Don Leonardo Pompei, una sospensione che cercava da tempo
- don Mario Proietti
- 09 Set 2025

La sospensione a divinis di don Leonardo Pompei. Un esito da tempo pianificato dallo stesso sacerdote in nome della battaglia “per la Tradizione”: il giudizio di don Mario Proietti.

di
don Mario Proietti*
*Direttore Responsabile dell’Abbazia San Felice (Giano dell’Umbria)
Il caso di don Leonardo Maria Pompei suscita reazioni contrastanti, spesso cariche di emotività.
Parroco di Santa Maria Assunta in Cielo a Sermoneta e molto seguito sui social, è stato sospeso a divinis dal vescovo Mariano Crociata.
C’è chi lo considera un “martire della Tradizione”, chi lo giudica un ribelle ostinato, chi ne legge la vicenda come l’ennesimo scontro tra gerarchia e base ecclesiale. Eppure, se analizziamo con calma i fatti, emergono elementi che permettono una valutazione meno ideologica e più razionale.
Don Leonardo Pompei e la sospensione a divinis
Quella che si è consumata non è stata una sorpresa improvvisa, ma una tragedia annunciata, costruita passo dopo passo dallo stesso protagonista.
Il punto non è mettere sul banco degli imputati la gerarchia, che ha agito con chiarezza e coerenza, ma comprendere come don Leonardo abbia progressivamente monopolizzato la narrazione: dalle lettere inviate al Vescovo a fine agosto, fino all’annuncio e ai successivi video di chiarimento.
Ogni gesto è stato pensato, voluto, calibrato per condurre a un esito che lui stesso aveva predisposto.
È la dinamica di chi cerca la condanna per confermare un’idea: una sorta di Giordano Bruno contemporaneo che, più che difendere la fede cattolica, ha scelto di difendere la propria interpretazione della Tradizione, elevandola a causa assoluta.
Una vocazione in contrapposizione
Per comprendere l’epilogo della vicenda occorre tornare all’inizio, quando don Leonardo racconta la propria chiamata e gli anni del seminario.
Le sue stesse narrazioni evidenziano elementi che, col senno di poi, mostrano una fragilità strutturale: una vocazione autentica nel desiderio, ma segnata da un carattere inclinato a vivere la fede come contrapposizione, più che come incarnazione.
La formazione seminaristica sembra non aver aiutato don Leonardo e ha finito per consolidare una mentalità difensiva e separata, nella quale la fedeltà a Cristo coincideva con la contrapposizione al mondo e, progressivamente, alla stessa gerarchia ecclesiale.
Ma senza il principio dell’adattamento evangelico, la vocazione non riesce a farsi carne: resta un’idea pura che non regge la prova della realtà. E il risultato è quello che oggi vediamo, un ministero vissuto come battaglia personale più che come servizio ecclesiale.
I tre video di don Leonardo Pompei
Il percorso di don Leonardo è arrivato a compimento nei tre video diffusi pubblicamente: l’annuncio iniziale della sospensione a divinis e due successivi chiarimenti.
A ben vedere, essi costituiscono un vero e proprio trittico, un percorso pensato per guidare i suoi fedeli verso la conclusione che lui stesso aveva già deciso.
Nel primo video, quello dell’annuncio, non si nota alcuna sorpresa né amarezza improvvisa. Il sacerdote non si limita a comunicare un provvedimento ricevuto, ma lo presenta come il frutto coerente di un lungo cammino. Le lettere inviate al Vescovo a fine agosto hanno preparato il terreno.
La sospensione diventa così l’esito inevitabile di un processo da lui stesso intrapreso. In questo modo, la gerarchia viene relegata a spettatrice: il provvedimento disciplinare appare come una conseguenza quasi secondaria, già assorbita dentro la sua narrativa.
Nei due video successivi, quelli dei chiarimenti, questa dinamica si intensifica.
Non c’è spazio per la voce del Vescovo, né per un dialogo con la comunità ecclesiale più ampia. Tutto si concentra su di lui: le sue scelte, la sua lettura degli eventi, la sua interpretazione della Tradizione.
È un monopolio della narrazione che svuota il senso stesso dell’obbedienza ecclesiale, riducendola a semplice cornice di una testimonianza personale.
È qui che si manifesta il parallelo con Giordano Bruno. Non certo sul piano teologico, ma sul piano psicologico: la ricerca della condanna come conferma di un’identità.
