Israele organizza il Gay Pride vicino a Sodoma e Gomorra

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Non passa inosservata la scelta di Israele di ospitare il Pride a sud del Mar Morto, nell’area biblica di Sodoma e Gomorra.


 

Mentre il Tennessee sottrae il mese di Giugno all’associazionismo arcobaleno dedicandolo all’orgoglio della famiglia naturale, Israele ha altri valori.

Si chiama “Pride Land” la nuova iniziativa (non militare) del governo israeliano, sponsor di quello che definisce «il più grande festival LGBTQ+ mai tenutosi in Medio Oriente», dal 1° al 4 giugno.

Non è la prima volta e non sarà l’ultima. È singolare però che la location individuata sia l’area meridionale del Mar Morto.

Una zona tradizionalmente associata alle città bibliche di Sodoma e Gomorra, anche se la loro posizione esatta resta incerta.

Il richiamo simbolico è evidente.

 

La distruzione di Sodoma e Gomorra

Nel Nuovo Testamento, la Lettera di Giuda parla di quelle città come abbandonate all’impudicizia e ai “vizi contro natura”, riprendendo la narrazione della Genesi sulla loro distruzione.

Tuttavia, l’interpretazione biblica del loro peccato è tutt’altro che univoca.

Nel Libro di Ezechiele, infatti, l’accento si sposta: la colpa di Sodoma viene descritta in termini di superbia, egoismo e rifiuto dello straniero.

È proprio questa lettura a essere oggi prevalente tra molti biblisti, che vedono in Sodoma non tanto il simbolo dei costumi omosessuali, quanto quello di una società segnata da orgoglio, egoismo e rifiuto dell’accoglienza del diverso.

Anche ammettendo l’interpretazione di Ezechiele come riferimento principale, il parallelismo evocato dalla scelta di Israele del luogo del Pride non scompare, ma si sposta sul piano culturale.

 

sodoma

 

Il Pride e le vere colpe di Sodoma

Il laicissimo direttore di Spiked, Brendan O’Neill, descrive il Pride proprio come una celebrazione del narcisismo egoista, in cui l’esaltazione dell’identità si trasforma in un tentativo di omologazione culturale.

«Sventolare la bandiera arcobaleno è ormai praticamente obbligatorio», scrive. «Se non lo fate, siete considerati sospetti e potreste essere “cancellati”».

Fa riferimento alla demonizzazione delle donne contrarie alle teorie dell’autopercezione di genere e alla violenza sociale verso l’adesione, come nel caso di una diocesi nel Derbyshire che, dopo aver rifiutato di esporre la bandiera del Pride, fu accusata di far sentire le persone in pericolo.

«Non esporre la bandiera», scrive O’Neill, «significa essere considerati prevenuti, pieni di odio, pericolosi».

Se questo ricorda l’ostilità di Sodoma verso lo straniero, cioè colui che la pensa diversamente, O’Neill prosegue sottolineando che «la bandiera del Pride è anche il simbolo vuoto perfetto per i nostri tempi vuoti. Parla del predominio dell’identità individuale e l’orgoglio personale è la virtù suprema nell’era identitaria».

L’orgoglio di sé, prosegue il direttore, viene così «celebrato, finanziato, coltivato perché una popolazione iper-individualizzata che passa più tempo ad ammirare il proprio ombelico che a stringere legami con gli altri è un bene molto desiderabile per chi governa la società».

E ancora: «Il Pride è conformista, censore e noioso. È puro egocentrismo, un festival terapeutico dove una folla solitaria chiede costante approvazione per lenire le incertezze psicologiche che i cittadini vivono nell’era identitaria».

O’Neill conclude confessando che «questo è ciò che vedo nelle bandiere del Pride: un’avversione per gli ideali di fratellanza e uguaglianza e una sottomissione al culto soffocante dell’iper-individualismo».

Parole durissime pronunciate da un agnostico ma, caso vuole, particolarmente coincidenti con le vere colpe di Sodoma e Gomorra, almeno secondo l’interpretazione maggioritaria dei biblisti.

 

 

I “pro-Pal” e il Pride in Israele

A circa 4.000 anni dalla tradizionale distruzione di Sodoma e Gomorra, la scelta di organizzare un grande festival arcobaleno proprio in quell’area non passa inosservata. Che si legga quel racconto in chiave morale, sociale o simbolica, il paradosso resta forte.

Paradosso che diventa doppio guardando al contesto internazionale.

Negli ultimi mesi, una parte significativa dell’opinione pubblica occidentale ha duramente criticato Israele per le operazioni militari a Gaza, arrivando a paragonarlo a un regime “nazista”.

Molti degli stessi manifestanti “pro-Pal” che inneggiavano alla Global Sumud Flotilla parteciperanno però entusiasti all’evento LGBTQ+ promosso e sostenuto proprio dal governo che fino a ieri condannavano come “canaglia”.

Autore

La Redazione

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