCCR ne ha parlato in un documentato dossier sulla fine della schiavitù proprio durante l’era medievale cristiana.

E allora perché “servi della gleba”? Perché erano legati alla terra che lavorano e non se ne possono andare senza permesso. Ma neanche il padrone li poteva mandare via, né poteva aumentare loro l’affitto.

I contadini e i loro contratti nessuno li può toccare», spiega lo storico. Se pensiamo alla condizione odierna dei braccianti o della mezzadria in voga fino a quasi cento anni fa, «ci accorgiamo che forse, dopo tutto, nel Medioevo i contadini non erano poi così sfruttati».

Barbero cita inoltre alcuni esempi in cui gli stessi contadini fecero causa contro i ricchi signorotti feudali che “spadroneggiavano” un po’ troppo. Denunce tutte vinte dai contadini.

 


Resta aggiornato iscrivendoti ai nostri nuovi canali:

 

L’università e il “ritorno al Medioevo”

Parlando di castelli, cavalieri e soldati, lo storico piemontese ricorda anche che «a proposito di “Medioevo da non credere”, i più antichi trattati medievali di scherma ci dicono chiaramente che all’epoca anche le donne tiravano di scherma».

Quante volte ancora oggi i grandi giornali parlano del “ritorno al Medioevo” come associazione di ignoranza?

Eppure, spiega Alessandro Barbero nel documentario, «l’università è nata nel Medioevo. La comunità di tutti quelli che studiano: universitas studiorum».

Molti pensano che l’università si chiami così perché lì si insegnano tutte le discipline, l’universo della conoscenza. E’ falso. Universitas, nel Medioevo, voleva dire “comunità”, cioè associazioni di studenti e professori.

A Bologna gli studenti si associano per difendere i loro diritti , mentre nell’Università di Parigi, prosegue Barbero, che dipendeva dal vescovo, «si formano i quadri della Chiesa cattolica e gli studenti non hanno bisogno di essere protetti: sono già abbastanza protetti dal fatto di essere chierici e appartenere alla Chiesa.

Anche i frati si laureavano in università, soprattutto i Domenicani ma anche i Francescani che, dopo la morte del fondatore, «hanno cominciato a prendere gente colta, anzi, solo gente colta». Tanto che per entrare nell’ordine «ci vuole come minimo la licenza in arti, che sarebbe l’equivalente della maturità classica».

 

Le bugie sull’Inquisizione medievale

Il tema dell’istruzione tra gli uomini di Chiesa conduce Barbero agli inquisitori, cioè frati preparati incaricati dal papa di contrapporsi agli eretici per confutare le loro tesi.

Nel Medioevo, spiega l’eminente storico, non c’è il diritto di insegnare tesi sbagliate ma «c’è un modo giusto di pensare ed è quello che insegna la Chiesa».

Chi insegna cose diverse, che magari minano e indeboliscono il tessuto sociale (come fecero gli eretici, ad esempio, rifiutando il giuramento nel legame feudale, caposaldo della civiltà all’epoca), allora «è meglio trovarlo e spiegargli che si sbaglia. Perciò l’inquisitore arriva in un paese e apre un’inchiesta».

Lo scopo dell’Inquisizione, precisa Barbero, «non era mandare la gente sul rogo». Lo fece, «ma non così spesso come pensiamo». Piuttosto era «convincere l’eretico che si era sbagliato e vederlo chiedere scusa e implorare il perdono. Quello era lo spettacolo che bisognava offrire alla gente».

I pochi che finirono sul rogo erano coloro che «si erano rifiutati di pentirsi e, alla fine, per l’inquisitore era una specie di sconfitta».

Era giusto? Ovviamente no. Ma si trattava del sistema giuridico dell’epoca. Stesso discorso per la tortura. Fu usata? A volte, ma meno dell’antichità e dei tribunali secolari (tra l’altro è utilizzata ancora oggi).

 

La Chiesa non credeva alle streghe

E poi ci sono le streghe, «un altro luogo comune che associamo sempre al Medioevo», afferma Barbero introducendo un nuovo capitolo.

La gente medievale credeva alle streghe, così come gli antichi Romani e «fino a poco tempo fa, anche i nostri contadini». L’unica a non crederci era la Chiesa, che «insegnava che credere alla stregoneria era roba da pagani».

Il capitolo delle streghe risulta meno storicamente preciso rispetto agli altri.

Ma la conclusione dello storico è condivisibile: «Si sono bruciate molte più streghe al tempo di Michelangelo e Leonardo, o al tempo di Newton e Galileo, che non all’epoca di Dante».

 

barbero medioevo

 

La Terra piatta e la cintura di castità

Il documentario prosegue smentendo altre leggende, tra cui i terrori dell’anno 1000: è falso che si credeva nella fine del mondo. Esattamente come è una bugia che i medievali credevano che la Terra fosse piatta (basta guardare gli stemmi degli imperatore con il globo sormontato da una croce).

Numerosi sono i miti legati al sesso, come la fantomatica cintura di castità: «ma veramente voi credete che ci sia stata un’epoca in cui alle donne si faceva portare questo marchingegno di metallo», chiede Barbero, «che, oltretutto, avrebbe avuto conseguenze pazzesche sulla salute?».

«Nel Medioevo della cintura di castità non parla assolutamente nessuno», la sua nascita è in un manoscritto del Rinascimento di un tizio che « si divertiva a inventare macchine impossibili».

«Eppure noi, nella nostra immensa credulità», spiega Barbero, «ci siamo convinti che nel Medioevo davvero un marito non usasse andar via dal castello senza mettere alla moglie la cintura di castità».

Stesso discorso per lo ius primae noctis, cioè il diritto del feudatario di giacere, nella prima notte di nozze, con le spose del villaggio. Peccato che «la gente del Medioevo non aveva mai sentito parlare»: anch’esso nacque nell’immaginazioni di qualche rinascimentale.

Eppure di sesso se ne parlava abbondantemente, le novelle del Boccaccio sono un esempio («non quelle che si leggono a scuola, le altre»).

 

barbero medioevo

 

«Insomma», ha concluso Alessandro Barbero alla fine del documentario, «non voglio dire tutto quello che credevate di sapere sul Medioevo è sbagliato, ma ci siamo quasi».

Attenzione: gli algoritmi dei social media stanno rendendo sempre più difficile trovare notizie cattoliche. Seguici sui nostri canali, è facile (e gratuito). Scegli tu quale:

1 commenti a Alessandro Barbero smentisce in tv le calunnie sul Medioevo

  • G.B. ha detto:

    Tutta roba già ampiamente smentita, ma bene che ne parli Barbero, il messaggio arriverà a molte più persone.

  • Invia un commento o una risposta



    Commentando dichiari di accettare la Privacy Policy