Se la Fraternità San Pio X continua a prendere in giro il Papa
- Ultimissime
- 04 Lug 2026

Don Pagliarani risponde alla scomunica con ambiguità: giura fedeltà rivendicando disobbedienza, concede l’autorità attribuendosela, ignora le sanzioni ma senza ribellione.
Tradire mentre si giura fedeltà.
Le lettere che la Fraternità San Pio X indirizza a Leone XIV sono un caso di studio di contraddizione performativa.
Una ambigua tecnica comunicativa che si verifica quando un soggetto afferma una cosa e, nello stesso atto comunicativo, la smentisce nei fatti o nelle implicazioni logiche.
E’ stato fatto anche nella Lettera inviata ieri dal superiore generale don Davide Pagliarani al Santo Padre, a seguito del decreto di scomunica dei fedeli della Fraternità e dei vescovi illecitamente consacrati lo scorso 1° luglio.
Analizziamo le volontarie contraddizioni contenute nella lettera di ieri.
1) L’autorità è della Chiesa, ma decidiamo noi
Iniziamo forse dalla più clamorosa contraddizione performativa.
«In nessun modo pretendiamo sostituirci alla Chiesa», scrive devotamente don Pagliarani.
Poche righe dopo, aggiunge però: «Queste nuove sanzioni sono oggettivamente ingiuste e invalide».
Prima riconosce al Papa e ai dicasteri la competenza e l’autorità di governare la Chiesa, poi dichiara unilateralmente che un loro atto giuridico e ufficiale è “invalido”, arrogandosi quindi il giudizio sull’autorità che prima aveva ammesso essere di competenza della Chiesa stessa.
2) Sempre fedeli alla Chiesa, ma disobbediamo
Scrive ancora don Pagliarani a Leone XIV: «Non abbiamo nessun’altra pretesa, se non quella di restare fedeli» alla Chiesa.
Lo dice subito dopo aver annunciato: «Ciò che la FSSPX ha fatto e continuerà a fare non è altro che un’iniziativa estrema di soccorso alle anime, nella confusione dottrinale e morale in cui versa la Chiesa».
Il superiore del lefebvriani promette quindi fedeltà prima di rivendicare la grave disobbedienza compiuta tramite le consacrazioni senza mandato pontificio e annunciare che la Fraternità continuerà su quella strada.
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3) Ignoriamo le sanzioni, ma senza ribellione
Un’altra contraddizione riscontrabile è quando nella lettera di ieri, don Pagliarani scrive che a seguito della scomunica, «per noi nulla è cambiato e mai nulla cambierà».
Promettono però al Papa di «non accogliere queste nuove sanzioni nell’amarezza o nella ribellione».
La scomunica dei membri della Fraternità prevede che i loro sacerdoti non potranno più amministrare lecitamente i sacramenti.
I lefebvriani rispondono facendo spallucce ma giurando fedeltà e devozione alla Chiesa, assicurando solo che continueranno ad amministrare i sacramenti senza però spirito di ribellione.
4) Vogliamo essere istruiti, solo se ci date ragione
Il superiore della Fraternità San Pio X prova anche a scaricare la responsabilità di quanto avvenuto alla Chiesa stessa, ricordando al Papa che negli scorsi mesi «avevamo chiesto di essere istruiti e confermati nella fede di sempre».
Se davvero volevano essere istruiti, perché non hanno accettato l’istruzione ricevuta?
Nella lettera del febbraio scorso al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, lo stesso Pagliarani respinse apertamente l’istruzione della Chiesa.
Di fronte all’insegnamento del Concilio Vaticano II, la Fraternità rispose infatti: «Non possiamo metterci d’accordo sul piano dottrinale».
In pratica, l’istruzione viene accettata solo finché lascia aperta la possibilità di dare ragione alla FSSPX stessa. Ma questa non è vera disponibilità a essere istruiti.

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5) Grazie per la comprensione, anzi no
Don Pagliarani nella sua lettera si lamenta anche che la Fraternità ha ricevuto una pietra (la scomunica) mentre «avevamo chiesto un pane, cioè un po’ di comprensione per un sincero caso di coscienza».
