La Cassazione decide: «Uccidere per pietà? E’ omicidio, la vita va rispettata»

Cassazione e omicidio per pietà. Una sentenza positiva che evita il Far West degli “omicidi per compassione”, ribadendo il supremo valore della vita umana, seppur sofferente.

 

Nessuna attenuante a chi uccide una persona «in grave ed irreversibile sofferenza fisica». Così ha deciso la Corte di Cassazione, negando che vi sia un “valore morale” in chi collabora attivamente al’omicidio di un sofferente, consenziente o meno.

Sono passati solo pochi giorni dalla sentenza-pilato della Corte Costituzionale che ha incredibilmente evitato di affermare la costituzionalità o meno dell’articolo 580 sull’aiuto o l’istigazione al suicidio, rimandando la palla al parlamento italiano. Ieri, però, i giudici della Cassazione hanno preso una decisione che non è sovrapponibile al tema della Consulta, però ha implicazioni importanti sul fine vita.

La Cassazione (sentenza 50378/18) ha di fatto ribadito il parere, espresso altre volte, che non esiste un “particolare valore morale” nell’uccidere una persona sofferente perché «nell’attuale coscienza sociale il sentimento di compassione o di pietà è incompatibile con la condotta di soppressione della vita umana verso la quale si prova il sentimento medesimo». Così è stata confermata la condanna per omicidio volontario, senza “sconto etico”, ad un marito che aveva sparato alla moglie ricoverata allo stadio finale per Alzheimer.

Se tale “nozione di compassione” è attualmente applicata con riguardo agli animali da compagnia, «nei confronti degli esseri umani operano i principi espressi dalla Carta costituzionale, finalizzati alla solidarietà e alla tutela della salute». Dunque, la nozione di compassione, a cui «il sentire comune riconosce un altissimo valore morale», resta «segnata» dal «superiore principio del rispetto della vita umana, che è il criterio della moralità dell’agire». Vengono alla mente le coraggiose parole di Papa Francesco: «Non manca neppure chi si nasconde dietro a una supposta compassione per giustificare e approvare la morte di un malato. Ma non è così. La vera compassione non emargina nessuno, non umilia la persona, non la esclude, e tanto meno considera la sua scomparsa come qualcosa di buono. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che “vede”, “ha compassione”, si avvicina e offre aiuto concreto».

Una decisione che evita il Far West degli “omicidi per compassione”, introducendo un valore sentimentale positivo alla soppressione della vita umana. Seppur sofferente, la vita umana mantiene un valore incommensurabile che è al di là della percezione momentanea, sia del malato che dei familiari. Lo Stato ha il dovere di fornire tutte le cure possibili per alleviare il dolore ma non può rendersi complice dell’omicidio del consenziente, introducendo delle pericolose attenuanti. Una strada che avrebbe aperto pericolose ambiguità e derive incontrollabili.

La redazione

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28 commenti a La Cassazione decide: «Uccidere per pietà? E’ omicidio, la vita va rispettata»

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  1. Gianluca C. ha detto

    Sono passati solo pochi giorni dalla sentenza-pilato della Corte Costituzionale che ha incredibilmente evitato di affermare la costituzionalità o meno dell’articolo 580 sull’aiuto o l’istigazione al suicidio, rimandando la palla al parlamento italiano.

    Non è una sentenza e tantomeno una sentenza-pilato. Trattasi di mera ordinanza di rinvio, per dare tempo al legislatore di modificare la normativa sul fine vita (un anno). Ma se non ci pensa il legislatore, la Corte Costituzionale deciderà al posto suo. Non se ne “laverà le mani”.