Bruno rifiutò ogni compromesso perché voleva che il rogo sancisse la sua verità. Così don Leonardo sembra aver cercato la sospensione come sigillo del proprio percorso, quasi a dire ai fedeli: “vedete, se mi perseguitano, significa che ho ragione”.
La coscienza usata contro l’obbedienza
In questo quadro, assume un rilievo particolare il modo in cui don Leonardo ha parlato della coscienza.
Per lui, essa diventa lo spazio assoluto della convinzione personale, un tribunale interiore che non ammette appello. Ma questa visione, pur avendo apparenza cattolica, scivola verso un soggettivismo che la tradizione della Chiesa non ha mai riconosciuto.
Il beato John Henry Newman, che è stato uno dei più grandi interpreti moderni del tema, affermava che la coscienza non è l’esaltazione della propria opinione, ma “il vicario originario di Cristo” nell’anima dell’uomo. Proprio per questo non può mai separarsi dall’obbedienza alla verità rivelata e alla Chiesa che la custodisce.
La coscienza autentica non si oppone alla gerarchia, ma si forma alla luce del Vangelo, della Tradizione e del Magistero.
In questo senso, l’appello di don Leonardo alla coscienza non appare in linea con Newman, ma con quelle derive moderne che riducono la coscienza a decisione individuale. E paradossalmente, il suo linguaggio rischia di assomigliare più alla visione secolarizzata della coscienza che non alla sua radice cattolica.
Proprio Newman, del resto, aveva avvertito: quando la coscienza non riconosce di essere eco di una verità più grande, diventa “diritto all’autodeterminazione” e perde il suo carattere cristiano.
L’errore di don Leonardo
La vicenda di don Leonardo Maria Pompei non può essere liquidata come un semplice scontro tra sacerdote e Vescovo.
È piuttosto la parabola di una vocazione autentica che non ha saputo incarnarsi nella realtà, trasformandosi così in una tragedia annunciata.
La responsabilità non è tanto della gerarchia, che ha agito con coerenza, quanto del percorso interiore del sacerdote stesso, che ha scelto di costruire un martirio personale e di proporlo come segno ai propri fedeli.
Il vero nodo è un altro: senza la logica dell’Incarnazione, nessuna vocazione può reggere alla prova del tempo. Gesù, pur essendo Dio, ha assunto la condizione fragile dell’uomo, adattandosi ai nostri limiti. È questo “principio di adattamento” che rende possibile l’autenticità della vita cristiana.
Non significa relativismo, ma realismo evangelico: saper accogliere la realtà concreta, con le sue ferite e i suoi limiti, per trasfigurarla dall’interno.
Ogni sacerdote è chiamato a fare lo stesso. Non basta avere un’idea chiara di ciò che la Chiesa dovrebbe essere; occorre la pazienza di incarnarla dentro la Chiesa reale, con le sue contraddizioni.
Altrimenti, l’ideale si trasforma in idolo e la vocazione diventa un peso impossibile da portare. È ciò che è accaduto a don Leonardo: la sua fedeltà non si è tradotta in comunione, ma in contrapposizione, e questo lo ha condotto a cercare nella condanna una conferma che non poteva venire dal Vangelo.
Non è la Tradizione ad aver vinto o perso in questa vicenda: è un sacerdote che non ha saputo viverla dentro la comunione. E senza comunione, la Tradizione si svuota, perché la Tradizione è la vita stessa della Chiesa che cammina nella storia.
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14 commenti a Don Leonardo Pompei, una sospensione che cercava da tempo
Ammetto di aver seguito don Leonardo per qualche periodo trovandolo arricchente a livello spirituale poi anche io ho avuto le stesse impressioni di don Mario, cioè questo bisogno di risplendere lui piuttosto che il messaggio che trasmetteva (i suoi libri, i suoi video…sembra un vip ormai). A volte faticavo anche a vedere differenze con Minutella e forse in questo bisogno di Don Leonardo ha giocato la sua solitudine nell’essere parroco di un paesino sperduto e i social sono diventati il suo mondo.
D’accordissimo con il messaggio che date: la Chiesa va trasfigurata dall’interno e va amata con le sue contraddizioni. Al di fuori di questo c’è solo protestantesimo.
Completamente d’ accordo con don Mario Proietti. L’ obbedienza è una delle virtù cardini del santo. Come Giovanni Battista, bisogna diminuire, lasciare libero il passaggio affinché Cristo possa abitare il cuore di ognuno. Grazie per la sua testimonianza.
