Il beato Popieluszko, vicini alla condanna gli agenti comunisti che lo massacrarono

beato PopieluszkoGli assassini di padre Popieluszko, a cui è stato dedicato un film nel 2009, simbolo morale di Solidarność, il sindacato non violento che dissolse il regime comunista, potrebbero venire finalmente condannati. Le autorità polacche hanno infatti riaperto il caso dopo 35 anni.

 

Nonostante l’uscita nel 2009 del bellissimo film a lui dedicato dal regista Rafal Wieczynski, pochi conoscono la grandezza umana del beato padre Jerzy Popieluszko. Un umile sacerdote polacco vissuto nella seconda metà degli anni ’90, diventato il simbolo morale di Solidarność, il primo sindacato libero (e cattolico) nel blocco sovietico che -grazie al sostegno economico da parte di Giovanni Paolo II- annientò il regime comunista e portò la democrazia in Polonia.

 

Riaperto il caso dopo 35 anni: il governo polacco vuole condannare i responsabili.

Venne assassinato brutalmente dal regime comunista all’età di 37 anni, i capitani Grzegorz Piotrowski, Leszek Pekala, Waldemar Chmielewski ed il colonnello Adam Petruszka furono giudicati colpevoli e condannati a 25 anni di carcere, ma vennero rilasciati a seguito di amnistia qualche anno dopo. Tuttavia pochi giorni fa è giunta la notizia che i procuratori della Commissione per i crimini contro la nazione polacca, hanno accusato un gruppo di agenti di polizia segreta, oggi in pensione, di aver tentato di incastrare il martire beato nei giorni precedenti all’assassinio.

Si recarono infatti nell’appartamento del sacerdote, a Varsavia, nascondendo al suo interno materiale considerato illegale all’epoca, come munizioni, esplosivi, volantini e pubblicazioni, così da poterlo accusare ed arrestare per sovversione. A guidare il gruppo di agenti era Grzegorz Piotrowski, lo stesso criminale che poi massacrò Popieluszko pochi giorni dopo. E’ ancora vivo, ha 67 anni, ha cambiato nome e ha lavorato per un settimanale satirico ed anticlericale, mentre i suoi complici continuano a ricevere pensioni del Ministero dell’Interno, almeno secondo quanto riferiscono i giornali polacchi.

 

Chi era padre Popieluszko, il nemico principale del regime comunista.

Popieluszko era l’anima spirituale del sindacato non violento, e sfidò il regime vivendo assieme agli operai in sciopero nei cantieri siderurgici di Varsavia, organizzava conferenze, incontri di preghiera anche per medici ed infermieri, assisteva gli ammalati, i poveri, i perseguitati. Nelle sue omelie, ascoltate da migliaia di persone e da artisti e intellettuali dissidenti, «chiedeva a tutti di vivere nella verità, per non perdere la libertà e la dignità. Solo così l’uomo può rimanere libero anche di fronte al regime», ha ricordato Joanna Kwiatkowska, sua collaboratrice. Chiedeva agli operai di mantenersi saldi, di pregare per i loro persecutori, invitava a non reagire ai soprusi del regime dittatoriale con la violenza ma solo con la preghiera, li confessava, sosteneva le loro famiglie.

In poco tempo questo sacerdote divenne il principale nemico del blocco sovietico, perché la resistenza pacifica ma ferma del popolo polacco poteva (come avvenne) contagiare tutti i paesi sottomessi all’Unione Sovietica. I comunisti lo minacciarono uccidendo i figli e i parenti delle persone a lui più vicine, qualcuno dei suoi collaboratori cedette diventando una spia dei servizi segreti. Lui non si piegò e nemmeno mostrò mai odio o rancore, «combatto il peccato non le sue vittime», disse. Il 19 ottobre 1984 viene rapito da tre funzionari del Ministero dell’Interno, riuscì a fuggire ma venne braccato, colpito ancora più duramente, il volto fu sfigurato e legato ed imbavagliato venne buttato, ancora vivo, in un fiume.

Il brutale assassinio di padre Popieluszko generò un movimento enorme di protesta che portò al collasso del sistema comunista. Mezzo milione di persone sfilò al suo funerale il 3 novembre 1984, nonostante il divieto, tra essi anche il futuro regista Wieczynski.

 

Processo di beatificazione per un martire “ucciso in odio alla fede”.

Nel 1991, Giovanni Paolo II in preghiera sulla sua tomba nella chiesa di San Stanislao Kostka, a Varsavia, lo indicò come «martire», «testimone dei nostri tempi difficili, del nostro difficile decennio». La Chiesa ha avviato il processo di beatificazione nel 1997 e nel 2009 si è pronunciata sul «il martirio del Servo di Dio Giorgio Popiełuszko, sacerdote diocesano; nato il 14 settembre 1947 ad Okopy Suchowola (Polonia) e ucciso in odio alla fede». Fu beatificano nel 2010.

La più belle parole dedicate al beato Popieluszko le ha forse pronunciate il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, mons. Angelo Amato: «Padre Popiełuszko è stato un testimone eroico della bellezza e della verità del Vangelo di Gesù. Un martire che trovò la sua forza nel Signore presente nell’Eucaristia. Con la sua testimonianza ci ha mostrato che i regimi passano come temporali d’estate lasciando solo macerie, ma la Chiesa e i suoi figli restano per beneficare l’umanità con il dono della carità senza limiti».

 

Qui sotto il trailer (in spagnolo) del film Popieluszk – Non si può uccidere la speranza.

 
La redazione

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Un commento a Il beato Popieluszko, vicini alla condanna gli agenti comunisti che lo massacrarono

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  1. federico74 ha detto

    Jerzy Popiełuszko, un umile sacerdote católico che, con la sua vita offerta al martirio, alla mercé dei demoniaci comunisti infami, ha contribuito a distruggere l’impero delle criminali dittature atee.

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