Chiesa e omosessuali: accogliere senza tradire il Magistero

chiesa omosessuali

Si può accogliere le persone omosessuali senza legittimare né rinunciare alla coerenza con i principi dottrinali? Il libro del teologo padre Roberto Tamanti.


 

Un libro a cui teniamo particolarmente.

Ma serve una condizione per leggerlo. Lo specifica l’autore, padre Roberto: non avere un pensiero appiattito.

Il dibattito nel mondo cattolico su Chiesa e omosessualità è infatti dominato da due schieramenti: coloro che accolgono senza distinguere e coloro che distinguono senza accogliere.

La via intermedia, quella che accoglie senza legittimare è ardua e pochi sanno percorrerla.

Per questo ospitiamo con gioia il contributo che padre Roberto Tamanti ha inviato in esclusiva a UCCR.

E’ una presentazione in termini generali del suo libro: “Chi sono io per giudicare? Chiesa e omosessualità: un pensiero critico” (Cantagalli 2025), di cui consigliamo l’acquisto.

 


padre roberto tamanti

 

di
padre Roberto Tamanti*

 
*docente di Teologia Morale e di Bioetica alla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum

 

Il libro affronta una delle questioni più delicate e dibattute nella vita della Chiesa cattolica contemporanea: il rapporto tra Chiesa e omosessualità.

Il titolo evocativo richiama la ormai famosa affermazione di Papa Francesco: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».

Si cerca di dare una “lettura critica”, riguardo alla modalità con cui la Chiesa oggi – attraverso teologi, pastori, iniziative diocesane e documenti non ufficiali – sta vivendo e interpretando l’omosessualità: non solo in termini di accoglienza della persona, ma anche in termini di implicazioni dottrinali e morali.

 


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Chiesa e omosessuali: accogliere con discernimento

Il testo distingue con chiarezza tra l’accoglienza cristiana della persona e la legittimazione in senso morale della condizione e della relazione omosessuale.

Nella prassi ecclesiale e nella riflessione teologica recente, si è verificato infatti un movimento che va da un’accoglienza senza esclusione fino a una sorta di equiparazione, implicita o esplicita, tra relazioni omosessuali ed eterosessuali, considerate di fatto quasi equivalenti.

Ma, ci chiediamo: è possibile un pensiero diverso, che non si presenti né come uno scontro intransigente né come un accompagnamento che rinunci al discernimento teologico-morale, ma che sappia leggere la realtà in modo serio, senza nascondere le difficoltà e senza rinunciare a un’impostazione dottrinale coerente?

Il libro non si propone né come apologetica né come semplice critica, ma come riflessione teologica-morale che intende aiutare la Chiesa a essere se stessa, cioè fedele al Vangelo e alla storia, a Dio e all’uomo, perciò capace di confronto con la cultura contemporanea.

 


«Omosessuale, ma vivo in castità. La proposta della Chiesa mi ha reso libero»
(21/10/2018)


 

“Chi sono io per giudicare?”

L’opera si articola su vari livelli: da una ricostruzione storica e dottrinale del rapporto della Chiesa con l’omosessualità, passando per l’analisi di alcuni snodi concettuali (persona, orientamento sessuale, relazione, morale) fino a una riflessione pastorale su come accompagnare, senza confondere l’accoglienza con la legittimazione morale.

In questo senso, il libro solleva interrogativi su come interpretare l’antropologia cristiana, la complementarietà tra i sessi, la finalità procreativa del rapporto coniugale, insieme alla delicatezza richiesta nell’incontro pastorale con le persone omosessuali.

I contenuti centrali del saggio possono essere così sintetizzati:

  • La posizione magisteriale della Chiesa: come si è evoluta e quali sono i suoi fondamenti teologici e morali
  • La sfida dell’inclusione: è possibile un’accoglienza piena che non contraddica i principi dottrinali?
  • L’importanza del giudizio: riflettendo sulla frase papale, il testo indaga il confine tra l’accoglienza pastorale della persona e la valutazione morale degli atti.

 


Ma la lobby gay odia Bergoglio: “omofobo”, “medievale”, “retrivo”
(05/09/2018)


 

Distinguere per il bene della persona

L’intento è quello di fornire strumenti per un pensiero non appiattito, offrendo risposte che, pur nella fedeltà alla tradizione, sappiano confrontarsi onestamente con le istanze e le scoperte della contemporaneità.

Si tratta di un testo rivolto a tutti coloro che desiderano approfondire la questione da una prospettiva che non teme il confronto serrato con la realtà, ma al contempo cerca di mantenere salda la propria identità valoriale e teologica.