Ma ciò contraddice quel che lui stesso scrisse nella lettera di ringraziamento pochi mesi fa al card. Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Dopo l’incontro tra i due avvenuto il 12 febbraio 2026, infatti, don Pagliarani ringraziò il prefetto per essere stato ricevuto e per «l’apertura a una discussione dottrinale», specificando che essa favoriva «la comprensione dello spirito e delle intenzioni che animano le posizioni dell’interlocutore».
Lui stesso quindi ammetteva di aver ricevuto quel tentativo di comprensione che ieri ha smentito per giustificare l’atto illecito delle consacrazioni.
A febbraio il dialogo viene salutato come occasione di chiarimento e comprensione, a luglio il primo esito sfavorevole è presentato come un’ingiustizia priva di valore giuridico.
6) La Tradizione appartiene alla Chiesa, ma garantiamo noi
Un’altra contraddizione performativa nella lettera riguarda l’appartenenza della Tradizione.
Il superiore generale della FSSPX scrive correttamente che «la Santa Tradizione appartiene alla Chiesa nostra Madre, non alla Fraternità San Pio X».
Peccato che, poche righe dopo, scriva esattamente l’opposto, promettendo al Papa che la Fraternità «spenderà tutte le proprie energie per preservare la Tradizione e metterla al servizio della Chiesa», la quale sarebbe dominata da «confusione dottrinale e morale».
In pratica, la Fraternità San Pio X si attribuisce un ruolo pratico di garante della Tradizione per la Chiesa stessa dopo aver dichiarato che, in linea di principio, non le appartiene.

Lefebvriani, gli abusi liturgici durante le consacrazioni a Écône
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L’ambiguità morale della FSSPX
Il quadro che emerge non è semplicemente quello di una tensione interna tra obbedienza dichiarata e dissenso praticato.
Si tratta di una struttura comunicativa che tende volontariamente all’ambiguità, mantenendo simultaneamente due livelli incompatibili: da un lato il riconoscimento formale dell’autorità ecclesiale e la giusta devozione filiare verso la Chiesa, dall’altro l’esercizio concreto di atti e parole che rinnegano l’autorità stessa e tradiscono l’obbedienza.
Il risultato è una continua oscillazione tra deferenza e sottrazione, tra linguaggio di comunione e atti che la tradiscono, tra promesse di obbedienza e giustificazione della ribellione.
L’apogeo di tutto questo lo abbiamo già sottolineato commentando gli abusi liturgici avvenuti a Écône il 1 luglio scorso: i nuovi vescovi hanno giurato fedeltà al Papa ponendo la mano sul Vangelo mentre venivano consacrati in violazione della esplicita volontà del Papa.
Definire tutto questo una “presa in giro” non restituisce la gravità del problema: non è solo un’incoerenza comunicativa, bensì una costruzione sistematica di legittimare lo scisma fingendo di rimanere devoti fedeli e rendendo indistinguibile il significato di obbedienza e disobbedienza.
E’ curioso che i lefebvriani accusino poi la Chiesa stessa di ambiguità e confusione.

















9 commenti a Se la Fraternità San Pio X continua a prendere in giro il Papa
Scismatici, eretici, rifiutano la Chiesa, l’autorità papale, rifiutano il Concilio, si aggrappano in modo ossessivo a un rito anacronistico (cit. Card. Müller) pretendendo sia il solo valido, compiono abusi anche più gravi di quelli che denunciano… e ci vogliamo stupire delle prese in giro?
Accusano la Chiesa di abusi liturgici e ne compiono a iosa nelle loro celebrazioni (si è visto il 1° luglio): modifiche del rito per non rispondere alla domanda “avete il mandato pontificio”, falso giuramento sul Vangelo di obbedienza al Papa ecc.
Accusano la Chiesa di confusione e ambiguità e sono i primi a diffondere confusione e ambiguità con queste lettere piene di contraddizioni che mandano in crisi i loro membri: amare la Chiesa o odiarla? Obbedire o disobbedire? Rispettare il Papa o giudicarlo eretico?