    • Mario ha detto in risposta a Gianluca C.

      forse non avete capito che la Cassazione ha stigmatizzato la violenza insita in un atto specifico, riconoscendo peraltro l’esistenza nella societa’ italiana di un dibattito relativo all’eutanasia.
      Dibattito che continuera’,sino all’approvazione di una legge ad hoc,dato che tutti,ma proprio tutti, sanno e capiscono la differenza tra un omicidio e un gesto estremo di pieta’. Come gia’ per unioni civili ecc ecc giova ricordare (pe….ta, ci sei ?) che condurre battaglie di retroguardia con argomenti risibili e fanatici su temi delicatissimi non puo’ che accelerare la felice conclusione del dibattito di cui sopra. Saluti uccretini.

      • Gianluca C. ha detto in risposta a Mario

        Vedi sotto, Mario. La sentenza della Cassazione non riguarda né un caso di eutanasia né di omicidio del consenziente.
        Anzi, la sentenza specifica chiaramente che

        e’ del tutto distinto il dibattito culturale sui limiti al trattamento di fine vita e sul rilievo del consenso del malato, fondato sul principio costituzionale del divieto di trattamenti sanitari obbligatori.

        • Mario ha detto in risposta a Gianluca C.

          Appunto, E’ DEL TUTTO DISTINTO dal caso in essere, per le caratteristiche di violenza (uso di arma da fuoco,ecc) dello stesso.
          Nel frattempo tale dibattito prosegue con sempre maggior successo e la Cassazione di cui non avete che riportato breve frasi ricorda testualmente che “le sentenze di merito hanno osservato che nella coscienza sociale e’ ancora dibattuto il tema della eutanasia, e che comunque e’ chiaro il ripudio di condotte, come quella posta in essere dall’imputato, connotate da violenza mediante l’uso di arma da fuoco e in un luogo pubblico”. Del resto come si sa le sentenze, comprese quelle della Cassazione, sono soggette al sentire del tempo,non essendo il nostro uno stato teocratico in cui “leggi divine” possano vantare qualche tipo di valore o sovranita’.
          Voi comunque proseguite su questa strada, e che vi leggano in molti. Mi raccomando continuate a stracciarvi le vesti su cose che sanno tutti, dall’origine del mondo ad oggo. L’iter della legge ad hoc non potra’ che procedere ancor piu’ spedito.

        • Anonimo veneziano ha detto in risposta a Gianluca C.

          Se tu hai un tumore ti fanno la morfina per il dolore (se la accetti). Ma nessuno sa….se muori di tumore o di morfina. Io ho visto. O di tutti e due! Si fa presto a dire VERITA’ IMMANENTE quando non si ragiona, si e’ ciechi o ignoranti.

  2. Anonimo veneziano ha detto

    Si, ora devono solo stabilire quando in un hospice uno muore se e’ la morfina o se e’ “naturale” Ma che commentiamo a fare cose di cui non esiste una verita”? La Cassazione può dire ciò che vuole…ma non ha la Verita’ assoluta Anzi ….la crocifissione di Gesù Cristo fu perfettamente legale , immagino

    • Gianluca C. ha detto in risposta a Anonimo veneziano

      La sentenza della Cassazione è ineccepibile.
      La “pietà” verso l’ucciso non può essere un’attenuante né tantomeno una scriminante.
      Ma non c’entra a niente con il dibattito sull’eutanasia.
      Poiché, contrariamente a quanto falsamente affermato da UCCR,

      Così ha deciso la Corte di Cassazione, negando che vi sia un “valore morale” in chi collabora attivamente al’omicidio di un sofferente consenziente.

      l’anziana uccisa NON era consenziente.
      Ci risentiamo alla prossima sentenza riportata ad uso e consumo di UCCR.

      • mario ha detto in risposta a Gianluca C.

