G.K. Chesterton ci insegna la giusta misura del patriottismo
- Ultimissime
- 14 Lug 2026

Tra odio woke per la Patria e il sovranismo sciovinista esiste una virtuosa via di mezzo. Chesterton sul patriottismo sano, che ama senza disprezzare
A oltre un secolo di distanza, le riflessioni di Gilbert Keith Chesterton si rivelano attuali.
L’amore per la Patria è da sempre al centro del dibattito pubblico, sia in Italia che in gran parte dell’Occidente.
C’è chi ne fa il proprio vessillo politico, come i partiti sovranisti, e chi da sinistra guarda con sospetto ogni manifestazione di orgoglio nazionale, ritenendola il possibile preludio a derive nazionalistiche o escludenti.
Ogni evento alimenta il dibattito tra opposti: il ritorno della competizione tra grandi potenze, la guerra in Ucraina, le tensioni legate all’immigrazione, la difesa dei confini ecc.
Ma qual è la giusta misura?
Una risposta si trova nel saggio di Chesterton intitolato “A Defence of Patriotism” (1901), dove il celebre pensatore inglese individuò proprio il rischio di due fazioni opposte, entrambe incapaci di esprimere un autentico amore per la propria nazione.
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La via di mezzo virtuosa
A riportarlo all’attenzione è stato recentemente il filosofo Edward Feser.
Feser ha ripreso innanzitutto un’osservazione dello stesso Chesterton presente nel suo celebre “Ortodossia”: una “prova” delle conseguenze del peccato originale è la difficoltà dell’uomo nel mantenersi in «una via di mezzo virtuosa tra vizi estremi opposti. La sobria moderazione ci sfugge».
Questo vale anche nel rapporto con il proprio Paese, qualunque esso sia.

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L’odio woke verso la Patria
Da una parte si trova quella che oggi viene definita “oicofobia“, ossia il rifiuto della propria patria, vista esclusivamente come fonte di razzismo, colonialismo e ingiustizie.
Certo che pagine oscure sono esistite e non si tratta di negarne i terribili effetti.
Ma è un estremo vizioso non vedere nel proprio Paese altro che questi mali. Queste persone, spiega Feser, «li vedono anche dove non esistono e ignorano o distorcono gli aspetti positivi della propria storia nazionale».
Il nazionalismo sciovinista
All’estremo opposto si colloca invece il nazionalismo aggressivo, che Chesterton chiamava “Gingoismo”, definendolo come «sciovinismo sordo e chiassoso».
Si tratta di un patriottismo muscolare, interessato alla forza militare, alla conquista territoriale e alla superiorità sulle altre nazioni. Un atteggiamento che finisce per giustificare guerre discutibili, disprezzare gli altri popoli e trasformare l’amore per la patria in desiderio di dominio.
Secondo Feser, «questo tipo di sciovinismo rozzo è esattamente ciò in cui sono caduti oggi troppi di coloro che giustamente si oppongono all’oicofobia “woke”», giustificando qualunque tipo di aggressione militare.
«Non è una preoccupazione per la legge e l’ordine», spiega il noto filosofo, «ma un’ossessione per l’etnia» e nasce «quando alle persone non viene offerto nulla di più elevato da celebrare».

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La soluzione di Chesterton
Per Chesterton il rimedio consisteva nell’educare i cittadini ad apprezzare soprattutto il patrimonio culturale della propria nazione: letteratura, filosofia, scienza, arte e grandi figure storiche, più che le conquiste economiche o militari.
Era questo, a suo giudizio, il fondamento di un patriottismo maturo capace di riconoscere anche il valore delle altre nazioni.
Feser, tuttavia, ritiene che la soluzione sia solo parzialmente convincente. Infatti, spiega, la distorsione del patriottismo «può presentarsi anche nella celebrazione dei più alti traguardi culturali».
Ad esempio quando l’enfasi non è tanto sul contenuto effettivo delle conquiste di una nazione (letterarie, artistiche, filosofiche o scientifiche), «quanto sull’inferiorità delle altre nazioni in questi ambiti».
L’amore per la patria, osserva il filosofo, non nasce principalmente dalle sue glorie culturali, ma dal semplice fatto che quella patria è “la nostra”, proprio come si ama la propria famiglia indipendentemente dal successo dell’azienda familiare o dal numero di figli che si sono iscritti all’Università o hanno avuto successo professionalmente.
Il paragone con la famiglia è illuminante.
È naturale amare i propri familiari senza per questo disprezzare quelli altrui. Allo stesso modo è naturale amare la propria nazione senza coltivare sentimenti di superiorità o di dominio.

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Patriottismo e fraternità universale
La conclusione proposta da Feser richiama una prospettiva pienamente compatibile con la dottrina sociale della Chiesa: il patriottismo autentico non è incompatibile con la fraternità universale.
Si può amare profondamente il proprio Paese senza rinunciare a riconoscere che tutte le nazioni appartengono a un’unica famiglia umana, evitando sia l’autodenigrazione sia il nazionalismo esasperato.
Un equilibrio che Chesterton aveva intuito con grande lucidità.


















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