Definire tutto questo una “presa in giro” non restituisce la gravità del problema: non è solo un’incoerenza comunicativa, bensì una costruzione sistematica di legittimare lo scisma fingendo di rimanere devoti fedeli e rendendo indistinguibile il significato di obbedienza e disobbedienza.
E già: il “re della confusione”, il “maestro” della finzione e della divisione, il bugiardo per antonomasia.
Ha già detto tutto Gesù: ” in lui non c’è verità; quando proferisce menzogna, parla da suo pari, perchè egli è mendace, e padre della menzogna” -Gv 8,44.
E come tutte le opere dell’avversario, sarà di breve durata; “atterrerà” presto: «Io contemplavo Satana cader dal cielo a guisa di folgore» -Luca 10,18.
Hanno bisogno di questa duplicità per continuare a ingannare i suoi. E infine si fanno di vittime.
Potremmo dover attendere l’atterraggio a lungo. La chiesa Luterana continua da 500 anni.
Prima di commentare aspetto il rinnovo, che dovrebbe avvenire quest’anno, dell’accordo segreto tra il Vaticano e la Chiesa Cattolica nazionale cinese.
Nessuna similitudine, in quel caso si cerca tramite una modalità imperfetta di salvare il salvabile.
E anche se fosse dire “ma allora i vescovi cinesi, ma allora la vescova anglicana ecc ” è una posizione infantile e il fatto che sia diffusa sui social la dice lunga.
Ai nostri figli insegniamoa a non fare i capricci e a non ragionare per ricatti morali (“mamma, perché sgridi solo me se lo ha fatto anche lui?’) ma poi li facciamo noi adulti.
“Non è affatto scismatico. E dobbiamo correggere il significato stesso di “scismatico”. Negli ultimi secoli abbiamo avuto una visione molto riduttiva di ciò che è scismatico, una visione completamente legalistica. E abbiamo avuto una visione riduttiva anche di ciò che è l’obbedienza. Abbiamo persino assolutizzato l’obbedienza al papa, che è una creatura, non è Dio. Il Papa non è Dio. E in realtà, di fatto, devo affermare che nella psicologia di tante persone, tradizionali o conservatrici, persino vescovi e cardinali fino ai nostri giorni, c’è un’implicita divinizzazione del Papa. Dico implicita. Non formale, non esplicita, implicita. Pertanto, qualsiasi disobbedienza viene immediatamente etichettata: sei scismatico, perché sei disobbediente.
Questo era estraneo alla grande tradizione della Chiesa. Era del tutto estraneo ai Padri della Chiesa. Sono uno studioso di patristica e, pertanto, quando sant’Atanasio disobbedì al papa, questi lo scomunicò. E così fece papa Liberio. Ritengo che quella scomunica fosse di natura formale. Naturalmente, secondo la legge si trattava di una scomunica. Ma ritengo che questa scomunica fosse, agli occhi di Dio, invalida. Come ha potuto papa Liberio, che collaborò in qualche modo con gli ariani, con tanta ambiguità, come ha potuto scomunicare il più grande difensore dell’ortodossia? Agli occhi della storia, questa scomunica di papa Liberio nei confronti di sant’Atanasio fu ingiusta e, credo, agli occhi di Dio invalida.
Penso che ora la questione della consacrazione della Fraternità San Pio X sia in qualche modo provvidenziale. Dio la permette perché siamo una grande famiglia e la Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è al di fuori della Chiesa.”
+Athanasius Schneider (vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana)
Nessuna similitudine?
Quindi i “vescovi” (si fa per dire) nominati e scelti come tali dall’associazione patriottica cinese e che promettono fedeltà a Xi Jinping e non al Papa, alla difesa della Cina e del partito comunista che li ha nominati e non alla dottrina cattolica, sono semplicemente “una soluzione imperfetta”. Mica disobbedienti. Ma guarda un po’…
Ai nostri figli, oltre a non fare capricci, dovremmo insegnare che la giustizia e la verità sono più importanti delle convenienze geopolitiche delle contingenza storiche. I Martiri cinesi lo hanno capito (e testimoniato) molto più di noi. Questo accordo percolante avrà il disprezzo della storia.