        Guarda che la Cassazione non indica i “valori morali” ai singoli cittadini,che se li fabbricano da se’,nelle loro teste,com’e’ ovvio in ogni regime liberale.La Cassazione semmai decide se applicare o meno attenuanti nel caso in essere. Non ha ritenuto di farlo per le caratteristiche del caso,com’era suo diritto e prerogativa,giustificando le sue deliberazioni.
        D’altra parte ti assicuro che si da’ il caso che nella specie umana,in ogni tempo e in ogni civilta’,ciascuno abbia sempre saputo cosa fare in certe situazioni,e quando condannare e quando no.E del resto,restando sul piano legale, il codice militare italiano ha previsto in tempo di guerra il cosiddetto “colpo di grazia” (sia per i feriti italiani che per quelli nemici : vatti a vedere in qualche museo le celebri mazze ferrate della prima guerra mondiale che venivano distribuite all’uopo) e piu’ recentemente nella seconda integrando di fatto il codice morale e militare partigiano all’interno della sua piena legalita’,codice che com’e’ noto imponeva espressamente di uccidere un ferito non trasportabile piuttosto che lasciarlo in mani nemiche.
        Oggi, com’e’ ovvio, l’urgenza di leggi sul fine vita/testamento biologico/eutanasia e’ resa impellente dai numerosi casi di fallimento della rianimazione con il prolungamento di agonie assurde,inumane,strazianti.
        Comunque se vi va di iniziare una nuova lotta contro i mulini a vento,andate avanti pure. Avere gente che non ragiona,e che scientemente sceglie di non ragionare, dalla parte piu’ conservatrice,aiuta noi.

        • lorenzo ha detto in risposta a mario

          Il fatto che i cretini come te si rendano conto di essere un peso inutile per la società e desiderino essere eliminati, potrebbe essere visto come una cosa utile, se non fosse che anche ai cretini va sempre data una possibilità di riscatto.

      • Franco ha detto in risposta a Gianluca C.

        Peccato che la sentenza sarebbe stata identica se il sofferente fosse stato consenziente.

        Ci risentiamo alla prossima obiezione stupida di Gianluca C..

        • Gianluca C. ha detto in risposta a Franco

          Toh, c’è un principe del foro.
          Curioso. UCCR scrive una falsità. Io lo faccio presente. Lo stupido sarei io, o chi abbocca come un merluzzo?

          • Panthom ha detto in risposta a Gianluca C.

            Si, effettivamente leggendo l’articolo e i commenti lo stupido credo che sia tu. Non c’è nessuna falsità nell’articolo, anzi vedo chiaramente precisato che “i giudici della Cassazione hanno preso una decisione che non è sovrapponibile al tema della Consulta, però ha implicazioni importanti sul fine vita”.

            Il merluzzo Gianluca ha abboccato anche questa volta.

            • Gianluca C. ha detto in risposta a Panthom

              Non c’è nessuna falsità nell’articolo

              Quale parte della proposizione “UCCR ha falsamente affermato che la sentenza riguardasse un caso di omicidio del consenziente, e ha poi cambiato l’articolo” non ti è chiara?
              Con tutto il rispetto, la redazione di UCCR non ha bisogno di difensori d’ufficio. Tantomeno scadenti come te.

        • Gianluca C. ha detto in risposta a Franco

          E ancora toh, vedo ora che UCCR ha cambiato l’articolo. Da “consenziente” si è passati a “consenziente o meno”. Con una toppa peggiore del buco, perché la sentenza della Cassazione non tocca nemmeno di striscio l’omicidio del consenziente, che anzi ha tenuto a precisare essere fattispecie del tutto distinta rispetto a quella dedotta in giudizio.
          E niente, questa sentenza che nulla a che fare col dibattito sull’eutanasia ce la devono infilare per forza.

          • Panthom ha detto in risposta a Gianluca C.

            1) La sentenza si applica sia che il paziente sia consenziente, sia che non lo sia. La tua obiezione è stupida.

            2) Finito ora di leggere l’articolo e vedo chiara questa frase che tu furbescamente ha evitato, così da poter giocare al debunker con i soliti risultati pessimi: “Ieri, però, i giudici della Cassazione hanno preso una decisione che non è sovrapponibile al tema della Consulta, però ha implicazioni importanti sul fine vita”.

            UCCR non ha cambiato nulla ma ha scritto chiaramente che la sentenza “non è sovrapponibile al tema della Consulta”. E Gianluca C. ha preso il solito granchio 😉

            • Gianluca C. ha detto in risposta a Panthom

              La sentenza si applica sia che il paziente sia consenziente, sia che non lo sia.