Infine, il libro presenta una proposta di stile ecclesiale: la Chiesa che sa dire “non giudico la persona” ma che al tempo stesso “non rinuncia a distinguere” – non come forma di discriminazione, ma come fedeltà al disegno cristiano dell’amore, della verità e della responsabilità.

In un tempo in cui la distinzione viene spesso bollata come discriminazione, si invita a riflettere su cosa significa davvero giudicare, su come praticare una pastorale che non si riduca ad accogliere tutto in modo acritico, ma che cerchi il bene della persona alla luce del Vangelo.

Autore

padre Roberto Tamanti

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6 commenti a Chiesa e omosessuali: accogliere senza tradire il Magistero

  • lorenzo ha detto:

    Affermare che le i peccati impuri contro natura sono uno dei quattro peccati che gridano al cielo è discriminare oppure no?

    • Mandi ha risposto a lorenzo:

      Se si commenta un comportamento non credo sia discriminazione ma non so nemmeno quanto serva affermarlo con tanta enfasi e ripeterlo a sfinimento. E’ sufficiente dire che è peccato e spiegarne le motivazioni (se le si conosce), ricordando anche che la lista dei peccati è enorme e non ce ne sono alcuni più gravi degli altri.

      Penso anche che allontanare le persone dalla fede con minacce dell’inferno a causa della loro vita sia un peccato che grida al cielo.

      • Sebastiano ha risposto a Mandi:

        Giusto.
        Ma penso anche che non dire con chiarezza a un fratello che è ben incamminato verso la perdizione, o fargli credere che il suo comportamento, tutto sommato, sia “passabile” (notizia fresca: un prete cattolico ha celebrato il matrimonio omosessuale del fratello – saluti a Tucho – e scommetto che non verrà neanche rimproverato), è ugualmente un peccato, che grida nella stessa direzione e con lo stesso volume.

      • lorenzo ha risposto a Mandi:

        Nessuno ti ha mai insegnato che esistono quattro peccati che gridano s dio e sei peccati che non daranno mai perdonati? Lo sapevi che chi non avvisa il peccatore subirà la sorte del peccatore?

  • lorenzo ha detto:

    Quando si scrive che “si è verificato infatti un movimento che va da un’accoglienza senza esclusione fino a una sorta di equiparazione, implicita o esplicita, tra relazioni omosessuali ed eterosessuali, considerate di fatto quasi equivalenti”, quasi a dare l’idea che siano posizioni in contrasto tra loro, si mente in modo spudorato: sono infatti entrambe posizioni filogay all’interno della Chiesa.

  • Sebastiano ha detto:

    Castità e omosessualità

    2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

    2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

    2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

    (dal Catechismo della Chiesa Cattolica)

    Non conosco il libro ma sarei curioso di sapere cosa aggiunge o cosa toglie. O, se non aggiunge e non toglie nulla, a cosa potrebbe servire (spero non ad edulcorare, diluire e “pastoralizzare” la dottrina). Dal quel che si legge in questo articolo di presentazione, alcune frasi mi lasciano perplesso:

    “La via intermedia, quella che accoglie senza legittimare è ardua e pochi sanno percorrerla”, sarà anche ardua, ma è scritta nel Catechismo sopra citato; che certo associazionismo cattolico (vedi caso AGESCI) e persino alti prelati (soprattutto, ma non solo, tedeschi) preferiscano percorrere le vie larghe (ben lastricate e che portano a un certo posticino), è un dato ormai accertato, ma non per questo meno maleodorante.

    “confrontarsi onestamente con le istanze e le scoperte della contemporaneità”: suona tanto come “finora siamo stati un po’ antiquati (disonesti?), i tempi sono cambiati ecc. ecc.”

    La famosa frase di Papa Francesco è stata colta al balzo dalla lobby omosessuale (anche e soprattutto interna alla Chiesa) e tagliuzzata ad arte: nel riportarla, gli entusiasti arcobalenici hanno evitato accuratamente di citare i punti intermedi (“cerca il Signore e ha buona volontà”), per finire con l’interpretarla come un “liberi tutti”. Chi doveva correggere questa interpretazione distorta, evidentemente non lo ha fatto abbastanza, visto l’andazzo generale.
    Riaffiora alla mente (e forse da qui ha avuto origine) un certo episodio evangelico:
    “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.
    Nel caso di specie, la tentazione, come sempre, è di fermarsi al puntoevirgola.