E mi è crollato un altro mito! Le cose che don Leonardo afferma sono sacrosante,ma si poteva muovere dentro la tradizione ecclesiale senza fare danni,invece c’è stato lo zampino di quello che ha soffiato forte sull’orgoglio. ci viene ad esempio Padre Pio,perseguitato dalla Chiesa,ma è stato umile non si è ribellato,sapendo che Gesù era con lui e che avrebbe spianato gli ostacoli. Ecco in don Leonardo prevale l’io su Dio,non si fida completamente di Dio vuole fare tutto lui… come ha detto don Mario non si adatta,ma si contrappone. Preghiamo per lui
… Iddio solo saprà il da farsi… Solo in quel giorno, si saprà chi si è veramente comportato onestamente…
Questo Don Leonardo mi ha messo sempre una grande Ansia e agitazione interiore mentre lo ascoltavo …Non penso che lo Spirito Santo si manifesti così …
Scusi A.M. ma lei va a messa? La cumunione la prende in mano o in bocca? No tanto per capire chi parla di lucifero.
E come si manifesta me lo spiega? Porta la pace e buone emozioni? No a me sembra abbia detto che porta la spada! Essere cattolico non è facile, le cose facili sono del demonio e lei spieghi quale insegnamento le ha messo l’ansia, giudica le persone ma si presenti e vediamo chi è lei!
Poi se si leggono i commenti degli ultimi video postati ci sono solo quelli che approvano la sua scelta, chi ha scritto qualcosa di “contrario” è stato censurato, è incredibile come stia lavorando il demonio in maniera così subdola. Che dispiacere! Speriamo si converta, quante anime ha sulla coscienza!
Mi ricorda il modus operandi di Andrea Cionci….vuoi vedere che finisce per aggregarsi a quelle follie?
Ma cosa dice? Chi è con Cristo si contrappone al mondo punto! Non ci si può adattare in nome di un vangelo che (mi scusi) conosce solo Lei padre! E il parallelo con Giordano Bruno mi sembra a dir poco offensivo, a paragonarlo ad un eretico ci vedo una malizia luciferina, semmai sono ribelli quei sacerdoti che si rifiutano di dare la cumunione in bocca, quelli dovrebbero essere ridotti allo stato laicale per non parlare di altro. Padre prima o poi al giudizio particolare ci si arriva tutti, si ravveda!
Scusi A.M. ma lei va a messa? La cumunione la prende in mano o in bocca? No tanto per capire chi parla di lucifero.
«Covo di vipere!» («Voi e le vostre lingue», immagino intendesse). «Spelonca di briganti!» «Guai a voi!», li scaccia e ammonisce il Signore nel Vangelo, e certamente prova a farlo lo Spirito mentre prova a raggiungere le loro coscienze.
Invano: nemmeno sospettano che si dica (anche) a loro.
Questo commento non è riferito a Leonardo Maria Pompei — di cui non sono né detrattore, né curvilinguo accusatore, né tifoso, ma ascoltatore tanto in accordo quanto in disaccordo, ma agli infatuati matti del mondo che, in genere da altezze gerarchiche di qualche sorta, praticano con passione lo sport del tiro al bersaglio — Quale bersaglio? Qualsiasi che il mondo giustifichi, autorizzi… Certo, deve trattarsi di bersagli comodi e facili: è parte essenziale di certa vocazione.
Rimangono i problemi sollevati.. quello della celebrazione della Santa Messa che vede il sacerdote girare le spalle al Tabernacolo e quello della comunione in mano.. non mi pare il massimo che che i fedeli seguano la messa guardando il sacerdote.. meglio guardare e concentrarsi sul taernacolo, dove c’è Gesù.. in quanto al secondo problema, non mi sento degno che di accogliere il corpo di Cristo nelle mie mani.. poi, devo aggiungere … ma prima del Concilio
Vaticano II, per secoli e secoli, il clero le aveva proprio sbagliate tutte?!? .. un decine e decine di Pontefici e migliaia di Cardinali, Vescovi e sacerdoti nel corso della storia della Chiesa hanno proprio sbagliato in tronco.. se poi la ratio del Concilio era quella di andare incontro alla modernità, beh l’insuccesso è sotto gli occhi di tutti.. le chiese, invece di riempirsi di giovani grazie alle “novità” introdotte, si sono letteralmente svuotate.. voglio dire, commessi degli errori, si torna indietro.. o no?