              Questa è bellissima.
              Fai una cosa: prendi un sussidiario di quinta elementare. Vai al capitolo “educazione civica”. Ripeti il concetto che ivi troverai, finché non lo impari a memoria: “in Italia c’è separazione tra potere giudiziario e potere legislativo, e le sentenze dei giudici non fanno legge e si applicano solo al singolo caso concreto”.
              Eviterò di risponderti ancora. Non ho tempo da perdere con un analfabeta funzionale.

  3. Anonimo veneziano ha detto

    La morfina non e’ eutanasia o se lo e’ non e’ stabilibile. E’ una terapia palliativa . Se uno fa un operazione e muore sotto i ferri e’ sempre omicidio? La medicina non e’ una scienza perfetta.

  4. Andrea2 ha detto

    Come al solito la bagarre distrae e così si parla poco o nulla del contenuto dell’articolo. Del resto non si può nemmeno lasciare senza contradditorio affermazioni false e tendenziose che potrebbero indurre in errore persone poco esperte dell’argomento trattato.
    Passando quindi all’articolo devo dire che la Cassazione ha sicuramente ragione ma ciò non mi tranquillizza affatto perché si è già visto che illustri giuristi poi interpretano ingegnosamente i fatti, le leggi e le sentenze della Cassazione arrivando a giudizi che la stragrande maggioranza degli appartenenti al popolo, che si dice essere sovrano. non approva e considera privi di buonsenso.
    Del resto è giusto così (anche se io, nella mia ignoranza giuridica, non capisco perché) dato che anche recentemente il nostro Presidente della Repubblica ci ha ricordato che i giudici non devono tener in alcun conto di quella che è l’opinione popolare anche se ampiamente diffusa.
    Spesso una cosa cambia a seconda del nome con cui la si definisce, ad esempio non abbiamo fatto guerra alla Serbia ma abbiamo partecipato ad un’operazione di “polizia internazionale” ed Eluana Englaro non è stata lasciata morire di fame e di sete ma sono state sospese le cure evitando così l’accanimento terapeutico.
    Per questi motivi penso che la sentenza della Cassazione non avrà, purtroppo, grandi effetti pratici.

  5. Gianluca C. ha detto

    Per questi motivi penso che la sentenza della Cassazione non avrà, purtroppo, grandi effetti pratici.

    Non avrà effetti pratici perché non può averne.
    Questa sentenza c’entra con il fine vita come coppe quando regna bastoni.
    Ricapitolo i fatti, ché a differenza di altri almeno tu hai le basi logiche e cognitive per comprenderli.
    1. Un uomo uccide la moglie malata di Alzheimer.
    2. Viene condannato per omicidio tout court (art. 575 c.p.) e non per omicidio del consenziente (art. 580 c.p.).
    3. Il giudice di merito lo condanna ad una pena tutto sommato mite (poco più di sei anni) perché gli concede le attenuanti generiche e soprattutto il vizio parziale di mente.
    4. Ricorre in Cassazione non per chiedere la derubricazione in omicidio del consenziente, ma per farsi riconoscere l’ulteriore attenuante di aver agito per motivi di particolare valore morale ex art. 62 n. 1 c.p.
    5. La Cassazione nega la concessione dell’attenuante, disconoscendo valore morale all’omicidio per pietà e precisando che
    6. è del tutto distinto dalla fattispecie della sentenza il dibattito sul fine vita.

    Precisazione, peraltro, quasi ultronea. Nemmeno la difesa dell’imputato ha mai messo in discussione che l’anziana non fosse consenziente. Nemmeno in via presuntiva. Nemmeno per un qualsivoglia testamento biologico. Ora, o sono rimasto indietro, o non sbaglio nel dire che il dibattito sul fine vita non s’incentra sull’eliminare i malati di Alzheimer contro la loro volontà.

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